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giovedì 12 marzo 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell'autogestione (1905-1918) I°

Lo sciopero di Pietroburgo del 3 (16) gennaio 1905, cominciato nella fabbrica Putilov e che fu «come il lampo preannunciatore della burrasca alla vigilia della grande tempesta» ebbe «un inizio puramente spontaneo». Questa prima fase rivoluzionaria, sbocciata all'insegna dello spontaneismo, avrebbe dovuto e potuto costituire, dodici anni dopo, attraverso la creazione altrettanto spontanea di organismi autenticamente operai, il trampolino di lancio di una seconda più matura e più valida rivoluzione sociale. 

La Russia del 1905, non potendo contare su un movimento sindacale inesistente, riuscì però a creare dal basso, in occasione degli scioperi nelle fabbriche, un organismo di tipo nuovo - il soviet -con lo scopo iniziale di alleviare «le terribili privazioni» degli operai «in conseguenza dello sciopero» e, soprattutto, con lo scopo di «seguire attentamente il corso degli avvenimenti, servire di legame fra tutti gli operai, informarli sulla situazione, e, in caso di bisogno, raccogliere attorno a sé le forze operaie rivoluzionarie». Nel suo primo «abbozzo» il soviet fu una «associazione permanente operaia» che, a mezzo del Consiglio dei delegati operai, eletti dagli operai di tutte le fabbriche, ed a mezzo di un giornale di informazione operaia - «Izvestia» - riuscì ad inserirsi nelle vicende rivoluzionarie russe. 

Di questo nuovo organismo, sorto, si ripete, «spontaneamente, in seguito ad un accordo collettivo, in seno ad un piccolo aggruppamento fortuito e di carattere assolutamente privato» (VOLIN era stato uno dei promotori della creazione del primo soviet), Trotzky così scriveva poco dopo la sua creazione: «L'attività del soviet significava l'organizzazione dell'anarchia. La sua esistenza e il suo sviluppo successivi dimostravano un rafforzamento dell'anarchia». 

A questo punto non è inutile richiamare il pensiero di Lenin circa la «spontaneità operaia», la forza «creativa» del proletariato e circa lo sviluppo della rivoluzione «dal basso», affinché si possa meglio comprendere sia la successiva involuzione, nel senso dell'accentramento autoritario, oltre che dei soviet, anche degli altri organismi di base che più ci interessano da vicino, e cioè dei comitati di fabbrica, sorti anch'essi spontaneamente nel 1917, e sia, in senso più lato, lo snaturamento delle concezioni libertarie dell'autogestione, attraverso il cosiddetto «controllo operaio». 

A tal proposito è significativo il ben noto scritto leninista Che fare? (marzo 1902), in cui è esplicitamente pronunciata la condanna della spontaneità dei lavoratori in favore di un'organizzazione stabile di dirigenti, di uomini che abbiano «come professione» l'attività rivoluzionaria. «Le masse operaie sono incapaci di elaborare esse stesse un'ideologia indipendente», giacché con le loro forze possono «soltanto pervenire ad una coscienza tradeunionista». Partendo appunto dalla premessa di diffidenza nelle capacità delle masse lavoratrici (Lenin, a seconda del momento politico, espresse sfiducia o fiducia nell'opera delle masse lavoratrici. Prevalse concettualmente la sfiducia, giacché, in epoca posteriore, scriveva testualmente: «Con la parola d'ordine: più fiducia nella classe operaia, di fatto si lavora a rafforzare le influenze mesceviche ed anarchiche: nella primavera del 1921, Kronstadt ha mostrato e dimostrato ciò con chiara evidenza»), Lenin passava alla critica del «culto dello spontaneo», la cui teoria, oltre a confondersi con l'economismo opportunista e col terrorismo ed oltre a comportare una limitazione della funzione della coscienza socialista nel movimento operaio, era - secondo Lenin - da ritenersi una teoria borghese. « Ogni culto della spontaneità del movimento operaio, ogni indebolimento della funzione dell'elemento cosciente, del ruolo della socialdemocrazia, significa necessariamente un rafforzamento dell'ideologia borghese sugli operai». E più oltre: «Perciò il nostro compito, il compito cioè della socialdemocrazia, è quello di combattere la spontaneità, di distogliere il movimento operaio dalla detta tendenza spontanea del tradeunionismo e rifugiarsi sotto l'ala della borghesia». Dopo queste affermazioni che, palesemente, confondevano i concetti di autonomia ed automatismo, fu facile per Lenin passare alla formulazione di un programma di organizzazione costituita da «un cerchio stretto di quadri stabili di dirigenti, composto principalmente di rivoluzionari di professione, cioè di militanti liberi da qualsiasi lavoro estraneo a quello del partito», e, successivamente, postulare i principi dell'attività rivoluzionaria dall'alto, della partecipazione della socialdemocrazia al governo e dell'utilizzazione del potere rivoluzionario per la creazione di uno Stato potente ed accentratore.


