Ridotti a queste dimensioni i due procedimenti di maggiore rilevanza per il biennio 92-94 non rivestono quindi un valore a sé stante, né giova tentare di ricostruire pezzo per pezzo le fasi dell'arresto e dell'accertamento delle responsabilità degli accusati per associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone. Pare invece che possa essere assai più fruttuoso uno studio condotto sulla base dei documenti reperiti tra le carte della Questura di Torino, inseriti come fascicoli staccati l'uno tra i Rapporti di indole politica, l'altro nella cartella Associazione Malfattori, per delineare la fisionomia dei nuclei socialisti-anarchici fiorenti a Torino negli anni in cui nasce e si afferma il Partito dei Lavoratori Italiani, ma in cui la situazione, nonostante la frattura che si opererà al vertice al Congresso di Genova dell'agosto, permane confusa alla base. La travagliata coesistenza di anarchici e socialisti alla Camera del Lavoro di Torino (I legami tra socialisti-anarchici e Camera del Lavoro, testimoniati dalle dichiarazioni degli stessi imputati, nonché dai documenti consultati, non bastano però a mascherare la volontà già chiara nei dirigenti della Camera del Lavoro di sbarazzarsi degli anarchici. L'incriminazione e l'arresto di alcuni di essi nell'aprile '92 fornirà l'occasione per una separazione delle proprie responsabilità che suona condanna della linea anarchica ed è chiara avvisaglia di una prossima rottura. Infatti in una adunanza, tenutasi il 21 aprile, dopo aver deciso di mantenere lo stipendio agli impiegati della C. d. L. arrestati, l'assemblea delibera «che d'ora innanzi nella Camera del Lavoro non debbono più tenersi discussioni se non riguardano il vero andamento dell'istituzione e l'occupazione degli operai che domandano lavoro. Deliberò altresì di astenersi da qualsiasi propaganda e da quanto altro possa compromettere l'istituzione della Camera del Lavoro sia con discorsi che con scritti od anche iscrizioni sui muri nei locali interni della Camera con diffida ai trasgressori di espellerli dall'associazione»), l'atteggiamento più radicale di alcune società operaie come quella dei muratori, che aveva espulso gli anarchici, la diffusione di stampa anarchica italiana e straniera in quantità decisamente più elevata di quella socialista o genericamente democratica presso i più politicamente impegnati sono elementi tutti che meritano di essere debitamente soppesati e vagliati per tentare di abbozzare un ritratto dell'ambiente estremista torinese. Ed a questo punto vale la pena di aggiungere che la testimonianza delle pubbliche autorità, spesso assai poco attendibile, può invece su questo piano essere assunta con una certa garanzia, poiché la rete gettata nell'ossessiva speranza di raggiungere tutte le forze rivoluzionarie, raccoglie senza discriminare, offrendo così uno spaccato, che possa rispecchiare abbastanza fedelmente, almeno per alcuni periodi, il mondo della sinistra torinese. È veramente il quadro di un nucleo di base, in cui rimangono in penombra le figure di primo piano, evocate quasi esclusivamente dallo sforzo incessante delle autorità di inseguire, nella speranza di frustrarne gli intenti, i movimenti dei capi. Quelli che stanno di fronte sono modesti o poveri artigiani e operai, sempre assillati dalla ricerca di un posto di lavoro, come testimoniano le lettere scambiate tra loro, sospinti all'emigrazione dal problema di procacciarsi i mezzi di sussistenza oltre che dal perseguire i grandi obiettivi della rivoluzione anarchica, come le autorità sospettano o vorrebbero far credere.

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