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giovedì 29 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (IV°)

Corrispondenza

Lettera inviata a Sante Caserio da Antonio Cassani 

Parigi 13/4/1892 

Carissimo Amico! 

Ricevo in questo momento 2 copie dell'Amico del Popolo, che lo trovai stupendo. Ecco caro Sante questo è il modo con cui mi piacciono i nostri giornali, ogni altro sistema mellifluo di fare propaganda e di combattere gli avversari, è cosa che non va più per i nostri tempi. Mandalo sempre adunque l'Amico del Popolo e se trovi il Locatelli dilli che quanto prima vedrà un nuovo lavoro che parte da Parigi. Io sono sempre nelle medesime acque anzi, minaccio di affogarvi, porca madonna! Speriamo un benefico salvataggio od altrimenti vengo ancora a Milano o che vado in Russia a lavorare. Quella corrispondenza da Parigi pare che sia piovuta dal cielo, perché dei compagni di Parigi che l'abbiano spedita non saprei chi, forse Constans! Mi piacciono quelle passatine ben dettate che riguardano quei farabutti della Camera ecc. e mi piace assai il metodo che avete preso in vessillo in questo numero del vostro giornale. Per Dio, se non si fa così come volete fare? Bravi, e avanti sempre, e non curatevi se quelle 3 marmotte si offendono alle volte e minacciano di provocare delle battaglie aperte, ben vengano anzi perché la vittoria è sempre dell'Anarchia. Fatti coraggio, caro amico e continua a combattere al fianco di chi uniforma la propaganda ai metodi di impavidezza, anti-legalitarismo e libera iniziativa. Nell'Amico del Popolo ho trovato troppe volte però il sacrosanto nome di: Pietro e di: Gori. Ciò sta male e si potrebbe farne senza, io credo, e modificare il modo di raccontare le cose, escludendo i nomi. 

Ciao, caro amico, e vogliaci sempre bene   tuo A. Cassani. P.S. Quando esce ancora il giornale mandatemelo a me od all'indirizzo di qualche altro compagno di Parigi. Questa lettera comunicagliela all'amico Locatelli più presto che puoi. Ciao (Alla lettera era unita ad un pacco contenente i seguenti opuscoli: I socialisti anarchici al popolo italiano : non votate !. Agli operai italiani. Appello edito a Nizza, settembre 1889. Appello aprile 1890. Parere degli anarchici sul duello, Imola 1890. I fatti di Roma dell'8 febbraio 1889. Manifesto degli anarchici al popolo d'Italia. 1° maggio 1890 - Gli anarchici al popolo. Pourquoi les travailleurs sont-ils malheureux?)

Lettera inviata da Carlo Garlasco 

Torino 15/3/1892 

Caro amico. 

Ricevetti ieri il tuo scritto che aspettavo da tempo, ed era vera-mente nel dubbio che mi avresti dimenticato, e se non mando più la scomunica a te la manderò a Farinetti, che mi a proprio trascurato. Sono stato al circolo o fatte le comunicazioni che mi ai incaricato. Sono oltre modo soddisfatto delle notizie che mi rechi riguardo al vostro stato economico. Riguardo a me ero deciso di partire per Lione (Francia) ma per mio sommo dispiacere mio padre cadde così grave-mente ammalato che ha perduto ogni speranza per la sua guarigione e con ciò potrai capire come il mio piano andò in fumo. In un'altra tua dì a Farinetti che unisca un suo biglietto, nel quale mi dica se a ricevuto le mie cartoline a Biella e Mongrando, dilli [sic] anche che Bertani a piacere di conferire con lui per affari che li riguarda. Se scrivete a lui indirizzateli alla Camera del Lavoro. In quanto a giornali per la propaganda qui a Torino è tutto morto più che morto. E sai il gran perché? Perché il Rigo (Giovanni Rigo, via Silvio Pellico 28, Torino. Con questo indirizzo compare in un elenco di persone cui fare capo per la propaganda anarchica nelle principali città italiane inviato da un correligionario di Milano all'anarchico Giuseppe Genova di Palermo) a dovuto assentarsi di qui in seguito alle solite persecuzioni della questura; tu che ai conosciuto l'ambiente di qui certo non stupirai che un sì piccolo incidente possa privare tutta la città della stampa anarchica, ma nel medesimo istante proromperai in un «Fiacconi!» e non avrai torto. Mi ai promesso di farmi avere della stampa di costi; se in senso anarchico e scritta in lingua italiana non potresti farmene avere più copie ed io ti spedirei l'importo ad ogni tua spedizione e di ciò potresti stare tranquillo sulla mia parola. Io di qui per ora potrò spedirti null'altro che qualche foglio borghese quello che più ti aggrada, se non tutti i giorni almeno una volta alla settimana. Informati se Lode ove si trova il compagno Conti non sia troppo distante da Ginevra così potresti comunicare con lui. Ti saluto e anche il Farinetti. Sono tuo e per la causa Carlo. 


