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giovedì 1 gennaio 2026

Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (1881-1891) (IV°)

 

Gli scioperi torinesi del giugno del 1889 coinvolgono una notevole massa operaia e sono caratterizzati dalla partecipazione per solidarietà di categorie non direttamente interessate alle rivendicazioni sindacali. Questa presa di coscienza degli interessi che accomunano le varie categorie operaie deve essere ascritta in gran parte al merito del Galleani, che è infatti individuato, e come tale perseguito, dalla questura di Torino come uno dei massimi responsabili delle agitazioni. 

In seguito ai fatti di Torino il Galleani si rifugia in Francia e successivamente in Svizzera, dove le autorità locali lo arrestano nell'ottobre del 1890 per consegnarlo nella mani della polizia italiana. Una amnistia, sopravvenuta nel novembre del 1890, lo rimette in libertà. 

La sua partecipazione al Congresso di Capolago dove gli viene attribuito il compito, unitamente a Amilcare Cipriani, di propagandare e organizzare i quadri e le attività dell'auspicato Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario, è indicativa del fatto che il Galleani prosegue la propria lotta sulla falsariga dell'impostazione da lui data alla sua attività politica in questi anni, quale partecipe di quel settore dell'anarchismo propenso all'organizzazione e non nelle vesti di assertore della linea individualistica e antiorganizzativa dell'anarchismo. 

I compiti attribuiti al Galleani nel Congresso di Capolago possono essere svolti, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, quasi esclusiva-mente in Piemonte. Oltre alla sua nota partecipazione al Comizio Internazionale per i diritti dei lavoratori, tenutosi a Milano nell'aprile del 1891, il Galleani partecipa attivamente ai lavori del 

congresso regionale delle federazioni anarchiche del Piemonte e della Liguria e tiene numerose conferenze di propaganda nel Biellese, nell'Astigiano, nel Monferrato e nell'Alessandrino. 

Le condizioni in cui si trova a dover operare il Galleani sono però ora diverse da quelle degli anni precedenti: si sta infatti verificando una convergenza nel movimento operaio tra le correnti operaiste e quelle socialiste al fine della costituzione del partito politico di classe. La sua attività politica non può quindi che provocare un inasprimento dei rapporti tra questi gruppi ed i settori anarchici e i suoi interventi polemici contribuiranno ad allargare la frattura in campo operaio fra i «riformisti» e gli intransigenti, frattura che sarà definitiva al Congresso di Genova del 1892, costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani. 

Nella primavera del 1891 infatti la partecipazione del Galleani a una serie di conferenze tenutesi ad Alessandria rende evidente il disinteresse dei gruppi operai del luogo per le istanze di cui egli è il portavoce e ne sono segno i commenti polemici che compaiono sull'«Avvisatore alessandrino». I suoi discorsi infiammati non sono però privi di risonanze in quel settore del proletariato che è lasciato ai margini del dibattito politico. Le manifestazioni dei disoccupati che hanno luogo in Alessandria dopo una conferenza tenuta dal Galleani sono attribuite dalle autorità alla sua «perniciosa» influenza. Siamo agli inizi del famigerato decennio repressivo, e Galleani ne è una delle prime vittime. Sulla base dell'accusa 

di incitamento all'odio di classe egli viene processato dal tribunale di Alessandria e condannato a tre mesi di reclusione. 

Questi fatti segneranno l'inizio di un diverso orientamento dell'attività politica del Galleani che verrà a mano a mano sempre più accostandosi a quei concetti di anarchismo individualista e antiorganizzatore che caratterizzeranno la sua azione negli anni successivi.



THE DOOM GENERATION – Gregg Araki

Amy Blue, una diciassettenne patita della velocità, Jordan White, il suo ragazzo dolce e ingenuo, e  Xavier Red, uno sbandato supersexy, sono costretti a imbarcarsi in una bizzarra avventura on the road dopo che Xavier ha inavvertitamente fatto saltare la testa al commesso di un QuikieMart. I tre fuggono in un mondo surreale di violenza vertiginosa e spaventosa e di costante pericolo. Gli eventi inesorabilmente sfuggono ad ogni controllo e Amy e Jordan si ritrovano sempre più nei guai a causa dell'enigmatico Xavier. Ogni volta che si fermano per una Diet Coke e patatine fritte, qualcuno muore trucidato in un modo o in un  altro. Sulle strade di un’ America deserta e allucinata, Amy finirà col formare un triangolo amore, sesso e disperazione troppo puro per questo mondo.

