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giovedì 27 settembre 2012

LA FINE DELLO STATO


Contro la produttività delle cose e delle persone, contro la falsa gratuità contemplativa che ne è il complemento, lentamente si coalizza quella parte della vita che la prospettiva del potere ha obliato nel cuore delle pietre, degli alberi e delle persone. Nel suo irrompere imprevisto spariranno l’economia e gli Stati, mentre emergerà la società dove la ricchezza tecnica è al servizio della ricchezza dei desideri individuali. Questa è la lotta collettiva che la merce e i suoi storpi si rifiutano di veder montare contro di loro. La nuova sensibilità annuncia un mondo nuovo. L’intelligenza sensuale da forma alla fine definitiva del lavoro e delle separazioni. La vera spontaneità è propria solo dei desideri alla ricerca dell’emancipazione. Essa dissolverà l’incubo millenario dell’economia, la civilizzazione mercantile con le sue banche, le sue prigioni, caserme, fabbriche, la sua noia mortale. Presto costruiremo le nostre case, le nostre strade riscaldate, i nostri percorsi labirintici in una natura riconciliata con la mano dell’uomo. Avremo delle regioni fetali, dei posti d’avventura, dimore ispirate e fluttuanti, altri tempi, dove l’età non avrà più senso e il reale non avrà limiti. Inventeremo dei micro-climi varianti secondo gli umori, e dimenticheremo l’epoca in cui, la burocrazia scientifica, perfezionando le armi della distruzione meteorologica, ci trattava da utopisti. Perché la spontaneità ha l’innocenza di cancellare questo passato terribilmente presente dove niente di ciò che uccide è impossibile,e dove tutto ciò che incita a vivere è tacciato di follia.   

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