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sabato 1 agosto 2026

buone vacanze

CHIUSO PER FERIE 



giovedì 30 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) X°

Alla vivacità della polemica non corrispose tuttavia sul terreno pratico un'azione tale da imprimere al movimento operaio una svolta rivoluzionaria. La sproporzione delle forze era troppo massiccia (500.000 circa gli aderenti all'Unione Sindacale contro il milione e 900.000 della CGL nel 1920) per poter permettere al gruppo anarchico di assumere la guida dell'intero movimento operaio organizzato. (L'Unione Sindacale Italiana esercitava un'influenza rilevante soprattutto in alcuni settori operai e in alcune località; per es. fra i metallurgici e i gasisti di Milano, i minatori di Toscana, i cavatori dell'Apuania, i contadini delle Puglie e i metallurgici genovesi. Soltanto in queste zone la sua azione era determinante e riusciva a trascinare tutto il proletariato). Ma le difficoltà erano insite nelle carenze interne dello stesso movimento anarchico, come si può desumere dall'esame degli scritti del Borghi. Lo straordinario intuito che lo portò a riconoscere sul piano politico generale i momenti di più alta tensione rivoluzionaria non si manifestò con altrettanta chiarezza e incisività nell'azione sindacale. Quest'ultima appare piuttosto un'esperienza che, in quanto recepita dall'esterno (il Borghi stesso riconosce come in Italia i sindacati siano nati per opera dei socialisti marxisti), venne ad aggiungersi alla logica dell'insurrezionismo anarchico, senza però amalgamarsi con esso. Conseguenza questa forse dell'inadeguatezza del mezzo sindacale a rispondere alle esigenze rivoluzionarie anarchiche (il Borghi riconoscerà più tardi che «lo spettacolo dell'involuzione che era avvenuta nei movimenti operai dei paesi che avevano preceduto l'Italia nello sviluppo industriale» aveva finito per persuaderlo che «era utopistico addossare al sindacato compiti rivoluzionari»), ma anche, riteniamo, di quella che fu l'intrinseca caratteristica della strategia e della tattica rivoluzionaria anarchica, portata a porre l'accento soprattutto sull'elemento volontaristico senza collegarlo, con un programma accorto di preparazione rivoluzionaria, alle condizioni obiettive della situazione. Lo stesso rifiuto degli anarchici a partecipare, a qualsiasi livello all'esercizio del potere, pur cimentandosi nelle più complesse operazioni dell'azione politica (l'azione sindacale, l'insurrezione armata, la gestione collettiva delle imprese ecc.) costituiva un determinante motivo di debolezza nei loro programmi. Tuttavia non si può non riconoscere che, al di là dei concreti limiti operativi, essi adempirono a un'importante funzione critica. E questo giudizio è particolarmente valido per il Borghi che, indirizzando concretamente l'Unione Sindacale Italiana verso il rifiuto del parlamentarismo governativo, delle riforme parlamentari, del partito politico, della dittatura provvisoria e di tutte quelle iniziative che prescindono da un processo di liberazione del proletariato che parta dal basso, apportò un contributo decisivo all'identificazione di quelli che possono essere i processi degenerativi della lotta politica; contributo la cui validità superò i limiti contingenti della sua azione per porsi come strumento interpretativo e di continua verifica dei criteri e degli obiettivi della lotta di classe.


FELCE MASCHIO

Pianta erbacea perenne alta 100-140 cm; rizoma brunastro, biancastro all'interno, orizzontale, spesso, lungo fino a 20-30 cm, di cui si dipartono radici nere; fronde a ciuffi, durante il primo stadio vegetativo ripiegate a ricciolo, diviso 2 volte in pinnule ottuse, poco dentate, lanceolate, terminanti a punta; sori sulla pagina inferiore, disposti a 2 ranghi, vicino alla nervatura.

Maturazione degli sporangi da luglio a settembre. Cresce in boschi, vallette, in zone ombrose e su terreni umidi e freschi.

In Germania, la felce maschio è nota come Walpurgiskraut (pianta di Valpurga). Esiste infatti una credenza secondo cui le streghe, nella notte di Valpurga, le utilizzavano per rendersi invisibili. In Boemia, Bretagna e Tirolo si pensava che la felce, o i suoi semi, rivelassero la presenza di tesori.

In Russia, i contadini eseguivano con la felce un rituale nella foresta, prima della mezzanotte della festa di San Giovanni Battista (24 giugno). A mezzanotte in punto, sarebbero apparsi tre soli, la foresta sarebbe stata illuminata a giorno e si sarebbero udite risate e voci femminili. La persona che avesse assistito a tutto ciò, avrebbe acquistato il potere di prevedere il futuro.

Nella fitoterapia moderna, si usa per parassiti intestinali e gotta. L'estratto del rizoma era utilizzato in medicina umana e veterinaria contro la tenia.

Causa nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, allucinazioni con predominanza del colore giallo, depressione cardiocircolatoria, aritmie, depressione del Sistema Nervoso Centrale, cecità temporanea o permanente.



Contro un progresso alienato

L'alterazione della velocità delle forme si sopravvivenza è uno dei tanti accorgimenti con i quali si confeziona l'a-storicità dell'epoca e si umilia la spontaneità. La tendenza è quella di ridurre l'individuo ad un semplice recettore di riflessi condizionati, un programma che si realizza mantenendo nell'incoscienza le forme dell'esserci e stimolando la sfera corporale, come mostra il successo delle attività sportive, intense, funzionali e brutali, cariche di un aggressività senza contenuto, e di una ritualità sublimata, che ricordano l'impegno del lavoro salariato. In questo quadro la povertà  è una forma di lentezza che fa del proletario un parassita, la cui vita è divenuta ideologia della sua propria assenza. Un ideologia che ricorda la decadenza dei Romani, caratterizzata da una quiete sociale che, nelle repubbliche, è solo l'espressione di una mancanza di libertà.

L'idealismo ha imparato da tempo a strumentalizzare il progetto comunista di rovesciare il mondo, per mascherare le lotte sul cambiamento. Lotte nelle quali la critica radicale ha appreso a catalizzare i desideri della sua epoca prima che vengano presi in ostaggio dalle accelerazioni impresse alla vita corrente dagli autoritarismi, arrivati sino al paradosso di imporre la condizione del moderno come un dovere assoluto. Queste lotte hanno costituito un programma appassionato di cambiamento reale della vita, che si è costantemente accompagnato alla necessaria resistenza contro la de-ragione di un progresso alienato e al carattere parziale di tutte le realizzazioni positive da esso promesse. Là dove la forma si ritorce contro il contenuto, necessariamente i mezzi si rivoltano contro il fine.