INSIDE LOOKING OUT - ANIMALS

Seduto qui solo come un uomo a pezzi

Servire il mio tempo facendo del mio meglio

Muri e bar mi circondano

Ma non voglio la tua simpatia

Oh, piccola, oh, piccola

Ho solo bisogno del tuo tenero amore

Per mantenermi sano di mente in questo forno che brucia

Quando il mio tempo è scaduto, sii la mia rinascita

Come se valessi sulla terra verde di Dio

La mia rinascita, la mia rinascita

Tesoro, sì, significa che è la mia rinascita, sì

Sì, (Sì!), Sì (Sì!)

Sì, (Sì!), Sì (Sì!)

Sì, piccola (Sì!), Piccola (Sì!)

Forza (Sì!), Forza (Sì!)

(Yeah Yeah)

Si si si

Acqua ghiacciata che scorre nel mio cervello

Poi mi trascinano di nuovo al lavoro

Dolori e vesciche sulla mente e sulle mani

Dal vivere ogni giorno con quelle borse di tela

I pensieri di libertà mi stanno facendo impazzire

E sarò felice come un neonato

Staremo insieme, ragazza, aspetta e vedrai

Niente più muri mi nascondono il tuo amore

Sì!

Non riesci a sentire il mio amore

Piccola (piccola!), piccola (piccola!)

Ho bisogno di te (piccola!), stringi te (piccola!)

Sì, andiamo (Baby!), Nessuno tranne (Baby!)

Lo fai (Baby!), Ti amo (Baby!)

Ho bisogno di te, va bene

Ho detto che andrà tutto bene

E se non credi a quello che dico

Ascolta, piccola

Non riesci a sentire il mio amore?

Non riesci a vedere la mia abilità

Non puoi urlare il mio amore?

Sta diventando più forte

Sta diventando più forte

Un po' più vicino, sì

Ho detto, piccola (piccola!), ho bisogno di te (piccola!)

Dai (Baby!), Spremi (Baby!)

Per favore (Baby!), oh!

(Bambino!)

Signore, ti amo (piccola!), ho bisogno di te (piccola!)

Yeah Yeah

Proprio al mio fianco

Ho bisogno di te qui al mio fianco

Ma non posso farci niente, piccola

Ma sarò presto a casa

Presto sarò a casa

Bene

Oh!


La frustrazione crea la mancanza di misura

Il cuore è la prima e fondamentale guida di un individuo in cerca dell'armonia con il tutto. E' il perno energetico perfettamente equidistante tra il mentale e il naturale, che registra e decodifica le oscillazioni degli altri chakra. Solo quando l'energia del cuore è perfettamente pulita e libera di fluire senza costrizioni, potrà instaurarsi nel nostro essere uno stato di perfetta letizia.

