Il luddismo fu una forma di protesta attuata dagli operai contro le macchine moderne, ma soprattutto fu una rivolta per le cattive condizioni in cui la popolazione inglese si trovò a vivere al tempo della guerra contro Napoleone. Il moto, inoltre, non ebbe affatto carattere spontaneo, ma fu ben diretto e ben organizzato da capi che, verosimilmente, simpatizzavano per gli ideali della Rivoluzione francese. [Nel marzo 1811] più di duecento telai furono demoliti nei villaggi del Nottinghamshire nord-occidentale da bande che agivano separatamente e attaccavano diverse località simultaneamente. Si diceva che tali bande agissero sotto la guida di un «generale» (o «capitano ») di nome Ludd, sotto il vincolo del giuramento e del segreto, e che la disobbedienza agli ordini del generale fosse punita con la morte. Si diceva anche che Ludd si fosse assunto l’impegno di combattere le iniquità ai danni dei lavori e di punire con la morte tutti coloro che non rispettavano le regole del mestiere. Apparve subito palese alle autorità che le ondate di disordini nulla avevano a che fare con le manifestazioni di protesta dei decenni precedenti, ma erano l’opera di un’organizzazione dotata di una struttura paramilitare efficiente e disciplinata, che agiva con estrema tempestività e segretezza. I gruppi ludditi seguivano piani accuratamente predisposti, appostando sentinelle armate in punti strategici prima di ogni attacco, chiamando gli uomini all’appello con numeri e non con nomi. Essi erano giovani intorno ai vent’anni, armati con oggetti rudimentali (picche, bastoni, accette) o con spade o fucili. Erano mascherati o travestiti, e comunicavano fra loro mediante parole d’ordine. Durante le operazioni, mentre gli uomini armati di accetta e martello si facevano rapidamente strada fino ai telai per distruggerli, quelli armati di fucili o coltelli facevano la guardia all’ingresso. Un colpo di pistola o di fucile significava l’inizio delle operazioni o della ritirata in caso di pericolo. La fulmineità e la contemporaneità degli attacchi, spesso portati a termine da gruppi separati in luoghi diversi, e la temerarietà dei singoli individui, disposti al sacrificio della propria vita, circondarono i ludditi di un alone mitico e li consegnarono alla memoria popolare come tanti Robin Hood che emergevano dal fitto della foresta di Sherwood per riparare i torti e le ingiustizie sociali, rendendo manifeste le motivazioni ideologiche delle loro violenze sia fra le vittime che fra il resto della popolazione. All’inizio di aprile 1811 vi fu un periodo di relativa calma che, nonostante l’aggravarsi della situazione economica, si protrasse fino all’estate. I telai distrutti fino a quelmomento erano più di duecento. In novembre cominciò una nuova ondata di disordini, provocati da numerose bande di uomini che operavano nottetempo. All’inizio di dicembre erano più di ottocento le unità di cavalleria inviate nella zona di Nottingham, e più di cento quelle di fanteria. Complessivamente, per sopprimere le rivolte luddite ed altri tumulti minori fu mobilitato un esercito di dodicimila uomini. […] Per più di tre mesi si ripeterono gli attacchi, notte dopo notte, talvolta contemporaneamente in due o tre villaggi lontani fra loro. Alla fine di dicembre il corrispondente da Nottingham per il “Leeds Mercury” scriveva: «Lo stato insurrezionale al quale questa Contea è stata ridotta nell’ultimomese non ha alcun parallelo nella storia dai giorni burrascosi di Carlo I». All’inizio del 1812 cominciò una nuova ondata di attacchi che, nonostante gli interventi dell’esercito, si ripeterono con una regolarità e una precisione che denotavano l’esistenza di un piano di ampia portata strategica. Alla fine del gennaio 1812 il clima generale era quello di un paese in stato di guerra e il parlamento decise di emanare due nuove leggi. La prima (Peace Preservation Bill) intensificava le misure difensive e dava facoltà alle autorità locali di scegliere guardie speciali fra la popolazione oltre il ventunesimo anno di età. La seconda legge (Frame Breaking Bill) comminava la pena capitale per la distruzione dei telai, che fino a quel momento era punita con la deportazione da sette a quattordici anni.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 8 ottobre 2026
