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giovedì 12 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VI°)

Elenco degli arrestati nel 1892 

Farinetti Luigi fu Sebastiano e fu Livia Bianchi, nato a Torino nel 1874, domiciliato a Torino, professione incisore. Dichiara di essere in relazione con membri della C.d.L. di Torino. 

Gurlino Romano di Giovanni e di Delfina Foresta, nato a Torino nel 1866, domiciliato a Torino, professione falegname. Per sua stessa ammissione è in rapporto con membri della C.d.L. di Torino. 

Cassani Antonio di Carlo, nato a Milano nel 1872, domiciliato a Milano, professione battiloro. Ben poco si conosce di lui, nonostante le pubbliche autorità lo indichino come un anarchico convinto e pericoloso. Le poche notizie sul suo conto e sulla sua attività si ricavano dai rapporti di polizia e dai documenti sequestratigli. Egli si era diretto nei primi mesi del 1892 a Ginevra con il Guabello, il Farinetti e il Gurlino. Ma vi era rimasto pochi giorni, poi con il solo Guabello era partito alla volta di Lione e Parigi. Qui doveva trovarsi alla fine di aprile se indirizzò una lettera a Sante Caserio, da cui traspare l'ansia e la sollecitudine per la causa anarchica che non si affievolisce, nonostante i disagi e la difficoltà di trovare un'occupazione. I rapporti tra il Cassani e il Caserio dovevano essere molto stretti e intensa la collaborazione di entrambi all'attività politica, se insieme avevano affittato un abbaino a Milano per farne deposito di stampa anar-chica da diffondere. In una perquisizione di questo oltre ad indirizzi, stampati e corrispondenze, vengono rinvenute ben 600 copie di un opuscolo pubblicato nel 1892 dal Cassani, intitolato Amore e Odio. Le pubbliche autorità attribuiscono alla sua penna anche il piccolo saggio II Salariato. Nutro invece dubbi in proposito poiché proprio nel 1891 era stato pubblicato a Torino dall'editore Rigo come numero 1 della Biblioteca della Gazzetta degli operai lo scritto di P. Kropotkin II Salariato. La coincidenza e la mancanza di notizie su altre eventuali pubblicazioni del Cassani ingenera quindi la propensione a non accettare l'attribuzione delle pubbliche autorità. Si apprende anche che il Cassani era solito celarsi sotto lo pseudonimo di Riccardo Bertagnoli. 

Guabello Alberto di Dionigi, nato a Mongrando nel 1874, domiciliato a Mongrando, professione muratore.


SOUL MAN – Sam & Dave

Sto arrivando da te su una strada polverosa

Ho un camion carico di buon amore

e quando lo prendi hai qualcosa

allora non preoccuparti perchè sto arrivando


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

E non è tutto


Ho ottenuto quello che ho nel modo più duro

e farò di meglio ogni singolo giorno

quindi tesoro non ti agitare

perchè ancora non hai visto niente


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Suona la chitarra Steve

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima


Sono cresciuto in un angolo di strada

Ho imparato ad amare prima di poter mangiare

Sono stato educato da una buona stirpe

quando inizio ad amare non riesco a smettere


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima, si

Sono un uomo con un anima


Prendi la corda e ti farò entrare

ti darò speranza e sarà il tuo unico ragazzo

Yeah (yeah) yeah (yeah)


Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

Sono un uomo con un anima

(Soul man (Uomo con un anima) è un brano scritto da a Isaac Hayes e David Porter e portata al successo dal duo soul statunitense Sam & Dave nel 1967. Il pezzo trae origine da alcuni fatti della rivolta di Detroit del luglio 1967. Sembra che i negozianti che avevano scritto la parola “soul” sulla porta dei loro esercizi fossere stati risparmiati dalle devastazioni. )



Potlatch per essere rivoluzionari

Il lavoro collettivo che ci proponiamo è la creazione di un nuovo teatro culturale di operazioni, che proponiamo per ipotesi al livello di un’eventuale costruzione generale degli ambienti con una preparazione, in qualche circostanza, dei termini della dialettica scenario-comportamento. Ci basiamo sull’evidente costatazione di un logorio delle forme moderne dell’arte e della scrittura, e l’analisi di questo movimento continuo ci porta alla conclusione che il superamento dell’insieme significante di fatti culturali in cui vediamo uno stato di decomposizione giunto al suo stadio storico estremo, deve essere ricercato con un’organizzazione superiore dei mezzi di azione della nostra epoca nella cultura. Dobbiamo cioè prevedere e sperimentare l’al di là dell’attuale atomizzazione delle arti tradizionali consunte, non per ritornare a un qualsiasi insieme coerente, corrispondente a una nuova condizione del mondo di cui la più conseguente affermazione sarà l’urbanismo e la vita quotidiana di una società in formazione. Vediamo chiaramente che lo sviluppo di questo compito presuppone una rivoluzione che non è ancora compiuta, e che qualsiasi ricerca è soggetta a restrizioni dalle contraddizioni del presente. L’Internazionale situazioni sta è costituita nominalmente, ma ciò significa solamente l’inizio di un tentativo di costruire al di là della decomposizione, in cui siamo interamente inclusi, come tutti. Prendere coscienza delle nostre possibilità reali richiede insieme il riconoscimento del carattere presituazionista, nel senso stretto del termine, di tutto ciò che possiamo intraprendere, e la rottura senza tentennamenti con la divisione del lavoro artistico. 

(Potlatch bollettino di informazione del gruppo francese dell’Internazionale Lettrista n° 29 05 novembre 1957) 


giovedì 5 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (V°)

Elenco degli arrestati nel 1892. (prima parte)

Bertani Giovanni di Ambrogio. Doveva essere membro della C.d.L. di Torino, secondo la testimonianza di alcuni arrestati, ed in collega-mento con società operaie se nella perquisizione della sua abita-zione, effettuata il 19 aprile, vengono rinvenute relazioni di sedute della C.d.L., 152 libretti di soci e vari statuti di società operaia.

Alasia Luigi di Bartolomeo, nato a Torino, residente a Torino di anni 25, professione tipografo. Cfr. Elenco arrestati 1894. Stretti dovevano essere i suoi legami con la C.d.L. poiché viene indi-cato come membro di questa. Pare che fosse stato eletto a far parte della commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. A quanto ci risulta si dedicò anche al giornalismo: nella sua abitazione venne requisito nell'aprile 1892 un originale di articolo per il giornale «Il Birichin». Pare che facesse capo a lui l'iniziativa di stampare a Torino la «Gazzetta dell'Operaio». Una lettera inviatagli da Livorno da V. Milanese e che è stata qui riprodotta contiene gli indirizzi di un primo nucleo di abbonati al giornale. 

Castellano Guglielmo. 

Botto Umberto di Giovanni, nato a Torino, residente a Torino, di anni 25, professione tipografo. Era il gerente de « Il Ventesimo Secolo - Organo della democrazia sociale» settimanale che si stampò a Torino dal 5/4/1891 al 9/4/1893, ad indirizzo democratico-repubblicano sotto la direzione di Giovanni Ferraroni. Tra i collaboratori si trovano Laerte Salvi, Paolo Alessi, Achille Gouthier, G. Salvioli. 

