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giovedì 22 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (III°)

La storia stessa che è alla radice della prima ondata di arresti e che dà avvio al procedimento del 1892 nei confronti dell'associazione anarchica è la vicenda di tre giovani, l'incisore torinese Luigi Farinetti, il falegname Romano Gurlino pure torinese e il meccanico Francesco Repossi di Valenza in provincia di Alessandria, ma dimorante a Torino, emigrati a Ginevra con gli anarchici Alberto Guabello e Antonio Cassani per cercare lavoro e di qui passati in Francia nella speranza di trovare là ciò che non avevano ottenuto in Svizzera. Mentre il Cassani e il Guabello si dirigono a Lione e poi a Parigi, i primi tre vengono fermati il 31 marzo del '92 a Bellegarde, perché sorpresi sul treno diretti a Colos senza biglietto. Condannati a 8 giorni di arresto, sono poi espulsi dalla Francia e consegnati alle autorità italiane alla frontiera di Bardonecchia. La meta del loro viaggio, che avrebbe dovuto portarli a Parigi, il loro rapporto con Cassani e Guabello, le corrispondenze sequestrate, i loro non celati legami con membri della Camera del Lavoro di Torino li inseriscono immediatamente nel novero di quegli individui sospetti, nei confronti dei quali la polizia, in vista della prossima celebrazione del 1° maggio, andava già svolgendo un'azione di controllo e di arresti volta a prevenire qualsiasi tentativo di manifestazione. Il bilancio dell'operazione intrapresa dalle autorità è l'incriminazione di ben 31 persone, la maggior parte delle quali viene arrestata. Di esse però un buon numero verrà scarcerata prima che venga pronunciata la sentenza contro l'associazione anarchica. Di queste 31 persone gli anarchici dichiarati sono ben pochi: si tratta in generale di socialisti quando non addirittura di democratici che vengono però coinvolti a causa della loro partecipazione ad attività nelle organizzazioni operaie o di categoria. 

Come si vedrà la situazione sarà diversa nel '94: allora gli arresti e le incriminazioni colpiranno quasi esclusiva-mente degli anarchici che non avranno difficoltà a dichiararsi tali, anzi che non faranno mistero delle proprie simpatie per il filone terroristico e dinamitardo. Indubbiamente tra l'uno e l'altro processo c'è di mezzo la scissione di Genova, che, provocando una grave emorragia, se non subito almeno a media scadenza nell'ambiente anarchico, seleziona anche e qualifica coloro che restano fedeli all'idea rivoluzionaria. E di questo processo sono conscie anche le pubbliche autorità, benché propense negli anni della reazione crispina a servirsi dell'artifìcio di definire anarchici tutti i gruppi di sinistra per sottoporli alle norme repressive emanate contro di questi. 

Ecco alcuni elementi atti a delineare un poco la fisionomia del nucleo anarchico torinese ( Associazione malfattori 18-1-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone - Questura di Torino)

Il gruppo degli incriminati del 1892 presenta le seguenti caratteristiche : età media anni 29 con punte che vanno da un massimo di anni 56 a un minimo di anni 19. Le professioni sono così suddivise: panettieri 4 (di cui un panettiere bracciante) - muratori 2 -falegnami 2 - tipografi 2 - fucinatori 1 - cappellinai 1 - pittori 1 -fonditori 1 - tessitori 1 - assistenti 1 - lattonieri 1 - parrucchieri 1 -maniscalchi 1 - meccanici 1 - incisori 1 - battiloro 1-1 fotografo-suggeritore teatrale. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli accusati e attraverso il sequestro della corrispondenza vengono intercettati, oltre alle missive, opuscoli e giornali. Per quanto con-cerne questi ultimi si tratta di numeri isolati, talvolta di parecchi anni prima. È il caso de « Il Proletario » di cui vengono rinvenute copie del gennaio 1875. Oppure sono numeri de «La Gazzetta ope-raia » di Torino, oppure de « L'Amico del Popolo » di Milano, l'unico giornale più propriamente anarchico diffuso nel gruppo torinese. Purtroppo nulla è dato di sapere de « Il Birichin », di cui è fatto cenno a proposito di un articolo trovato in casa del socialista Luigi Alasia (« La Gazzetta operaia », Torino, tipografia. B. Valentino, poi M. Artale, direttore è Giovanni Rejmond. Esce dall'1-6-1887 al 24-3-1888; settimanale. Ad essa fa seguito «La Nuova gazzetta operaia» che durerà dal 31-3-1888 al 8-9-1889. Periodico prima indipendente poi anarchico, socialista, comunista. «L'Amico del Popolo», Milano. Esce dal 1891 al 1892. A proposito de « Il Proletario » è presumibile che si tratti della continuazione de « La Discussione. Rivista del socialismo intransigente », pubblicata a Torino con gerente Carlo Terzaghi. « Il Proletario. Periodico socialista intransigente », diretto dal Terzaghi, uscì settimanalmente a Torino prima, dall'1-10-1873 all'l-1-1874, poi a Genova).