Cicuta Acquatica

Pianta erbacea perenne, alta 60-120 centimetri; fusto eretto, sopra ramoso, glabro; foglie 2-3 pennate, segmenti finemente lanceolati, seghettati, acuminati; ombrelle con 15-25 raggi; fiori bianchi in ombrelle composte, grandi, compatte, brattee poco numerose, spesso anche del tutto assenti; frutto rotondo; semi ovali, costolati, bruno pallido.

Fiorisce da luglio a settembre. Cresce lungo gli argini dei fiumi, in fossi, riserve d'acqua e marcite (0-1000 metri). Sporadica.

Sarebbe stata usata come ingrediente dei preparati delle streghe europee, soprattutto unguenti. Il botanico P. Font Quer riporta un caso di due religiosi che mangiano la radice della cicuta acquatica; uno di essi si buttò in acqua convinto di essere un'anatra, l'altro si spogliò è cercò disperatamente l'acqua, credendo di essersi trasformato e di non poter vivere senza di essa. Inoltre, il miele prodotto dai fiori della pianta avrebbe proprietà psicoattive.

Contiene principalmente coniina, molto tossica. La coniina rilassa i muscoli e attenua le convulsioni. L'intossicazione causa freddo, paralisi, insensibilità e morte per paralisi respiratoria; 6-8 foglie sono letali. Le proprietà psicoattive non sono ancora state compitamente dimostrate. 

Qualsiasi cosa può andare bene

L'idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell'attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c'è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell'epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbero potute essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. In effetti, uno fra i caratteri che più colpiscono delle recenti discussioni sulla storia e la filosofia della scienza è la presa di coscienza del fatto che eventi e sviluppi come l'invenzione dell'atomismo nell'antichità, la rivoluzione copernicana, l'avvento della teoria atomica moderna, il graduale emergere della teoria ondulatoria della luce si verificarono solo perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche "ovvie" o perché involontariamente le violarono. È chiaro, quindi, che l'idea di un metodo fisso o di una teoria fissa della razionalità poggia su una visione troppo ingenua dell'uomo e del suo ambiente sociale. Per coloro che non vogliono ignorare il ricco materiale fornito dalla storia, e che non si propongono di impoverirlo per compiacere ai loro istinti più bassi, alla loro brama di sicurezza intellettuale nella forma della chiarezza, della precisone, dell'obbiettività, della verità, diventerà chiaro che c'è un solo principio che può essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano. È il principio: qualsiasi cosa può andar bene. 

giovedì 22 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (III°)

La storia stessa che è alla radice della prima ondata di arresti e che dà avvio al procedimento del 1892 nei confronti dell'associazione anarchica è la vicenda di tre giovani, l'incisore torinese Luigi Farinetti, il falegname Romano Gurlino pure torinese e il meccanico Francesco Repossi di Valenza in provincia di Alessandria, ma dimorante a Torino, emigrati a Ginevra con gli anarchici Alberto Guabello e Antonio Cassani per cercare lavoro e di qui passati in Francia nella speranza di trovare là ciò che non avevano ottenuto in Svizzera. Mentre il Cassani e il Guabello si dirigono a Lione e poi a Parigi, i primi tre vengono fermati il 31 marzo del '92 a Bellegarde, perché sorpresi sul treno diretti a Colos senza biglietto. Condannati a 8 giorni di arresto, sono poi espulsi dalla Francia e consegnati alle autorità italiane alla frontiera di Bardonecchia. La meta del loro viaggio, che avrebbe dovuto portarli a Parigi, il loro rapporto con Cassani e Guabello, le corrispondenze sequestrate, i loro non celati legami con membri della Camera del Lavoro di Torino li inseriscono immediatamente nel novero di quegli individui sospetti, nei confronti dei quali la polizia, in vista della prossima celebrazione del 1° maggio, andava già svolgendo un'azione di controllo e di arresti volta a prevenire qualsiasi tentativo di manifestazione. Il bilancio dell'operazione intrapresa dalle autorità è l'incriminazione di ben 31 persone, la maggior parte delle quali viene arrestata. Di esse però un buon numero verrà scarcerata prima che venga pronunciata la sentenza contro l'associazione anarchica. Di queste 31 persone gli anarchici dichiarati sono ben pochi: si tratta in generale di socialisti quando non addirittura di democratici che vengono però coinvolti a causa della loro partecipazione ad attività nelle organizzazioni operaie o di categoria. 