Capisano Ferdinando fu Carlo, nato nel 1871, domiciliato a Torino, professione falegname. 

Ajassa Ernesto nato a Borgogno (Novara) nel 1861, residente a Torino, professione fotografo e suggeritore teatrale. Membro della C.d.L. Pare che fosse stato eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. 

Gastaldetti Eugenio Viene indicato come membro della C.d.L. 

Barosso Luigi di Lorenzo, nato a Torino nel 1872, domiciliato a Torino, professione cappellinaio. 

Gouthier Achille fu Angelo nato a Torino nel 1857, domiciliato a Torino, professione pittore. Anch'egli viene indicato come membro eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. Appare tra i collaboratori del settimanale «Il Ventesimo Secolo», con direttore Giovanni Ferrarone e gerente il già citato Umberto Botto. 

Raso Giovanni fu Pietro, nato a Cagliari nel 1841, domiciliato a Torino, professione fonditore. 

Lanozzi Emilio, ( o Panozzi Emilio). Cfr. Elenco arrestati 1894. 

Lancino Secondo fu Francesco, nato a S. Giorgio nel 1844, domiciliato a Torino, professione tessitore. 

Caruzzi Castore fu Francesco, nato a Coli (Pc) nel 1836, domiciliato a Torino, professione assistente. 

De Marchi Francesco fu Giacomo, nato a Torino nel 1873, domiciliato a Torino, professione lattoniere. 

Bellino Giovanni di Carlo, nato a Torino nel 1860, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Monaco Lorenzo visse per un certo periodo a San Paolo di Brasile. 

Ferrerò Giovanni fu Vincenzo, nato a Savigliano nel 1852, domiciliato a Torino, professione parrucchiere. 

Garlasco Carlo. 

Panizza Alessandro. 

Bertoni Giuseppe fu Luigi, nato a Genova nel 1857, domiciliato a Torino, professione muratore. 

Ragazzini Alessandro. 

Mainardi Domenico di Carlo, nato a Torino, di anni 27, domiciliato a Torino, professione maniscalco. Per un certo periodo fu in America. 

Scala Pietro di Anacleto, nato a Salassa Canavese, di anni 32, professione panettiere e bracciante. 

Viscardi G. Battista di Pietro, nato a Villastellone nel 1869, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Marchello Giacomo di Giuseppe, nato a Torino, di anni 25, professione panettiere. 

Audisio Antonio fu Giovanni, nato a Torino, di anni 35, professione tipografo. 

Repossi Francesco di Pietro e di Rosa Baroso, nato a Valenza (AL) nel 1871, domiciliato a Torino, professione meccanico. Si dichiara estraneo all'ambiente anarchico ed alla C.d.L. 


EL DÌA DE LA BESTIA – Alex de la Iglesia

Angel Berriartúa, sacerdote e professore di teologia all'Università di Deusto, ha passato gli ultimi venticinque  anni della sua vita a studiare l'Apocalisse di San Giovanni, cercando di decifrare il messaggio che si cela dietro questo testo sacro è infine giunto alla conclusione che l'Anticristo nascerà a Madrid il 25 dicembre 1995 prima dell'alba. Il problema è che il sacerdote non conosce il luogo esatto dove avverrà la nascita. Per mettersi in contatto con il Maligno, si arma fino ai denti e si dà allegramente, anche se in modo alquanto improvvisato, al crimine. Nel corso della vicenda, il sacerdote, e con lui lo spettatore, incontreranno José  Maria, una  giovane metallara con un  passato difficile e un look aggressivo; il professor Cavan, uno  parapsicologico di fama mondiale, presentatore e regista di un notissimo programma televisivo; Rosario, l'allucinante proprietaria di una pensione, sospettosa di tutto e di tutti; Mina, una virginale fanciulla TV-dipendente; Susana,  una pinup dotata dell'innata capacità di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; e centinaia di altre vittime innocenti. 

De la Iglesia è uno che l’horror lo conosce bene e, anche se la sua è più una commedia grottesca e violentissima che un horror vero e proprio, fa riferimento a tutto il cinema satanico anglosassone degli anni ’70 e ’80. Il risultato è un film davvero unico nel suo genere, una rivisitazione della natività in salsa urbana e, allo stesso tempo, provinciale; sporca, grossolana, pacchiana, se vogliamo, ma va benissimo che lo sia: quando entra in scena l’astrologo Cavan, con tutto il suo armamentario di false divinazioni in diretta televisiva, il suo appartamento arredato ai massimi livelli di cattivo gusto, e i suoi collaboratori che lo rincorrono lungo i corridoi della rete, è difficile nutrire dubbi: ci troviamo di fronte a una gigantesca satira nei confronti di qualsiasi tipo di credenza, istituzionale e non. Raro esempio di commistione riuscita tra commedia e orrore, El día de la bestia non dimentica mai la sua vocazione orrorifica ma de la Iglesia, divertendosi anche a infrangere qualche tabù tra i pochi rimasti, inocula nella storia robuste dosi di satira e ironia che, più che alleggerire il tono horror, lo enfatizzano con efficacia. 

De la Iglesia si concentra con Il giorno della bestia sulla sinossi irriverente e folle, ovviamente, sulla perversa necessità che l’essere umano ha di contemplare come alcuni esemplari della sua specie si sottopongano alle luci oscure e sporche dello spettacolo, de la Iglesia attacca nel suo film le luci al neon che nascondono la danza macabra alla quale si sottopongono in massa i membri di una società maledetta.


Il fuoco che de la Iglesia ha aperto con questo film non si ferma mai. Non c’è assolutamente nulla che venga rispettato qui: la corsa contro la follia e il tempo che il trio protagonista intraprende per salvare il mondo nella notte di Natale si svolge con tutte le critiche sociali immaginabili come sfondo. 
Il Natale e la sua massa sociale che si muove tra luci al neon e canti natalizi, una banda organizzata che picchia e uccide ogni senzatetto che si incrocia sul suo cammino, un presentatore superficiale e arrogante che considera il pubblico del suo programma ciò che in realtà è: una massa pronta a soddisfarsi di un programma superficiale e polveroso. de la Iglesia non fa né amici, né concessioni, né prigionieri.

Valutazione Pastorale: Questo "rendez-vous" madrileno si configura come un enorme pastrocchio ambizioso e farneticante. E' molto probabile che per tanti dettagli (vedi lo zampettante caprone) ne sorrideranno perfino i più severi e raffinati esperti del paranormale e dell'esoterismo. Le ragioni per cui nello scegliere l'eletto a recarsi all'appuntamento si sia dato spazio ad un religioso previ i suoi reiterati tuffi nel Male non hanno bisogno di commenti. Ironia, sarcasmo, un pizzico di "noir", una dose di horror sono gli ingredienti principali dell'ignobile e delirante intruglio, cui si aggiunge ovviamente quel tipo di musica "death metal" che molta gente ha contagiato con la sua spietata durezza.



El día de la bestia es un grito de furia magistral. Un ejemplar único de «Cine-Punk» en Navidad.


