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giovedì 16 aprile 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) VI°

Nella prima conferenza pan-russa dei comitati di fabbrica -convocata dal 17 al 22 ottobre di quello stesso anno ad iniziativa del soviet centrale dei comitati di fabbrica di Pietrogrado, il quale aveva invitato in precedenza i delegati a presentare le loro conclusioni di carattere non soltanto economico, ma «politico» - si delinearono già le direttive politiche del partito bolscevico relativamente al controllo operaio. La risoluzione finale di questa conferenza, infatti, oltre alla distinzione delle sfere di competenza del partito, dei sindacati, delle cooperative e dei clubs, ed oltre alla precisazione che l'idea del controllo operaio, quale espressione dell'aspirazione democratica della classe operaia, era sorta durante la piena rovina economica creata dalla politica criminale della classe dirigente, dava per scontato che il controllo operaio dovesse esercitarsi sull'impresa capitalistica ed avanzava, timidamente, la possibilità in futuro - condizioni favorevoli permettendola - dell'instaurazione dell'autogestione operaia. E ciò, quando già l'iniziativa operaia dal basso indicava nell'espropriazione la misura più adatta per proseguire nella via della rivoluzione sociale, veniva naturalmente ad attutire, oltre che a confondere, la spinta potente della massa anonima dei lavoratori. In questa conferenza, gli anarchici fecero delle proposte e precisarono il loro punto di vista circa il modo d'intendere il controllo, ma proposte e precisazioni restarono inascoltate. «Il controllo della produzione e le commissioni di controllo non debbono limitarsi alla funzione di verifica, ma debbono, nell'ora attuale, essere le cellule dell'avvenire le quali, sin da ora, preparano il trasferimento della produzione nelle mani degli operai» e che, quindi, bisognava estromettere i padroni dalle aziende, mentre gli operai avrebbero essi stessi diretto le fabbriche. L'allontanamento degli imprenditori dalle aziende e la direzione delle fabbriche da parte degli operai erano ormai un fatto acquisito e fu la Pankratova a sottolineare che «queste tendenze si manifestarono nella pratica del controllo operaio sin dai primi giorni che seguirono alla rivoluzione di ottobre, tanto più agevolmente e con più successo quanto più accanita si dimostrava la resistenza dei capitalisti», contro i quali la classe operaia adoperò mezzi coercitivi, dall'arbitrato obbligatorio, all'arresto dei padroni, alla confisca delle aziende, attuando in tal modo - per come scriverà Stefanov nell'opuscolo Dal controllo operaio alla gestione operaia - «una pratica che ricorda i sogni anarchici delle comuni produttive autonome». 

giovedì 9 aprile 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) V°

Il 30 maggio 1917 venne convocata la prima conferenza dei comitati di fabbrica di Pietrogrado. Contro le affermazioni del ministro del lavoro, Skobelev, che sosteneva essere finito il ruolo dei comitati di fabbrica, e contro quelle del bolscevico Rozanov, che sosteneva la caducità degli stessi comitati e ne patrocinava la dissoluzione nei sindacati («le funzioni dei comitati di fabbrica sono effimere» essi «debbono costituire le cellule iniziali dei sindacati»), la conferenza reagì vivamente ed affermò la risoluzione secondo la quale «i comitati di fabbrica sono organismi economici di lotta che riuniscono localmente tutte le aziende operaie», con lo scopo della difesa dei bisogni economici e della creazione di nuove condizioni di lavoro, puntualizzando che i rapporti dei comitati di fabbrica con i sindacati, in quanto organizzazioni proletarie collegate, «sono quelli di una stretta amicizia e di un pratico contatto». Fu in questa stessa conferenza - di cui Lenin e Zinoviev erano stati «le guide ideologiche e gli ispiratori» - che venne eletto il soviet dei comitati di fabbrica e che la direzione di esso passò nelle mani dei bolscevichi, i quali, peraltro, erano divisi tra loro «trovandosi a mezza strada tra i socialisti rivoluzionari e gli anarchici, che sostenevano l'indipendenza dei comitati di fabbrica, ed i menscevichi, fautori di una salda organizzazione sindacale» (Comunque – così conclude la Pankratova - «la lotta sino ad allora isolata del proletariato per la costituzione di fabbrica ebbe per la prima vlta la sua direzione ideologica ed organizzativa nella storica conferenza dei comitati di fabbrica di Pietrogrado»). Da questo momento dunque, anche se è vero che il padronato russo, appoggiato dagli organi governativi (Il ministro socialista del lavoro Skobelev, in una circolare del 28 agosto 1917, interdisse le riunioni dei comitati di fabbrica durante il lavoro, giustificando questo provvedimento con la necessità di « consacrare tutte le forze al lavoro intensivo senza perdere un minuto»),  e dalla stampa borghese e persino socialista, si scagliò contro « l'anarchismo operaio» - reo di difendere gli organismi operai autonomi già creati - invocando il bene della patria, la situazione economica precaria del paese e agitando il fantasma della rovina e della distruzione dell'industria, è altrettanto vero che la stessa tendenza ad invocare la realtà economica, pur con diversità di motivazioni, si andava facendo strada nelle menti dei dirigenti bolscevichi, i quali così anticipavano l'idea del «controllo operaio» e della regolamentazione della produzione e, parallelamente, quella della conquista del potere (La seconda conferenza dei comitati di fabbrica di Mosca, tenuta ai primi di ottobre 1917, decise appunto in questi sensi). 