giovedì 23 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) IX°


Fedele all'insegnamento malatestiano che poneva l'accento principalmente sulla lotta armata, e avversario di ogni forma di organizzazione sociale rigidamente stabilita, il Borghi rifiutò il concetto della dittatura provvisoria del partito per affermare invece le virtù organizzatrici dell'azione diretta proletaria e popolare, procedente dal basso per libera iniziativa per mezzo degli organismi nati e formatisi nel suo seno. Un potere centrale, secondo il Borghi, non solo non era indispensabile alla resistenza, alla vitalità e all'azione delle masse, ma limitava ogni loro funzione e finiva per ridurre a strumenti di potere i liberi organismi che esse avevano creato per rappresentarle. Nel processo rivoluzionario invece era a questi organismi - e in primo luogo ai sindacati (Durante il «biennio rosso» il Borghi considerò anche i consigli di fabbrica come un prezioso strumento rivoluzionario. Naturalmente egli non accettava la concezione comunista che, istituzionalizzando i consigli, preconizzava il loro assorbimento in un sistema di soviet e la loro subordinazione a un potere politico centrale; ma auspicò la loro utilizzazione nel processo rivoluzionario come strumenti di auto-organizzazione dei lavoratori nella fabbrica, necessari per continuare la produzione e per provvedere e distribuire le materie prime nel periodo della lotta, e come possibili cellule della succes-siva gestione comunista. Soprattutto egli sottolineò che l'esperienza di auto-direzione operaia nella fabbrica avrebbe conferito al moto rivoluzionario un carattere sociale e produttivo che ne avrebbe fatto «non la rivolta degli straccioni o degli oziosi, ma delle masse organizzate già allenate all'auto-pedagogia dell'azione collettiva e del funzionamento dell'azienda produttiva») - che bisognava fare ricorso quale unico strumento atto a rivalutare il principio della violenza rivoluzionaria che doveva essere applicata non solo nella tattica, ma anche nell'esercizio e nell'organizzazione del potere. Dalla conferenza risulta l'esaltazione del sindacato come organo catalizzatore delle forze autenticamente rivoluzionarie, cioè quelle dei lavoratori oppressi e sfruttati, e come unico strumento «tecnico » utilizzabile per costruire la società futura, in cui i mezzi di produzione e di amministrazione devono essere gestiti pubblicamente. In essa inoltre si ribadisce la necessità dell'assoluta indipendenza del sindacato da qualsiasi partito politico, anche dal movimento politico anarchico che nel primo dopo guerra aveva trovato la sua espressione nell'Unione Anarchica Italiana. Rispondendo all'accusa avanzata dai comunisti di aver asservito l'Unione Sindacale al «partito» anarchico, il Borghi chiarisce ancora una volta il significato e la funzione dell'anarchismo nei suoi rapporti con il movimento sindacale. «Le coincidenze, in certi punti, dei programmi di azione dei sindacalisti-rivoluzionari con le ideologie del movimento anarchico - egli scrive - sono la conseguenza del fatto che il movimento sindacale è stato la risultante dell'azione di una massa di militanti, che hanno voluto mettersi sul terreno rivoluzionario antiparlamentare. In ogni modo queste coincidenze non stabiliscono nessuna sottomissione, ma sono il riflesso di posizioni teoriche e pratiche che corrispondono al valore intrinseco di ciascuna dottrina». Il sindacalismo per gli anarchici che credono in esso come metodo d'azione non è l'anarchismo, ma le sue ideologie «in quanto si riferiscono all'azione che deve svolgere il sindacato e in quanto al fine che si deve proporre, sono identiche alla concezione che l'anarchismo di classe, rivoluzionario, ha del movimento operaio». Questo significa che «il sindacalismo fa parte delle ideologie che l'anarchismo ha in sé», mentre questo «abbraccia un insieme di dottrine che esorbitano dal sindacato». Fiancheggiandolo e spingendolo sulla strada dell'azione rivoluzionaria, esso intende portarlo alla costruzione di una società «in cui non si parlerà più né di sindacalismo e delle sue differenze, né di scuole anarchiche e di partiti diversi, perché la realizzazione della società ad ordinamento libero e produttore avrà accomunato tutti gli uomini sotto una sola denominazione generale: quella di essere liberi, redenti mercé la rivoluzione sociale ed organizzati nel regime libertario che è la società libera da tutte le oppressioni, da tutte le schiavitù». 


Vivere il proprio tempo

C'è un modo di essere comunisti che non deriva dal sapere delle scienza sociali, né dall'assalto della classe degli sfruttati ai bastioni del Capitale, provvede la vita corrente.

E' un costume inebriante di vivere il proprio tempo, spesso nella forma di un'avventura, sempre nelle vesti di una tragedia.

L'esperienza ha mostrato che questa avventura, finora, non è mai durata più di quanto duri un sogno, con il quale, per altro, condivide certi poteri, terrorizza i nemici e i cattivi compagni di strada, spaventa i dogmatici, rovescia le tavole delle ideologie e le illuminate illusioni della borghesia.

Questa materna epifania della storia dell'uomo è quella che porta all'espressione più alta del vissuto, è quella che salda e dà un senso a tutte le passioni, anche le scellerate. Essa non consente mediazioni né ritorni alle posizioni di partenza, così, gli eletti sono le sue vittime, destinati al massacro perché la ferocia degli idealismi, nessuno  escluso, da quelli che diffondono la peste religiosa a quelli che si piegano ai meriti delle democrazie borghesi e alla signoria delle armi,  non lasciano scampo.

E' successo a Parigi nel 1871, a Monaco e a Budapest, nel 1919, a Kronshtadt, nel 1921. Questa ultima avventura, in particolare, è stata la più breve e la più crudele delle primavere della rivolta. Diciotto giorni appena.

In ogni caso, dallo sventurato destino della Comune di Kronshtadt ne è derivata una lezione importante per i suoi figli, le strutture della modernità sono sempre e inevitabilmente repressive, non importa il credo che le anima. A Parigi, come a Pietrogrado, come a Barcellona, Varsavia e ancora a Budapest, i versaillais sono puntualmente dietro l'angolo, nell'ombra, ad affilare i coltelli. Nascosti e protetti dietro l'oscuro e vuoto spazio da cui la forma di capitale gestisce le strutture irrazionali che governano lo spettacolo della politica e la lebbra della alienazione sociale, questo lievito che muta la vita corrente in merce.

Amicizia e solidarietà

Ci hanno abituati a un’idea neutra dell’amicizia, come pura affezione  senza conseguenze. Ma ogni affinità è un’affinità in una comune verità. 

Ogni incontro è un incontro in una comune affermazione, foss’anche quella della distruzione.

Non ci si lega  innocentemente in un’epoca in cui  tenere a qualcosa e non demordere conduce regolarmente alla perdita  del lavoro, in cui bisogna mentire per lavorare e, poi, lavorare per conservare i mezzi della menzogna.

L’unione di chi, partendo dalla fisica quantistica, giurasse di trarne tutte le conseguenze in ogni campo sarebbe altrettanto politica di quella dei compagni che lottano contro una multinazionale agroalimentare. Sarebbero condotti, prima o poi, alla  defezione, e allo scontro.  

Gli iniziatori del movimento operaio avevano l’officina e poi la fabbrica  per trovarsi. Avevano lo sciopero per contarsi e smascherare i crumiri.  Avevano il rapporto salariale, che poneva lo scontro tra il partito del  Capitale e il partito del Lavoro, per tracciare delle solidarietà e dei fronti su scala mondiale.

Noi abbiamo la totalità dello spazio sociale per  trovarci. Abbiamo i comportamenti quotidiani d’insubordinazione per  contarci e smascherare i crumiri.