La rivolta luddista II°
giovedì 1 ottobre 2026
La rivolta luddista I°
giovedì 11 giugno 2026
Le prime proteste operaie
Alla fine del Settecento, tutti i governi erano convinti che agli operai non dovesse essere concessa la possibilità di organizzarsi in associazioni, al fine di contrapporsi in modo più efficace ed energico alla volontà dei datori di lavoro. In Inghilterra, il Parlamento manifestò di condividere appieno questa opinione diffusa allorché votò, nel 1799, i cosiddetti Combination Acts che vietavano appunto l’associazionismo operaio. Per diversi anni ogni forma di protesta operaia fu repressa senza pietà e con estrema determinazione, anche se non minacciava direttamente le macchine (come avevano fatto, negli anni 1811-1812, i luddisti) e non si proponeva come obiettivo ultimo l’abolizione della proprietà privata. L’episodio più grave di repressione si ebbe a St Peter’s Fields, vicino a Manchester, nel 1819, allorché venne usata la cavalleria per disperdere un raduno di 50 000 persone che chiedevano una riforma parlamentare, provocando undici morti e 500 feriti. Questa strage fu approvata da tutta la classe politica inglese: e poiché anche il duca di Wellington, il vincitore della battaglia di Waterloo, espresse pubblicamente il suo sostegno nei confronti degli ufficiali che avevano ordinato la carica dei dimostranti, l’episodio venne sarcasticamente ribattezzato massacro di Peterloo. L’usanza di dar vita a grandi raduni di massa (meetings), nel corso dei quali si ascoltava il comizio di uno o più oratori, era stata inaugurata, in Inghilterra, dal metodismo, un movimento religioso protestante fondato da John Wesley nel 1739. Trattandosi di una corrente che operava in parallelo alla Chiesa di Stato e senza finanziamenti pubblici, il metodismo dovette darsi una struttura organizzativa e poggiare solo sul contributo dei suoi fedeli. Il movimento di Wesley, pertanto, si diede una struttura flessibile, che sarebbe più tardi stata adottata da tutti i sindacati e i partiti operai; a diretto contatto con la gente, esistevano dei gruppi di base che Wesley chiamò bande e che il movimento operaio successivo, invece, avrebbe spesso indicato con il nome di cellule. Periodicamente, gli aderenti al movimento si riunivano per discutere, pregare o studiare la Bibbia; in certi momenti speciali, poi, tutte le bande si sarebbero radunate insieme, dando luogo, appunto, a un meeting, a un grande raduno di massa. Nel dicembre 1819, un altro decreto del Parlamento (chiamato Six Acts) vietò i cortei e pose limiti severi al diritto di riunione; il clima politico e sociale, tuttavia, cominciò a raffreddarsi nel decennio seguente, tant’è vero che, nel 1825, i Combination Acts furono abrogati. Agli operai, insomma, fu riconosciuto il diritto di associazione per affrontare le questioni relative al salario e all’orario di lavoro; sebbene lo sciopero fosse ancora illegale, il nuovo provvedimento permise la nascita dei primi sindacati moderni, le cosiddette trade unions: nel 1830, l’Associazione nazionale per la protezione dei lavoratori raggruppava già circa 100 000 operai dei settori tessile, metallurgico e minerario.
giovedì 28 maggio 2026
Il trionfo del generale Ludd
(Non è facile scoprire l’autore e la data di composizione precisa di questo testo, che può essere considerato una delle prime canzoni di protesta del movimento operaio. Ludd è presentato come un nuovo Robin Hood, che finalmente porta ai poveri un po’ di giustizia.)
Tema pure il colpevole ma egli (il generale Ludd) non si propone alcuna vendetta
sulla vita o sugli averi dell’uomo onesto,
la sua collera è interamente limitata ai telai larghi
e a coloro che abbassano i vecchi prezzi.