Abolire le prigioni

Il regno odioso delle prigioni non finirà senza che ciascuno impari a non imprigionarsi più in un comportamento economizzato dai riflessi del profitto e dello scambio. Meno l'animalità si ingabbierà nella rigidità del carattere, arrabbiandosi per frustrazioni perpetue, più aprirà le porte del godimento a progressivi affinamenti, e più apparirà a tutti l'orrore di rinchiudere in cella dei condannati che vi languiscono non per i loro misfatti, ma perché esorcizzano i demoni che le persone oneste imprigionano in loro. I progressi che l'umanesimo auspica fanno rabbrividire. Se le prigioni spariranno senza che il godimento sia restaurato nei suoi diritti, esse cederanno soltanto il posto ad istituzioni psichiatriche ariose, in accordo con le terapie che anestetizzano nei condannati al lavoro quotidiano la violenza delle frustrazioni. Non è forse giunto il tempo di stabilirsi talmente nell'amore di sé che, arrivando ad adeguarsi dal fondo del cuore molta felicità, ci si affezioni agli altri per la felicità stessa che tocca loro in sorte, amandoli per il favore di amare che dispensano a se stessi? Non sopporto di essere abbordato per il ruolo, la funzione, il carattere, l'istantanea che mi fissa e mi imprigiona in ciò che non sono. Quale incontro sperare in un luogo in cui l'obbligo di essere in rappresentazione impedisce sempre che io esista? Mi importa soltanto la presenza del vivente, in cui convergono tutte le libertà che nessun giudizio ha il potere di arrestare.



giovedì 29 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (IV°)

Corrispondenza

Lettera inviata a Sante Caserio da Antonio Cassani 

Parigi 13/4/1892 

Carissimo Amico! 

Ricevo in questo momento 2 copie dell'Amico del Popolo, che lo trovai stupendo. Ecco caro Sante questo è il modo con cui mi piacciono i nostri giornali, ogni altro sistema mellifluo di fare propaganda e di combattere gli avversari, è cosa che non va più per i nostri tempi. Mandalo sempre adunque l'Amico del Popolo e se trovi il Locatelli dilli che quanto prima vedrà un nuovo lavoro che parte da Parigi. Io sono sempre nelle medesime acque anzi, minaccio di affogarvi, porca madonna! Speriamo un benefico salvataggio od altrimenti vengo ancora a Milano o che vado in Russia a lavorare. Quella corrispondenza da Parigi pare che sia piovuta dal cielo, perché dei compagni di Parigi che l'abbiano spedita non saprei chi, forse Constans! Mi piacciono quelle passatine ben dettate che riguardano quei farabutti della Camera ecc. e mi piace assai il metodo che avete preso in vessillo in questo numero del vostro giornale. Per Dio, se non si fa così come volete fare? Bravi, e avanti sempre, e non curatevi se quelle 3 marmotte si offendono alle volte e minacciano di provocare delle battaglie aperte, ben vengano anzi perché la vittoria è sempre dell'Anarchia. Fatti coraggio, caro amico e continua a combattere al fianco di chi uniforma la propaganda ai metodi di impavidezza, anti-legalitarismo e libera iniziativa. Nell'Amico del Popolo ho trovato troppe volte però il sacrosanto nome di: Pietro e di: Gori. Ciò sta male e si potrebbe farne senza, io credo, e modificare il modo di raccontare le cose, escludendo i nomi. 

Ciao, caro amico, e vogliaci sempre bene   tuo A. Cassani. P.S. Quando esce ancora il giornale mandatemelo a me od all'indirizzo di qualche altro compagno di Parigi. Questa lettera comunicagliela all'amico Locatelli più presto che puoi. Ciao (Alla lettera era unita ad un pacco contenente i seguenti opuscoli: I socialisti anarchici al popolo italiano : non votate !. Agli operai italiani. Appello edito a Nizza, settembre 1889. Appello aprile 1890. Parere degli anarchici sul duello, Imola 1890. I fatti di Roma dell'8 febbraio 1889. Manifesto degli anarchici al popolo d'Italia. 1° maggio 1890 - Gli anarchici al popolo. Pourquoi les travailleurs sont-ils malheureux?)

Lettera inviata da Carlo Garlasco 

Torino 15/3/1892 

Caro amico. 

Ricevetti ieri il tuo scritto che aspettavo da tempo, ed era vera-mente nel dubbio che mi avresti dimenticato, e se non mando più la scomunica a te la manderò a Farinetti, che mi a proprio trascurato. Sono stato al circolo o fatte le comunicazioni che mi ai incaricato. Sono oltre modo soddisfatto delle notizie che mi rechi riguardo al vostro stato economico. Riguardo a me ero deciso di partire per Lione (Francia) ma per mio sommo dispiacere mio padre cadde così grave-mente ammalato che ha perduto ogni speranza per la sua guarigione e con ciò potrai capire come il mio piano andò in fumo. In un'altra tua dì a Farinetti che unisca un suo biglietto, nel quale mi dica se a ricevuto le mie cartoline a Biella e Mongrando, dilli [sic] anche che Bertani a piacere di conferire con lui per affari che li riguarda. Se scrivete a lui indirizzateli alla Camera del Lavoro. In quanto a giornali per la propaganda qui a Torino è tutto morto più che morto. E sai il gran perché? Perché il Rigo (Giovanni Rigo, via Silvio Pellico 28, Torino. Con questo indirizzo compare in un elenco di persone cui fare capo per la propaganda anarchica nelle principali città italiane inviato da un correligionario di Milano all'anarchico Giuseppe Genova di Palermo) a dovuto assentarsi di qui in seguito alle solite persecuzioni della questura; tu che ai conosciuto l'ambiente di qui certo non stupirai che un sì piccolo incidente possa privare tutta la città della stampa anarchica, ma nel medesimo istante proromperai in un «Fiacconi!» e non avrai torto. Mi ai promesso di farmi avere della stampa di costi; se in senso anarchico e scritta in lingua italiana non potresti farmene avere più copie ed io ti spedirei l'importo ad ogni tua spedizione e di ciò potresti stare tranquillo sulla mia parola. Io di qui per ora potrò spedirti null'altro che qualche foglio borghese quello che più ti aggrada, se non tutti i giorni almeno una volta alla settimana. Informati se Lode ove si trova il compagno Conti non sia troppo distante da Ginevra così potresti comunicare con lui. Ti saluto e anche il Farinetti. Sono tuo e per la causa Carlo. 


Cicuta Acquatica

Pianta erbacea perenne, alta 60-120 centimetri; fusto eretto, sopra ramoso, glabro; foglie 2-3 pennate, segmenti finemente lanceolati, seghettati, acuminati; ombrelle con 15-25 raggi; fiori bianchi in ombrelle composte, grandi, compatte, brattee poco numerose, spesso anche del tutto assenti; frutto rotondo; semi ovali, costolati, bruno pallido.

Fiorisce da luglio a settembre. Cresce lungo gli argini dei fiumi, in fossi, riserve d'acqua e marcite (0-1000 metri). Sporadica.