Abbiamo l’ostilità verso questa  civilizzazione per tracciare delle solidarietà e dei fronti su scala mondiale.


giovedì 16 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VIII°

L'analisi del Borghi sulla situazione italiana nel primo dopo-guerra è assai acuta e dimostra come la sua posizione di fronte a quegli avvenimenti storici decisivi fosse dettata da un notevole intuito di rivoluzionario (È significativo a questo proposito il fatto che egli, più vicino come rivoluzionario alla base, abbia riconosciuto nei moti per il caroviveri diretti nel '19 dalle camere del lavoro il punto culminante del «biennio rosso» e il momento in cui i rapporti di forza erano più favorevoli a una rivoluzione). Altrettanto significativo che egli abbia appoggiato un tentativo di accordo, per un progetto insurrezionale, con i legionari fiumani cui partecipò Errico Malatesta nel 1920: la sua adesione in questo caso rivela che egli acutamente percepì la necessità di allargare il moto rivoluzionario anche agli strati di ceto medio potenzialmente rivoluzionari, nella convinzione che, «in certi momenti storici occorre non rifiutare nessuna possibilità di alleanza). Egli condannò il demagogismo dei massimalisti che pur sostenendo la necessità e l'inevitabilità della rivoluzione non si decidevano a scendere sul piano concreto della lotta. «Costoro - scriverà nel '20 su " Guerra di Classe " - rallentano senza saltarlo il processo della trasformazione graduale legale del potere borghese con l'impedire ai riformisti del partito socialista di fare il male ed il bene che potrebbero fare esaurendosi nel loro esperimento; nello stesso tempo di fronte al ripetersi inquietante di movimenti di natura sicuramente rivoluzionaria essi continuano a rimproverare agli anarchici una eccessiva precipitazione». «Dal fatto che noi intendiamo orientare in senso rivoluzionario la lotta sindacale e cerchiamo di dare un senso di prepara-zione rivoluzionaria anche alle minime conquiste del giorno per giorno, alcuni erroneamente deducono che noi anarchici crediamo al colpo di bacchetta magica. Il concetto che l'anarchismo sia una dinamica dell'istinto è falso. L'anarchismo parte invece dalla convinzione che le rivoluzioni debbono essere influenzate da uomini che sanno dove vogliono andare». Il proposito di unire tutte le forze potenzialmente rivoluzionarie, anche quelle espresse dai partiti, non significava però che il Borghi fosse venuto meno alle sue concezioni sindacaliste antipartitiche e antiautoritarie. Infatti, come abbiamo notato, esse rimasero il nucleo centrale del suo pensiero e costituirono il motivo di fondo della polemica che egli ingaggiò con i sostenitori acritici del nuovo statalismo russo. Recatosi in Russia nell'agosto 1920 per presenziare, come delegato dell'Unione Sindacale, al congresso del Comintern, egli ne riportò una amara disillusione, constatando l'avvenuta evoluzione della rivoluzione russa verso forme di accentramento dei poteri e di burocraticismo, e soprattutto verificando come la rivoluzione libertaria si fosse trasformata, per imposizione di un partito, «in dittatura dei capi del partito comunista che organizzano il loro potere». Dimessosi nell'ottobre 1921 da segretario dell'Unione (Il motivo contingente delle sue dimissioni furono le divergenze sorte fra gli aderenti all'Unione Sindacale a proposito della questione della partecipazione dei sindacalisti al parlamento; ma il fatto va collocato nel quadro della più vasta polemica che si sviluppò in quel periodo all'interno dell'organizzazione fra la corrente libertaria e quella sindacalista favorevole al comunismo russo. Quest'ultima faceva capo a un piccolo gruppo di sindacalisti che avevano il loro centro a Verona, dove pubblicavano il settimanale «L'Internazionale». Dopo le dimissioni del Borghi la segreteria dell'Unione Sindacale passò al sindacalista-rivoluzionario Alibrando Giovannetti), egli si impegnò in una serie di conferenze e di contradditori con i comunisti. Dopo il congresso di Roma dell'Unione Sindacale (marzo 1919) che affermò la tendenza libertaria nei rapporti internazionali, si scatenarono infatti vivaci polemiche fra gli anarchici da un lato e i sindacalisti autoritari e i comunisti dall'altro lato. Era naturale e logico questo fervore di critiche e di dissensi, poiché l'Unione Sindacale, sulla scia del generale entusiasmo che aveva accompagnato la rivoluzione russa, in un primo tempo aveva aderito alla Terza Internazionale e alla Internazionale dei sindacati rossi. Ma i voti successivi sanzionarono dapprima la sua uscita dal Comintern e poi l'adesione alla nuova centrale sindacale internazionale di ispirazione libertaria costituita dal convegno di Berlino nel 1922. Con ciò si decideva di sottrarre l'Unione Sindacale Italiana all'influenza di un'organizzazione che, essendo sotto le direttive di un regime dittatoriale, finiva per allontanare l'organizzazione operaia dalla via rivoluzionaria che doveva condurre al comunismo libertario. Spariva così di fatto la potenziale antitesi fra sindacalismo e anarchismo che si era profilata con la questione dell'adesione allo statalismo russo e sostanzialmente la concezione sindacale accettata dall'Unione rimaneva quella che il Borghi tratteggia in una delle sue ultime conferenze tenuta prima dell'avvento del fascismo. I concetti di rivoluzione, espropriazione e organizzazione comunista della produzione erano stati in quegli anni al centro della polemica borghiana. Al riguardo egli aveva espresso la sua opinione contraria a quella di coloro che intendevano sottrarre all'azione delle masse il compito della costruzione della società socialista per affidarlo a un governo rivoluzionario o post-rivoluzionario. 



Afa di Luglio. Il canto che non varia – Camillo Sbarbaro

Afa di luglio. Il canto che non varia 

delle cicale; il ciel tutto turchino; 

intorno a me, nel gran prato supino, 

due fili d'erba immobili nell'aria. 


Un sopor dolce, una straordinaria 

calma m'allenta i muscoli. Persino 

dimentico di vivere. Mi chino 

coi labbri ad una bocca immaginaria...


E sento come divenute enormi

le membra. Nel torpore che lo lega,

mi pare che il mio corpo si trasformi.


Forse in macigno. Rido. Poi mi butto

bocconi. Nell'immensa afa s'annega

con me la mia miseria, il mondo, tutto.


NON VOGLIAMO VIVERE DISIMPARANDO

Noi non vogliamo più una scuola in cui si impara a sopravvivere disimparando a vivere. La maggior parte degli uomini non sono stati altro che animali spiritualizzati, capaci di promuovere una tecnologia al servizio dei loro interessi predatori ma incapaci di affinare umanamente la vita e raggiungere così la propria specificità di uomo, di donna, di fanciullo. Al termine di una corsa frenetica verso il profitto, i topi in tuta e in giacca e cravatta scoprono che non resta più che una misera porzione del formaggio terrestre che hanno rosicchiato da ogni lato. Dovranno progredire nel deperimento, o operare una mutazione che li renderà umani.

E' tempo che il memento vivere prenda il posto del memento mori che bollava le conoscenze sotto il  pretesto che niente è mai acquisito.

Ci siamo lasciati troppo a lungo persuadere che non c'era da attendere altro dalla sorte comune che la  decadenza e la morte. É una visione da vegliardi prematuri, da golden boy caduti in senilità precoce perché hanno preferito il denaro all'infanzia. Che questi fantasmi di un presente coniugato al passato cessino di occultare la volontà di vivere che cerca in ciascuno di noi la via della sua sovranità!

Per spezzare l'oppressione, la miseria, lo sfruttamento, non basta più una sovversione avvelenata dai valori morti che essa combatte. É venuta l'ora di scommettere sulla passione incomprimibile di ciò che è vivo, dell'amore, della conoscenza, dell'avventura che chiunque abbia deciso di crearsi secondo la sua "linea di cuore" inaugura ad ogni istante.

La società nuova comincia dove comincia l'apprendistato di una vita onnipresente. Una vita da percepire e da comprendere nel minerale, nel vegetale, nell'animale, regni da cui l'uomo deriva e che porta in sé con tanta incoscienza e disprezzo. Ma anche una vita fondata sulla creatività, non sul lavoro; sull'autenticità, non sull'apparire; sull'esuberanza dei desideri, non sui meccanismi di rimozione e di sfogo. Una vita spogliata della paura, dell'obbligo, del senso di colpa, dello scambio, della dipendenza.

