1957
Luglio - Nasce a Cosio d'Arroscia (Cuneo) l'Internazionale Situazionista, dalla fusione del «Movimento per un Bauhaus Immaginista», del «Comitato pisco-geografico di Londra» e dell'Internazionale Lettrista (sorta nel 1952 dalla rottura dell'ala radicale del Lettrismo nei confronti del fondatore Isidore Isou; si era espressa nella rivista "Potlatch"). Confluiscono pertanto nell'Internazionale Situazionista la ricerca sperimentale di Constant, Pinot-Gallizio e Jorn (tesa verso forme di realizzazione sempre più estranee all'attività artistica tradizionale); l'indagine psicogeografica di A. Khatib, anticipata dalle osservazioni di Gilles Ivain (pseudonimo di Ivan Chtcheglov), che oppone al funzionalismo architettonico e urbanistico l'esperienza dello spazio urbano vissuto; nonché la rimeditazione critica delle avanguardie (dadaista, surrealista, lettrista) operata da Guy Debord e Michèle Bernstein, che sfocia in un rifiuto del «mercato artistico», per un superamento dell'arte in direzione rivoluzionaria. In questa fase i situazionisti attaccano il mercato culturale della borghesia, che utilizza tutti i prodotti dell'arte, anche d'avanguardia, e li trasforma in merci. Viene contestata a Bruxelles l'assemblea generale dei critici d'arte internazionali. Anche il surrealismo deve essere superato, ma per fare ciò si devono superare le condizioni alienate in cui si vive. L'immaginazione si scontra con la realtà organizzata. L'ispirazione tecnico-scientifica dell'IS si esprime in Constant e Pinot-Gallizio, che ipotizzano una nuova società post-economica e sur-poetica. Si tratta della copertura ideologica della fase espansiva del cosiddetto neo-capitalismo, che in quel momento ha bisogno di una dilatazione delle attività del tempo libero. Più rivoluzionaria la posizione di Guy Debord che afferma: «Io ritengo il capitalismo incapace di dominare e d'impiegare pienamente le sue forze produttive, incapace di abolire la realtà fondamentale dello sfruttamento, dunque incapace di lasciare il posto pacificamente alle forme superiori di vita evocate dal suo stesso sviluppo materiale» (IS, n. III). La posizione tecnico-scientifica non si discosta troppo da quella dei partiti riformisti, che anzi finiranno per adottarla adattandola alle esigenze produttivistiche del capitale europeo. Debord invece ipotizza un cambiamento della qualità della vita che è incompatibile con lo stato presente, sia esso capitalistico o neo-capitalistico che è poi la stessa cosa, ma implica un risveglio della rivolta proletaria. In questo modo Debord si colloca in una zona politica assai prossima all'anarchismo e ai filoni dissidenti del comunismo (trotzkismo, luxemburghismo, comunismo dei consigli, posizioni del giovane Lukàcs, di Pannekoek, Korsch, Gorter), integrata da un'analisi della vita quotidiana che risente dell'opera, appena pubblicata, del « neo-marxista» Henri Lefebvre, Critique de la vie quotidienne. Infatti le organizzazioni storiche della classe, i grandi partiti operanti alla fine degli anni cinquanta (partiti socialisti e comunisti) non hanno saputo fornire alcuna indicazione rivoluzionaria alle masse durante le crisi, per esempio, dello Stato francese. La totale mancanza di una risposta rivoluzionaria da parte della sinistra parlamentare e dei sindacati a essa collegati, nel maggio 1958, ha consentito la presa del potere da parte di De Gaulle, dimostrando il grado di putrefazione raggiunto da tutta una generazione di militanti e teorici social-comunisti. Cosi, il proletariato francese è rimasto senza un programma, una teoria, una guida capace di sostenere e indirizzare uno sciopero insurrezionale. Ciò dimostra che la rivoluzione «non può trarre la sua poesia dal passato, ma solo dal futuro».
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