Questi strumenti di malanno furono condannati a morte
dall’unanime voto del Mestiere
e Ludd che può sfidare ogni opposizione
ne fu reso il Grande giustiziere.
Può censurare l’irriverenza del grande Ludd per le Leggi
colui che non riflette neppure per un attimo
che una vile imposizione fu l’unica causa
che produsse quei deplorevoli effetti.
Fate che i superbi cessino di opprimere gli umili
e Ludd rinfodererà la spada vittoriosa,
fate che le sue doglianze trovino immediato sollievo
e la pace sarà prontamente restaurata.
Fate che i saggi e i grandi prestino il loro aiuto e consiglio
e non ritirino mai la parola assistenza
finché un lavoro ad opera d’arte e al prezzo convenuto
sia stabilito dal Costume e dalla Legge;
e il Mestiere, quando l’ardua contesa sia finita,
risolleverà la testa in tutto il suo splendore,
e il colting, il cutting e lo squaring
non priveranno più del loro pane gli onesti lavoratori.
giovedì 10 settembre 2020
Alle origini dell’anarchia parte sesta
La posizione di Godwin non è ancora del tutto opposta al potere (il “governo”), ma già si sta profilando un sostanziale anarchismo. Non dice ancora che il governo è il male, ma non pare disposto a riconoscergli granché di buono. Anche nei rapporti del “contratto sociale” rousseauiano il Godwin ha un atteggiamento originale, già filo-anarchico. All’educazione come imposizione sociale, egli oppone infatti un libero interscambio tra maestro e discepolo, che non deve alterare ma anzi aiutare lo sviluppo delle tendenze naturali: “Il lieve giogo del precettore dovrebbe fondersi per quanto è possibile con le eterne leggi della natura e della necessità”. Solo nel 1825, intanto, viene riconosciuto ai lavoratori in Gran Bretagna il diritto di associazione. Nel 1829 si conclude disastrosamente uno sciopero dei tessitori di Hyde (Manchester) rivelando l'insufficienza delle Unioni locali per resistere alla coalizione padronale. Nel dicembre del 1829 vengono gettate le basi di un sindacato generale. Si tratta di un'iniziativa che nasce dalla base, dalle società dei tessitori inglesi, irlandesi e scozzesi riuniti nell'isola di Man per fare l'analisi di una battuta d'arresto. Gli operai sono ridotti in condizioni miserande, privi di adeguata alimentazione e ammassati in abitazioni che sono vere e proprie topaie. E in questo clima di arretratezza e disperazione che la macchina è vista come una nemica che toglie agli operai la possibilità di guadagnarsi il pane. Disoccupazione e miseria bestiale accompagnano infatti la comparsa delle macchine. Nasce cosi il luddismo. (Ludd è un operaio del Lancashire che, fra i primi, fa a pezzi un telaio per tessere calze.) Diffuso in Francia e Germania, lo si combatte con la pena di morte. È interessante notare come sul problema della difesa dei lavoratori schiacciati dalla fame, dalla disoccupazione e da inumane condizioni di lavoro ci sia una partecipazione anche di letterati inglesi di primo piano che in qualche modo sono legati all'ambiente e al pensiero di William Godwin, come Byron che nel 1812 difende al parlamento i luddisti. Godwin aveva sposato, intanto, nel 1797 Mary Wollstonecraft che l'anno stesso moriva nel dare alla luce una bambina. La piccola prende anch'essa il nome di Mary. Le due Marie segnano una svolta importante nella lotta delle donne per la parità dei diritti con l'uomo. E Mary infatti che pubblica nel 1792, A Vindication of the Rights of Women (Rivendicazione dei diritti delle donne). Anche l'altra Mary, la figlia, ha, come la madre, una vita avventurosa. Nel 1814 fugge sul continente col poeta Percy Bysshe Shelley. Shelley nel 1810 ha “riscoperto” la “Political Justice” del Godwin e l'ha letta per ben sei volte, si è messo in contatto con Godwin, che in Inghilterra la gente considera ormai defunto, aderisce alle idee anarchiche e socialiste e dedica a Godwin alcuni scritti importanti.
