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sabato 1 agosto 2026

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giovedì 30 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) X°

Alla vivacità della polemica non corrispose tuttavia sul terreno pratico un'azione tale da imprimere al movimento operaio una svolta rivoluzionaria. La sproporzione delle forze era troppo massiccia (500.000 circa gli aderenti all'Unione Sindacale contro il milione e 900.000 della CGL nel 1920) per poter permettere al gruppo anarchico di assumere la guida dell'intero movimento operaio organizzato. (L'Unione Sindacale Italiana esercitava un'influenza rilevante soprattutto in alcuni settori operai e in alcune località; per es. fra i metallurgici e i gasisti di Milano, i minatori di Toscana, i cavatori dell'Apuania, i contadini delle Puglie e i metallurgici genovesi. Soltanto in queste zone la sua azione era determinante e riusciva a trascinare tutto il proletariato). Ma le difficoltà erano insite nelle carenze interne dello stesso movimento anarchico, come si può desumere dall'esame degli scritti del Borghi. Lo straordinario intuito che lo portò a riconoscere sul piano politico generale i momenti di più alta tensione rivoluzionaria non si manifestò con altrettanta chiarezza e incisività nell'azione sindacale. Quest'ultima appare piuttosto un'esperienza che, in quanto recepita dall'esterno (il Borghi stesso riconosce come in Italia i sindacati siano nati per opera dei socialisti marxisti), venne ad aggiungersi alla logica dell'insurrezionismo anarchico, senza però amalgamarsi con esso. Conseguenza questa forse dell'inadeguatezza del mezzo sindacale a rispondere alle esigenze rivoluzionarie anarchiche (il Borghi riconoscerà più tardi che «lo spettacolo dell'involuzione che era avvenuta nei movimenti operai dei paesi che avevano preceduto l'Italia nello sviluppo industriale» aveva finito per persuaderlo che «era utopistico addossare al sindacato compiti rivoluzionari»), ma anche, riteniamo, di quella che fu l'intrinseca caratteristica della strategia e della tattica rivoluzionaria anarchica, portata a porre l'accento soprattutto sull'elemento volontaristico senza collegarlo, con un programma accorto di preparazione rivoluzionaria, alle condizioni obiettive della situazione. Lo stesso rifiuto degli anarchici a partecipare, a qualsiasi livello all'esercizio del potere, pur cimentandosi nelle più complesse operazioni dell'azione politica (l'azione sindacale, l'insurrezione armata, la gestione collettiva delle imprese ecc.) costituiva un determinante motivo di debolezza nei loro programmi. Tuttavia non si può non riconoscere che, al di là dei concreti limiti operativi, essi adempirono a un'importante funzione critica. E questo giudizio è particolarmente valido per il Borghi che, indirizzando concretamente l'Unione Sindacale Italiana verso il rifiuto del parlamentarismo governativo, delle riforme parlamentari, del partito politico, della dittatura provvisoria e di tutte quelle iniziative che prescindono da un processo di liberazione del proletariato che parta dal basso, apportò un contributo decisivo all'identificazione di quelli che possono essere i processi degenerativi della lotta politica; contributo la cui validità superò i limiti contingenti della sua azione per porsi come strumento interpretativo e di continua verifica dei criteri e degli obiettivi della lotta di classe.


FELCE MASCHIO

Pianta erbacea perenne alta 100-140 cm; rizoma brunastro, biancastro all'interno, orizzontale, spesso, lungo fino a 20-30 cm, di cui si dipartono radici nere; fronde a ciuffi, durante il primo stadio vegetativo ripiegate a ricciolo, diviso 2 volte in pinnule ottuse, poco dentate, lanceolate, terminanti a punta; sori sulla pagina inferiore, disposti a 2 ranghi, vicino alla nervatura.

Maturazione degli sporangi da luglio a settembre. Cresce in boschi, vallette, in zone ombrose e su terreni umidi e freschi.

In Germania, la felce maschio è nota come Walpurgiskraut (pianta di Valpurga). Esiste infatti una credenza secondo cui le streghe, nella notte di Valpurga, le utilizzavano per rendersi invisibili. In Boemia, Bretagna e Tirolo si pensava che la felce, o i suoi semi, rivelassero la presenza di tesori.

In Russia, i contadini eseguivano con la felce un rituale nella foresta, prima della mezzanotte della festa di San Giovanni Battista (24 giugno). A mezzanotte in punto, sarebbero apparsi tre soli, la foresta sarebbe stata illuminata a giorno e si sarebbero udite risate e voci femminili. La persona che avesse assistito a tutto ciò, avrebbe acquistato il potere di prevedere il futuro.

Nella fitoterapia moderna, si usa per parassiti intestinali e gotta. L'estratto del rizoma era utilizzato in medicina umana e veterinaria contro la tenia.