Un'opera che vorrebbe palesemente raccontare l'America odierna attraverso le disavventure di un tris di ragazzetti disagiati e privi di morale. La dimensione fumettistica, che è la medesima dei due film citati in apertura, è probabilmente il fattore che maggior fascino conferisce a Doom generation, nel quale sangue, violenza, morte (e ovviamente sesso) sono elementi banali di una quotidianità televisivamente frenetica e cinica. Araki palesa veramente sotto gli occhi di tutti il vuoto di una generazione condannata tra programmi televisivi dementi, AIDS e sale da videogame, disoccupazione e perdita dei valori, non esiste davvero più nessun futuro, a colpi di umorismo dissacrante, Araki scodella un mix tra Tarantino, effettacci ultra splatter, il David Lynch di Cuore Selvaggio, sequenze erotiche ai limiti del porno e colonna sonora martellante(Jesus and Mary Chain, Nina Inch Nails, Cocteau Twins, Coil, Babyland, The verve e altri ancora). La leggenda racconta che molti spettatori, gay e etero, donne e uomini, alla fine di "The Doom generation" avevano voglia di andare a casa a scopare. Un oggetto erotico di quarto tipo, insomma. Certo, le immagini gay  e lesbiche, o a tonalità queer, spingono sempre molto bene sul tasto dei corpi da tastare. Lo spettatore che ci capita dentro è come messo nella tenda orgonica di Reich, la sex machine, a scegliere il trattamento "duro", "morbido" o "medio". Ma Gregg Araki, losangelino del Giappone, un guerrigliero nell'immaginario smorto e addomesticato ha quella leggerezza e umorismo in più che gli deriva dall'amicizia con Linklater, e da un debole per la messa in scena underground. Beatnik, poeta, visionario perso, sganciato, lisergico, non riconciliato con la società. Un tempo si sarebbe detto di Araki che è uno che manda affanculo. Così, per saggezza zen, per essere puro e romantico. E poi. Come si vive in un paese "repubblicano", conservatore, cinico e paranoico come gli Usa? Ecco "The Doom generation". Un road movie insanguinato transgenerazionale: c'è uno della X, l'altro della Lallapalooza, un terzo twentysomething; tre infatti gli eroi, Jordan White, Amy Blue e Xavier Red che, in fuga per sbaglio, stoneranno rispetto alle aspettative di qualunque film d'azione e sgonfieranno anche i sistemi passionali consentiti della "love story": "Mi ami? - chiede Jordan? - "Totally" risponde lei. Ed è vero. Perché è l'unica cosa che c'è. Ma c'è, l'amore, ed è, come la musica che senti sopra l'immagine, o sotto: nevrotica, vacillante, svaporante, sformata, magnifica, perfetta. Accade tutto dopo che Xavier ha decapitato il commesso di un autogrill, più per citare un film di Sam Raimi che per altro. E parte così l'apocalisse X, interiore e stilizzata, nonostante la testa mozza e grottesca del coreano vorace, e i litri di rosso liquido che si spargono come un lago sullo schermo mentre tutti ridono ma nascondono gli occhi; un balletto tra mostri e principini, ambiente il deserto morale e materiale della metropoli sfatta, tra centri commerciali, cassiere, un fast food tematico (dinosauri) e motel cadenti come motel. Costato un milione di dollari “The Doom generation” è un viaggio onirico e surreale dentro l'America, smascherata con ghigno Brecht. Non è droga auto iniettata fin dalla nascita, l'America? Ecco. Il film afferra, rapido come un killer, tempo e spazio. Punk puro.



