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giovedì 14 ottobre 2021

David Thoreau Wieck

Il 1° luglio 1997, moriva ad Albany, nello stato di New York, David Thoreau Wieck. Nato nel 1921 nell’Illinois in una famiglia in cui l’attivismo politico di stampo radicale era di casa (la madre, Agnes Burns era conosciuta nel movimento sindacale come «la Mother Jones dell’Illinois»), alla metà degli anni Trenta si trasferisce con la famiglia a New York, dove appena quindicenne aderisce all’anarchismo. Alla fine degli anni ’30, mentre è studente alla Columbia University, David matura una scelta di antimilitarismo militante che lo porterà, una volta scoppiata la seconda guerra mondiale, a rifiutare la coscrizione obbligatoria, cosa che nel ’43 lo porterà in prigione. Insieme ad altri obiettori, organizzerà durante la prigionia una serie di azioni di disturbo contro la politica di segregazione razziale attuata nel sistema penitenziario americano. Dovrà aspettare il 17 maggio del 1946 per essere finalmente rilasciato, oltretutto solo dopo vivaci proteste degli ambienti antimilitaristi e pacifisti. Tornato a New York entra a far parte della redazione del periodico anarchico «Why? A Journal of Free Inquiry», uno dei più interessanti e vivaci laboratori di ricerca dell’anarchismo contemporaneo anglosassone. E questo il gruppo in cui lavorano, tra gli altri, Paul Goodman, Audrey Goodfriend, David Koven e Diva Agostinelli, di famiglia anarchica d’origine italiana, che diventa la compagna della sua vita. Alla fine degli anni Quaranta il gruppo originale si disperde e la redazione viene assunta dal solo Wieck, che modificata la testata in «Resistance» continuerà le pubblicazioni fino al 1954. Dai primi anni ’60 insegna filosofia al Polytechnic Institute di Rensselaer, dove partecipa attivamente per tutto il periodo alle iniziative antimilitariste contro la guerra in Vietnam. Nel frattempo scrive diversi saggi sull’anarchismo contemporaneo come Essentials of Anarchism, Anarchism Justice, The Negativity of Anarchism, The Habit of Direct Action ed altri ancora, tra cui una biografia della madre. In italiano è uscito il suo The Negativity of Anarchism, pubblicato in tre puntate nel 1976 su «Volontà» (a.XXIX, nn. 2,3,4) con il titolo Il negativismo anarchico. Un'Idea come l'anarchismo, come io la concepisco, è un pensiero, un pensiero, una convinzione, un desiderio, uno scopo, una visione della vita, la cui natura è un'insistenza che si realizzi e il cui senso pieno deve manifestarsi solo in la sua realizzazione. Esprime una potenzialità dell'essere umano, riconoscibile dagli esseri umani e abbracciabile come una meta che insieme si sforzano di realizzare. Esiste nei (e come) movimenti sociali, nei (e come) movimenti della mente, nelle (e come) vite, azioni ed esperienze delle persone. Ha fondamento nel presente sociale e nell'oggettività e nella realtà potenziale come scopo condiviso e sociale. Sebbene suscettibile di articolazione, non è essenzialmente concettuale, certamente non razionalista. Al suo centro, come sua *materia*, come sua fonte materiale, è il sentimento -- sentimenti sulle relazioni tra gli esseri umani, sull'identità e sul valore personale, sull'essere umano.” (Tratto da The Negativity of Anarchism)

 

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