Translate

giovedì 26 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VIII°)

Charles Malato, sospettato di essere venuto nel nostro paese inviato dal Comitato Solidarietà di Londra per mettere in atto un piano insurrezionale che affidava a lui la propaganda ed il coordinamento delle azioni in Piemonte e Lombardia, al Cipriani, al Malatesta, al Merlino quello nella Sicilia, Napoletano, Emilia e Romagna e di cui sarebbero state espressioni il moto dei Fasci siciliani e le agitazioni in Lunigiana. In questa prospettiva va anche inserita la fitta corrispondenza che si intreccia tra il questore di Torino e quelli di Palermo, Napoli, Genova, Roma, Bologna alla ricerca di collegamenti tra il Malato e il gruppo torinese da una parte e gli anarchici arrestati in quelle città dall'altra, nell'intento di scoprire un complotto a dimensioni nazionali. Senza contare, come già si è detto, che ad esasperare lo stato d'animo delle pubbliche autorità giungono continuamente notizie di attentati anarchici in Francia che sembravano ben lungi dal volersi arrestare. La macchinosa operazione non darà ovviamente l'esito sperato: per quanto concerne la richiesta di notizie su eventuali rapporti tra gli anarchici torinesi e quelli delle zone italiane in fermento, solo il questore di Bologna fornirà una esile traccia di collega-menti, tra l'altro ben lungi dal confermare l'ipotesi di un piano (12. Il questore di Bologna riferendo su una perquisizione condotta nella casa dell'anarchico Giovanni Domanico, accenna all'esistenza di cartoline postali scritte da redattori del giornale anarchico torinese « L'Ordine » in cui si raccomanda la traduzione già iniziata dal Domanico di Kropotkin e di Bakunine. Il Domanico, che spesso si cela sotto lo pseudonimo di Le Vagre, aveva svolto e svolgerà ancora in seguito un'intensa attività di pubblicista. In un primo tempo aveva collaborato alla «Rivista italiana del socialismo», che si pubblicò mensilmente a Lugo-Imola dal novembre 1886 all'agosto-settembre 1887 con l'intento di divulgare ideologie socialiste, senza aderire a correnti specifiche. Era stato poi direttore de «La Plebe. Periodico socialista», uscito a Temi poi a Firenze con periodicità bisettimanale, poi settimanale, dal 18/10/1891 al 10/4/1892. Il giornale aveva seguito un indirizzo prima tra bakuninista ed internazionalista, poi, trasferitosi a Firenze, era divenuto organo del movimento anarchico italiano. Sempre nello stesso periodo aveva di-retto il settimanale ad indirizzo socialista anarchico «Tribuna dell'operaio», che usci a Firenze-Prato dal 2/7/1892 al 16/7/1892. In seguito, quando Guido Podrecca lasciò la direzione del settimanale «Bonomia ridet» che si pubblicò tra il 1888 e il 1889 a Bologna, lo sostituì. Nel 1895 sarà contemporanea-mente redattore responsabile con Gino Alfani dell'«Avanti!. Periodico socialista dei comuni vesuviani» pubblicato prima a Portici poi a Napoli fino al maggio 1896 e direttore de «L'Asino. Giornale socialista quotidiano» che usciva a Roma. 

Del periodo precedente il 1894 sono noti almeno 2 opuscoli del Domanico: I trovatelli, Milano, Amministrazione della Plebe, 1880, «Propaganda socialista», che ebbe parecchie riedizioni; I partiti politici di fronte all'attuale situazione. Conferenza, Bologna, 1893. 