Perché essa coniuga inseparabilmente la coscienza e il godimento di sé e del mondo. 


giovedì 9 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VII°

Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale il terreno su cui la polemica borghiana incise più profondamente fu quello della lotta prettamente sindacale. L'opposizione al socialismo democratico invece si mantenne su un piano teorico e il motivo di ciò va ricercato nel fatto che il movimento anarchico e il partito socialista riformista si muovevano su piani affatto differenti. Il partito infatti aveva praticamente rifiutato, se non a livello di mera ipotesi teorica, la tesi della conquista rivoluzionaria del potere: ciò privava in parte del suo mordente la critica borghiana che finiva per appuntarsi contro un obiettivo astratto nel quadro della scontata tematica antiautoritaria e anti-legalitaria. È solo negli anni imme-diatamente precedenti alla guerra, con la crisi del riformismo e il revival delle forze rivoluzionarie, determinato nel partito socialista soprattutto dalla prepotente personalità di Benito Mussolini, che troviamo nel pensiero del Borghi un primo spunto aggressivo ben definito nei confronti del partito socialista, o meglio della sua corrente rivoluzionaria. E ancora una volta dal sindacato e dalla necessità della sua autonomia dai partiti che il Borghi prende spunto per avviare la sua polemica, nella quale si avverte la perfetta comprensione del disegno mussoliniano mirante a stabilire il controllo su tutto il movimento operaio organizzato («incapace da sé di un'azione rivoluzionaria») per affidare il compito e le finalità politiche al partito. In realtà i sindacalisti dell'Unione Sindacale, creando un'organizzazione autonoma, mentre da un lato si precludevano la possibilità di agire all'interno della CGL, d'altro lato non erano abbastanza forti per esautorarla; e ciò costituiva una forte remora alla realizzazione del disegno rivoluzionario di Mussolini, in cui il sindacato doveva svolgere una funzione essenziale. La posizione del Borghi non poteva essere che di netta opposizione nei confronti del tentativo di unire la Confederazione e l'Unione Sindacale in una lotta comune sotto l'egida del partito. Il motivo politico che nel corso di questa polemica veniva ad innestarsi concretamente alla questione sindacale doveva trarre ulteriori occasioni di sviluppo nel primo dopoguerra. Infatti le diverse posizioni assunte dalle forze politiche italiane di sinistra di fronte agli avvenimenti russi misero in luce le profonde divergenze esistenti fra la concezione rivoluzionaria anarchica e quella marxista, coinvolgendo una quantità di problemi collaterali vecchi e nuovi, non ultimo quello della posizione del sindacato nel processo rivoluzionario e nella costruzione della nuova società. Com'è noto la notizia della rivoluzione russa in un primo momento provocò in Italia un moto di generale entusiasmo e agì come potente coefficiente di mobilitazione del potenziale rivoluzionario delle masse. Nel «biennio rosso» anche agli anarchici sembrò che fosse giunto il momento in cui si sarebbe potuta realizzare quella rivoluzione liberatrice che essi ponevano al sommo delle proprie aspirazioni. In questo periodo la loro azione fu volta principalmente a realizzare l'unione di tutte le forze che si dichiaravano disposte a scendere sul terreno della lotta rivoluzionaria. L'unione doveva realizzarsi sia a livello di base con l'estensione dei moti a tutti i lavoratori delle città e delle campagne, sia a livello di direzione politica. Nella loro azione - afferma il Borghi - essi erano spinti da una duplice preoccupazione: da un lato quella di non alimentare rischiose polemiche con le forze politiche di sinistra che potessero mettere in urto fra di loro i lavoratori; dall'altro lato quella di non sottovalutare il pericolo che il partito socia-lista e la confederazione del lavoro portassero il movimento «ad infrangersi e ad esaurirsi contro gli scogli del riformismo». Perciò il Borghi preconizzò una scissione dei socialisti massimalisti dalla corrente riformista del partito. «Un tracollo della situazione in Italia nel 1919-20 - scrive - si poteva ottenere certamente anche per il concorso sicuro degli anarchici; ma non era da sperare il prevalere degli anarchici. Senza il concorso delle forze socialiste, almeno di quelle che si dicevano estremiste, non c'era niente da fare. Ma quelle forze, mentre alla base non desideravano che di agire, agivano al vertice, tutto sommato, concordi colle forze riformiste. Ecco perché in quel momento una scissione nel partito socialista sarebbe stata più proficua che non quella unità la quale attaccava allo stesso carro un cavallo davanti e uno dietro, spingendoli entrambi a frustate in direzioni opposte».



PAPA WAS A ROLLIN’ STONE – The Temptations

Era il 3 settembre

Quel giorno lo ricorderò per sempre, sì lo farò

Perché quello è stato il giorno in cui mio padre è morto

Non ho mai avuto la possibilità di vederlo

Non ho mai sentito altro che cose cattive su di lui

Mamma, dipendo da te, per dirmi la verità

La mamma ha semplicemente abbassato la testa e ha detto, figliolo

Papà era un vagabondo

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

Papà era un vagabondo (si, figlio mio)

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

Hey Mamma!

È vero quello che dicono che papà non ha mai lavorato un giorno, in vita sua

E mamma, alcune brutte dicerie girano per la città dicendo questo

Papà aveva altri tre figli

E un'altra moglie, e non è giusto

Ho sentito alcune chiacchiere, papà che predicava in un negozio

Parlava di salvare anime e per tutto il tempo si scioglieva

Finiva nello sporco e rubava nel nome del Signore

La mamma ha semplicemente abbassato la testa e ha detto

Papà era un vagabondo (figlio mio)

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

Hey papà era un vagabondo (papà gumma it)

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

,

Hey Mamma!

Ho sentito che papà si definiva un tuttofare

Dimmi è questo che ha mandato papà a una tomba così presto?

La gente dice che papà elemosinava, prendeva in prestito, rubava

Per pagare i suoi conti


Hey Mamma!


La gente dice che papà non ha mai pensato molto

Trascorreva la maggior parte del tempo a caccia di donne e a bere

Mamma, dipendo da te, per dirmi la verità

La mamma alzò lo sguardo con una lacrima negli occhi e disse, figliolo

Papà era un vagabondo, (si, si, si, si)

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli (soli, soli, soli, soli)

Papà era un vagabondo


Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli

Mio padre era, sì lo era, sì lo era

Papà era un vagabondo

Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua

(È l’adattamento moderno moderno della vecchia storia di Stagger Lee, il nero bullo e malavitoso raccontato nell’omonimo vecchio blues di inizio del novecento). 


L’individuo civilizzato

Nessuno può restare indifferente davanti all'intollerabile sproporzione che esiste tra il numero di quanti comandano e di coloro che ubbidiscono. Allo stesso modo, nessuno può sottovalutare la violenza sempre più devastante delle moderne forme di sopruso e il moltiplicarsi degli inganni della domesticazione sociale, che i primi infliggono ai secondi. Perché non sono più le configurazioni politiche ed economiche dell'impero dei capitali quelle che contano, ma le ragioni segrete che lo hanno inverato, che ora lo proteggono dal doverle rivelare. Ragioni che smentiscono ogni sogno rivoluzionario degli ubbidienti, infangando la loro storia.  Quanto ai risultati, è sufficiente riflettere sul crepuscolo della nuda vita e sulla efficacia delle forme di corruzione della società introdotte dall'idealismo nella società spettacolare, un regno che ha fatto del profitto un dio. Ma c'è che ha dedicato altari alla peste. C'è chi denunciò questa sproporzione - questo stato di eccezione della nuda vita - era tanto convinto della grossolana e disonorevole ingiustizia contenuta in essa, che non volle pronunciare nessuna esortazione al popolo affinché si liberasse dal tiranno. Sarebbe stato superfluo, considerati che, perché tutti gli uomini si lascino assoggettare è necessario una delle due: essere costretto o ingannati. Appuntò, piuttosto, la sua attenzione sull'evidenza infamante della condizione di sudditi, una condizione educativa più di qualunque appello alla rivolta recitata dai tribuni di turno, di per sé, uno stimolo potente a riprendersi la libertà adesso, rifiutando qualsiasi consolatoria visione di future e ideali forme di governo. Una esortazione che nella storia europea è progressivamente caduta nel vuoto, almeno da quando l'individuo civilizzato è divenuto una preda dell'insieme delle consuetudini e delle abitudini che determinano la vita corrente.