LA SFERICITÀ DELLA TERRA


Dietro l'appellativo latinizzato di Sacro Bosco si cela il nome di John of Holywood, religioso inglese autore del manuale di astronomia  intitolato Sphaera  Mundi che, pubblicato nel 1220, si impose come una delle opere più diffuse dell'epoca. Qui egli illustra la visione tolemaica del cosmo e fornisce diverse prove della sfericità della Terra e delle orbite dei pianeti, oltre a spiegazioni sulle eclissi di Sole e di Luna. 

Che la Terra non potesse essere piatta lo dimostrava il sol fatto che il giorno e la notte cominciassero in modo diverso. Non poteva essere nemmeno concava, altrimenti a ovest il Sole sarebbe sorto più presto che a est. Poiché era anche escluso che potesse essere quadrata, rimaneva da considerare soltanto la forma sferica. (Johannes de Sacro bosco, Sphaera  Mundi, Anversa, 1573)

NON PIU’ di Emile Henry


Non più autorità, molto più contraria alla felicità dell’umanità di qualche eccesso che si potrebbe produrre agli inizi di una società libera.

Al posto dell’organizzazione attuale, raggruppamenti di individui per simpatia ad affinità, senza leggi e senza capi.

Non più proprietà individuali; messa in comune dei prodotti; lavoro di ognuno secondo i suoi bisogni, consumo di ognuno secondo i suoi bisogni, cioè, secondo volontà.

Non più famiglia, egoista e borghese, che rende l’uomo proprietà della donna, e la donna proprietà dell’uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento di essere legati l’uno all’altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Ecco perché vogliamo l’unione libera. 

Non più odio tra i fratelli, non più patrie, che gettano gli uni sugli altri degli uomini che non si sono nemmeno mai visti.

Sostituzione dell’attaccamento gretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo dell’Umanità Intera, senza distinzione di razza né di colore.

Non più religioni, forgiate dai preti per degradare le masse e dar loro la speranza di una vita migliore mentre essi stessi godono della vita terrestre. Occorre incominciare col lavoro di distruzione. Occorre gettare a terra il vecchio edificio tarlato.

giovedì 15 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (II°)

Ridotti a queste dimensioni i due procedimenti di maggiore rilevanza per il biennio 92-94 non rivestono quindi un valore a sé stante, né giova tentare di ricostruire pezzo per pezzo le fasi dell'arresto e dell'accertamento delle responsabilità degli accusati per associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone. Pare invece che possa essere assai più fruttuoso uno studio condotto sulla base dei documenti reperiti tra le carte della Questura di Torino, inseriti come fascicoli staccati l'uno tra i Rapporti di indole politica, l'altro nella cartella Associazione Malfattori, per delineare la fisionomia dei nuclei socialisti-anarchici fiorenti a Torino negli anni in cui nasce e si afferma il Partito dei Lavoratori Italiani, ma in cui la situazione, nonostante la frattura che si opererà al vertice al Congresso di Genova dell'agosto, permane confusa alla base. La travagliata coesistenza di anarchici e socialisti alla Camera del Lavoro di Torino (I legami tra socialisti-anarchici e Camera del Lavoro, testimoniati dalle dichiarazioni degli stessi imputati, nonché dai documenti consultati, non bastano però a mascherare la volontà già chiara nei dirigenti della Camera del Lavoro di sbarazzarsi degli anarchici. L'incriminazione e l'arresto di alcuni di essi nell'aprile '92 fornirà l'occasione per una separazione delle proprie responsabilità che suona condanna della linea anarchica ed è chiara avvisaglia di una prossima rottura. Infatti in una adunanza, tenutasi il 21 aprile, dopo aver deciso di mantenere lo stipendio agli impiegati della C. d. L. arrestati, l'assemblea delibera «che d'ora innanzi nella Camera del Lavoro non debbono più tenersi discussioni se non riguardano il vero andamento dell'istituzione e l'occupazione degli operai che domandano lavoro. Deliberò altresì di astenersi da qualsiasi propaganda e da quanto altro possa compromettere l'istituzione della Camera del Lavoro sia con discorsi che con scritti od anche iscrizioni sui muri nei locali interni della Camera con diffida ai trasgressori di espellerli dall'associazione»), l'atteggiamento più radicale di alcune società operaie come quella dei muratori, che aveva espulso gli anarchici, la diffusione di stampa anarchica italiana e straniera in quantità decisamente più elevata di quella socialista o genericamente democratica presso i più politicamente impegnati sono elementi tutti che meritano di essere debitamente soppesati e vagliati per tentare di abbozzare un ritratto dell'ambiente estremista torinese. Ed a questo punto vale la pena di aggiungere che la testimonianza delle pubbliche autorità, spesso assai poco attendibile, può invece su questo piano essere assunta con una certa garanzia, poiché la rete gettata nell'ossessiva speranza di raggiungere tutte le forze rivoluzionarie, raccoglie senza discriminare, offrendo così uno spaccato, che possa rispecchiare abbastanza fedelmente, almeno per alcuni periodi, il mondo della sinistra torinese. È veramente il quadro di un nucleo di base, in cui rimangono in penombra le figure di primo piano, evocate quasi esclusivamente dallo sforzo incessante delle autorità di inseguire, nella speranza di frustrarne gli intenti, i movimenti dei capi. Quelli che stanno di fronte sono modesti o poveri artigiani e operai, sempre assillati dalla ricerca di un posto di lavoro, come testimoniano le lettere scambiate tra loro, sospinti all'emigrazione dal problema di procacciarsi i mezzi di sussistenza oltre che dal perseguire i grandi obiettivi della rivoluzione anarchica, come le autorità sospettano o vorrebbero far credere. 