giovedì 7 febbraio 2019
I nuovi luddisti e la tecnologia
Oggi assistiamo alla maturazione finale di un sistema capitalistico ancora antisociale in cui libertà ed inventiva si sono cristallizzate in un monopolio del potere sancito dalla formula del progresso automatico. Dire no all’innovazione tecnologica serve a due scopi insieme. Primo, fermare il progresso ci rammenta che siamo coinvolti in un movimento che non abbiamo avviato a cui non abbiamo mai deciso di partecipare. Secondo dire “no” non arresta la storia umana, quanto piuttosto mette in discussione l’attuale forma di sviluppo e cambia le regole del gioco presente.
I luddisti che si oppongono all’introduzione di nuove tecnologie, non sono contrari alla tecnologia in se stessa, quanto piuttosto ai mutamenti sociali che la nuova tecnologia riflette e rafforza. Non hanno nulla contro le macchine ma neppure un rispetto ingiustificato per esse. Dovendo scegliere tra macchine e persone o, per essere più precisi, tra le macchine dei capitalisti e la propria vita, non è difficile decidere cosa viene al primo posto.
giovedì 20 ottobre 2016
Alle origini del luddismo
Il luddismo si appellava alle leggi paternalistiche che imponevano sanzioni «contro gli imprenditori privi di scrupoli e ingiusti» e riconoscevano ai salariati «un ordine riconosciuto, sebbene inferiore». Dove il libero proprietario di fabbrica o il grande cotoniero o il produttore di calze su telai meccanici, che si arricchiva con questi mezzi, fosse visto non solo con gelosia, ma come uomo impegnato in azioni immorali e illecite. I tumulti e la protesta erano mossi in altre parole da una economia morale – di cui facevano parte la tradizione del giusto prezzo e del salario equo – in conflitto all’ideologia del laissez faire, vista non come una legge naturale ma come una imposizione. Tutte le rivendicazioni erano insieme rivolte al passato e all’avvenire; e contenevano in sé l’immagine confusa non tanto di una comunità paternalistica, quanto di una comunità democratica, in cui l’espansione dell’industria fosse regolata in base a priorità etiche, e la ricerca del profitto subordinata alla soddisfazione dei bisogni umani.
Il luddismo ha origine dalle tradizioni popolari: quelle sociali della rivolta popolare, quelle politiche dell’inglese nato libero,
quelle religiose del dissenso.
La prima di queste tradizioni sono i tumulti che traggono origine dal carovita, dai pedaggi, dalle gabelle, dall’accisa, dall’introduzione di nuove macchine, dalla recinzione di campi e pascoli comuni, dall’arruolamento forzato. I tumulti per il carovita – imposizioni di un calmiere popolare, blocchi dei carichi di cereali – possono essere violenti ma si collocano nel quadro di un comportamento tradizionale, in quanto trovano la loro legittimazione nei presupposti di un’antica economia a sfondo morale, che bolla di immoralità qualunque metodo consistente nel trarre profitto dalle necessità del popolo rincarando i prezzi dei viveri. Nelle comunità sia urbane sia rurali, una coscienza del consumatore precedette ogni altra forma di antagonismo politico o economico: l’indice più sensibile del malcontento popolare non erano i salari, ma il costo del pane. Le leggi divine della domanda e dell’offerta, per cui la penuria dei beni provoca inevitabilmente una lievitazione dei prezzi, erano ben lontane dall’essere accettate dalla coscienza popolare, in cui perduravano nozioni più antiche di contrattazione faccia a faccia. L’antica economia morale di tipo paternalistico si contrapponeva così alla libera economia di mercato.