Il boll weavil, l'alluvione e il blues

Il boll weavil, un insetto che si nutre di cotone, era apparso nel Texas tra il 1890 e il 1900, e si era rapidamente diffuso in un'ondata devastatrice su miglia e miglia di acri coltivati a cotone. Nel 1915 aveva raggiunto il Mississipi, gettando la comunità in una crisi ancora più profonda. Molti dei primi blues  avevano per argomento il boll weavil, che era presentato spesso come un amichetto un pò canaglia con il quale molti neri sembravano identificarsi, per il suo istinto distruttivo e per la sua ricerca di una casa. Un altro colpo fu la serie di alluvioni disastrose tra il 1915 e il 1916, con aree enormi completamente distrutte e molti piantatori e piccoli proprietari rovinati. Non erano le prime né le ultime alluvioni del Mississipi: nel 1927 un'altra devastò la zona e ispirò Charley Patton uno dei suoi dischi migliori High Water Everywhere, un pezzo sofferto e appassionato. E' un opera profondamente seria, la voce, accompagnata dagli accenti lugubri delle corde basse, con la tensione e l'acqua che salgono al suono delle dita sulla cassa della chitarra, é tesa, con una raucedine che la soffoca e la spezza. In certi punti cede alla rassegnazione, sottolineandola con pizzichi delicati alle corde alte.

Backwater at Blythville, doctor weren't around, 

Backwater at Blythville, done took Joiner Town,

It was fifty families and children, suffer to sink and drown.


The water was risin', up at my friend' door,

The water was risin', up at my friend' door,

The man said to his womenfolk

"Lord we'sbetter'd row"


The water was risin'; got up in my bed,

Lord the water rollin', got up to my bed,

I thought I would take a trip Lord out on a big ice-sled.


Oh I hear, Lord, Lord, water upon my door,

You Know what I mean? Same here,

I hear the ice boat Lord went sinking down.

(Blytville allagata, e non c'erano dottori, / Blytville allagata, e poi anche Joiner Town, /  cinquanta famiglie e bambini che finivano affogati. L'acqua saliva fino alla porta del mio amico, / E lui disse alle donne di casa: "Mio Dio, è meglio filarsela".L'acqua saliva eccola al mio letto, / Signore, l'acqua saliva, avanzava fino al mio letto,  / mi sembrava di andare in slitta, Signore! Ascolta, Signore, Signore, l'acqua era alla mia porta, / Non so se mi spiego. Proprio a quel punto, / mi dicono che la nave di ghiaccio è affondata.)  



QUELLI CHE CI SONO SEMPRE (il prezzemolo umano)

Tutti conoscono quelli che ci sono sempre. Sono apprezzati e detestati come tutti quelli che si prendono cura e rimangono laddove tutti gli altri vivono e passano (il parroco, l'infermiera, la maestra, gli anziani, il farmacista). Sono il falso specchio della libertà, loro, gli assidui, gli schiavi di una servitù inedita che li illumina di una luce splendente: i combattenti, gli irriducibili, i senza privato, i senza pace. La rabbia per combattere, finiscono col trovarla nelle loro vite mutilate; attribuiscono le ferite ad una lotta nobile e immaginaria, mentre si sono feriti da soli allenandosi allo sfinimento. In verità, non hanno mai avuto la possibilità di scendere su un campo di battaglia: il nemico non li riconosce, li prende per un semplice disturbo, con la sua indifferenza li spinge alla follia, all'ordinaria insignificanza, all'offensiva suicida. L'alfabeto del potere non ha lettere per ricordarsi del loro nome; per il potere sono già scomparsi, ma resistono come fantasmi insoddisfatti. Sono morti e si sopravvivono nel transito dei visi che li attraversano, sui quali hanno più o meno presa, con i quali dividono la tavola, il letto, la lotta, finché i passanti non partono, o restano spegnendosi, diventando gli inerti di domani.

giovedì 19 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VII°)