CANTO DI PLUTONIO – Anne Waldman

vaffanculo, plutonio

ti amiamo 

ti odiamo 

saremo tutti luminescenti per un quarto di milione di anni

denti luminescenti

biancheria luminescente

parole su pagine luminescenti

microfilm  luminescenti

unghie e nocche luminescenti 

caviglie disperate e gonne luminescenti

nubi temporalesche luminescenti

radici di capelli luminescenti

lobi dorati per sentirti meglio

sopracciglia luminescenti

narici dilatate luminescenti

clavicole luminescenti

spine dorsali luminescenti 

toraci luminescenti 

vagine che ondeggiano luminescenti

fianchi luminescenti

capillari luminescenti

ah, la terza lombare luminescente di dolore

il pube luminescente

povero triste pube di mostro reincarnato per un quarto di milione di anni

 

La disoccupazione: non un problema, forse una soluzione

Sappiamo tutti che la disoccupazione non sarà mai eliminata. La ditta va male? Si licenzia. La ditta va bene? Si investe nell'automazione e si licenziano le persone. Una volta i lavoratori servivano perché c'era il lavoro, oggi il lavoro serve perché ci sono i lavoratori, e nessuno sa cosa farsene, perché le macchine lavorano più velocemente, meglio e a costo inferiore. L'automazione è sempre stata un sogno dell'umanità. Il Disoccupato Felice Aristotele, 2300 anni fa diceva: «Se ogni strumento riuscisse a compiere la sua funzione dietro un comando o prevedendolo in anticipo [e dunque] le spole tessessero da sé e i plettri toccassero   la cetra, i capi artigiani non avrebbero davvero bisogno di subordinati, né i padroni di schiavi. Oggi il sogno si è avverato, ma in un incubo per tutti, perché le relazioni sociali non si sono evolute così velocemente come la tecnica. E questo processo è irreversibile: mai più i lavoratori sostituiranno robot e automi. Inoltre,  laddove il lavoro "umano" è ancora essenziale, viene de localizzato in paesi a basso salario, o vengono importati immigrati sottopagati per svolgerlo, in una spirale discendente che solo il ripristino della schiavitù potrebbe fermare. Questo lo sanno tutti, ma nessuno può dirlo. Ufficialmente si tratta ancora di "lotta contro la disoccupazione", di fatto contro i disoccupati. Le  statistiche vengono manipolate, i disoccupati vengono "occupati" nel senso militare del termine, si moltiplicano controlli molesti. E poiché, nonostante tutto, tali misure non possono bastare, si aggiunge un tocco di moralità, affermando che i disoccupati sarebbero responsabili della loro sorte, richiedendo di dare prova della loro "ricerca attiva di un lavoro". Il tutto per forzare la realtà a rientrare negli schemi della propaganda. Il Disoccupato Felice sta semplicemente dicendo ad alta voce ciò che tutti già sanno. "Disoccupazione" è una parolaccia, un'idea negativa, l'altra faccia della medaglia del lavoro. Un disoccupato è semplicemente un lavoratore senza  lavoro. Il che non dice nulla della persona come poeta, come vagabondo, come ricercatore, come colui che respira. In   pubblico si  può parlare solo della carenza di lavoro. Soltanto in privato, lontano da giornalisti, sociologi e altri fiutatori di merda, ci permettiamo di dire quello che abbiamo nel cuore: «Mi hanno   appena licenziato, fantastico!  Finalmente  potrò fare festa tutte le sere, mangiare qualcosa  che  non sia cotto al microonde, coccolarmi senza limiti.» 