Sarebbe stata usata come ingrediente dei preparati delle streghe europee, soprattutto unguenti. Il botanico P. Font Quer riporta un caso di due religiosi che mangiano la radice della cicuta acquatica; uno di essi si buttò in acqua convinto di essere un'anatra, l'altro si spogliò è cercò disperatamente l'acqua, credendo di essersi trasformato e di non poter vivere senza di essa. Inoltre, il miele prodotto dai fiori della pianta avrebbe proprietà psicoattive.

Contiene principalmente coniina, molto tossica. La coniina rilassa i muscoli e attenua le convulsioni. L'intossicazione causa freddo, paralisi, insensibilità e morte per paralisi respiratoria; 6-8 foglie sono letali. Le proprietà psicoattive non sono ancora state compitamente dimostrate. 

Qualsiasi cosa può andare bene

L'idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell'attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c'è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell'epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbero potute essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. In effetti, uno fra i caratteri che più colpiscono delle recenti discussioni sulla storia e la filosofia della scienza è la presa di coscienza del fatto che eventi e sviluppi come l'invenzione dell'atomismo nell'antichità, la rivoluzione copernicana, l'avvento della teoria atomica moderna, il graduale emergere della teoria ondulatoria della luce si verificarono solo perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche "ovvie" o perché involontariamente le violarono. È chiaro, quindi, che l'idea di un metodo fisso o di una teoria fissa della razionalità poggia su una visione troppo ingenua dell'uomo e del suo ambiente sociale. Per coloro che non vogliono ignorare il ricco materiale fornito dalla storia, e che non si propongono di impoverirlo per compiacere ai loro istinti più bassi, alla loro brama di sicurezza intellettuale nella forma della chiarezza, della precisone, dell'obbiettività, della verità, diventerà chiaro che c'è un solo principio che può essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano. È il principio: qualsiasi cosa può andar bene. 

giovedì 22 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (III°)

La storia stessa che è alla radice della prima ondata di arresti e che dà avvio al procedimento del 1892 nei confronti dell'associazione anarchica è la vicenda di tre giovani, l'incisore torinese Luigi Farinetti, il falegname Romano Gurlino pure torinese e il meccanico Francesco Repossi di Valenza in provincia di Alessandria, ma dimorante a Torino, emigrati a Ginevra con gli anarchici Alberto Guabello e Antonio Cassani per cercare lavoro e di qui passati in Francia nella speranza di trovare là ciò che non avevano ottenuto in Svizzera. Mentre il Cassani e il Guabello si dirigono a Lione e poi a Parigi, i primi tre vengono fermati il 31 marzo del '92 a Bellegarde, perché sorpresi sul treno diretti a Colos senza biglietto. Condannati a 8 giorni di arresto, sono poi espulsi dalla Francia e consegnati alle autorità italiane alla frontiera di Bardonecchia. La meta del loro viaggio, che avrebbe dovuto portarli a Parigi, il loro rapporto con Cassani e Guabello, le corrispondenze sequestrate, i loro non celati legami con membri della Camera del Lavoro di Torino li inseriscono immediatamente nel novero di quegli individui sospetti, nei confronti dei quali la polizia, in vista della prossima celebrazione del 1° maggio, andava già svolgendo un'azione di controllo e di arresti volta a prevenire qualsiasi tentativo di manifestazione. Il bilancio dell'operazione intrapresa dalle autorità è l'incriminazione di ben 31 persone, la maggior parte delle quali viene arrestata. Di esse però un buon numero verrà scarcerata prima che venga pronunciata la sentenza contro l'associazione anarchica. Di queste 31 persone gli anarchici dichiarati sono ben pochi: si tratta in generale di socialisti quando non addirittura di democratici che vengono però coinvolti a causa della loro partecipazione ad attività nelle organizzazioni operaie o di categoria. 

Come si vedrà la situazione sarà diversa nel '94: allora gli arresti e le incriminazioni colpiranno quasi esclusiva-mente degli anarchici che non avranno difficoltà a dichiararsi tali, anzi che non faranno mistero delle proprie simpatie per il filone terroristico e dinamitardo. Indubbiamente tra l'uno e l'altro processo c'è di mezzo la scissione di Genova, che, provocando una grave emorragia, se non subito almeno a media scadenza nell'ambiente anarchico, seleziona anche e qualifica coloro che restano fedeli all'idea rivoluzionaria. E di questo processo sono conscie anche le pubbliche autorità, benché propense negli anni della reazione crispina a servirsi dell'artifìcio di definire anarchici tutti i gruppi di sinistra per sottoporli alle norme repressive emanate contro di questi. 

Ecco alcuni elementi atti a delineare un poco la fisionomia del nucleo anarchico torinese ( Associazione malfattori 18-1-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone - Questura di Torino)

Il gruppo degli incriminati del 1892 presenta le seguenti caratteristiche : età media anni 29 con punte che vanno da un massimo di anni 56 a un minimo di anni 19. Le professioni sono così suddivise: panettieri 4 (di cui un panettiere bracciante) - muratori 2 -falegnami 2 - tipografi 2 - fucinatori 1 - cappellinai 1 - pittori 1 -fonditori 1 - tessitori 1 - assistenti 1 - lattonieri 1 - parrucchieri 1 -maniscalchi 1 - meccanici 1 - incisori 1 - battiloro 1-1 fotografo-suggeritore teatrale. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli accusati e attraverso il sequestro della corrispondenza vengono intercettati, oltre alle missive, opuscoli e giornali. Per quanto con-cerne questi ultimi si tratta di numeri isolati, talvolta di parecchi anni prima. È il caso de « Il Proletario » di cui vengono rinvenute copie del gennaio 1875. Oppure sono numeri de «La Gazzetta ope-raia » di Torino, oppure de « L'Amico del Popolo » di Milano, l'unico giornale più propriamente anarchico diffuso nel gruppo torinese. Purtroppo nulla è dato di sapere de « Il Birichin », di cui è fatto cenno a proposito di un articolo trovato in casa del socialista Luigi Alasia (« La Gazzetta operaia », Torino, tipografia. B. Valentino, poi M. Artale, direttore è Giovanni Rejmond. Esce dall'1-6-1887 al 24-3-1888; settimanale. Ad essa fa seguito «La Nuova gazzetta operaia» che durerà dal 31-3-1888 al 8-9-1889. Periodico prima indipendente poi anarchico, socialista, comunista. «L'Amico del Popolo», Milano. Esce dal 1891 al 1892. A proposito de « Il Proletario » è presumibile che si tratti della continuazione de « La Discussione. Rivista del socialismo intransigente », pubblicata a Torino con gerente Carlo Terzaghi. « Il Proletario. Periodico socialista intransigente », diretto dal Terzaghi, uscì settimanalmente a Torino prima, dall'1-10-1873 all'l-1-1874, poi a Genova).



LA SFERICITÀ DELLA TERRA


Dietro l'appellativo latinizzato di Sacro Bosco si cela il nome di John of Holywood, religioso inglese autore del manuale di astronomia  intitolato Sphaera  Mundi che, pubblicato nel 1220, si impose come una delle opere più diffuse dell'epoca. Qui egli illustra la visione tolemaica del cosmo e fornisce diverse prove della sfericità della Terra e delle orbite dei pianeti, oltre a spiegazioni sulle eclissi di Sole e di Luna. 