Assai più nutrita e ricca di interesse è la pubblicista di cui vengono trovati in possesso gli anarchici arrestati nel 1894. In fondo la causa occasionale che dà il via agli arresti è il rinvenimento a Torino di copie del volume di Charles Malato De la Commune à l'anarchie, uscito a Parigi proprio in quel tempo. Per alcuni mesi le forze di pubblica sicurezza daranno una caccia senza tregua al rivoluzionario, del cui soggiorno in Italia nei mesi di gennaio e febbraio di quell'anno ci sono prove e testimonianze (Questi sono i connotati che il questore di Torino trasmette al collega di Milano il 10 aprile 1894, richiedendogli notizie sul soggiorno milanese di Keller Charley: Malato Carlo: «Anni 37 ma ne dimostra 45, statura e corporatura vantaggiosa, capelli piccoli, baffi castani, faccia da prete, parla perfettamente francese e male l'italiano». Dalle deposizioni rilasciate al sottoprefetto di Biella da alcuni socialisti anarchici del circondario, tra cui si trova Rinaldo Rigola (Rigula riportano i documenti), risulta che il rivoluzionario andò a Biella e a Mongrando 2 volte: una alla fine di gennaio ed un'altra nel periodo di carnevale. In queste brevi visite, in cui sarebbe stato accompagnato dall'anarchico torinese Flavio Sogno, ebbe abboccamenti con parecchi anarchici del luogo, tra cui il Rigola, il Guabello e Paolo Lusano, ricordato poi dal socialista biellese come un artigiano, un fabbro ferraio, che, senza mai essere stato a scuola, né all'estero, conosceva una mezza dozzina di lingue straniere. Da Milano intanto si precisava che il Malato vi soggiornò dal 21 al 22 gennaio ed ebbe parecchi incontri con Pietro Gori. A conferma della notizia venivano riportate le dichiarazioni, rilasciate dallo stesso Gori al giornale «La Sera» di Milano, pubblicate poi sul numero del 12-13 marzo 1894: «L'autorità sa poco e sa male. Ne volete un esempio? Essa diede la caccia a Merlino ma ignorò che a Milano furono di passaggio anche Malatesta e Malato. Di Malatesta ebbe qualche sentore un paio di settimane fa mentre fu a Milano a fine gennaio. Malato poi venne a casa mia e fu con me proprio nei giorni in cui la mia casa era piantonata da una pattuglia e non facevo un passo senza scorta d'onore. Venne da Londra così straordinariamente truccato da inglese che dubitavo perfino desse nell'occhio. Una sera infatti il delegato Allone si soffermò e ci seguì qualche tratto: ma intonai il discorso delle bellezze di Milano e l'altro si staccò da noi. - Che tipo è il Malato? - Intelligentissimo e genialissimo. È figlio d'una Del Carretto, nacque a Napoli e da fanciullo passò a Parigi. Non chiese la naturalizzazione francese e così finì col non prestare servizio militare né in Francia né in Italia. Ora è a Londra corrispondente di giornali. Manda articoli anche al " Figaro "».) 

Continua…


MATTINO - di Federico Garcia Lorca

E la canzone dell’acqua

è una cosa eterna.

È la linfa profonda

che fa maturare i campi.

È sangue di poeti

che lasciano smarrire

le loro anime neri sentieri

della natura.

Che armonia spande

sgorgando dalla roccia!

Si abbandona agli uomini

con le sue dolci cadenze

Il mattino è chiaro.

I focolari fumano

e il fiumi sono braccia

che alzano la nebbia.

Ascoltate i romances

dell’acqua tra i pioppi.

Sono uccelli senz’ala

sperduti nell’erba!

Gli alberi che cantano

si spezzano e seccano.

E diventano pianure

le montagne serene.

Ma la canzone dell’acqua


IL PENSIERO-SUONO

Non vi è dunque né materializzazione dei pensieri, né spiritualizzazione dei suoni, ma si tratta del fatto per cui il pensiero-suono implica divisioni e per cui la lingua elabora le sue unità costituendosi tra due masse amorfe. Ogni lingua crea dunque il proprio repertorio di significati articolando arbitrariamente la massa di per sé amorfa del pensiero. In questo senso il significato è linguisticamente autonomo: non esistono significati prima, al di fuori o indipendentemente dalla lingua; il significato nasce all'interno del sistema linguistico ed è un'entità tutta linguistica. 