Causa nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, allucinazioni con predominanza del colore giallo, depressione cardiocircolatoria, aritmie, depressione del Sistema Nervoso Centrale, cecità temporanea o permanente.



Contro un progresso alienato

L'alterazione della velocità delle forme si sopravvivenza è uno dei tanti accorgimenti con i quali si confeziona l'a-storicità dell'epoca e si umilia la spontaneità. La tendenza è quella di ridurre l'individuo ad un semplice recettore di riflessi condizionati, un programma che si realizza mantenendo nell'incoscienza le forme dell'esserci e stimolando la sfera corporale, come mostra il successo delle attività sportive, intense, funzionali e brutali, cariche di un aggressività senza contenuto, e di una ritualità sublimata, che ricordano l'impegno del lavoro salariato. In questo quadro la povertà  è una forma di lentezza che fa del proletario un parassita, la cui vita è divenuta ideologia della sua propria assenza. Un ideologia che ricorda la decadenza dei Romani, caratterizzata da una quiete sociale che, nelle repubbliche, è solo l'espressione di una mancanza di libertà.

L'idealismo ha imparato da tempo a strumentalizzare il progetto comunista di rovesciare il mondo, per mascherare le lotte sul cambiamento. Lotte nelle quali la critica radicale ha appreso a catalizzare i desideri della sua epoca prima che vengano presi in ostaggio dalle accelerazioni impresse alla vita corrente dagli autoritarismi, arrivati sino al paradosso di imporre la condizione del moderno come un dovere assoluto. Queste lotte hanno costituito un programma appassionato di cambiamento reale della vita, che si è costantemente accompagnato alla necessaria resistenza contro la de-ragione di un progresso alienato e al carattere parziale di tutte le realizzazioni positive da esso promesse. Là dove la forma si ritorce contro il contenuto, necessariamente i mezzi si rivoltano contro il fine.


giovedì 23 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) IX°


Fedele all'insegnamento malatestiano che poneva l'accento principalmente sulla lotta armata, e avversario di ogni forma di organizzazione sociale rigidamente stabilita, il Borghi rifiutò il concetto della dittatura provvisoria del partito per affermare invece le virtù organizzatrici dell'azione diretta proletaria e popolare, procedente dal basso per libera iniziativa per mezzo degli organismi nati e formatisi nel suo seno. Un potere centrale, secondo il Borghi, non solo non era indispensabile alla resistenza, alla vitalità e all'azione delle masse, ma limitava ogni loro funzione e finiva per ridurre a strumenti di potere i liberi organismi che esse avevano creato per rappresentarle. Nel processo rivoluzionario invece era a questi organismi - e in primo luogo ai sindacati (Durante il «biennio rosso» il Borghi considerò anche i consigli di fabbrica come un prezioso strumento rivoluzionario. Naturalmente egli non accettava la concezione comunista che, istituzionalizzando i consigli, preconizzava il loro assorbimento in un sistema di soviet e la loro subordinazione a un potere politico centrale; ma auspicò la loro utilizzazione nel processo rivoluzionario come strumenti di auto-organizzazione dei lavoratori nella fabbrica, necessari per continuare la produzione e per provvedere e distribuire le materie prime nel periodo della lotta, e come possibili cellule della succes-siva gestione comunista. Soprattutto egli sottolineò che l'esperienza di auto-direzione operaia nella fabbrica avrebbe conferito al moto rivoluzionario un carattere sociale e produttivo che ne avrebbe fatto «non la rivolta degli straccioni o degli oziosi, ma delle masse organizzate già allenate all'auto-pedagogia dell'azione collettiva e del funzionamento dell'azienda produttiva») - che bisognava fare ricorso quale unico strumento atto a rivalutare il principio della violenza rivoluzionaria che doveva essere applicata non solo nella tattica, ma anche nell'esercizio e nell'organizzazione del potere. Dalla conferenza risulta l'esaltazione del sindacato come organo catalizzatore delle forze autenticamente rivoluzionarie, cioè quelle dei lavoratori oppressi e sfruttati, e come unico strumento «tecnico » utilizzabile per costruire la società futura, in cui i mezzi di produzione e di amministrazione devono essere gestiti pubblicamente. In essa inoltre si ribadisce la necessità dell'assoluta indipendenza del sindacato da qualsiasi partito politico, anche dal movimento politico anarchico che nel primo dopo guerra aveva trovato la sua espressione nell'Unione Anarchica Italiana. Rispondendo all'accusa avanzata dai comunisti di aver asservito l'Unione Sindacale al «partito» anarchico, il Borghi chiarisce ancora una volta il significato e la funzione dell'anarchismo nei suoi rapporti con il movimento sindacale. «Le coincidenze, in certi punti, dei programmi di azione dei sindacalisti-rivoluzionari con le ideologie del movimento anarchico - egli scrive - sono la conseguenza del fatto che il movimento sindacale è stato la risultante dell'azione di una massa di militanti, che hanno voluto mettersi sul terreno rivoluzionario antiparlamentare. In ogni modo queste coincidenze non stabiliscono nessuna sottomissione, ma sono il riflesso di posizioni teoriche e pratiche che corrispondono al valore intrinseco di ciascuna dottrina». Il sindacalismo per gli anarchici che credono in esso come metodo d'azione non è l'anarchismo, ma le sue ideologie «in quanto si riferiscono all'azione che deve svolgere il sindacato e in quanto al fine che si deve proporre, sono identiche alla concezione che l'anarchismo di classe, rivoluzionario, ha del movimento operaio». Questo significa che «il sindacalismo fa parte delle ideologie che l'anarchismo ha in sé», mentre questo «abbraccia un insieme di dottrine che esorbitano dal sindacato». Fiancheggiandolo e spingendolo sulla strada dell'azione rivoluzionaria, esso intende portarlo alla costruzione di una società «in cui non si parlerà più né di sindacalismo e delle sue differenze, né di scuole anarchiche e di partiti diversi, perché la realizzazione della società ad ordinamento libero e produttore avrà accomunato tutti gli uomini sotto una sola denominazione generale: quella di essere liberi, redenti mercé la rivoluzione sociale ed organizzati nel regime libertario che è la società libera da tutte le oppressioni, da tutte le schiavitù». 