La seconda tradizione culturale poggia sul mito dell’inglese nato libero: un mito fondato sulla libertà dal dominio straniero, dall’assolutismo e dall’ingerenza dello Stato, sull’eguaglianza di ricco e povero di fronte alla legge, sulla protezione delle leggi contro le ingerenze di un potere arbitrario, e infine sulla libertà di parola, di pensiero e di coscienza. Su questa base si affermano teorie come quelle di Tom Paine, «ai limiti di una teoria anarchica», secondo cui «nell’istante in cui è abolito il governo formale, la società
Terza tradizione culturale, il dissenso religioso. Un esempio: il metodismo, i cui precetti erano quelli della sottomissione personale e della santificazione del lavoro, recitò «la doppia parte di religione degli sfruttatori e di religione degli sfruttati», riuscendo a essere simultaneamente religione della borghesia industriale e di vasti strati della classe proletaria, tanto che tensioni continue insorgevano in seno ad una religione i cui precetti erano pur tuttavia quelli della sottomissione personale e della santificazione del lavoro. Il ribelle politico metodista portava nella sua attività radicale o rivoluzionaria un intenso fervore morale, un senso di devozione e vocazione, una capacità metodista di impegno organizzativo tenace, e un alto grado di responsabilità personale»; in particolare nelle campagne il metodismo poteva prendere una forma improntata a una più viva coscienza di classe, consentendo ai lavoratori dei campi di acquisire «indipendenza e rispetto di sé».
giovedì 17 marzo 2016
Il Luddismo di Capitan Swing
Capitan Swing era il rappresentante dei braccianti. Caratteristica di rilievo del movimento di Swing è la sua multiformità nell’agire. Incendio doloso, lettere minatorie, volantini e manifesti sediziosi, brigantaggio, meeting per i salari, assalti ad ispettori dei poveri, parroci e proprietari, distruzione di vari tipi di macchine. Dietro queste diverse forme d’azione, gli obiettivi fondamentali dei braccianti-luddisti sono però particolarmente ben definiti: ottenere nell’immediato un salario sufficiente per vivere, porre fine alla disoccupazione ed impedire che le macchine agricole snaturino il rapporto uomo-terra. Per raggiungere questo scopo i mezzi usati variano a seconda dell’occasione e delle possibilità che si presentano. Possono seguire la via elementare dei meeting per decidere la somma da chiedere, redigendo un foglio o un documento da presentare ai datori di lavoro, e, nel caso incontrassero resistenza, accompagnano le loro richieste con assemblee illegali e minacce di violenza.
Questa forma di brigantaggio assume proporzioni notevoli soprattutto nelle contee meridionali e centrali dell’Inghilterra, anche se non è tanto questa forma di agitazione, seppur rilevante, quanto la distruzione di macchine ad imprimere il suo marchio a tutto il movimento dei braccianti. Infatti il segno distintivo di Swing non sono tanto gli incendi o le lettere minatorie quanto la distruzione delle macchine agricole.
Le fonti popolari raccontano di Capitan Swing e banda vestiti da gentlemen che viaggiano per le campagne su calessi verdi, fanno misteriose domande sulla misura dei salari e sulle trebbiatrici, distribuiscono denaro e danno fuoco ai pagliai con pallottole incendiarie, razzi, palle di fuoco e altri congegni diabolici (dai giornali dell’epoca citiamo “Sembra che lo strumento incendiario abbia la caratteristica di esplodere lentamente, si accenda ed esploda dopo un certo periodo che è stato collocato sotto il covone”). Per far digerire meglio spiegazioni del genere giunse al ministero dell’interno una lettera da parte del dottor Edmund Skiers, membro della facoltà di medicina di Parigi e del Regio Collegio di Surgeon di Londra, il quale afferma che una miscela di fosforo, zolfo e limatura di ferro può, a contatto con l’acqua, provocare un’accensione improvvisa per un processo di combustione spontanea.
giovedì 27 febbraio 2014
PERCHÈ LUDDISTI
I luddisti si opposero a un tipo di disoccupazione nuovo a livello di massa, per i non schiavi: la possibile mancanza di lavoro salariato senza più accesso alle fonti essenziali della sopravvivenza. La civiltà europea, rappresentata dai villaggi di tessitori del Lancashire, coincideva con una società capace di resistere alle crisi dell’arte della lana e del cotone: le comunità contenevano molti mestieri e le loro strutture territoriali, come le antiche città murate, potevano dar da vivere ai suoi abitanti per lunghi periodi di difficoltà economiche. All’operaio della fabbrica fu da allora sottratto ogni elemento dell’ambiente domestico; sua moglie, costretta al lavoro salariato, non fu più in grado di adempiere nemmeno ad una elementare funzione dell’autonomia di sussistenza: l’allattamento.