Il ruolo caratteristico della lingua di fronte al pensiero non è creare un mezzo fisico materiale per l'espressione delle idee, ma servire da intermediario tra pensiero e suono in condizioni tali che la loro unione sbocchi necessariamente in delimitazioni reciproche di unità. Il pensiero, caotico per sua natura, è forzato a precisarsi decomponendosi.  

giovedì 12 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VI°)

Elenco degli arrestati nel 1892 

Farinetti Luigi fu Sebastiano e fu Livia Bianchi, nato a Torino nel 1874, domiciliato a Torino, professione incisore. Dichiara di essere in relazione con membri della C.d.L. di Torino. 

Gurlino Romano di Giovanni e di Delfina Foresta, nato a Torino nel 1866, domiciliato a Torino, professione falegname. Per sua stessa ammissione è in rapporto con membri della C.d.L. di Torino. 

Cassani Antonio di Carlo, nato a Milano nel 1872, domiciliato a Milano, professione battiloro. Ben poco si conosce di lui, nonostante le pubbliche autorità lo indichino come un anarchico convinto e pericoloso. Le poche notizie sul suo conto e sulla sua attività si ricavano dai rapporti di polizia e dai documenti sequestratigli. Egli si era diretto nei primi mesi del 1892 a Ginevra con il Guabello, il Farinetti e il Gurlino. Ma vi era rimasto pochi giorni, poi con il solo Guabello era partito alla volta di Lione e Parigi. Qui doveva trovarsi alla fine di aprile se indirizzò una lettera a Sante Caserio, da cui traspare l'ansia e la sollecitudine per la causa anarchica che non si affievolisce, nonostante i disagi e la difficoltà di trovare un'occupazione. I rapporti tra il Cassani e il Caserio dovevano essere molto stretti e intensa la collaborazione di entrambi all'attività politica, se insieme avevano affittato un abbaino a Milano per farne deposito di stampa anar-chica da diffondere. In una perquisizione di questo oltre ad indirizzi, stampati e corrispondenze, vengono rinvenute ben 600 copie di un opuscolo pubblicato nel 1892 dal Cassani, intitolato Amore e Odio. Le pubbliche autorità attribuiscono alla sua penna anche il piccolo saggio II Salariato. Nutro invece dubbi in proposito poiché proprio nel 1891 era stato pubblicato a Torino dall'editore Rigo come numero 1 della Biblioteca della Gazzetta degli operai lo scritto di P. Kropotkin II Salariato. La coincidenza e la mancanza di notizie su altre eventuali pubblicazioni del Cassani ingenera quindi la propensione a non accettare l'attribuzione delle pubbliche autorità. Si apprende anche che il Cassani era solito celarsi sotto lo pseudonimo di Riccardo Bertagnoli. 

Guabello Alberto di Dionigi, nato a Mongrando nel 1874, domiciliato a Mongrando, professione muratore.


SOUL MAN – Sam & Dave

Sto arrivando da te su una strada polverosa

Ho un camion carico di buon amore

e quando lo prendi hai qualcosa

allora non preoccuparti perchè sto arrivando


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

E non è tutto


Ho ottenuto quello che ho nel modo più duro

e farò di meglio ogni singolo giorno

quindi tesoro non ti agitare

perchè ancora non hai visto niente


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Suona la chitarra Steve

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima


Sono cresciuto in un angolo di strada

Ho imparato ad amare prima di poter mangiare

Sono stato educato da una buona stirpe

quando inizio ad amare non riesco a smettere


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima, si

Sono un uomo con un anima


Prendi la corda e ti farò entrare

ti darò speranza e sarà il tuo unico ragazzo

Yeah (yeah) yeah (yeah)


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

(Soul man (Uomo con un anima) è un brano scritto da a Isaac Hayes e David Porter e portata al successo dal duo soul statunitense Sam & Dave nel 1967. Il pezzo trae origine da alcuni fatti della rivolta di Detroit del luglio 1967. Sembra che i negozianti che avevano scritto la parola “soul” sulla porta dei loro esercizi fossere stati risparmiati dalle devastazioni. )



