Rientrato a Milano il 9 febbraio, Malatesta si occupava principalmente di Umanità Nova. Erano ormai passati dieci mesi dal Convegno di Firenze, nella cui sede si era deliberato di lanciare la campagna di sottoscrizione pro-quotidiano anarchico. Ormai tutto era pronto per l'inizio delle pubblicazioni: il fondo-cassa, i redattori, parte dei diffusori, il programma del giornale, il materiale tipografico ecc. Mancava «solo» una cosa essenziale: la carta. Il governo, tramite la cartiera di Isola del Liri, non sembrava per niente disposto a fornirne agli anarchici per il loro quotidiano, per cui la scadenza del 24 gennaio - preannunciata come data d'uscita del quotidiano - era passata invano. Nel mentre si occupava delle molte questioni connesse con il quotidiano, Malatesta non trascurava la sua consueta attività propagandistica. Il 17 febbraio, per esempio, parlava a Voghera. Tre giorni dopo teneva una conferenza a Milano, il 22 era a Legnano e il 23 a Turro Milanese. Il 27 febbraio, infine, vedeva la luce il primo numero di Umanità Nova, che recava la data «26-27 febbraio 1920»: come presentazione redazionale del nuovo giornale veniva pubblicata, con il titolo «I nostri propositi», la circolare programma che Malatesta aveva scritto a Londra cinque mesi prima e che in quella veste era già stata pubblicata su II Libertario del 9 ottobre 1919. Per salutare la nascita di Umanità Nova, l'Avanti! pubblicava una vignetta del suo disegnatore politico, il noto Scalarini, accompagnata da un favorevole commento redazionale. Per tutto il 1920, Umanità Nova restava l'unico punto di riferimento quotidiano alla sinistra del P.S.I., coagulando intorno a sé l'attenzione ed a volte anche il sostegno dei vari settori della sinistra rivoluzionaria italiana: dall'U.S.I. al Sindacato Ferrovieri, dalla Federazione dei Lavoratori del Mare alla Federazione Giovanile Socialista, dalle correnti massimaliste del socialismo alla Federazione dei Lavoratori dei Porti. Va rilevato che Umanità Nova non si presentava - programmaticamente - come portavoce dei soli anarchici aderenti all'Unione Anarchica Italiana, bensì di tutto il movimento anarchico nel suo insieme. Oltre che dall'Avanti!, l'uscita del quotidiano anarchico era salutata con vivo favore e grandi speranze da tutte le pubblicazioni libertarie, di ogni sfumatura o tendenza. Particolarmente significativa la posizione della Cronaca Sovversiva di Torino, redatta da Luigi Galleani e Raffaele Schiavina, noti esponenti della tendenza anti-organizzatrice. I mesi successivi avrebbero confermato in pieno il successo di Umanità Nova. Per la prima volta nella storia del movimento anarchico di lingua italiana centinaia, forse migliaia di militanti e di simpatizzanti erano quotidianamente mobilitati per diffondere con regolarità e capillarità un giornale quotidiano. Naturalmente, era nelle zone di radicata tradizione libertaria che la diffusione toccava le sue punte superiori. Va d'altra parte rilevato che in alcune zone, dove la tradizionale presenza dell'Avanti! limitava la potenziale penetrazione di Umanità Nova, quest'ultimo riusciva egualmente a prendere piede e perfino, a volte, a sopravanzare il quotidiano socialista. Interessante, in proposito, la testimonianza di una osservatrice attenta come la socialista riformista Anna Kuliscioff, la quale in una lettera a Filippo Turati rilevava: “La classe operaia passa adesso un brutto quarto d'ora di contagio anarchico. Ormai l'Avanti! è quasi boicottato, e gli operai non leggono che l'Umanità Nova, che mi dicono superi ora la tiratura delle centomila copie. Lo affermano i frequentatori della Camera del Lavoro e i viaggiatori nei tram del mattino, ove non si trovano più operai senza l'Umanità Nova in mano. Gli articoli del Malatesta contro la dittatura di qualsiasi governo, fosse anche comunista, distaccano dal massimalismo, ma sono qualche cosa di peggio, perché un'esaltazione dei «buoni» istinti del popolo, che, a rivoluzione compiuta, saprà regolare da sé la produzione e la distribuzione.”


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