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giovedì 3 ottobre 2013

Soffrire e piangere come devianza


Nel corso delle ultime generazioni il quadro delle malattie che affliggono le società occidentali ha subito spettacolari mutamenti. Generalmente, questo mutato stato di salute è ritenuto equivalente ad una minore sofferenza e attribuito ad una assistenza medica maggiore o migliore. Ma benché quasi tutti credano che almeno uno dei propri conoscenti non sarebbe vivo e vegeto se non fosse stato per l'arte di un medico, in realtà non esiste alcuna prova di un rapporto diretto tra questa mutazione della patologia e il cosiddetto progresso della medicina. I mutamenti sono variabili dipendenti di trasformazioni politiche e tecnologiche, che a loro volta si riflettono in ciò che i medici fanno e dicono; non hanno una relazione significativa con le attività che richiedono la preparazione, la qualifica e le costose attrezzature di cui vanno orgogliose le professioni sanitarie.
La medicina pregiudica la salute non soltanto con la diretta aggressione agli individui, ma anche per l'effetto della sua .organizzazione sociale sull'intero ambiente.  La iatrogenesi sociale designa una categoria eziologica che abbraccia molteplici manifestazioni. Insorge allorché la burocrazia medica crea cattiva salute aumentando lo stress e la paura della malattia, moltiplicando rapporti di dipendenza che rendono inabili, generando nuovi bisogni dolorosi, abbassando i livelli di sopportazione del disagio o del dolore, riducendo il margine di tolleranza che si usa concedere all'individuo che soffre, e addirittura abolendo il diritto di autosalvaguardarsi. La iatrogenesi sociale agisce quando la cura della salute si tramuta in un articolo standardizzato, un prodotto industriale; quando le case diventano inospitali per le nascite, le malattie e le morti; quando la lingua in cui la gente potrebbe fare esperienza del proprio corpo diventa gergo burocratico; o quando il soffrire, il piangere e il guarire al di fuori del ruolo di paziente sono classificati come una forma di devianza.

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