giovedì 2 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VI°

Dotato di una visione maggiormente pratica delle necessità allora attuali del movimento operaio organizzato («La scissione fra le organizzazioni operaie - scrive il Borghi - è un male. Chi ne dubita? Si creano falsi amor propri e rivalità entro le stesse categorie operaie; si intralciano gli scioperi; si avvelenano gli animi. Bisogna fare di tutto per evitarla. Non ci sarà mai nessuno che vorrà la scissione per principio. Ma se la scissione comporta gravi danni, danni maggiori comporta la falsa unità») e più ottimista del Malatesta e del Fabbri sulla possibilità di conferire a un movimento, che pure, per sua natura, è eminentemente economico, un'impronta rivoluzionaria, il Borghi trasse motivo anche dalle crisi come dalle prime dolorose esperienze di sconfitta del movimento, per un rinsaldamento dei suoi propositi di azione all'interno del sindacato. Assente al congresso costitutivo dell'Unione sindacale Italiana (Modena, 1912), perché esule in Francia, egli fu presente l'anno successivo al secondo congresso con un intervento interamente rivolto ad innestare alla questione dello sciopero generale il motivo più tipicamente insurrezionale. «L'arma del sindacalismo rivoluzionario - affermò nella sua relazione il Borghi - è lo sciopero generale sindacalistico di conquista tendente a stabilire l'autonomia di classe del proletariato e ad avviare la rivoluzione proletaria accoppiando alle rivendicazioni economiche di attacco le necessità ideali della lotta, nella direzione dei principi proclamati dall'Internazionale». All'infuori di questo tipo di sciopero generale solo quello «politico difensivo» poteva essere accettato come necessario «sebbene dominato da condizioni esteriori di politica governativa, mutevoli e obiettive, non dipendenti dal proletariato»; nessun altro mezzo era concesso perché «la separazione netta delle classi che si raggiunge sul terreno della mobilitazione con lo sciopero generale sarebbe follia raggiungerlo con tutte le altre manifestazioni ideologiche della democrazia sociale». Com'è noto, di lì a qualche mese gli anarchici tentarono di provocare concretamente quel moto insurrezionale che sovrastava come obiettivo finale ogni loro proposito di azione. La «settimana rossa» (giugno 1914) che vide alleati sul fronte della lotta i repubblicani, gli anarchici e i socialisti rivoluzionari guidati da Mussolini, ebbe nell'Unione Sindacale Italiana, inserita ormai come forza attiva in varie zone dell'Italia settentrionale e centrale, e nel Borghi fra i suoi dirigenti, uno dei suoi maggiori punti di forza. «La settimana di giugno - scriverà l'anno successivo il Borghi - ha insegnato che solo le grandi idee possono dare anche i medi risultati e la forza per raggiungerli; che solo applicando la predicazione teorica al fatto proletario sindacale si possono scuotere delle gigantesche energie». Al di là del risultato negativo immediato della lotta, che egli considerò, al pari di Malatesta, provocato dal «tradimento» della CGL, egli apprezzò nell'episodio la straordinaria prova di forza data dal proletariato italiano e lo slancio ideale innestato nella lotta concreta.


LA COLLINA DEL DISONORE – Sidney Lumet

Cinque uomini condannati dalla corte marziale per diserzione, furto e violenza contro i superiori, sono spediti in un campo di disciplina nel deserto africano. Sono Roberts, che si rifiutò di portare i suoi soldati al macello, Stevens, il nero King, e due altri. Subito cadono nelle grinfie di Wilson, un sergente maggiore che è il vero padrone del campo perché il fiacco comandante gli lascia mano libera. Convinto che per abbattere la volontà dei prigionieri e per farne dei soldati disposti sempre e ovunque a obbedire, se ne debba fiaccare il fisico, egli li affida al sergente Williams, un boia che li obbliga a salire e scendere per ore, carichi di sacchi, una piramide di sabbia e di pietra costruita in mezzo al campo. Distrutti dal sole, dalla sete, dalle corse e dalle rauche grida di comando, i cinque si trascinano fino al limite delle loro forze, ma Roberts, l'osso più duro, è sempre l'ultimo a cedere; sebbene il corpo cada sfinito, la sua volontà è indomabile: come al fronte egli si ribellò a un ordine che gli sembrò assurdo, così ora resiste a queste punizioni disumane e al clima di terrore creato dagli aguzzini. Quando il più debole del gruppo, Stevens  soccombe, e Wilson, per coprire le
responsabilità di Williams, d'accordo con un pavido ufficiale medico, fa passare la sua morte per accidentale, Roberts decide di accusare il terzetto agli occhi del comandante. Ma già fra i suoi compagni di cella c'è chi non è disposto a testimoniare, attanagliato dalla paura della vendetta  del boia: una sommossa dei prigionieri, dettata dallo sdegno per la morte di Stevens, è finita nel nulla, perché tutti salvo Roberts e King sono rimasti atterriti dalle minacce dei due sergenti. Per impedire a Roberts di portare avanti la sua denuncia, Williams e due guardie lo  picchiano a sangue; trasportato all'infermeria, Roberts trova un alleato nel sergente Harris, che è disposto a testimoniare contro Williams; King, dal canto suo, superato il limite d'ogni sopportazione, si è strappata l'uniforme  e, saltando nudo come uno scimmione, si è presentato al comandante del campo e gli ha aperto gli occhi sulle perfidie dei guardiani. Messi l'uno contro l'altro  Williams e Wilson, Roberts sta per vedere trionfare la giustizia quando i suoi compagni di cella, ormai esasperati, approfittano di un momento favorevole e uccidono Williams. Ancora una volta la violenza è un circolo chiuso, la giustizia è impossibile quando si sono superate le barriere dell'umanità. Il tema di fondo, che più interessava il regista Sidney Lumet, è quello della paura, come egli ha detto, della natura della paura, dell'uso della paura come mezzo di potere, e della vittoria sulla paura come fonte di forza. Infatti nessuno dei guardiani, durante il lavoro, alza mai la mano sui prigionieri: l'identificazione fra i metodi della Gestapo e quelli dei sergenti inglesi avviene (ed è suggerita esplicitamente più volte nel corso del film) negli effetti distruttivi della volontà fisica e morale riscontrabili sulle vittime. Roberts, che ha resistito più di tutti gli altri, è infine sconfitto dai suoi stessi compagni nel momento in cui si rende conto che la sua ribellione è la logica continuazione del gesto compiuto, forse per viltà, al fronte.

Questa collina artificiale alta dieci metri che esteriormente somiglia maggiormente a una piramide (forse un richiamo agli schiavi) non è solo un esercizio impegnativo per mettere alla prova volontà e atletismo, che ben altri strumenti di tortura potevano allora prendere il suo posto. È il fulcro e il fine dell'attività militare. È guerra. E come la guerra è un supplizio di Tantalo, infinito e inutile. La collina che in tanti film bellici è l'obiettivo da conquistare, la vetta simbolica, la vittoria, qui non può essere conquistata definitivamente, è un sacrificio che conduce a un altro sacrificio e ancora ad altri all'infinito. E uccide o rende pazzi come ci si dovrebbe aspettare dal suo riflesso.



