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giovedì 31 dicembre 2015

Anna Kuliscioff e la questione femminile italiana

Sin da quando era anarchica, Anna Kuliscioff diede grande importanza alla causa della discriminazione della donna. D'altronde, il logoramento del rapporto con Andrea Costa fu ingenerato proprio dalla gelosia del compagno (Anna aveva un buon rapporto con Carlo Cafiero e Costa ne era molto geloso), che mal tollerava la sua emancipazione. Ciò fu causa di numerosi conflitti che poi portarono alla separazione della coppia. Alla gelosia di Costa e alla tendenza degli uomini a vedere la propria donna come un oggetto di loro proprietà, Anna risponde così: «Io alla fine vedo una cosa: agli uomini come sempre è permesso tutto, la donna deve essere di loro proprietà. La frase è vecchia, banale, ma ha le sue ragioni d’essere e l’avrà chissà per quanto tempo ancora». 
Quando poi giunge a Milano, entra in contatto con le principali esponenti del femminismo cittadino (Anna Maria Mozzoni, Paolina Schiff e Norma Casati), che nel 1882 avevano fondato la Lega per gli interessi femminili. Da questo momento in poi, la sua lotta femminista assumerà un carattere sempre più netto e marcato, che culminerà con l'intervento al Circolo filologico di Milano il 27 aprile 1890 intitolata Il Monopolio dell'uomo. La Conferenza da lei tenuta quel giorno può essere considerata  il “Manifesto della questione femminile italiana” che pone sotto una nuova luce, anche per gran parte dei socialisti del tempo, la questione della subordinazione femminile nella società e nella famiglia, negando che sia un fatto naturale antropologico. Solo  il lavoro sociale, retribuito al pari dell'uomo, può portare la donna alla conquista della libertà, della dignità e del rispetto; senza questo  il matrimonio non fa che umiliarla in un dramma che le toglie la dignità e l'indipendenza. Netto è il suo distacco dal “femminismo “ che considera un fenomeno borghese. Continuando anche nella sua attività in favore del socialismo, Anna si scontra sulla questione femminile con il compagno Filippo Turati e con altri esponenti dell'area marxista: «L'esperienza di altre e molte donne che si alternarono a deviare dal binario tradizionale la vita femminile in genere, e soprattutto l’esperienza mia propria, m’insegnarono che, se per la soluzione di molteplici e complessi problemi sociali si affacciano molti uomini generosi, pensatori e scienziati, anche delle classi privilegiate, non è così quanto al problema del privilegio dell’uomo di fronte alla donna»
Quando all'inizio del novecento si sviluppa un dibattito intorno alla richiesta di estendere il diritto di voto a tutti gli uomini, l'ex-anarchica si batte per estenderlo anche alle donne. E quando il compagno Turati difende la posizione dei socialisti perché «la ancora pigra coscienza politica di classe delle masse proletarie femminili», Anna replica su Critica sociale: «Direte, nella propaganda, che agli analfabeti spettano i diritti politici perché sono anch'essi produttori. Forse le donne non sono operaie, contadine, impiegate, ogni giorno più numerose? Non equivale, almeno, al servizio militare, la funzione e il sacrificio materno, che da’ i figli all’esercito e all’officina? Le imposte, i dazi di consumo forse son pagati dai soli maschi? Quali degli argomenti, che valgono pel suffragio maschile, non potrebbero invocarsi per il suffragio femminile?».

Il 7 gennaio del 1912 Anna Kuliscioff fonda la rivista bimestrale «La Difesa delle Lavoratrici», che dirigerà per due anni insieme a Carlotta Clerici, Linda Malnati e Angelica Balabanoff. 
Anna Kuliscioff muore il 29 dicembre 1925 a Milano. Durante il funerale alcuni fascisti si scagliarono contro le carrozze del corteo funebre che si dirigeva verso il Cimitero Monumentale di Milano.

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