Come si vedrà la situazione sarà diversa nel '94: allora gli arresti e le incriminazioni colpiranno quasi esclusiva-mente degli anarchici che non avranno difficoltà a dichiararsi tali, anzi che non faranno mistero delle proprie simpatie per il filone terroristico e dinamitardo. Indubbiamente tra l'uno e l'altro processo c'è di mezzo la scissione di Genova, che, provocando una grave emorragia, se non subito almeno a media scadenza nell'ambiente anarchico, seleziona anche e qualifica coloro che restano fedeli all'idea rivoluzionaria. E di questo processo sono conscie anche le pubbliche autorità, benché propense negli anni della reazione crispina a servirsi dell'artifìcio di definire anarchici tutti i gruppi di sinistra per sottoporli alle norme repressive emanate contro di questi. 

Ecco alcuni elementi atti a delineare un poco la fisionomia del nucleo anarchico torinese ( Associazione malfattori 18-1-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone - Questura di Torino)

Il gruppo degli incriminati del 1892 presenta le seguenti caratteristiche : età media anni 29 con punte che vanno da un massimo di anni 56 a un minimo di anni 19. Le professioni sono così suddivise: panettieri 4 (di cui un panettiere bracciante) - muratori 2 -falegnami 2 - tipografi 2 - fucinatori 1 - cappellinai 1 - pittori 1 -fonditori 1 - tessitori 1 - assistenti 1 - lattonieri 1 - parrucchieri 1 -maniscalchi 1 - meccanici 1 - incisori 1 - battiloro 1-1 fotografo-suggeritore teatrale. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli accusati e attraverso il sequestro della corrispondenza vengono intercettati, oltre alle missive, opuscoli e giornali. Per quanto con-cerne questi ultimi si tratta di numeri isolati, talvolta di parecchi anni prima. È il caso de « Il Proletario » di cui vengono rinvenute copie del gennaio 1875. Oppure sono numeri de «La Gazzetta ope-raia » di Torino, oppure de « L'Amico del Popolo » di Milano, l'unico giornale più propriamente anarchico diffuso nel gruppo torinese. Purtroppo nulla è dato di sapere de « Il Birichin », di cui è fatto cenno a proposito di un articolo trovato in casa del socialista Luigi Alasia (« La Gazzetta operaia », Torino, tipografia. B. Valentino, poi M. Artale, direttore è Giovanni Rejmond. Esce dall'1-6-1887 al 24-3-1888; settimanale. Ad essa fa seguito «La Nuova gazzetta operaia» che durerà dal 31-3-1888 al 8-9-1889. Periodico prima indipendente poi anarchico, socialista, comunista. «L'Amico del Popolo», Milano. Esce dal 1891 al 1892. A proposito de « Il Proletario » è presumibile che si tratti della continuazione de « La Discussione. Rivista del socialismo intransigente », pubblicata a Torino con gerente Carlo Terzaghi. « Il Proletario. Periodico socialista intransigente », diretto dal Terzaghi, uscì settimanalmente a Torino prima, dall'1-10-1873 all'l-1-1874, poi a Genova).



LA SFERICITÀ DELLA TERRA


Dietro l'appellativo latinizzato di Sacro Bosco si cela il nome di John of Holywood, religioso inglese autore del manuale di astronomia  intitolato Sphaera  Mundi che, pubblicato nel 1220, si impose come una delle opere più diffuse dell'epoca. Qui egli illustra la visione tolemaica del cosmo e fornisce diverse prove della sfericità della Terra e delle orbite dei pianeti, oltre a spiegazioni sulle eclissi di Sole e di Luna. 

Che la Terra non potesse essere piatta lo dimostrava il sol fatto che il giorno e la notte cominciassero in modo diverso. Non poteva essere nemmeno concava, altrimenti a ovest il Sole sarebbe sorto più presto che a est. Poiché era anche escluso che potesse essere quadrata, rimaneva da considerare soltanto la forma sferica. (Johannes de Sacro bosco, Sphaera  Mundi, Anversa, 1573)

NON PIU’ di Emile Henry


Non più autorità, molto più contraria alla felicità dell’umanità di qualche eccesso che si potrebbe produrre agli inizi di una società libera.

