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giovedì 25 gennaio 2018

Ursula k. Le Guin

Utopia
Credo che l’idea di ambientare un esperimento utopico in un contesto ambientale molto difficile e povero mi sia venuta dal voler reagire alla confusione tra il concetto di “vita buona” e di “La Vita dei Beni”, se è chiaro quel che intendo (nell’originale inglese, gioco di parole tra “a good life” e “The Good Life”), Per molti l’“utopia” assomiglia a un enorme supermercato, in cui tutto abbonda, tanto il necessario quanto il voluttuario.
Ma c’è una grande differenza tra “abbondanza” e “abbastanza”. Nessuna utopia che si basi su un’equa distribuzione potrà mai promettere più del sufficiente. Il sovrappiù è una necessità solo per il capitalismo, il quale si basa sulla crescita perpetua e su una radicale ineguaglianza della prosperità materiale. Inoltre, ambientando il mio esperimento anarchico su un pianeta povero di materie prime, è stato più semplice (e un autore di romanzi deve semplificare) mostrare come funzionasse la società. Quando c’è a malapena di che sfamare tutti e tutti devono lavorare per ottenerlo, garantire un’equa distribuzione è molto più facile.
Ho parlato delle utopie pianificate (come Anarres) in un saggio dove proponevo (a me stessa, in ogni caso) di lasciare l’utopia modello per arrivare a qualcosa di più selvaggio – intento con cui ho scritto il romanzo utopico Sempre la valle, che difficilmente è visto come un’utopia perché non ha un progetto o un’affiliazione di natura politica.
Si tende a pensare che questo romanzo parli degli indiani. In effetti ho preso qualche elemento da diverse società native americane, ma credimi, i kesh del mio libro non sono indiani, né nessun’altra popolazione di mia conoscenza; ho tratto ispirazione da tutte le società non-capitaliste, più o meno basate sul consenso di cui ho trovato traccia. E per di più, mi sono concessa qualche libertà nei confronti di quella che chiamiamo “natura umana”. (E questo perché, da brava figlia di un antropologo, sono stata educata a diffidare di qualsiasi discorso sulla o convinzione nella “natura umana”. Perché finora la “natura umana” si è sempre rivelata una questione di opinione, non di osservazione.)
L’anarchia al femminile
E' una questione filosofica enorme e non sono sicura di volerla affrontare daccapo. Vi sono parecchie prove fondate del fatto che il modo delle donne di condurre le cose (nella loro sfera di potere solitamente limitata) sia ben diverso dal modo tipico degli uomini (i quali, di solito, iniziano col riservarsi quasi interamente il potere). Il fatto stesso che le donne generalmente accettino questo stato di cose è significativo. Le donne, di norma, sembrano non desiderare il tipo di potere che gli uomini vogliono con tanta determinazione. Alle donne sembra non importare un bel nulla chi è il re e chi è il capo e così via, fintanto che possono gestire la propria vita – che necessariamente tende a incentrarsi sulla famiglia, la quale, naturalmente, nella maggior parte delle società non si riduce a una coppia, ma è un gruppo più esteso, una tribù o un villaggio. E in quest’ambito, il modo preferito dalle donne di mantenere l’ordine non è con la forza, ma con la persuasione, attraverso l’utilizzo di premi e della riprovazione – strumenti di natura sociale piuttosto che la forza bruta. E tendono a ricercare il consenso, piuttosto che a voler imporre la propria personale volontà.
Non saprei dire quanto questo modo di governare senza autorità centrale sia davvero connesso al genere – penso che nessuno lo sappia. Potrebbe non essere affatto tipicamente femminile. Potrebbe semplicemente essere l’eccessivo "machismo" della nostra società a vedere tutto ciò come femminile. Il governare attraverso il consenso, senza un capo, era piuttosto comune tra le popolazioni dei nativi americani. Gli europei invasori – tutti uomini, naturalmente – non riuscivano assolutamente a capirlo; dissero agli indiani, dovete avere un Grande Capo; non può esistere una società senza un Uomo al Vertice! Così gli indiani furono costretti a tirar fuori un qualche vecchio dei loro che era capo guerriero o maestro di danza o che aveva qualche carica, e con questi i bianchi fecero un accordo, per poi infrangerlo. Lo statuto delle donne era molto diverso a seconda dei popoli nativi; in alcune società le donne avevano l’autorità ultima, e nominavano i capi; in altre – particolarmente tra i popoli guerrieri molto ammirati dai bianchi – le donne erano trattate da serve e da beni di scambio. E tuttavia, perfino queste società erano governate per consenso e non per decreto imposto dall’alto. Attraverso la consuetudine e non attraverso la forza.
Mangiare il brodo con le mani
Tecnologia significa uso di strumenti. La tecnologia e il linguaggio sono ciò che ci ha diversificati da qualunque altro essere sulla terra. Chiunque pensi che la tecnologia è irrilevante dovrebbe provare a mangiare brodo di pollo con le mani.

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