Il malato nella società capitalistica

La malattia è la condizione essenziale del processo di produzione capitalista, il preliminare ed il risultato. Il processo di produzione capitalista è un processo di distruzione della vita. Continuamente si distrugge la vita e si produce capitale. L'accumulazione è infatti l'unico scopo del capitale. La malattia si produce collettivamente: il lavoratore produce collettivamente il suo isolamento nei processi di lavoro e questo isolamento aumenta con l'apparizione dei primi  sintomi della malattia. L'organizzazione sanitaria, infatti, interpreta la malattia non come un destino collettivo, ma come una défaillance individuale. Il capitalismo produce la malattia che è l'arma più pericolosa per la sua esistenza. E' per questo che il capitale si scatena contro il momento progressista della malattia con tutte le armi disponibili (polizia, organizzazione sanitaria, ecc.). Il malato è perciò sfruttato due volte: quando cessa di essere sfruttabile sul luogo di lavoro, viene isolato e destinato al ruolo di consumatore dei prodotti farmaceutici. Il momento progressista della malattia, la protesta, viene soffocato; il suo momento reazionario, l'inibizione, è riprodotto nel momento della guarigione. Si toglie al malato il suo bisogno di trasformazione. Vivere significa trasformare, lottare contro la violenza della natura e per la sua appropriazione produttiva. Opponendosi alla trasformazione, la società capitalista si oppone alla vita stessa e si rende colpevole di un assassinio permanente e organizzato, chiamato educazione, famiglia, scuola, il cui unico scopo è il soffocamento di ogni esigenza umana in favore della violenza naturale, l'accumulazione capitalistica. 


giovedì 25 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) V°

A una visione superficiale la tematica può apparire assai simile a quella che ispirò nella loro azione i sindacalisti rivoluzionari italiani; tuttavia è il Borghi stesso che ci mette in guardia contro il pericolo di assimilare le due correnti, quella anarchica e quella sindacalista-rivoluzionaria. Il sindacalismo anarchico italiano risalendo alle esperienze organizzative francesi del primo '900 si rifaceva in realtà soprattutto alla concezione bakuniniana che affidava alle organizzazioni operaie, quali primi nuclei del movimento rivoluzionario, la funzione di espropriazione capitalistica e poi di assunzione immediata ed unica, sulla base del decentramento federalista, della gestione della proprietà organizzata, mentre i sindacalisti-rivoluzionari italiani - nota polemicamente nelle sue memorie il nostro autore - «erano imbevuti soprattutto di sorelismo». «Noi - afferma il Borghi - ci trovammo a camminare spesso a fianco coi cosiddetti sindacalisti. E molti di noi ci dichiaravamo, spesso e volentieri, sindacalisti. Questo però posso in coscienza affermare: non consentimmo mai alcuna confusione fra il nostro pensiero e quello dei sindacalisti provenienti dal marxismo parlamentare nessun anarchico si considerò mai sindacalista alla loro maniera. Noi partivamo da Bakunin. Essi partivano da Marx, per quanto un Marx riveduto e corretto da Georges Sorel». Oltre al «confusionismo teorico» («sindacalismo senza fisionomia, senza possibilità di autodefinirsi; indeciso sui punti essenziali, come l'elezionismo, il parlamentarismo, lo statismo, il partito politico ecc.») il Borghi rimproverava ai sindacalisti-rivoluzionari di fare del sindacato non un mezzo ma un fine in se stesso, ponendo gli interessi di una sola classe al di sopra del vero ideale anarchico di una rivoluzione il cui scopo era la liberazione completa di tutta l'umanità. «Per noi la classe era un fatto, non un ideale. Quel fatto era inevitabile e benefico in una società divisa in privilegiati e non privilegiati, ma da quel fatto bisognava evadere e non chiudervisi dentro». Rimproverava inoltre ai sindacalisti-rivoluzionari quello stesso spirito fatalistico che, se da un lato privava i social-democratici di ogni volontà di azione inducendoli ad attendere dalla necessaria evoluzione degli eventi la realizzazione delle condizioni del riscatto delle classi lavoratrici, d'altro lato portava i sindacalisti-rivoluzionari ad esaurire la loro azione in una pura ginnastica rivoluzionaria, nell'attesa di una mitica palingenesi sociale. Su questi punti la posizione del Borghi non differiva sostanzialmente da quella di Errico Malatesta e di Luigi Fabbri, che dell'anarchismo organizzatore furono simpatizzanti; ma l'evoluzione successiva degli avvenimenti doveva rivelare una profonda differenziazione di pensiero. È del 1913 la prima edizione dello scritto del Borghi, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, in cui si ravvisa un'adesione forse eccessiva al sindacalismo-rivoluzionario francese. «I più vecchi fra noi - riconoscerà più tardi il Borghi - Malatesta, Bertoni, Galleani, avevano notato l'involuzione lenta e non sempre manifesta del movimento (sindacalista-rivoluzionario francese). Perciò si tenevano in guardia». Anche il Fabbri, che in un primo tempo aveva creduto di trovare nel sindacalismo la leva possente che avrebbe aiutato a rovesciare il vecchio mondo capitalistico, sentì il bisogno di rettificare le sue posizioni in rapporto alla teorizzazione fatta dai sindacalisti-rivoluzionari. Questo processo di rettificazione non andava disgiunto da un certo timore che gli interessi strettamente economici di una classe prendessero il soppravvento sull'ideale rivoluzionario anarchico di salvazione integrale dell'umanità. Nello stesso tempo traeva ulteriori motivi di conferma dalla constatazione che di fronte alle crisi interne era impossibile mantenere l'unità del movimento operaio, mentre le ragioni ideologiche dell'anarchismo imponevano che esso «oltre a non essere un movimento di esclusivismi classisti, non avesse dei proletari preferiti e degli altri non preferiti». Dopo aver visto sfuggire la possibilità di esercitare dall'interno del movimento operaio organizzato una pressione rivoluzionaria, a maggior ragione essi dovevano trarre motivo di dubbio sulla validità del sindacato quale strumento rivoluzionario nel constatare l'evoluzione di alcuni membri del movimento sindacalista-rivoluzionario italiano verso forme di «politicantismo», e successivamente verso l'adesione all' intervento in guerra, e nel dover prendere atto dell'inevitabilità di una nuova scissione. Dalla scissione della CGL nacque nel 1912 l'Unione Sindacale Italiana; i suoi primi dirigenti furono Alceste De Ambris, che ricoprì fino al novembre 1914 la carica di segretario, e i compagni sindacalisti-rivoluzionari facenti capo alla camera del lavoro di Parma. «L'Internazionale» di Parma era l'organo ufficiale dell'organizzazione. Le dispute sulla questione dell'intervento in guerra provocarono una successiva divisione delle forze sindacali rivoluzionarie: nel novembre 1914 il gruppo deambrisiano uscì dall'organizzazione per formare l'Unione Italiana del Lavoro interventista, mentre Armando Borghi prendeva la direzione dell'Unione Sindacale e del suo nuovo giornale «Guerra di Classe».



L'UOVO COSMICO

Nei quattro globi in via di separazione sono iscritti i nomi delle Zoas, le bestie apocalittiche che rappresentano le forze fondamentali dell'universo. Urthona/Los l'immaginazione, Luvah la passione, Urizen la ragione e Tharmas il corpo. «li mondo a forma d'uovo di Los», che si inarca nel punto del vortice del caos, costituisce l'illusorio spazio tridimensionale racchiuso tra i due confini della opacità (Satana) e della condensazione materiale (Adamo). Essi impediscono all'uomo di vedere le cose che Blake definisce reali, cioè eterne e infinite. Una visione del cosmo di Hildegard von  Bingen «Poi vidi un'immagine gigantesca, circolare e vaga. Si restringeva in cima come un uovo. Lo strato più esterno tutt'attorno era fuoco chiaro (Empireo). Appena sotto v'era una scorza oscura. Nel fuoco chiaro fluttuava una rossa palla di fuoco scintillante (il Sole).» Sotto la scorza oscura la  santa vede la sfera dell'etere con la Luna e le stelle e ancora più sotto una zona nebbiosa, che lei chiama «scorza bianca» o «acque superiori». La nascita del mondo degli elementi tra la sfera della luce celeste e il caotico mondo inferiore. Così Johann J. Becher (1635-1682)  descrive l'interazione degli elementi: «La terra s'ingrossa e attira a sé, l'acqua si apre e purifica, l'aria liquefà e asciuga, il fuoco separa e riempie. 

