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giovedì 8 agosto 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte quinta

Il solito Pasquale Binazzi coordinava gli sforzi per espandere e tenere in vita l'occupazione generale delle fabbriche di La Spezia avvenuta il 2 settembre 1920 organizzando comizi, assemblee e sistemi di comunicazione alternativi nella speranza che l'esproprio di qualche giorno si trasformasse in rivoluzione. Anche a Torino e Milano gli operai avevano cacciato i padroni fuori dai cancelli e sperimentavano per la prima volta l'autogestione, spronati dal sostegno di quei socialisti estremisti che ormai si chiamavano comunisti, e che parlavano per bocca di Antonio Gramsci.
Renzo Novatore elaborò una coraggiosa strategia di insurrezione che prevedeva persino l'assalto organizzato ai fortini militari che cingevano La Spezia e la presa delle corazzate che galleggiavano minacciose nel golfo.
Il movimento operaio, che aveva fatto dell'occupazione delle fabbriche il punto di partenza di una grandiosa rivoluzione, era nuovamente battuto e l'azione passava in mano alla borghesia e al governo che, scacciata la paura e lo smarrimento, tornavano all'assalto. L'ultima sfida era stata scioccamente persa, mentre l'orizzonte già si macchiava di tinte nere.
Fu l’ultimo colpo per Novatore, aveva definitivamente perso ogni traccia di fiducia nelle organizzazioni sindacali per quanto estremiste potessero essere, nella sollevazione delle masse proletarie, nel prossimo e, forse anche nell'Uomo. È in questo periodo che il nichilismo e l'individualismo di Novatore presero piede e si estremizzano concretizzandosi in un rafforzamento della volontà che poneva l'Io personale al di sopra di tutto. Abele decise di dedicarsi assieme a due amici il concittadino militante Auro D'Arcola e il pittore futurista Giovanni Governato alla realizzazione di una rivista anarchica di “ forza e bellezza ” che avrebbe accolto “ solamente l'opera di intelligenti spiriti liberissimi, scrittori ed artisti spregiudicati ”.
La rivista, chiamata “Vertice” ed uscita nell'aprile 1921, includeva alcuni articoli di Novatore, firmatosi come sempre con una serie di pseudonimi. Il tenore degli interventi era come al solito esplosivo e caratterizzato da argomentazioni politiche, comprendendo riflessioni sul significato dell'anarchia, dell'individualismo e della libertà dell'uomo, imperfetto, secondo l'autore, sia nell'inquadramento laico di cittadino, sia in quello cristiano di credente e seguace di Cristo. C'erano nelle sue parole i segni della delusione per l'occasione rivoluzionaria mancata nel biennio rosso, durante l'occupazione delle fabbriche.
Il foglio era completato da altri due scritti di carattere più artistico, in forma di racconto breve, uno dei quali portava il titolo “Il sogno della mia adolescenza” e rimane, tutt'oggi, un grande inno all'emancipazione femminile e all'indipendenza sentimentale.
Dopo l'uscita di quel primo ed ormai introvabile numero, del quale si ignora la diffusione e le impressioni del pubblico, Novatore decise di sospendere le pubblicazioni perché, riferisce sempre Auro d'Arcola, non riteneva ancora la rivista degna dei suoi autori.
Sempre nel  1921 scrisse anche uno dei suoi pochi lavori artistici completi. In quell'opera dai contenuti prettamente politici, intitolata “Verso il nulla creatore”, troviamo tutto il livore dell'anarchico che lotta armi in pugno contro tutti gli “-ismi”, tutte le “-archie”, contro il cristianesimo e la ragion politica, in una contrapposizione netta e fatale tra questi concetti, definiti “fantasmi”, e la difesa della sacra individualità di ognuno di noi come valore primario che acquista una valenza, oltre che filosofica, anche politica.
La rilettura strafottente del primo conflitto mondiale, come metafora dell'idiozia umana e dell'uso strumentale della guerra fatto dalla borghesia nei confronti del proletariato, ci consegnano preziose pagine di antimilitarismo ed opposizione che, in epoca fascista, finiranno tragicamente nel dimenticatoio.
Novatore fu uno dei primi ad intravedere le sciagure che avrebbe causato l'imminente ed immonda unione tra la vecchia borghesia spaurita e il nuovo fascismo baldanzoso. Il mostro nascente sarebbe stato terribilmente autoritario e massificatore nel suo spietato militarismo. Novatore lo sapeva bene proprio perché aveva provato sulla sua pelle i subdoli espedienti usati da borghesia e socialisti per mirare al soffocamento delle individualità ribelli: il fascismo avrebbe potuto solo amplificare tutto ciò, grazie anche all'impotenza del mummificato Partito Socialista.
Con i suoi scritti Novatore intendeva comunicare ai suoi lettori, generalmente collocati nella sinistra militante, che per definirsi sovversivi e rivoluzionari non bastava una tessera in tasca o partecipare attivamente agli scioperi e alle manifestazioni, bisognava agire e rispondere colpo su colpo ai prevaricatori anche con azioni individuali che, nella sua visione erano infinitamente meglio dell'attendismo dei politicanti e del qualunquismo della marmaglia.

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