La frustrazione crea la mancanza di misura. Quando la gente si sente frustrata, ha bisogno di occupare più spazio e avere più forza. Mentre la gente soddisfatta è felice di quello che ha. Per esempio chi smette di fumare, è così frustrato, che diventa enormemente grasso, anche se non mangia quasi nulla. La frustrazione nelle organizzazioni dà origine alla enorme espansione delle città, delle industrie, dei paesi, alle rivendicazioni territoriali e così via. La frustrazione immette adrenalina nel sistema. L'adrenalina crea muscoli sempre più grandi, e braccia più grandi e gambe e fa anche ingrassare enormemente il corpo politico. Questa è una scoperta recente: che la frustrazione crei masse di adrenalina che ingigantiscono gli organi. Per questo i dinosauri sono scomparsi così improvvisamente. L'ambiente intorno a loro diventava sempre più ostile, sempre più adrenalina circolava nei loro corpi ed essi diventavano sempre più grandi e cadevano trascinati dal loro peso. Potrebbe succedere anche all'America; e già successo all'Impero Britannico.



giovedì 5 marzo 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (IX°)

Ed in generale nulla si potrà accertare a carico degli imputati al di là dell'associazione a delinquere anche se questa volta le pene pronunciate contro gli anarchici, risentendo del clima repressivo instaurato dal Crispi, non saranno del tutto lievi (La Corte di Appello di Torino confermerà il 24 ottobre 1894 la sentenza già emessa il 16 giugno dal Tribunale: Gribaldo, Conelli e Praga sono condannati alla detenzione per 6 mesi e alla multa di lire 300 ciascuno. Guabello e Sogno alla detenzione per 5 mesi ed alla multa di lire 250 ciascuno. Marchello e Clama alla detenzione per 8 mesi ed alla multa di lire 400 ciascuno. Botto alla detenzione per 7 mesi ed alla multa di lire 350. Romualdo Pappini, riconosciuto colpevole anche del reato previsto dell'articolo 246 del Codice Penale, alla reclusione per 14 mesi e 20 giorni, alla vigilanza speciale della P.S. per un anno e alla multa di lire 400). Alcune considerazioni restano da fare sul nucleo anarchico scoperto delle pubbliche autorità nel 1894. Ancora una volta la polizia si è mossa un po' a caso, ha colpito qua e là, ha setacciato un gran numero di persone che sono risultate estranee ad ogni organizzazione e impegno politico. Eppure in mezzo a queste spiccano figure di primo piano, anarchici che scrivono sui giornali della loro corrente, che si dedicano alla formazione e alla propaganda. La consistenza stessa dell'organizzazione anarchica appare considerevole: accanto al nucleo torinese si è affermato un gruppo nel Biellese, guidato da Alberto Guabello, che raccoglie larghe adesioni (Il Rigola nelle sue memorie ricorda il periodo in cui il Biellese fu conquistato dalla propaganda anarchica, in cui notevole era l'influenza delle idee di Bakunin e Kropotkin: «Per diversi anni - scrive - i compagni del gruppo biellese furono lettori assidui della «Révolte» di Parigi, la nota rivista di cultura rivoluzionaria, trasformatasi in seguito nel «Temps nouveaux». E l'edicola di Agostino Colpio era sempre fornita di pubblicazioni italiane ed estere anche perché gli operai abituati ad emigrare, conoscevano bene le lingue, soprattutto il francese.), la propaganda si è intensificata, i mezzi: opuscoli, volantini, fogli si sono moltiplicati. I giornali che circolano nel gruppo sono numerosi; tra quelli sequestrati nelle perquisizioni domiciliari i titoli sono ben 32 e la provenienza è varia. Accanto alla presenza delle più rappresentative testate anarchiche italiane del periodo, si trovano esemplari che provengono dall'estero, dalla Francia come dagli Stati Uniti, dall'America Latina, dalla Svizzera. 