giovedì 2 aprile 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) IV°

Quando, come e perché sorsero i comitati di fabbrica ce lo dicono i rappresentanti di questi organismi, riunitisi nella loro prima conferenza operaia del 30 maggio 1917: «Durante i mesi di febbraio e marzo, gli operai hanno abbandonato le fabbriche e sono scesi nelle strade per dare il colpo di grazia definitivo all'idra dalle cento teste dello zarismo. Le fabbriche e le officine si sono arrestate. Una o due settimane dopo, gli operai hanno ripreso il lavoro ed hanno visto che parecchie imprese erano state abbandonate alla loro sorte dall'amministrazione» (Voronkov). «In queste fabbriche bisognò occuparsi dell'amministrazione. Ma in che modo? Allora il personale ha immediatamente eletto dei comitati di fabbrica con i quali ha avuto inizio una vita normale [per le aziende]. Rientrata nel suo alveo, la rivoluzione fluì con maggiore calma. Coloro che erano scappati, constatò che gli operai non erano tanto spietati, ritornarono nelle fabbriche. Alcuni dei fuggitivi, poco importanti ed estremamente reazionari, non furono ammessi; gli altri furono accettati, ma si diedero loro come aiuto i membri del comitato di fabbrica. Fu così che si stabilì un controllo effettivo su tutto ciò che si faceva nelle aziende». Non può, dunque, mettersi in dubbio la spontaneità della crea-zione dei comitati di fabbrica, deducibile dalle sopra riportate dichiarazioni di due rappresentanti dei detti comitati ed avallata da una bolscevica, come A. Pankratova, la quale, in uno scritto del 1923, dopo aver spezzato una lancia in favore della «inesauribile energia di combattimento» e della «immensa forza creatrice ed organizzativa» della classe operaia, afferma che «il proletariato, senza attendere una qualsiasi sanzione legislativa, cominciò a creare quasi contemporaneamente tutte le sue organizzazioni: i Soviet dei deputati operai, i sindacati ed i comitati di fabbrica», i quali ultimi, ponendosi alla testa delle masse, passarono su posizioni marcatamente rivoluzionarie, spinsero il proletariato delle fabbriche non soltanto verso rivendicazioni d'ordine strettamente economico - aumento dei salari, giornata lavorativa di otto ore ecc. - ma fecero comprendere agli operai che era possibile gestire direttamente le aziende senza padroni e senza altri intermediari sfruttatori. Il governo provvisorio, con una legge del 23 aprile 1917, tentò di limitare la funzione e l'importanza, nonché di ridurre i poteri dei comitati di fabbrica, i cui diritti e doveri, sino ad allora, non erano stati certamente dettati da leggi o da istruzioni dall'alto, ma erano stati «imposti» esclusivamente «dall'istinto operaio e dalle ragioni rivoluzionarie che scaturivano dal profondo della massa operaia»; la legge, - che annullava le condizioni del libero ed autonomo sviluppo dei comitati di fabbrica subordinandole al giudizio del padronato, che sanciva la non obbligatorietà dell'introduzione dei comitati stessi nelle aziende, che lasciava all'accordo reciproco delle parti le decisioni circa le più importanti questioni riguardanti l'amministrazione ed i comitati e che, infine, ometteva di pronunciarsi sull'allora problema critico delle assunzioni e dei licenziamenti -evidentemente non risolveva e non poteva risolvere i già esistenti conflitti di classe i quali, anzi, venivano in tal modo acuiti. I lavoratori delle fabbriche ignorarono la legge scritta, definendo essi stessi i poteri dei loro rappresentanti secondo il rapporto delle forze, correg-gendo e modificando «tutto ciò che era inconciliabile col risvegliato spirito d'iniziativa operaio»; o, tutt'al più, slargarono enormemente la portata di detta legge, stabilendo le loro regole amministrative, economiche e tecniche, improntate tutte e costantemente al principio dell'autonomia e contenute nelle cosiddette «costituzioni di fabbrica», le quali, pur nella loro forzata diversità, contenevano, può dirsi, in germe quanto avrebbe dovuto costituire lo sbocco necessario della funzione dei comitati, e cioè l'autogestione. Esemplificanti, a tal proposito, sono le affermazioni di alcuni delegati alla conferenza dei comitati di fabbrica della città di Karkov (29 maggio 1917) i quali sostennero che i loro organismi dovevano diventare i padroni delle aziende. 