Che la Terra non potesse essere piatta lo dimostrava il sol fatto che il giorno e la notte cominciassero in modo diverso. Non poteva essere nemmeno concava, altrimenti a ovest il Sole sarebbe sorto più presto che a est. Poiché era anche escluso che potesse essere quadrata, rimaneva da considerare soltanto la forma sferica. (Johannes de Sacro bosco, Sphaera  Mundi, Anversa, 1573)

NON PIU’ di Emile Henry


Non più autorità, molto più contraria alla felicità dell’umanità di qualche eccesso che si potrebbe produrre agli inizi di una società libera.

Al posto dell’organizzazione attuale, raggruppamenti di individui per simpatia ad affinità, senza leggi e senza capi.

Non più proprietà individuali; messa in comune dei prodotti; lavoro di ognuno secondo i suoi bisogni, consumo di ognuno secondo i suoi bisogni, cioè, secondo volontà.

Non più famiglia, egoista e borghese, che rende l’uomo proprietà della donna, e la donna proprietà dell’uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento di essere legati l’uno all’altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Ecco perché vogliamo l’unione libera. 

Non più odio tra i fratelli, non più patrie, che gettano gli uni sugli altri degli uomini che non si sono nemmeno mai visti.

Sostituzione dell’attaccamento gretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo dell’Umanità Intera, senza distinzione di razza né di colore.

Non più religioni, forgiate dai preti per degradare le masse e dar loro la speranza di una vita migliore mentre essi stessi godono della vita terrestre. Occorre incominciare col lavoro di distruzione. Occorre gettare a terra il vecchio edificio tarlato.

giovedì 15 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (II°)

Ridotti a queste dimensioni i due procedimenti di maggiore rilevanza per il biennio 92-94 non rivestono quindi un valore a sé stante, né giova tentare di ricostruire pezzo per pezzo le fasi dell'arresto e dell'accertamento delle responsabilità degli accusati per associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone. Pare invece che possa essere assai più fruttuoso uno studio condotto sulla base dei documenti reperiti tra le carte della Questura di Torino, inseriti come fascicoli staccati l'uno tra i Rapporti di indole politica, l'altro nella cartella Associazione Malfattori, per delineare la fisionomia dei nuclei socialisti-anarchici fiorenti a Torino negli anni in cui nasce e si afferma il Partito dei Lavoratori Italiani, ma in cui la situazione, nonostante la frattura che si opererà al vertice al Congresso di Genova dell'agosto, permane confusa alla base. La travagliata coesistenza di anarchici e socialisti alla Camera del Lavoro di Torino (I legami tra socialisti-anarchici e Camera del Lavoro, testimoniati dalle dichiarazioni degli stessi imputati, nonché dai documenti consultati, non bastano però a mascherare la volontà già chiara nei dirigenti della Camera del Lavoro di sbarazzarsi degli anarchici. L'incriminazione e l'arresto di alcuni di essi nell'aprile '92 fornirà l'occasione per una separazione delle proprie responsabilità che suona condanna della linea anarchica ed è chiara avvisaglia di una prossima rottura. Infatti in una adunanza, tenutasi il 21 aprile, dopo aver deciso di mantenere lo stipendio agli impiegati della C. d. L. arrestati, l'assemblea delibera «che d'ora innanzi nella Camera del Lavoro non debbono più tenersi discussioni se non riguardano il vero andamento dell'istituzione e l'occupazione degli operai che domandano lavoro. Deliberò altresì di astenersi da qualsiasi propaganda e da quanto altro possa compromettere l'istituzione della Camera del Lavoro sia con discorsi che con scritti od anche iscrizioni sui muri nei locali interni della Camera con diffida ai trasgressori di espellerli dall'associazione»), l'atteggiamento più radicale di alcune società operaie come quella dei muratori, che aveva espulso gli anarchici, la diffusione di stampa anarchica italiana e straniera in quantità decisamente più elevata di quella socialista o genericamente democratica presso i più politicamente impegnati sono elementi tutti che meritano di essere debitamente soppesati e vagliati per tentare di abbozzare un ritratto dell'ambiente estremista torinese. Ed a questo punto vale la pena di aggiungere che la testimonianza delle pubbliche autorità, spesso assai poco attendibile, può invece su questo piano essere assunta con una certa garanzia, poiché la rete gettata nell'ossessiva speranza di raggiungere tutte le forze rivoluzionarie, raccoglie senza discriminare, offrendo così uno spaccato, che possa rispecchiare abbastanza fedelmente, almeno per alcuni periodi, il mondo della sinistra torinese. È veramente il quadro di un nucleo di base, in cui rimangono in penombra le figure di primo piano, evocate quasi esclusivamente dallo sforzo incessante delle autorità di inseguire, nella speranza di frustrarne gli intenti, i movimenti dei capi. Quelli che stanno di fronte sono modesti o poveri artigiani e operai, sempre assillati dalla ricerca di un posto di lavoro, come testimoniano le lettere scambiate tra loro, sospinti all'emigrazione dal problema di procacciarsi i mezzi di sussistenza oltre che dal perseguire i grandi obiettivi della rivoluzione anarchica, come le autorità sospettano o vorrebbero far credere. 


CANTO DI PLUTONIO – Anne Waldman

vaffanculo, plutonio

ti amiamo 

ti odiamo 

saremo tutti luminescenti per un quarto di milione di anni

denti luminescenti

biancheria luminescente

parole su pagine luminescenti

microfilm  luminescenti

unghie e nocche luminescenti 

caviglie disperate e gonne luminescenti

nubi temporalesche luminescenti

radici di capelli luminescenti

lobi dorati per sentirti meglio

sopracciglia luminescenti

narici dilatate luminescenti

clavicole luminescenti

spine dorsali luminescenti 

toraci luminescenti 

vagine che ondeggiano luminescenti

fianchi luminescenti

capillari luminescenti

ah, la terza lombare luminescente di dolore

il pube luminescente

povero triste pube di mostro reincarnato per un quarto di milione di anni

 