IO LA CONOSCEVO BENE - Antonio Pietrangeli

Adriana, una ragazza del Pistoiese, lascia la famiglia e la provincia per trasferirsi a Roma in cerca di fortuna. Dopo essersi sistemata in un piccolo appartamento di fronte al Gazometro, comincia a passare da un impiego all'altro: domestica, parrucchiera, maschera in un cinema, cassiera in un bowling. Conosce vari uomini: Dario, un ladruncolo che le fa passare una notte in un albergo e al mattino fugge lasciando il conto in sospeso; Carlo, un bel ragazzo della borghesia romana di cui si invaghisce, ma che è  innamorato di un'altra; poi uno scrittore e infine il garagista del suo stabile, con cui ha un'avventura notturna. Nel frattempo Adriana, piena di speranza, affida il poco denaro guadagnato a un ambiguo agente che le prospetta la possibilità di lavorare nel cinema. Le uniche cose che riesce a fare sono partecipare come comparsa in un film mitologico, presentare qualche vestito in teatrini di provincia e apparire in un cinegiornale (fa un provino con il massimo della serietà e ne risulta uno sketch ridicolo). Rimasta incinta, senza neanche sapere chi sia il padre, Adriana si vede costretta ad abortire. Torna nel Pistoiese a visitare la famiglia e scopre che la sorellina minore, Stefanella, è morta in seguito a una malattia. Di nuovo a Roma, Adriana scivola da una festa all'altra, circondata da uno stuolo di dubbi corteggiatori. Una sera va in un night, balla, si ubriaca e passa la notte a gironzolare con uno sconosciuto, a bordo di una  Fiat 500. All'alba torna nel suo appartamento, mette un nuovo disco, si sfila la parrucca e si butta dalla finestra. 

«Nella primavera del 1961 avvicinai decine di ragazze che giravano attorno al mondo dello spettacolo, il sottobosco delle attricette, modelle e simili. E condussi una vera e propria inchiesta da sociologo, con tanto di schede e di indagini parallele. Naturalmente queste ragazze erano vive, vegete e magari anche soddisfatte. Tutte esistenze sorprendentemente uguali e tutte ugualmente miserevoli anche se le ragazze che me ne parlavano non se ne rendevano affatto conto. Da quell’inchiesta nacque, con la prepotente evidenza della verità, il personaggio di Adriana Astarelli». 

Io la conoscevo bene rappresenta un punto di passaggio fondamentale: nel 1965, quando ancora sottovoce stanno salendo in superficie i gorgoglii riottosi che troveranno compimento nell’onda contestataria dell’68’. L’idea di “benessere” ha abbandonato i dettami della sopravvivenza impartiti dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale per forgiare il nuovo ceto medio, la borghesia occidentale. Si è deciso di instaurare il dominio del desiderio nelle sue classi consumistiche. Adriana ne è frutto, artefice e vittima allo stesso tempo: possiede e viene posseduta con una logica di mercato tragica e che non prevede alcun condotto d’aria possibile. È asfissiata da sé e dal mondo che frequenta, spinta dalla speranza di poter accedere ai lustrini di un universo spettacolare quanto vacuo, falso, miserabile. Riesce anche a far parte di quel microcosmo mefitico, Adriana, ma sempre come suppellettile, elemento della scenografia, ghiribizzo dell’intellettuale di turno o preda del sedicente impresario che ha su di lei mire di tutt’altro genere. Non è sperduta, Adriana, semplicemente si muove per strade che sono solo ed esclusivamente immaginarie: la sua prospettiva è l’illusione di una realtà che dietro la maschera (indossata da chiunque) prevede solo un buio ottundente. Non esiste forse sguardo più crudele, disgustato, rabbioso e ineluttabile di quello che Pietrangeli sfoggia in Io la conoscevo bene, perché non esiste reazione possibile a una tale disperata dissoluzione dell’umano. Ci si può solo soffermare sul bozzetto, sempre approcciato attraverso una messa in scena mirabile, in cui il gesto cinematografico si trasforma in ultimo rabberciato eppur splendente argine contro la rutilante carneficina della società: in questo senso sequenze come quella dello studio collettivo di dizione rappresentano uno squarcio nel nero, luce accecante quanto effimera.





Rivoluzione spontanea popolare e sociale

"Il mio sistema non riconosce né l'utilità, né la possibilità stessa di una rivoluzione diversa da quella spontanea, popolare e sociale. Sono profondamente convinto che qualsiasi altra rivoluzione è disonesta, nociva e funesta per la libertà e per il popolo, perché riporta una nuova miseria e una nuova schiavitù per il popolo; inoltre, e questo è l'essenziale, qualsiasi altra rivoluzione è diventata impossibile, irrealizzabile e inattuabile. La centralizzazione e la civiltà progredita, le ferrovie, il telegrafo, i nuovi armamenti e la nuova organizzazione degli eserciti, la scienza dell'amministrazione in genere, cioè la scienza dell'assoggettamento e dello sfruttamento sistematico delle masse popolari, della repressione delle rivolte popolari e di qualsiasi altra rivolta, scienza così accuratamente elaborata, sperimentata con l'esperienza e perfezionata durante gli ultimi settantacinque anni di storia contemporanea - tutto ciò ha fornito attualmente allo Stato una potenza tanto grande che tutti i tentativi artificiali, segreti, di cospirazione al di fuori del popolo, come pure gli attacchi improvvisi, le sorprese e i colpi di mano, sono destinati a essere schiacciati da questa forza; lo Stato può essere vinto e abbattuto soltanto dalla rivoluzione spontanea, popolare e sociale."