Al posto dell’organizzazione attuale, raggruppamenti di individui per simpatia ad affinità, senza leggi e senza capi.

Non più proprietà individuali; messa in comune dei prodotti; lavoro di ognuno secondo i suoi bisogni, consumo di ognuno secondo i suoi bisogni, cioè, secondo volontà.

Non più famiglia, egoista e borghese, che rende l’uomo proprietà della donna, e la donna proprietà dell’uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento di essere legati l’uno all’altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Ecco perché vogliamo l’unione libera. 

Non più odio tra i fratelli, non più patrie, che gettano gli uni sugli altri degli uomini che non si sono nemmeno mai visti.

Sostituzione dell’attaccamento gretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo dell’Umanità Intera, senza distinzione di razza né di colore.

Non più religioni, forgiate dai preti per degradare le masse e dar loro la speranza di una vita migliore mentre essi stessi godono della vita terrestre. Occorre incominciare col lavoro di distruzione. Occorre gettare a terra il vecchio edificio tarlato.

giovedì 15 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (II°)

Ridotti a queste dimensioni i due procedimenti di maggiore rilevanza per il biennio 92-94 non rivestono quindi un valore a sé stante, né giova tentare di ricostruire pezzo per pezzo le fasi dell'arresto e dell'accertamento delle responsabilità degli accusati per associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone. Pare invece che possa essere assai più fruttuoso uno studio condotto sulla base dei documenti reperiti tra le carte della Questura di Torino, inseriti come fascicoli staccati l'uno tra i Rapporti di indole politica, l'altro nella cartella Associazione Malfattori, per delineare la fisionomia dei nuclei socialisti-anarchici fiorenti a Torino negli anni in cui nasce e si afferma il Partito dei Lavoratori Italiani, ma in cui la situazione, nonostante la frattura che si opererà al vertice al Congresso di Genova dell'agosto, permane confusa alla base. La travagliata coesistenza di anarchici e socialisti alla Camera del Lavoro di Torino (I legami tra socialisti-anarchici e Camera del Lavoro, testimoniati dalle dichiarazioni degli stessi imputati, nonché dai documenti consultati, non bastano però a mascherare la volontà già chiara nei dirigenti della Camera del Lavoro di sbarazzarsi degli anarchici. L'incriminazione e l'arresto di alcuni di essi nell'aprile '92 fornirà l'occasione per una separazione delle proprie responsabilità che suona condanna della linea anarchica ed è chiara avvisaglia di una prossima rottura. Infatti in una adunanza, tenutasi il 21 aprile, dopo aver deciso di mantenere lo stipendio agli impiegati della C. d. L. arrestati, l'assemblea delibera «che d'ora innanzi nella Camera del Lavoro non debbono più tenersi discussioni se non riguardano il vero andamento dell'istituzione e l'occupazione degli operai che domandano lavoro. Deliberò altresì di astenersi da qualsiasi propaganda e da quanto altro possa compromettere l'istituzione della Camera del Lavoro sia con discorsi che con scritti od anche iscrizioni sui muri nei locali interni della Camera con diffida ai trasgressori di espellerli dall'associazione»), l'atteggiamento più radicale di alcune società operaie come quella dei muratori, che aveva espulso gli anarchici, la diffusione di stampa anarchica italiana e straniera in quantità decisamente più elevata di quella socialista o genericamente democratica presso i più politicamente impegnati sono elementi tutti che meritano di essere debitamente soppesati e vagliati per tentare di abbozzare un ritratto dell'ambiente estremista torinese. Ed a questo punto vale la pena di aggiungere che la testimonianza delle pubbliche autorità, spesso assai poco attendibile, può invece su questo piano essere assunta con una certa garanzia, poiché la rete gettata nell'ossessiva speranza di raggiungere tutte le forze rivoluzionarie, raccoglie senza discriminare, offrendo così uno spaccato, che possa rispecchiare abbastanza fedelmente, almeno per alcuni periodi, il mondo della sinistra torinese. È veramente il quadro di un nucleo di base, in cui rimangono in penombra le figure di primo piano, evocate quasi esclusivamente dallo sforzo incessante delle autorità di inseguire, nella speranza di frustrarne gli intenti, i movimenti dei capi. Quelli che stanno di fronte sono modesti o poveri artigiani e operai, sempre assillati dalla ricerca di un posto di lavoro, come testimoniano le lettere scambiate tra loro, sospinti all'emigrazione dal problema di procacciarsi i mezzi di sussistenza oltre che dal perseguire i grandi obiettivi della rivoluzione anarchica, come le autorità sospettano o vorrebbero far credere.