Le politiche economiche che, hanno creduto nella possibilità di una giustizia sociale tramite la distribuzione della ricchezza prodotta dalle tecnologie industriali, sono inciampate nella loro incapacità ad esprimere un progresso in cui il lavoro riprendesse il sopravvento sul capitale e ritrovasse quella libertà e dignità autonoma, che le economie artigiane e contadine di sussistenza gli avevano impresso prima della devastazione sociale introdotta dall’industria.
venerdì 9 agosto 2013
Ned Ludd e il mercato del lavoro
Vi erano almeno due generi di distruttori di macchine. Al primo appartenevano coloro che non provavano alcuna ostilità specifica nei confronti di esse, ma divenivano distruttori per esercitare pressioni sugli imprenditori o sui mercati capitalisti. I luddisti del Nottinghamshire, del Leicestershire e del Derbyshire si servivano degli attacchi contro le macchine, vecchie o nuove che fossero, come mezzo per costringere gli imprenditori a fare concessioni salariali o di altro genere. Tale tipo di distruzioni rientrava nella tattica tradizionale e ormai affermata dei conflitti di lavoro del periodo del sistema domestico e manifatturiero e dei primi stadi dello sviluppo industriale e minerario. Gli attacchi non erano diretti esclusivamente contro il macchinario, ma anche contro i beni personali dell’imprenditore. Distruggere era semplicemente una tecnica del sindacalismo nel periodo precedente alla rivoluzione industriale e nel corso delle sue prime fasi.
La tecnica distruttiva aveva anche un altro scopo. Occorre tempo per assimilare il costume della solidarietà, ed in una situazione dove sia gli uomini che le donne erano mal pagati e privi di fondi per gli scioperi, il pericolo del crumiraggio era sempre presente. Distruggere le macchine rappresentava il metodo migliore per vincere questa debolezza.
Al secondo genere di distruttori di macchine appartenevano coloro che intendevano esprimere l’ostilità della classe lavoratrice nei confronti delle nuove macchine introdotte con la rivoluzione industriale, in special modo quelle che facevano risparmiare mano d’opera. Questa pratica non era limitata agli operai ma era condivisa dalla grande massa dei lavoratori.
Distruggere le macchine significava impedire la disoccupazione e mantenere contemporaneamente il tradizionale sistema di vita che comprendeva sia fattori non economici, come la libertà e la dignità personale, sia il salario: l’avvento delle macchine avrebbe mutato i rapporti sociali di produzione.
L’obiettivo dei Luddisti era il controllo del mercato del lavoro e della produzione. In alcuni casi l’ostilità nei confronti della macchina fu chiaramente ostilità nei confronti della macchina nelle mani dei capitalisti.
giovedì 6 giugno 2013
La Disgregazione della civiltà industriale
È possibile che tale crollo sia provocato da modificazioni ambientali e sociali così gravi da minacciarne la continuazione della vita, per lo meno quella umana, sulla superficie del pianeta: la questione sarà allora se un numero sufficiente di persone sopravviverà e se il pianeta sarà abbastanza ospitale per le comunità umane, che sorgeranno dalle ceneri. È anche possibile, però, che sia causato dalla decadenza, dalla disgregazione e dalla graduale erosione degli ordinamenti dello stato-nazione, resi obsoleti e inattuabili, per il disfacimento dei giganti multinazionali incapaci di comprendere e rispondere, e sia seguito quindi da una lenta risurrezione e dalla riformazione di piccole bioregioni e comunità in grado di mantenere il controllo sul proprio destino politico ed economico.