Vivere il proprio tempo

C'è un modo di essere comunisti che non deriva dal sapere delle scienza sociali, né dall'assalto della classe degli sfruttati ai bastioni del Capitale, provvede la vita corrente.

E' un costume inebriante di vivere il proprio tempo, spesso nella forma di un'avventura, sempre nelle vesti di una tragedia.

L'esperienza ha mostrato che questa avventura, finora, non è mai durata più di quanto duri un sogno, con il quale, per altro, condivide certi poteri, terrorizza i nemici e i cattivi compagni di strada, spaventa i dogmatici, rovescia le tavole delle ideologie e le illuminate illusioni della borghesia.

Questa materna epifania della storia dell'uomo è quella che porta all'espressione più alta del vissuto, è quella che salda e dà un senso a tutte le passioni, anche le scellerate. Essa non consente mediazioni né ritorni alle posizioni di partenza, così, gli eletti sono le sue vittime, destinati al massacro perché la ferocia degli idealismi, nessuno  escluso, da quelli che diffondono la peste religiosa a quelli che si piegano ai meriti delle democrazie borghesi e alla signoria delle armi,  non lasciano scampo.

E' successo a Parigi nel 1871, a Monaco e a Budapest, nel 1919, a Kronshtadt, nel 1921. Questa ultima avventura, in particolare, è stata la più breve e la più crudele delle primavere della rivolta. Diciotto giorni appena.

In ogni caso, dallo sventurato destino della Comune di Kronshtadt ne è derivata una lezione importante per i suoi figli, le strutture della modernità sono sempre e inevitabilmente repressive, non importa il credo che le anima. A Parigi, come a Pietrogrado, come a Barcellona, Varsavia e ancora a Budapest, i versaillais sono puntualmente dietro l'angolo, nell'ombra, ad affilare i coltelli. Nascosti e protetti dietro l'oscuro e vuoto spazio da cui la forma di capitale gestisce le strutture irrazionali che governano lo spettacolo della politica e la lebbra della alienazione sociale, questo lievito che muta la vita corrente in merce.

Amicizia e solidarietà

Ci hanno abituati a un’idea neutra dell’amicizia, come pura affezione  senza conseguenze. Ma ogni affinità è un’affinità in una comune verità. 

Ogni incontro è un incontro in una comune affermazione, foss’anche quella della distruzione.

Non ci si lega  innocentemente in un’epoca in cui  tenere a qualcosa e non demordere conduce regolarmente alla perdita  del lavoro, in cui bisogna mentire per lavorare e, poi, lavorare per conservare i mezzi della menzogna.

L’unione di chi, partendo dalla fisica quantistica, giurasse di trarne tutte le conseguenze in ogni campo sarebbe altrettanto politica di quella dei compagni che lottano contro una multinazionale agroalimentare. Sarebbero condotti, prima o poi, alla  defezione, e allo scontro.  

Gli iniziatori del movimento operaio avevano l’officina e poi la fabbrica  per trovarsi. Avevano lo sciopero per contarsi e smascherare i crumiri.  Avevano il rapporto salariale, che poneva lo scontro tra il partito del  Capitale e il partito del Lavoro, per tracciare delle solidarietà e dei fronti su scala mondiale.

Noi abbiamo la totalità dello spazio sociale per  trovarci. Abbiamo i comportamenti quotidiani d’insubordinazione per  contarci e smascherare i crumiri.

Abbiamo l’ostilità verso questa  civilizzazione per tracciare delle solidarietà e dei fronti su scala mondiale.