Potlatch per essere rivoluzionari

Il lavoro collettivo che ci proponiamo è la creazione di un nuovo teatro culturale di operazioni, che proponiamo per ipotesi al livello di un’eventuale costruzione generale degli ambienti con una preparazione, in qualche circostanza, dei termini della dialettica scenario-comportamento. Ci basiamo sull’evidente costatazione di un logorio delle forme moderne dell’arte e della scrittura, e l’analisi di questo movimento continuo ci porta alla conclusione che il superamento dell’insieme significante di fatti culturali in cui vediamo uno stato di decomposizione giunto al suo stadio storico estremo, deve essere ricercato con un’organizzazione superiore dei mezzi di azione della nostra epoca nella cultura. Dobbiamo cioè prevedere e sperimentare l’al di là dell’attuale atomizzazione delle arti tradizionali consunte, non per ritornare a un qualsiasi insieme coerente, corrispondente a una nuova condizione del mondo di cui la più conseguente affermazione sarà l’urbanismo e la vita quotidiana di una società in formazione. Vediamo chiaramente che lo sviluppo di questo compito presuppone una rivoluzione che non è ancora compiuta, e che qualsiasi ricerca è soggetta a restrizioni dalle contraddizioni del presente. L’Internazionale situazioni sta è costituita nominalmente, ma ciò significa solamente l’inizio di un tentativo di costruire al di là della decomposizione, in cui siamo interamente inclusi, come tutti. Prendere coscienza delle nostre possibilità reali richiede insieme il riconoscimento del carattere presituazionista, nel senso stretto del termine, di tutto ciò che possiamo intraprendere, e la rottura senza tentennamenti con la divisione del lavoro artistico. 

(Potlatch bollettino di informazione del gruppo francese dell’Internazionale Lettrista n° 29 05 novembre 1957) 


giovedì 5 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (V°)

Elenco degli arrestati nel 1892. (prima parte)

Bertani Giovanni di Ambrogio. Doveva essere membro della C.d.L. di Torino, secondo la testimonianza di alcuni arrestati, ed in collega-mento con società operaie se nella perquisizione della sua abita-zione, effettuata il 19 aprile, vengono rinvenute relazioni di sedute della C.d.L., 152 libretti di soci e vari statuti di società operaia.

Alasia Luigi di Bartolomeo, nato a Torino, residente a Torino di anni 25, professione tipografo. Cfr. Elenco arrestati 1894. Stretti dovevano essere i suoi legami con la C.d.L. poiché viene indi-cato come membro di questa. Pare che fosse stato eletto a far parte della commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. A quanto ci risulta si dedicò anche al giornalismo: nella sua abitazione venne requisito nell'aprile 1892 un originale di articolo per il giornale «Il Birichin». Pare che facesse capo a lui l'iniziativa di stampare a Torino la «Gazzetta dell'Operaio». Una lettera inviatagli da Livorno da V. Milanese e che è stata qui riprodotta contiene gli indirizzi di un primo nucleo di abbonati al giornale. 

Castellano Guglielmo. 

Botto Umberto di Giovanni, nato a Torino, residente a Torino, di anni 25, professione tipografo. Era il gerente de « Il Ventesimo Secolo - Organo della democrazia sociale» settimanale che si stampò a Torino dal 5/4/1891 al 9/4/1893, ad indirizzo democratico-repubblicano sotto la direzione di Giovanni Ferraroni. Tra i collaboratori si trovano Laerte Salvi, Paolo Alessi, Achille Gouthier, G. Salvioli. 

Capisano Ferdinando fu Carlo, nato nel 1871, domiciliato a Torino, professione falegname. 

Ajassa Ernesto nato a Borgogno (Novara) nel 1861, residente a Torino, professione fotografo e suggeritore teatrale. Membro della C.d.L. Pare che fosse stato eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. 

Gastaldetti Eugenio Viene indicato come membro della C.d.L. 

Barosso Luigi di Lorenzo, nato a Torino nel 1872, domiciliato a Torino, professione cappellinaio. 