La disoccupazione: non un problema, forse una soluzione

Sappiamo tutti che la disoccupazione non sarà mai eliminata. La ditta va male? Si licenzia. La ditta va bene? Si investe nell'automazione e si licenziano le persone. Una volta i lavoratori servivano perché c'era il lavoro, oggi il lavoro serve perché ci sono i lavoratori, e nessuno sa cosa farsene, perché le macchine lavorano più velocemente, meglio e a costo inferiore. L'automazione è sempre stata un sogno dell'umanità. Il Disoccupato Felice Aristotele, 2300 anni fa diceva: «Se ogni strumento riuscisse a compiere la sua funzione dietro un comando o prevedendolo in anticipo [e dunque] le spole tessessero da sé e i plettri toccassero   la cetra, i capi artigiani non avrebbero davvero bisogno di subordinati, né i padroni di schiavi. Oggi il sogno si è avverato, ma in un incubo per tutti, perché le relazioni sociali non si sono evolute così velocemente come la tecnica. E questo processo è irreversibile: mai più i lavoratori sostituiranno robot e automi. Inoltre,  laddove il lavoro "umano" è ancora essenziale, viene de localizzato in paesi a basso salario, o vengono importati immigrati sottopagati per svolgerlo, in una spirale discendente che solo il ripristino della schiavitù potrebbe fermare. Questo lo sanno tutti, ma nessuno può dirlo. Ufficialmente si tratta ancora di "lotta contro la disoccupazione", di fatto contro i disoccupati. Le  statistiche vengono manipolate, i disoccupati vengono "occupati" nel senso militare del termine, si moltiplicano controlli molesti. E poiché, nonostante tutto, tali misure non possono bastare, si aggiunge un tocco di moralità, affermando che i disoccupati sarebbero responsabili della loro sorte, richiedendo di dare prova della loro "ricerca attiva di un lavoro". Il tutto per forzare la realtà a rientrare negli schemi della propaganda. Il Disoccupato Felice sta semplicemente dicendo ad alta voce ciò che tutti già sanno. "Disoccupazione" è una parolaccia, un'idea negativa, l'altra faccia della medaglia del lavoro. Un disoccupato è semplicemente un lavoratore senza  lavoro. Il che non dice nulla della persona come poeta, come vagabondo, come ricercatore, come colui che respira. In   pubblico si  può parlare solo della carenza di lavoro. Soltanto in privato, lontano da giornalisti, sociologi e altri fiutatori di merda, ci permettiamo di dire quello che abbiamo nel cuore: «Mi hanno   appena licenziato, fantastico!  Finalmente  potrò fare festa tutte le sere, mangiare qualcosa  che  non sia cotto al microonde, coccolarmi senza limiti.» 

Alla domanda se dobbiamo abolire questa separazione tra virtù private e vizi pubblici  ci viene  detto che non è il momento, che si trasformerebbe in una  provocazione, che farebbe il gioco degli zoticoni. Vent'anni fa i lavoratori potevano ancora mettere in  discussione il loro lavoro, e il lavoro. Oggi devono dire che sono   felici per il solo fatto di non essere  disoccupati,  e i disoccupati  devono dire  che sono infelici per il solo fatto di non avere un lavoro. Il Disoccupato  Felice  se la ride di un simile ricatto.


giovedì 8 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (I°)

Nell'aprile del 1892 un'ondata di arresti si abbatte sui socialisti-anarchici torinesi. Un analogo provvedimento, che colpirà in parte gli stessi incriminati del 1892, si ripeterà, due anni dopo. Fatti di politica interna soprattutto, nonché uno stato di panico, creato dallo svilupparsi in questo biennio di una vera e propria epidemia terroristica in Francia, che si concluderà con la morte del presidente Carnot nel giugno 1894 per mano di Sante Caserio, stanno a motivare quest'azione preventiva delle pubbliche autorità, condotta nella speranza di individuare e nell'intento di recidere le fila di un grosso complotto anarchico a dimensioni internazionali. Non si spiegherebbero diversamente i continui richiami, che si trovano nelle carte della Questura torinese che ho consultato, agli attentati di Ravachol, Vaillant, Henry, nonché la richiesta di un giudizio da parte degli anarchici arrestati sugli atti terroristici compiuti in Francia in quegli anni, l'ansiosa ricerca di legami personali, di relazioni epistolari e giornalistiche con gli ambienti rivoluzionari stranieri. Ma il generale timore diffusosi anche a seguito del fatto che gli anarchici, seppur sconcertati dalle imprese dinamitarde, avevano finito tuttavia con l'assumersene la piena responsabilità, si accompagna a momenti di particolare difficoltà e tensione nella vita politica italiana. 

Nel primo caso gli arresti avvengono a pochi giorni di distanza dal 1° maggio e colpiscono in larga misura membri della Camera del Lavoro di Torino. 

Nel secondo caso gli arresti piovono proprio nel bel mezzo delle agitazioni promosse in Sicilia dai Fasci, estesesi in Lunigiana e con ripercussioni non trascurabili nei maggiori centri italiani. 

In sostanza però sia nell'uno che nell'altro caso l'obiettivo di mettere mano su una grossa centrale anarchica e di inscenare un processo che, provocando nell'opinione pubblica un moto di ostilità nei confronti dell'anarchismo, permetta di fare finalmente giustizia di questa forza, va in fumo. Le due operazioni si risolvono in una requisizione di stampati anarchici, ma nell'impossibilità a procedere contro gli imputati per mancanza di indizi sufficienti a provare la corresponsabilità in un disegno terroristico internazionale per quanto concerne gli arrestati del 1892 (Il Tribunale di Torino con sentenza del 19 maggio 1892 nei confronti degli imputati per il delitto previsto dall'articolo 248 del codice penale «per avere in Torino nel 1892 ed epoche precedenti costituito fra loro e con altre persone ancora ignote una associazione di ben oltre 50 persone per commettere delitti contro la proprietà - l'amministrazione della giustizia -la pubblica fede - l'incolumità pubblica e il buon costume e l'ordine della famiglia nonché contro le persone e le proprietà cercando di attuare e diffondendo i principi anarchici dichiara non essere luogo a procedimento per Lancina, Raso e Coruzzi per non aver essi commesso il reato e non luogo pegli altri per mancanza di indizi. Ordina la scarcerazione - ma la confisca degli scritti di indole anarchica»)  e nella condanna a pene relativamente lievi degli incriminati del 1894. 



