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giovedì 7 maggio 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) IX°

Il decreto del novembre 1917 suscitò dei contrasti sia tra i rap-presentanti bolscevichi - fautori della preminenza dei sindacati sui comitati di fabbrica -, sia tra i rappresentanti di questi comitati che rivendicavano giustamente il controllo di ciascun comitato sulla fabbrica nel quale esso operava (Il leader dei comitati di fabbrica, Jivotov, nel suo intervento al consiglio panrusso del 28 novembre così dichiarava: «Da noi, nei comitati di fabbrica vengono elaborate le istruzioni che provengono dal basso per abbracciare tutti i rami dell'industria; e sono appunto queste istruzioni quelle che possono avere importanza giacché provengono dal luogo di lavoro e dalla vita. Esse dimostrano di che cosa siano capaci i comitati di fabbrica ed è per questo motivo che debbono avere la preminenza su tutto ciò che riguarda il controllo operaio»), e trovò degli avversari in alcuni leader bolscevichi ed in seno alla frazione dei «comunisti di sinistra» che già s'era creata all'interno dello stesso apparato centrale del partito bolscevico. L'opposizione alla concezione leninista di controllo operaio si concretò, tra l'altro, in un Manuale pratico per l'esecuzione del controllo operaio (redatto dai membri non bolscevichi del consiglio panrusso dei comitati di fabbrica) in cui veniva specificato che «il controllo operaio sull'industria, in quanto parte indivisa del controllo sull'insieme della vita economica del paese, non deve essere considerato nel senso stretto di verifica, ma nel più lato senso dell'ingerenza»: si voleva, cioè, ribadire che il controllo non poteva che essere inteso nel senso della gestione delle aziende o, quanto meno, non essendo in quel periodo di tempo stata eliminata la categoria degl'imprenditori-proprietari, di cogestione collegiale e paritaria. E si ebbero infatti molti esempi di gestione diretta, particolarmente nelle industrie del nord della Russia, nei mesi che vanno dal novembre 1917 al gennaio 1918, tanto che un testimone poteva così esprimersi : «I comitati di fabbrica agivano di loro iniziativa e si sforzavano di risolvere i soli problemi di produzione, di ripartizione, che sembravano loro più urgenti al momento e nel settore più diretto. Le imprese si trasformavano per così dire in comunità anarchiche ». Poiché il contenuto del Manuale e, soprattutto, l'atteggiamento pratico degli operai che confiscavano e gestivano direttamente le aziende non si adeguavano evidentemente allo spirito ed alla lettera del decreto bolscevico del novembre 1917, si dovette ricorrere da parte dei bolscevichi alla redazione di un Contromanuale, in cui veniva esplicitamente riaffermata la subordinazione dei comitati di fabbrica ai proprietari-imprenditori e, conseguentemente, l'esclusione della gestione formale e sostanziale delle aziende da parte degli organismi operai. Gli articoli 7 e 9 di detto Contro-manuale sono esemplificativi: «Il diritto di dare ordini circa la gestione dell'impresa, del suo andamento e del suo funzionamento, spetta soltanto al proprietario. La commissione di controllo non partecipa alla gestione dell'azienda e non ha alcuna responsabilità circa il suo andamento e funzionamento. Questa responsabilità continua a spettare al proprietario» (art. 7) ; «La commissione di controllo di ogni singola azienda può, attraverso la mediazione dell'organo di controllo operaio, sollevare davanti alle istituzioni centrali del governo la questione del sequestro dell'azienda e di altre misure restrittive nei confronti dell'impresa, ma essa non ha il diritto di appropriarsi dell'azienda e di dirigerla » (art. 9). 


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