L'urbanismo unitario

L’urbanismo unitario prevedeva un utilizzo del territorio come pratica di resistenza ed opposizione alle strategie di pianificazione dell’urbanismo razionalista considerato colpevole, agli occhi dei situazionisti, di costruire città alienanti per l’individuo e la società. L’urbanismo unitario era un vero e proprio programma di guerriglia, estetica, funzionale e politica, che coinvolgeva e sconvolgeva il tessuto urbano.

Rispetto ad un fare tecnocratico, di manipolazione degli esseri umani come cose, realizzato dalla pianificazione degli urbanisti razionalisti che guardavano e progettavano strategicamente la città “dal di fuori”, i situazionisti lavoravano sulla città tatticamente “dall’interno”.

I situazionisti negavano i valori pratici dell’urbanistica razionalista (gli spazi progettati come pre-determinati all’uso) a favore di una valorizzazione ludica, di libero gioco e di libero utilizzo della città preferendo gli spazi d’uso semi-determinati e informali. Questa valorizzazione portava ad un congiungimento del soggetto con il suo oggetto di valore che dava luogo, a sua volta, ad una valorizzazione utopica degli spazi urbani, ovvero ad una costruzione di una nuova società attraverso l’unione realizzata tra città e abitanti: da qui il termine urbanismo unitario. Tale unione avrebbe dovuto portare ad un cambiamento radicale e irreversibile della loro identità comune. Come diceva un celebre slogan situazionista scritto sui muri di Parigi durante i giorni del Maggio francese: “niente sarebbe stato più come prima”.

Gli studi sul nomadismo e sugli accampamenti degli zingari furono un preludio fondamentale sia alla nascita stessa dell’Internazionale Situazionista, sia al progetto di New Babylon, la città situazionista progettata da Constant.

New Babylon era per i situazioni la realizzazioni di un nuovo modello di città, la concretizzazione delle loro teorie sull’urbanismo unitario. New Babylon, nelle intenzioni dei situazionisti sarebbe stata una città composta da parti mobili, modulari, ricombinabili. Una sorta di enorme sovrastruttura abitativa, una enorme rete, un rizoma, che avrebbe ricoperto l’intera sfera terrestre con delle megastrutture ludiche. Si trattava, per Costant e per i situazionisti, di creare un labirinto dinamico in perpetua trasformazione.



giovedì 18 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) IV°

La materia da trattare, scrive il Borghi, era diversa, diverse le condizioni della lotta. Lo stato non sembrò più aggressore, la libertà politica non era più contesa. Le grandi masse entravano sulla scena. In queste condizioni era necessario trovare «un mezzo d'azione che non ci isoli, che non polverizzi le nostre forze, che non ci riduca al ruolo di semplici spettatori» Le persecuzioni avevano allontanato per un lungo periodo di tempo gli anarchici dalla lotta pubblica. «Avemmo così un periodo - scrive con ironia il Borghi - dal 1893 al 1900, in cui la sola forma di associazione anarchica possibile era questa: la riunione dei nostri compagni nelle isole del domicilio coatto l'isolamento essendo diventato una necessità, finì col convertirsi in una dottrina. La mancanza del contatto con le folle non fece capir bene ai compagni nostri la forza che si poteva trarre dal contatto con le masse e dall'uso dell'organizzazione. Avemmo quindi l'individualismo da una parte e dall'altra l'organizzazione operaia, la quale sorgeva sotto gli auspici e per l'azione dei socialisti». Per uscire dalla situazione di impasse era necessario «trovare lo strumento, l'utensile meccanico positivo, a cui applicare la potenzialità dinamica delle idee, per trasformarla in forza reale, sommovente le basi del mondo borghese» e tale strumento doveva essere adeguato alla nuova realtà dell'Italia che si avviava a diventare un paese industrializzato. Nel radicalizzarsi del conflitto delle classi è al Pelloutier e all'idea operaistica dell'Internazionale di Bakunin che il Borghi fa ricorso, affermando la necessità dell'azione «a meno che non si voglia divenire una scuola di esteti, occupati a venerare le formule imbalsamate del rigidismo dottrinario». L'alternativa proposta è la scelta fra uno «sterile spiritualismo» che affidandosi «all'influenza della pura predicazione ideale» può «formare le élite, toccando le intelligenze più pure ed elevate» e un'azione che, superato il momento elitistico, metta l'ideale «a contatto degli interessi che tendono a prevalere e predominare in un determinato periodo storico, facendoli servire a se stesso e fecondandosi al loro contatto». Il punto di partenza delle tesi borghiane è rappresentato dall'adesione a quella concezione del sindacalismo che dall'ultimo decennio dell'800 trovò in alcuni organizzatori anarchici francesi (Pelloutier, Pouget, Delesalle, Yvetot ecc.) i propri teorici e i propri realizzatori: una concezione del movimento operaio che respinge «i principi e le formule social-democratiche, per cui il movimento sindacale doveva essere affidato al partito politico» per affermare che «sia per il movimento economico, sia per le agitazioni politiche, sia per lo sviluppo della cultura e della coscienza del proletariato organizzato, il sindacato non si subordinava a nessun partito, ma usufruiva delle proprie forze ed esclusivamente delle proprie forze». Il metodo di azione che il Borghi ripropone è quello dell'azione diretta popolare e operaia contrapposta alla teoria della conquista dei pubblici poteri; e questo metodo per il Borghi nell'epoca anteriore al fascismo trovava il suo terreno naturale nell'organizzazione operaia di tipo francese in cui «ogni sindacato locale aveva personalità autonoma» e «non (era) sottomesso ad una organizzazione centrale», e dal quale era stata bandita ogni forma di azione elettorale, ogni subordinazione ai partiti e collaborazione con il governo. L'azione doveva partire dal basso rifiutando l'autoritarismo e l'accentramento delle federazioni di mestiere che ispiravano le loro direttive ai ristretti interessi economici di categoria. Gli strumenti immediati di lotta erano quelli ritenuti i più rispondenti a collegare l'azione sindacale con il fine rivoluzionario anarchico: il boicottaggio, il sabotaggio, lo sciopero generale, mezzi che giocavano sull'effetto della sorpresa e della provocazione e sull'audacia. 


Vi è un piacere nei boschi inesplorati- George Gordon Byron

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

e un’estasi nelle spiagge deserte,

vi è una compagnia che nessuno può turbare

presso il mare profondo,

e una musica nel suo ruggito;

non amo meno l’uomo ma di più la natura

dopo questi colloqui dove fuggo

da quel che sono o prima sono stato

per confondermi con l’universo e lì sentire

ciò che mai posso esprimere

né del tutto celare.