EVERYBODY’S TALKIN’ - Fred Neil

Tutti mi stanno parlando

ma non sento quel che dicono

sento solo gli echi della mia mente

la gente si ferma a guardare

non riesco a vedere le loro facce

vedo solo le ombre dei loro occhi


Vado dove il sole continua a splendere

attraverso la pioggia che scroscia

Vado dove il clima è adatto ai miei vestiti

Riparandomi dal vento del Nord Est

navigando su una brezza estiva

e saltando come un sasso sull'acqua


Tutti mi stanno parlando

ma non sento quel che dicono

sento solo gli echi della mia mente

non lascerò che tu ignori il mio amore

no, non te lo lascerò fare

non ti lascerò ignorare il mio amore


Il concetto di razza

Il concetto di “razza” è servito anche per giustificare, ad esempio, gli zoo umani nei quali, in Europa, gli individui delle “razze inferiori” (individui catturati come selvaggina nelle colonie) erano mostrati agli occidentali rinchiusi in gabbie, come una curiosità esotica, al fianco delle donne barbute e alle gare di lancio del nano. Lo stesso colonialismo era basato sul concetto di “razza” e sulla presunta “superiorità” degli uni sugli altri o, a seconda dei punti di vista, degli altri sugli uni. Sono le stesse concezioni che hanno permesso che intere popolazioni fossero schiavizzate da parte di altre, attraverso le epoche e su scale mostruose, come nel caso delle diverse tratte dei neri o del commercio triangolare su cui gli Stati occidentali (ma anche di altre regioni del mondo, in particolare quelle in cui venivano catturati gli schiavi) si sono arricchiti per secoli. Il termine è stato adoperato ancora per qualche decennio, e il suo uso era il più delle volte legato all’ignoranza e all’abitudine, finché non è stato adoperato soltanto da qualche corrente razzista (o razzialista, ma lasciamo la distinzione agli imbalsamatori) d’estrema destra, come i suprematisti bianchi del Ku Klux Klan negli Stati Uniti o gli Afrikaner dell’apartheid in Sud-Africa, ma anche i suprematisti neri di Louis Farrakhan, ecc. Ad ogni modo, ci sembrava importante ricordare che le “razze” sono costruzioni sociali senza nessun altro fondamento che le ideologie e le tradizioni reazionarie. Un concetto che non è mai servito ad altro che a creare gerarchie tra gli esseri umani basate su criteri sociobiologici rivolti, da un lato, a cancellare le differenze tra le classi (al servizio della guerra ai poveri), dall’altro a dividere gli sfruttati in piccole comunità chiuse in cui solo i “loro” contano, e tutti gli altri possono benissimo crepare. Tutte le categorie che riducono gli individui a criteri biologici (o sociobiologici) oppure a identità fisse, sono categorie del potere che non sono mai servite a nient’altro che separare gli umani tra di loro, non su criteri di classe, o su criteri legati alle scelte individuali degli uni e degli altri, ma su criteri immaginari, essenzialisti e inglobanti. Uno è “nero” o “bianco”, “francese” o “spagnolo”, “israeliano” o “palestinese”, come si può essere “ebreo”, “cristiano” o “musulmano”, cioè per scelta, assegnazione o per interiorizzazione delle categorie del potere. In tutti e tre i casi, il risultato è lo stesso: il ripiegamento identitario tribale e comunitarista. Ma le identità sono illusioni e fantasmi su cui si sono sempre rintanati gli sfruttati in periodi di crisi sociale, contribuendo a diffondere immaginari di divisione che il potere adopera per mantenere la “pace sociale”, altro nome della guerra ai poveri. Se abbiamo a cuore la rottura di questo mondo fatto di denaro e polizia, bisognerà abbandonare tutte queste categorie del potere che non servono ad altro se non a dividere per meglio regnare, e perciò assicurare il dominio dell’economia e degli Stati sulle popolazioni.

Dobbiamo gettare la “razza” nella spazzatura della storia, là dove l’abbiamo trovata, per evitare di rendere impossibile qualunque trasformazione radicale dell’esistente.


giovedì 1 gennaio 2026

Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (1881-1891) (IV°)

 

Gli scioperi torinesi del giugno del 1889 coinvolgono una notevole massa operaia e sono caratterizzati dalla partecipazione per solidarietà di categorie non direttamente interessate alle rivendicazioni sindacali. Questa presa di coscienza degli interessi che accomunano le varie categorie operaie deve essere ascritta in gran parte al merito del Galleani, che è infatti individuato, e come tale perseguito, dalla questura di Torino come uno dei massimi responsabili delle agitazioni. 

In seguito ai fatti di Torino il Galleani si rifugia in Francia e successivamente in Svizzera, dove le autorità locali lo arrestano nell'ottobre del 1890 per consegnarlo nella mani della polizia italiana. Una amnistia, sopravvenuta nel novembre del 1890, lo rimette in libertà. 

La sua partecipazione al Congresso di Capolago dove gli viene attribuito il compito, unitamente a Amilcare Cipriani, di propagandare e organizzare i quadri e le attività dell'auspicato Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario, è indicativa del fatto che il Galleani prosegue la propria lotta sulla falsariga dell'impostazione da lui data alla sua attività politica in questi anni, quale partecipe di quel settore dell'anarchismo propenso all'organizzazione e non nelle vesti di assertore della linea individualistica e antiorganizzativa dell'anarchismo. 

I compiti attribuiti al Galleani nel Congresso di Capolago possono essere svolti, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, quasi esclusiva-mente in Piemonte. Oltre alla sua nota partecipazione al Comizio Internazionale per i diritti dei lavoratori, tenutosi a Milano nell'aprile del 1891, il Galleani partecipa attivamente ai lavori del 

congresso regionale delle federazioni anarchiche del Piemonte e della Liguria e tiene numerose conferenze di propaganda nel Biellese, nell'Astigiano, nel Monferrato e nell'Alessandrino. 

Le condizioni in cui si trova a dover operare il Galleani sono però ora diverse da quelle degli anni precedenti: si sta infatti verificando una convergenza nel movimento operaio tra le correnti operaiste e quelle socialiste al fine della costituzione del partito politico di classe. La sua attività politica non può quindi che provocare un inasprimento dei rapporti tra questi gruppi ed i settori anarchici e i suoi interventi polemici contribuiranno ad allargare la frattura in campo operaio fra i «riformisti» e gli intransigenti, frattura che sarà definitiva al Congresso di Genova del 1892, costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani. 

Nella primavera del 1891 infatti la partecipazione del Galleani a una serie di conferenze tenutesi ad Alessandria rende evidente il disinteresse dei gruppi operai del luogo per le istanze di cui egli è il portavoce e ne sono segno i commenti polemici che compaiono sull'«Avvisatore alessandrino». I suoi discorsi infiammati non sono però privi di risonanze in quel settore del proletariato che è lasciato ai margini del dibattito politico. Le manifestazioni dei disoccupati che hanno luogo in Alessandria dopo una conferenza tenuta dal Galleani sono attribuite dalle autorità alla sua «perniciosa» influenza. Siamo agli inizi del famigerato decennio repressivo, e Galleani ne è una delle prime vittime. Sulla base dell'accusa 

di incitamento all'odio di classe egli viene processato dal tribunale di Alessandria e condannato a tre mesi di reclusione. 

Questi fatti segneranno l'inizio di un diverso orientamento dell'attività politica del Galleani che verrà a mano a mano sempre più accostandosi a quei concetti di anarchismo individualista e antiorganizzatore che caratterizzeranno la sua azione negli anni successivi.



THE DOOM GENERATION – Gregg Araki

Amy Blue, una diciassettenne patita della velocità, Jordan White, il suo ragazzo dolce e ingenuo, e  Xavier Red, uno sbandato supersexy, sono costretti a imbarcarsi in una bizzarra avventura on the road dopo che Xavier ha inavvertitamente fatto saltare la testa al commesso di un QuikieMart. I tre fuggono in un mondo surreale di violenza vertiginosa e spaventosa e di costante pericolo. Gli eventi inesorabilmente sfuggono ad ogni controllo e Amy e Jordan si ritrovano sempre più nei guai a causa dell'enigmatico Xavier. Ogni volta che si fermano per una Diet Coke e patatine fritte, qualcuno muore trucidato in un modo o in un  altro. Sulle strade di un’ America deserta e allucinata, Amy finirà col formare un triangolo amore, sesso e disperazione troppo puro per questo mondo.