Gouthier Achille fu Angelo nato a Torino nel 1857, domiciliato a Torino, professione pittore. Anch'egli viene indicato come membro eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. Appare tra i collaboratori del settimanale «Il Ventesimo Secolo», con direttore Giovanni Ferrarone e gerente il già citato Umberto Botto. 

Raso Giovanni fu Pietro, nato a Cagliari nel 1841, domiciliato a Torino, professione fonditore. 

Lanozzi Emilio, ( o Panozzi Emilio). Cfr. Elenco arrestati 1894. 

Lancino Secondo fu Francesco, nato a S. Giorgio nel 1844, domiciliato a Torino, professione tessitore. 

Caruzzi Castore fu Francesco, nato a Coli (Pc) nel 1836, domiciliato a Torino, professione assistente. 

De Marchi Francesco fu Giacomo, nato a Torino nel 1873, domiciliato a Torino, professione lattoniere. 

Bellino Giovanni di Carlo, nato a Torino nel 1860, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Monaco Lorenzo visse per un certo periodo a San Paolo di Brasile. 

Ferrerò Giovanni fu Vincenzo, nato a Savigliano nel 1852, domiciliato a Torino, professione parrucchiere. 

Garlasco Carlo. 

Panizza Alessandro. 

Bertoni Giuseppe fu Luigi, nato a Genova nel 1857, domiciliato a Torino, professione muratore. 

Ragazzini Alessandro. 

Mainardi Domenico di Carlo, nato a Torino, di anni 27, domiciliato a Torino, professione maniscalco. Per un certo periodo fu in America. 

Scala Pietro di Anacleto, nato a Salassa Canavese, di anni 32, professione panettiere e bracciante. 

Viscardi G. Battista di Pietro, nato a Villastellone nel 1869, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Marchello Giacomo di Giuseppe, nato a Torino, di anni 25, professione panettiere. 

Audisio Antonio fu Giovanni, nato a Torino, di anni 35, professione tipografo. 

Repossi Francesco di Pietro e di Rosa Baroso, nato a Valenza (AL) nel 1871, domiciliato a Torino, professione meccanico. Si dichiara estraneo all'ambiente anarchico ed alla C.d.L. 


EL DÌA DE LA BESTIA – Alex de la Iglesia

Angel Berriartúa, sacerdote e professore di teologia all'Università di Deusto, ha passato gli ultimi venticinque  anni della sua vita a studiare l'Apocalisse di San Giovanni, cercando di decifrare il messaggio che si cela dietro questo testo sacro è infine giunto alla conclusione che l'Anticristo nascerà a Madrid il 25 dicembre 1995 prima dell'alba. Il problema è che il sacerdote non conosce il luogo esatto dove avverrà la nascita. Per mettersi in contatto con il Maligno, si arma fino ai denti e si dà allegramente, anche se in modo alquanto improvvisato, al crimine. Nel corso della vicenda, il sacerdote, e con lui lo spettatore, incontreranno José  Maria, una  giovane metallara con un  passato difficile e un look aggressivo; il professor Cavan, uno  parapsicologico di fama mondiale, presentatore e regista di un notissimo programma televisivo; Rosario, l'allucinante proprietaria di una pensione, sospettosa di tutto e di tutti; Mina, una virginale fanciulla TV-dipendente; Susana,  una pinup dotata dell'innata capacità di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; e centinaia di altre vittime innocenti. 

De la Iglesia è uno che l’horror lo conosce bene e, anche se la sua è più una commedia grottesca e violentissima che un horror vero e proprio, fa riferimento a tutto il cinema satanico anglosassone degli anni ’70 e ’80. Il risultato è un film davvero unico nel suo genere, una rivisitazione della natività in salsa urbana e, allo stesso tempo, provinciale; sporca, grossolana, pacchiana, se vogliamo, ma va benissimo che lo sia: quando entra in scena l’astrologo Cavan, con tutto il suo armamentario di false divinazioni in diretta televisiva, il suo appartamento arredato ai massimi livelli di cattivo gusto, e i suoi collaboratori che lo rincorrono lungo i corridoi della rete, è difficile nutrire dubbi: ci troviamo di fronte a una gigantesca satira nei confronti di qualsiasi tipo di credenza, istituzionale e non. Raro esempio di commistione riuscita tra commedia e orrore, El día de la bestia non dimentica mai la sua vocazione orrorifica ma de la Iglesia, divertendosi anche a infrangere qualche tabù tra i pochi rimasti, inocula nella storia robuste dosi di satira e ironia che, più che alleggerire il tono horror, lo enfatizzano con efficacia. 