VIVERE L’UTOPIA

Vivere l'utopia vuol dire recuperare la spontaneità negata, calpestata dalla realtà sociale, organizzata, rinchiusa in regole e ruoli. Il sogno anarchico contiene l'incontro dell'individuo e l'unione col suo simile per rafforzare le sue potenzialità e realizzare attraverso la forza comune ciò che ciascuno non può assolutamente fare da solo.Paradossalmente, lo sviluppo economico-sociale comporta discorsi ed azioni chiamate utopiche ed è necessaria la coerenza di una logica utopica e la sua efficacia sociale e politica giacché non sappiamo sempre chiaramente se qualcuno si esprime sull'utopia degli altri o sulla propria esperienza utopica. Vi sono stati dei convegni interdisciplinari in Europa (1975 e 1978) e ogni volta si tentava di cogliere chiaramente l'uso teorico dell'utopia. Le riflessioni critiche si rivelano dei passi avanti verso delle strategie utopiche, così da definire il punto in cui i discorsi ed i comportamenti utopici si fondano in una teoria pratica. Vicino agli anarchici, B. Vincent propone l'utopia come "topia", la ricerca qui e adesso di un luogo vivente e di un tempo in cui esprimere la nostra natura personale (creatività, sessualità, ecc.) e la nostra natura sociale (convivialità, solidarietà, ospitalità, lavoro comunitario, ecc.). Così questa (utopia-topia) realizzerà la negazione attraverso il non-scarto della realtà. Per quel che riguarda le pratiche utopiche artistiche, esse analizzano quest'uomo/donna alienato, decadente della civiltà moderna, assumendo come compito urgente da realizzare la distruzione di tutto ciò che gli impedisce di entrare in possesso della sua vera natura (l'uomo/donna integrale) e dell'ambiente (la società senza stato). Non è per caso che sulla stampa anarchica brasiliana legata al movimento sociale dell'epoca, si trova un articolo notevole per la sua attualità e pertinenza al problema delle alternative sociali. Esso inquadrava l'anarchismo sociale e la sua finalità estetica: "e l'arte è essenzialmente anarchica, poiché l'arte è senza dubbio l'espressione più libera dell'individualismo che ha una funzione creatrice; e tuttavia quasi mai l'arte si trova legata ai motivi della lotta e del combattimento, nel campo della propaganda libertaria". L'autore, un militante anarchico, intendeva far risaltare il valore delle idee libertarie in quanto "espressione d'arte e di bellezza" in risposta a "certi intellettuali della borghesia". Poi aggiunge che oggi: "le manifestazioni artistiche sono sospette di mercantilismo della vita sociale oppure esse subiscono le conseguenze di uno squilibrio economico - la crisi - il che porta gli individui a subordinare i loro sentimenti agli interessi creati dal capitalismo". L'arte si presenta, secondo il suo giudizio, come sentimento, vibrazione, vita e personalità. E la forza creatrice dell'individuo si trasforma in concezione artistica quando "non sente la necessità di reprimersi. È proprio questa la premessa dell'anarchismo, dare all'individuo il controllo di se stesso, integrarlo nella coscienza piena di tutte le sue facoltà creatrici".Libertà senza autorità, lo spirito di indipendenza, la personalità creatrice lotta sempre nell'ambiente sociale. Quindi, l'arte emerge in un'epoca in cui a volte si colgono appena queste concezioni del mondo e dell'avvenire e si aspetta là la teoria pratica dei concetti e manifestazioni artistiche che contengono i principi che squarciano i cieli del futuro e aprono la via a nuove forme di espressione. E questo è l'anarchismo, perché la più elevata espressione artistica dell'umanità. La visione anarchica dell'avvenire è basata sulla riconciliazione di due nozioni a prima vista antinomiche: la libertà e l'uguaglianza. André Reszler osserva anche che la società attuale è caratterizzata dal gioco dicotomico di due principi diametralmente opposti: l'azione creatrice e il principio autoritario. Tuttavia non ci interessa l'arte in quanto potere, malgrado la sua esistenza, bensì le ricerche artistiche, "teoria pratica dell'utopia" e "sogno anarchico" considerati come prolungamento di una cultura non-direttiva, non-autoritaria.