In entrambi i casi sarà necessario, per i sopravvissuti, avere una visione del mondo che li ispiri a vivere in armonia con l’ambiente e a forgiare le tecnologie entro i limiti e gli obblighi imposti dalla natura, cercando non di conquistare, dominare e controllare la specie e i sistemi del mondo attuale – perché il fallimento dell’industrialismo avrà ormai dimostrato la sua follia – ma di comprendere, ascoltare e amare la natura e di incorporarla nel proprio animo e nei propri strumenti.
È compito di tutto il movimento radicale neo-luddista, forte dell’esperienza passata, preparare e preservare quel complesso di conoscenze che vanno dall’autogestione generalizzata alla gratuità per la nascita di società alternative.
giovedì 9 agosto 2012
Luddismo come resistenza al sistema industriale
I luddisti, i demolitori non hanno una volontà sistematica di distruggere a prescindere dal fine di tale distruzione. Se essi attaccano le macchine non è per paura o perché non hanno nulla di meglio da fare, ma semplicemente perché le macchine che conoscono sono macchine inventate e prodotte nell’ambito di un preciso modello economico e di precise esigenze, quelle dell’impresa capitalistica. Una macchina usata al di fuori di una logica capitalistica potrebbe essere una macchina DIVERSA da quella usata da un modello produttivo capitalistico imperniato sul profitto. È facile dedurre che la tecnologia riflette i rapporti di potere nella società, e questo logicamente significa che chi detiene un maggior potere continua a determinare la forma e la direzione della tecnologia nel futuro prevedibile.
Oggi assistiamo alla maturazione finale di un sistema capitalistico ancora antisociale in cui libertà ed inventiva si sono cristallizzate in un monopolio del potere sancito dalla formula del progresso automatico. Dire no all’innovazione tecnologica serve a due scopi insieme. Primo, fermare il progresso ci rammenta che siamo coinvolti in un movimento che non abbiamo avviato a cui non abbiamo mai deciso di partecipare. Secondo dire “no” non arresta la storia umana, quanto piuttosto mette in discussione l’attuale forma di sviluppo e cambia le regole del gioco presente.
giovedì 31 maggio 2012
NED LUDD AVEVA RAGIONE
La macchina è il nemico
Distruggila senza pietà.
Non mi venite a dire che la tecnologia è neutrale, ogni giorno mi interrogo su di essa e ogni giorno le luci lampeggianti delle macchine cercano di dirmi cosa devo fare. Enormi sentieri di catrame attraversano la mia strada su cui macchine metalliche corrono veloci, macchine capaci di uccidermi se io attraverso la loro strada e che mi soffocano lentamente con i loro fumi tossici che intasano l’aria.
Perché dovrei tollerare questa follia?
Intorno a me sorgono alti palazzi ripugnanti mostruosità di acciaio vetro e cemento che dominano nella loro maestosità e sterilità.
Sogno di loro come rovine divorate dalla foresta. Ma per il momento queste strutture "prodotto di macchine" ospitano altre macchine. Macchine su cui sono registrate le menzogne con cui questa società determina la mia vita, con bip e flash elettronici, possono trasformare le menzogne e così controllare le nostre vite.
Tutto questo non è comparso dal nulla. Le strade le automobili, i semafori, i grattacieli, i computer non potrebbero esistere se, ogni giorno, le vite di miliardi di persone non fossero inghiottite dalle fabbriche. Macchine controllano la loro attività quotidiana, determinando i loro movimenti e inghiottendo il loro tempo per produrre altre macchine. L’unico momento di sollievo arriva quando le macchine che li controllano si rompono o quando loro le rompono. Allora, per un momento essi non sono delle macchine. Non mi raccontate che la tecnologia è neutrale, non sono così cieco da crederci.
Al diavolo l'ordine sociale e il suo
corpo fisico: la tecnologia!
La macchina è il nemico!
Mandala in frantumi senza pietà
Dalla cenere sbocceranno miliardi di fiori

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