Alla domanda se dobbiamo abolire questa separazione tra virtù private e vizi pubblici  ci viene  detto che non è il momento, che si trasformerebbe in una  provocazione, che farebbe il gioco degli zoticoni. Vent'anni fa i lavoratori potevano ancora mettere in  discussione il loro lavoro, e il lavoro. Oggi devono dire che sono   felici per il solo fatto di non essere  disoccupati,  e i disoccupati  devono dire  che sono infelici per il solo fatto di non avere un lavoro. Il Disoccupato  Felice  se la ride di un simile ricatto.


giovedì 8 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (I°)

Nell'aprile del 1892 un'ondata di arresti si abbatte sui socialisti-anarchici torinesi. Un analogo provvedimento, che colpirà in parte gli stessi incriminati del 1892, si ripeterà, due anni dopo. Fatti di politica interna soprattutto, nonché uno stato di panico, creato dallo svilupparsi in questo biennio di una vera e propria epidemia terroristica in Francia, che si concluderà con la morte del presidente Carnot nel giugno 1894 per mano di Sante Caserio, stanno a motivare quest'azione preventiva delle pubbliche autorità, condotta nella speranza di individuare e nell'intento di recidere le fila di un grosso complotto anarchico a dimensioni internazionali. Non si spiegherebbero diversamente i continui richiami, che si trovano nelle carte della Questura torinese che ho consultato, agli attentati di Ravachol, Vaillant, Henry, nonché la richiesta di un giudizio da parte degli anarchici arrestati sugli atti terroristici compiuti in Francia in quegli anni, l'ansiosa ricerca di legami personali, di relazioni epistolari e giornalistiche con gli ambienti rivoluzionari stranieri. Ma il generale timore diffusosi anche a seguito del fatto che gli anarchici, seppur sconcertati dalle imprese dinamitarde, avevano finito tuttavia con l'assumersene la piena responsabilità, si accompagna a momenti di particolare difficoltà e tensione nella vita politica italiana. 

Nel primo caso gli arresti avvengono a pochi giorni di distanza dal 1° maggio e colpiscono in larga misura membri della Camera del Lavoro di Torino. 

Nel secondo caso gli arresti piovono proprio nel bel mezzo delle agitazioni promosse in Sicilia dai Fasci, estesesi in Lunigiana e con ripercussioni non trascurabili nei maggiori centri italiani. 

In sostanza però sia nell'uno che nell'altro caso l'obiettivo di mettere mano su una grossa centrale anarchica e di inscenare un processo che, provocando nell'opinione pubblica un moto di ostilità nei confronti dell'anarchismo, permetta di fare finalmente giustizia di questa forza, va in fumo. Le due operazioni si risolvono in una requisizione di stampati anarchici, ma nell'impossibilità a procedere contro gli imputati per mancanza di indizi sufficienti a provare la corresponsabilità in un disegno terroristico internazionale per quanto concerne gli arrestati del 1892 (Il Tribunale di Torino con sentenza del 19 maggio 1892 nei confronti degli imputati per il delitto previsto dall'articolo 248 del codice penale «per avere in Torino nel 1892 ed epoche precedenti costituito fra loro e con altre persone ancora ignote una associazione di ben oltre 50 persone per commettere delitti contro la proprietà - l'amministrazione della giustizia -la pubblica fede - l'incolumità pubblica e il buon costume e l'ordine della famiglia nonché contro le persone e le proprietà cercando di attuare e diffondendo i principi anarchici dichiara non essere luogo a procedimento per Lancina, Raso e Coruzzi per non aver essi commesso il reato e non luogo pegli altri per mancanza di indizi. Ordina la scarcerazione - ma la confisca degli scritti di indole anarchica»)  e nella condanna a pene relativamente lievi degli incriminati del 1894.