Un'opera che vorrebbe palesemente raccontare l'America odierna attraverso le disavventure di un tris di ragazzetti disagiati e privi di morale. La dimensione fumettistica, che è la medesima dei due film citati in apertura, è probabilmente il fattore che maggior fascino conferisce a Doom generation, nel quale sangue, violenza, morte (e ovviamente sesso) sono elementi banali di una quotidianità televisivamente frenetica e cinica. Araki palesa veramente sotto gli occhi di tutti il vuoto di una generazione condannata tra programmi televisivi dementi, AIDS e sale da videogame, disoccupazione e perdita dei valori, non esiste davvero più nessun futuro, a colpi di umorismo dissacrante, Araki scodella un mix tra Tarantino, effettacci ultra splatter, il David Lynch di Cuore Selvaggio, sequenze erotiche ai limiti del porno e colonna sonora martellante(Jesus and Mary Chain, Nina Inch Nails, Cocteau Twins, Coil, Babyland, The verve e altri ancora). La leggenda racconta che molti spettatori, gay e etero, donne e uomini, alla fine di "The Doom generation" avevano voglia di andare a casa a scopare. Un oggetto erotico di quarto tipo, insomma. Certo, le immagini gay  e lesbiche, o a tonalità queer, spingono sempre molto bene sul tasto dei corpi da tastare. Lo spettatore che ci capita dentro è come messo nella tenda orgonica di Reich, la sex machine, a scegliere il trattamento "duro", "morbido" o "medio". Ma Gregg Araki, losangelino del Giappone, un guerrigliero nell'immaginario smorto e addomesticato ha quella leggerezza e umorismo in più che gli deriva dall'amicizia con Linklater, e da un debole per la messa in scena underground. Beatnik, poeta, visionario perso, sganciato, lisergico, non riconciliato con la società. Un tempo si sarebbe detto di Araki che è uno che manda affanculo. Così, per saggezza zen, per essere puro e romantico. E poi. Come si vive in un paese "repubblicano", conservatore, cinico e paranoico come gli Usa? Ecco "The Doom generation". Un road movie insanguinato transgenerazionale: c'è uno della X, l'altro della Lallapalooza, un terzo twentysomething; tre infatti gli eroi, Jordan White, Amy Blue e Xavier Red che, in fuga per sbaglio, stoneranno rispetto alle aspettative di qualunque film d'azione e sgonfieranno anche i sistemi passionali consentiti della "love story": "Mi ami? - chiede Jordan? - "Totally" risponde lei. Ed è vero. Perché è l'unica cosa che c'è. Ma c'è, l'amore, ed è, come la musica che senti sopra l'immagine, o sotto: nevrotica, vacillante, svaporante, sformata, magnifica, perfetta. Accade tutto dopo che Xavier ha decapitato il commesso di un autogrill, più per citare un film di Sam Raimi che per altro. E parte così l'apocalisse X, interiore e stilizzata, nonostante la testa mozza e grottesca del coreano vorace, e i litri di rosso liquido che si spargono come un lago sullo schermo mentre tutti ridono ma nascondono gli occhi; un balletto tra mostri e principini, ambiente il deserto morale e materiale della metropoli sfatta, tra centri commerciali, cassiere, un fast food tematico (dinosauri) e motel cadenti come motel. Costato un milione di dollari “The Doom generation” è un viaggio onirico e surreale dentro l'America, smascherata con ghigno Brecht. Non è droga auto iniettata fin dalla nascita, l'America? Ecco. Il film afferra, rapido come un killer, tempo e spazio. Punk puro.



VIVERE L’UTOPIA

Vivere l'utopia vuol dire recuperare la spontaneità negata, calpestata dalla realtà sociale, organizzata, rinchiusa in regole e ruoli. Il sogno anarchico contiene l'incontro dell'individuo e l'unione col suo simile per rafforzare le sue potenzialità e realizzare attraverso la forza comune ciò che ciascuno non può assolutamente fare da solo.Paradossalmente, lo sviluppo economico-sociale comporta discorsi ed azioni chiamate utopiche ed è necessaria la coerenza di una logica utopica e la sua efficacia sociale e politica giacché non sappiamo sempre chiaramente se qualcuno si esprime sull'utopia degli altri o sulla propria esperienza utopica. Vi sono stati dei convegni interdisciplinari in Europa (1975 e 1978) e ogni volta si tentava di cogliere chiaramente l'uso teorico dell'utopia. Le riflessioni critiche si rivelano dei passi avanti verso delle strategie utopiche, così da definire il punto in cui i discorsi ed i comportamenti utopici si fondano in una teoria pratica. Vicino agli anarchici, B. Vincent propone l'utopia come "topia", la ricerca qui e adesso di un luogo vivente e di un tempo in cui esprimere la nostra natura personale (creatività, sessualità, ecc.) e la nostra natura sociale (convivialità, solidarietà, ospitalità, lavoro comunitario, ecc.). Così questa (utopia-topia) realizzerà la negazione attraverso il non-scarto della realtà. Per quel che riguarda le pratiche utopiche artistiche, esse analizzano quest'uomo/donna alienato, decadente della civiltà moderna, assumendo come compito urgente da realizzare la distruzione di tutto ciò che gli impedisce di entrare in possesso della sua vera natura (l'uomo/donna integrale) e dell'ambiente (la società senza stato). Non è per caso che sulla stampa anarchica brasiliana legata al movimento sociale dell'epoca, si trova un articolo notevole per la sua attualità e pertinenza al problema delle alternative sociali. Esso inquadrava l'anarchismo sociale e la sua finalità estetica: "e l'arte è essenzialmente anarchica, poiché l'arte è senza dubbio l'espressione più libera dell'individualismo che ha una funzione creatrice; e tuttavia quasi mai l'arte si trova legata ai motivi della lotta e del combattimento, nel campo della propaganda libertaria". L'autore, un militante anarchico, intendeva far risaltare il valore delle idee libertarie in quanto "espressione d'arte e di bellezza" in risposta a "certi intellettuali della borghesia". Poi aggiunge che oggi: "le manifestazioni artistiche sono sospette di mercantilismo della vita sociale oppure esse subiscono le conseguenze di uno squilibrio economico - la crisi - il che porta gli individui a subordinare i loro sentimenti agli interessi creati dal capitalismo". L'arte si presenta, secondo il suo giudizio, come sentimento, vibrazione, vita e personalità. E la forza creatrice dell'individuo si trasforma in concezione artistica quando "non sente la necessità di reprimersi. È proprio questa la premessa dell'anarchismo, dare all'individuo il controllo di se stesso, integrarlo nella coscienza piena di tutte le sue facoltà creatrici".Libertà senza autorità, lo spirito di indipendenza, la personalità creatrice lotta sempre nell'ambiente sociale. Quindi, l'arte emerge in un'epoca in cui a volte si colgono appena queste concezioni del mondo e dell'avvenire e si aspetta là la teoria pratica dei concetti e manifestazioni artistiche che contengono i principi che squarciano i cieli del futuro e aprono la via a nuove forme di espressione. E questo è l'anarchismo, perché la più elevata espressione artistica dell'umanità. La visione anarchica dell'avvenire è basata sulla riconciliazione di due nozioni a prima vista antinomiche: la libertà e l'uguaglianza. André Reszler osserva anche che la società attuale è caratterizzata dal gioco dicotomico di due principi diametralmente opposti: l'azione creatrice e il principio autoritario. Tuttavia non ci interessa l'arte in quanto potere, malgrado la sua esistenza, bensì le ricerche artistiche, "teoria pratica dell'utopia" e "sogno anarchico" considerati come prolungamento di una cultura non-direttiva, non-autoritaria.