De la Iglesia si concentra con Il giorno della bestia sulla sinossi irriverente e folle, ovviamente, sulla perversa necessità che l’essere umano ha di contemplare come alcuni esemplari della sua specie si sottopongano alle luci oscure e sporche dello spettacolo, de la Iglesia attacca nel suo film le luci al neon che nascondono la danza macabra alla quale si sottopongono in massa i membri di una società maledetta.


Il fuoco che de la Iglesia ha aperto con questo film non si ferma mai. Non c’è assolutamente nulla che venga rispettato qui: la corsa contro la follia e il tempo che il trio protagonista intraprende per salvare il mondo nella notte di Natale si svolge con tutte le critiche sociali immaginabili come sfondo. 
Il Natale e la sua massa sociale che si muove tra luci al neon e canti natalizi, una banda organizzata che picchia e uccide ogni senzatetto che si incrocia sul suo cammino, un presentatore superficiale e arrogante che considera il pubblico del suo programma ciò che in realtà è: una massa pronta a soddisfarsi di un programma superficiale e polveroso. de la Iglesia non fa né amici, né concessioni, né prigionieri.

Valutazione Pastorale: Questo "rendez-vous" madrileno si configura come un enorme pastrocchio ambizioso e farneticante. E' molto probabile che per tanti dettagli (vedi lo zampettante caprone) ne sorrideranno perfino i più severi e raffinati esperti del paranormale e dell'esoterismo. Le ragioni per cui nello scegliere l'eletto a recarsi all'appuntamento si sia dato spazio ad un religioso previ i suoi reiterati tuffi nel Male non hanno bisogno di commenti. Ironia, sarcasmo, un pizzico di "noir", una dose di horror sono gli ingredienti principali dell'ignobile e delirante intruglio, cui si aggiunge ovviamente quel tipo di musica "death metal" che molta gente ha contagiato con la sua spietata durezza.



El día de la bestia es un grito de furia magistral. Un ejemplar único de «Cine-Punk» en Navidad.


Abolire le prigioni

Il regno odioso delle prigioni non finirà senza che ciascuno impari a non imprigionarsi più in un comportamento economizzato dai riflessi del profitto e dello scambio. Meno l'animalità si ingabbierà nella rigidità del carattere, arrabbiandosi per frustrazioni perpetue, più aprirà le porte del godimento a progressivi affinamenti, e più apparirà a tutti l'orrore di rinchiudere in cella dei condannati che vi languiscono non per i loro misfatti, ma perché esorcizzano i demoni che le persone oneste imprigionano in loro. I progressi che l'umanesimo auspica fanno rabbrividire. Se le prigioni spariranno senza che il godimento sia restaurato nei suoi diritti, esse cederanno soltanto il posto ad istituzioni psichiatriche ariose, in accordo con le terapie che anestetizzano nei condannati al lavoro quotidiano la violenza delle frustrazioni. Non è forse giunto il tempo di stabilirsi talmente nell'amore di sé che, arrivando ad adeguarsi dal fondo del cuore molta felicità, ci si affezioni agli altri per la felicità stessa che tocca loro in sorte, amandoli per il favore di amare che dispensano a se stessi? Non sopporto di essere abbordato per il ruolo, la funzione, il carattere, l'istantanea che mi fissa e mi imprigiona in ciò che non sono. Quale incontro sperare in un luogo in cui l'obbligo di essere in rappresentazione impedisce sempre che io esista? Mi importa soltanto la presenza del vivente, in cui convergono tutte le libertà che nessun giudizio ha il potere di arrestare.