giovedì 26 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VIII°)

Charles Malato, sospettato di essere venuto nel nostro paese inviato dal Comitato Solidarietà di Londra per mettere in atto un piano insurrezionale che affidava a lui la propaganda ed il coordinamento delle azioni in Piemonte e Lombardia, al Cipriani, al Malatesta, al Merlino quello nella Sicilia, Napoletano, Emilia e Romagna e di cui sarebbero state espressioni il moto dei Fasci siciliani e le agitazioni in Lunigiana. In questa prospettiva va anche inserita la fitta corrispondenza che si intreccia tra il questore di Torino e quelli di Palermo, Napoli, Genova, Roma, Bologna alla ricerca di collegamenti tra il Malato e il gruppo torinese da una parte e gli anarchici arrestati in quelle città dall'altra, nell'intento di scoprire un complotto a dimensioni nazionali. Senza contare, come già si è detto, che ad esasperare lo stato d'animo delle pubbliche autorità giungono continuamente notizie di attentati anarchici in Francia che sembravano ben lungi dal volersi arrestare. La macchinosa operazione non darà ovviamente l'esito sperato: per quanto concerne la richiesta di notizie su eventuali rapporti tra gli anarchici torinesi e quelli delle zone italiane in fermento, solo il questore di Bologna fornirà una esile traccia di collega-menti, tra l'altro ben lungi dal confermare l'ipotesi di un piano (12. Il questore di Bologna riferendo su una perquisizione condotta nella casa dell'anarchico Giovanni Domanico, accenna all'esistenza di cartoline postali scritte da redattori del giornale anarchico torinese « L'Ordine » in cui si raccomanda la traduzione già iniziata dal Domanico di Kropotkin e di Bakunine. Il Domanico, che spesso si cela sotto lo pseudonimo di Le Vagre, aveva svolto e svolgerà ancora in seguito un'intensa attività di pubblicista. In un primo tempo aveva collaborato alla «Rivista italiana del socialismo», che si pubblicò mensilmente a Lugo-Imola dal novembre 1886 all'agosto-settembre 1887 con l'intento di divulgare ideologie socialiste, senza aderire a correnti specifiche. Era stato poi direttore de «La Plebe. Periodico socialista», uscito a Temi poi a Firenze con periodicità bisettimanale, poi settimanale, dal 18/10/1891 al 10/4/1892. Il giornale aveva seguito un indirizzo prima tra bakuninista ed internazionalista, poi, trasferitosi a Firenze, era divenuto organo del movimento anarchico italiano. Sempre nello stesso periodo aveva di-retto il settimanale ad indirizzo socialista anarchico «Tribuna dell'operaio», che usci a Firenze-Prato dal 2/7/1892 al 16/7/1892. In seguito, quando Guido Podrecca lasciò la direzione del settimanale «Bonomia ridet» che si pubblicò tra il 1888 e il 1889 a Bologna, lo sostituì. Nel 1895 sarà contemporanea-mente redattore responsabile con Gino Alfani dell'«Avanti!. Periodico socialista dei comuni vesuviani» pubblicato prima a Portici poi a Napoli fino al maggio 1896 e direttore de «L'Asino. Giornale socialista quotidiano» che usciva a Roma. 

Del periodo precedente il 1894 sono noti almeno 2 opuscoli del Domanico: I trovatelli, Milano, Amministrazione della Plebe, 1880, «Propaganda socialista», che ebbe parecchie riedizioni; I partiti politici di fronte all'attuale situazione. Conferenza, Bologna, 1893.