George Gordon Byron (1788-1824) fu il più influente tra i poeti romantici inglesi. La sua poesia, infatti, creò una moda, diffusasi rapidamente in tutta l'Europa, che fu considerata la quintessenza del romanticismo. Era una poesia che si proponeva di esprimere "il male del secolo", l'inquietudine, l'irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito


Georges I. Gurdjieff

Un mago, un avventuriero, uno stregone, un paraculo, un commerciante di tappeti, un saggio o tutte le cose insieme. Uno dei personaggi più di successo nella pittoresca fauna dell'Internazionale Irrazionalista che batteva gli scombussolati e accoglienti salotti buoni dell'aristocrazia e della buona borghesia europea all'inizio del secolo. Lo strumento karmico per scuotere e far piegare la schiena a dei pigri occidentali benestanti con sensi di colpa o per fornire degli indizi ai sinceri ricercatori sulla via dell'auto-realizzazione. Terrorista psichico deciso a distruggere senza pietà le credenze ed i punti di vista radiati da secoli nella mente e nei sentimenti dell'uomo, originario del Caucaso, figlio di un cantastorie, curioso e instancabile viaggiatore (Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff. Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886), mise a punto un sistema d'insegnamento esoterico mutuato in gran parte dal sufismo e dall'occultismo occidentale. Adattando dottrine tradizionali ad un linguaggio moderno il suo pensiero ha avuto un'influenza importante sull'idealismo europeo e americano, Katherine Mansfield, René Daumal, Ouspenskij, A.R. Orage, Jung, Henry Miller sono solo alcuni nomi, o come Pamela Travers, la creatrice di Mary Poppins che al maestro ha reso spesso esplicito omaggio. La sua scuola di Fontainebleau in Francia attrasse un numero notevole di studenti entusiasti, grazie ai quali le sue idee ebbero una eccezionale diffusione.


giovedì 11 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) III°

La stessa organizzazione operaia non esisterebbe se non mercé l'azione individuale di pochi, e forse di uno, sorto a prepararne il terreno senza aspettare che tutti si muovessero di iniziativa e spinta propria». Individualista nel senso che al termine era riconosciuto dalla tradizione anarchica, cioè «nei rapporti fra compagni, nei mezzi d'attacco e nella concezione rivoluzionaria», il Borghi si proclama avversario di qualsiasi forma autoritaria e cristallizzata di società. Ma - avverte - non è tanto la concezione anarchica comunista che presenta la possibilità di sfociare in una forma degenerativa di questo tipo, quanto proprio quella degli individualisti puri. La realizzazione del comunismo anarchico infatti prevede, oltre all'instaurazione dell'uguaglianza economica, l'abolizione di ogni potere politico. Una volta che ciò si sia effettuato, il comunismo «sarà suscettibile di tutte le trasformazioni e innovazioni che l'esperienza profana e quella scientifica indicheranno», allontanando così ogni pericolo di accentramento e di autoritarismo. Tale forma di libertà non sarebbe invece consentita in una società che fosse abbandonata, secondo la pratica individualista, all'arbitrio dei singoli; i più forti fra questi infatti, esprimendo la propria personalità senza osservare quei limiti che devono essere imposti dalla necessità della convivenza sociale e dall'interesse comune, finirebbero per prevalere sui più deboli. «La lotta quindi uscirebbe ben presto dai confini individuali per assumere atteggiamento collettivo, riproducendo il punto di partenza della società borghese. I deboli si unirebbero per combattere i forti e si ricostituirebbero le due classi antagoniste: dominati e dominatori. Risorgerebbero i capi della propria classe che diverrebbero i novelli gendarmi in difesa dei nuovissimi tiranni». E con ciò la violenza sarebbe accettata, non come mezzo di lotta necessario alla liberazione dalla schiavitù borghese, ma come « regola costante di vita». Pericoli di schiavitù e di sottomissione morale esistono anche in regime anarchico comunista, «ma in tale regime mancherebbe ai forti - come strumento di oppressione - il fattore economico, mezzo potentissimo di dominazione e di schiavitù». Gli individualisti - afferma il Borghi - rifiutano il concetto di società perché non lo sanno concepire senza implicazioni autoritarie; ma «l'errore consiste nel chiamare società l'insieme di contraddizioni, di contrasti e di rapporti cannibaleschi che oggi ci deliziano; né tale certo si potrebbe chiamare il caos amorfista: l'anarchia soltanto, come noi la intendiamo, armonizzando il lato materiale della vita sociale e riducendo alle nobili gare del pensiero e dell'animo lo spirito combattivo degli individui potrebbe con ragione chiamarsi società umana». Il Borghi esprimerà ancora i propri motivi di dissenso dagli individualisti al I congresso anarchico italiano che si svolse a Roma dal 16 al 20 giugno 1907. Gli interventi dei relatori sono tutti pubblicati su «Il Pensiero», dal n. 11 del 1° giugno al n. 14 del 16 luglio 1907. Sono già presenti in questa analisi i motivi centrali del pensiero del Borghi, quelli stessi che informeranno tutta la sua azione di anarchico e di organizzatore sindacale: in primo luogo l'affermazione della necessarietà dell'azione individuale per spingere le masse verso obiettivi rivoluzionari e per impedire la formazione di apparati burocratici cristallizzati. In secondo luogo il richiamo a una simbiosi di elementi morali e di interessi materiali che, al di là degli scopi umanitari che si proponeva, esercitò nel campo sindacale un ruolo rivoluzionario reale, esortando incessantemente alla necessità di non confinare l'azione operaia fra le chiuse pareti degli obiettivi economici e degli interessi di categoria, ma di innestarla alla lotta per la costruzione di un nuovo tipo di società. Il mezzo sindacale era l'unico ritenuto rispondente alla nuova situazione di fatto creatasi all'inizio del secolo che vedeva il dilagare delle organizzazioni del partito socialista e delle leghe di resistenza nel clima di progressismo liberale e di graduale evoluzione economica che sembrava aver lasciato per sempre dietro di sé un passato di persecuzioni e di lotte clandestine.


MANGIA I RICCHI - Aerosmith

Beh mi sono svegliato stamattina

Dalla parte sbagliata del letto

E mi sono messo a pensare

A tutte quelle cose che hai detto

Alla gente comune

E a come ti fanno star male

E se dire le parolacce si ritorce su di te

Allora spero che ciò funzioni


Perché sono stufo delle tue lamentele

Sulle molte bollette da pagare

E sono stufo di tutte le tue lagne

Dei tuoi barboncini e delle tue pillole

E non ci vedo niente da ridere

Sul tuo modo di vivere

E credo di poter fare di più per te

Con questa forchetta e questo coltello


Mangia i ricchi

c’è solo una cosa per la quale vanno bene

Mangia i ricchi

Prendine un morso adesso,

torna per averne ancora

Mangia i ricchi

Mi devo togliere questo peso dal cuore

Mangia i ricchi

Mordili adesso,

sputa il resto


Allora ho chiamato il mio strizzacervelli

E gli ho detto quello che avevo fatto

Mi ha detto che avrei fatto meglio

a mettermi a una dieta

Sì spero che ti diverti

E non fare una scoppiare una bolla

Sulla gente ricca che diventa maleducata

Perché non ti metterai nei guai

quando mangi quel tipo di cibo


Adesso si stanno fumando i loro titoli spazzatura

E poi si irrigidiscono

E ballano allo yacht club

Con Muff e lo Zio Biff

Ma c’è una cosa buona che succede

Quando butti le perle ai porci

I loro atteggiamenti possono sì sapere di merda

Ma vanno bene con il vino


Mangia i ricchi

c’è solo una cosa per la quale vanno bene

Mangia i ricchi

Prendine un morso adesso,

torna per averne ancora

Mangia i ricchi

Mi devo togliere questo peso dal cuore

Mangia i ricchi

Mordili adesso,

sputa il resto


Credi in tutte le buone cose

Che il denaro non può comprare

Allora non ti verrà il mal di pancia

Per aver ammesso i tuoi errori

Credo nei poveri che diventano ricchi

Il tuo patrimonio non durerà

Allora prenditi il tuo coupon grigio amico mio

E infilatelo su per il culo!


Mangia i ricchi

c’è solo una cosa per la quale vanno bene

Mangia i ricchi

Prendine un morso adesso,

torna per averne ancora

Mangia i ricchi

Mi devo togliere questo peso dal cuore

Mangia i ricchi

Mordili adesso,

sputate il resto