Nell'aprile del 1892 un'ondata di arresti si abbatte sui socialisti-anarchici torinesi. Un analogo provvedimento, che colpirà in parte gli stessi incriminati del 1892, si ripeterà, due anni dopo. Fatti di politica interna soprattutto, nonché uno stato di panico, creato dallo svilupparsi in questo biennio di una vera e propria epidemia terroristica in Francia, che si concluderà con la morte del presidente Carnot nel giugno 1894 per mano di Sante Caserio, stanno a motivare quest'azione preventiva delle pubbliche autorità, condotta nella speranza di individuare e nell'intento di recidere le fila di un grosso complotto anarchico a dimensioni internazionali. Non si spiegherebbero diversamente i continui richiami, che si trovano nelle carte della Questura torinese che ho consultato, agli attentati di Ravachol, Vaillant, Henry, nonché la richiesta di un giudizio da parte degli anarchici arrestati sugli atti terroristici compiuti in Francia in quegli anni, l'ansiosa ricerca di legami personali, di relazioni epistolari e giornalistiche con gli ambienti rivoluzionari stranieri. Ma il generale timore diffusosi anche a seguito del fatto che gli anarchici, seppur sconcertati dalle imprese dinamitarde, avevano finito tuttavia con l'assumersene la piena responsabilità, si accompagna a momenti di particolare difficoltà e tensione nella vita politica italiana.
Nel primo caso gli arresti avvengono a pochi giorni di distanza dal 1° maggio e colpiscono in larga misura membri della Camera del Lavoro di Torino.
Nel secondo caso gli arresti piovono proprio nel bel mezzo delle agitazioni promosse in Sicilia dai Fasci, estesesi in Lunigiana e con ripercussioni non trascurabili nei maggiori centri italiani.
In sostanza però sia nell'uno che nell'altro caso l'obiettivo di mettere mano su una grossa centrale anarchica e di inscenare un processo che, provocando nell'opinione pubblica un moto di ostilità nei confronti dell'anarchismo, permetta di fare finalmente giustizia di questa forza, va in fumo. Le due operazioni si risolvono in una requisizione di stampati anarchici, ma nell'impossibilità a procedere contro gli imputati per mancanza di indizi sufficienti a provare la corresponsabilità in un disegno terroristico internazionale per quanto concerne gli arrestati del 1892 (Il Tribunale di Torino con sentenza del 19 maggio 1892 nei confronti degli imputati per il delitto previsto dall'articolo 248 del codice penale «per avere in Torino nel 1892 ed epoche precedenti costituito fra loro e con altre persone ancora ignote una associazione di ben oltre 50 persone per commettere delitti contro la proprietà - l'amministrazione della giustizia -la pubblica fede - l'incolumità pubblica e il buon costume e l'ordine della famiglia nonché contro le persone e le proprietà cercando di attuare e diffondendo i principi anarchici dichiara non essere luogo a procedimento per Lancina, Raso e Coruzzi per non aver essi commesso il reato e non luogo pegli altri per mancanza di indizi. Ordina la scarcerazione - ma la confisca degli scritti di indole anarchica») e nella condanna a pene relativamente lievi degli incriminati del 1894.