giovedì 4 gennaio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – parte I

1901

25 maggio - Per ispirazione dell'anarchico italiano Pietro Gori, viene  fondata la Federación Obrera Regional Argentina, che conta ben presto 250.000 aderenti. Dal 1902 al 1909 la FORA condurrà una lunga campagna di scioperi generali contro i padroni e contro la legislazione anti-operaia. Settembre- Un giovane polacco, Leon Czolgosz, spara contro il presidente degli Stati Uniti Mc-Kinley e lo uccide. Al processo Czolgosz si dichiara anarchico e si comporta con dignità; ma un giornale libertario di Chicago, Free Society, poco tempo prima lo aveva denunciato come spia. La polizia cerca invano di coinvolgere gli  anarchici più noti, come Emma Goldman che viene duramente percossa al fine di farle confessare una complicità col polacco. 

1903 

12 luglio - Pasquale e Zelmira Binazzi fanno uscire a La Spezia "Il Libertario". 

1904 

Nascita a Barcellona di Solidaridad Obrera, organizzazione sindacale di tendenza rivoluzionaria, che nel 1910 contribuirà alla fondazione della Confederación Nacional del Trabajo (CNT) de Espana, di ispirazione anarco-sindacalista. Giugno - Fondazione, ad Amsterdam, dell'Alleanza internazionale antimilitarista (II Internazionale). 16-20 settembre - Sciopero generale in Italia a carattere insurrezionale. 

1905 

Con la «domenica di sangue» del 9 gennaio inizia la rivoluzione   che si concluderà col colpo di stato zarista del 3 giugno 1907: dissoluzione della seconda Duma [sorta di parlamento], promulgazione di una nuova legge elettorale e nascita dell'autocrazia parlamentare. Giugno - ammutinamento dell'incrociatore Potèmkin. Sciopero generale d'ottobre. 13 ottobre: nascita del primo Soviet, a Pietroburgo; viene  nominato presidente dagli operai rivoluzionari il giovane Lev Trotzki. Dopo il momento culminante, l'insurrezione di Mosca nel dicembre, comincia la lunga fase declinante della prima rivoluzione russa.  Nel Soviet (Consiglio dei Deputati Operai) che in forma spontanea e ancora indeterminata si era già manifestato in gennaio per iniziativa dell'operaio intellettuale anarchico Volin, la classe operaia mette in atto il postulato libertario del «socialismo dal basso», antiburocratico, grazie al quale la gestione del processo rivoluzionario appartiene direttamente al proletariato. 13 aprile

-  Albert "Libertad" pubblica a  Montmartre (Parigi) il primo numero dell'"Anarchie". Il giornale lancia una colletta in favore della madre di Marius Jacob, anarchico individualista e ladro geniale condannato al  processo per non avere chiesto la clemenza dei giudici. Jacob è il modello di Arsène Lupin, gentleman-scassinatore. 27 giugno -  A Chicago, socialisti, marxisti, anarchici e altre componenti di base del movimento operaio americano danno vita all'IWW (Industrial Workers of the World), che si propone di raccogliere in un solo sindacato (One Big Union) tutti i lavoratori, non più secondo il principio del sindacato di mestiere ma come forza autonoma, svincolata dai partiti politici. Forte soprattutto tra i lavoratori migratori (boscaioli) e  unskilled (non specializzati), l'IWW rappresenta con durezza estrema la sfiducia nei metodi dell'American Federation of Labor e la preoccupazione per i recenti fallimenti della Western Federation of Miners. Alla tattica riformista delle trattative l'IWW contrappone la lotta e la partecipazione di massa. Per la strenua azione internazionalista contro la partecipazione alla prima guerra mondiale, i suoi militanti subiranno   una violentissima  persecuzione da parte del governo e del padronato.