Noi non chiediamo che una cosa: eliminare tutto ciò che nella nostra società ostacola il libero sviluppo di questi due sentimenti, tutto ciò che travia il nostro giudizio: lo Stato, la Chiesa, lo sfruttamento; il giudice, il prete, il governo, lo sfruttatore.
Oggi, quando vediamo un Jack lo Squartatore sgozzare dieci donne tra le più povere e le più miserabili - e moralmente superiori ai tre quarti delle ricche borghesi - il nostro primo sentimento è quello dell'odio. Se noi lo avessimo incontrato il giorno in cui ha sgozzato quella donna che voleva farsi pagare da lui i sei soldi del suo tugurio, noi gli avremmo sparato una palla nel cranio, senza riflettere che la palla sarebbe stata meglio nel cranio del proprietario del tugurio.
Ma quando ci ricordiamo di tutte le infamie che hanno condotto Jack lo Squartatore a questi assassinii, quando pensiamo alle tenebre nelle quali egli vaga, perseguitato dalle immagini viste in libri immondi e da pensieri attinti da libri stupidi, - il nostro sentimento si sdoppia. E il giorno in cui sapremo che Jack è finito nelle mani di un giudice il quale ha massacrato freddamente uomini, donne e bambini, dieci volte più di tutti i Jack; quando lo sapremo tra le mani di questi maniaci a sangue freddo, o di quelle persone che mandano un delinquente qualsiasi in galera per dimostrare ai borghesi che vigilano sulla loro salvezza - allora tutto il nostro odio contro Jack lo Squartatore sparirà, e si rivolgerà altrove, e diventerà odio contro la società vile e ipocrita, contro i suoi rappresentanti riconosciuti. Tutte le infamie di uno squartatore si dileguano davanti a questa serie secolare di infamie commesse nel nome della Legge. Ed è questa che che noi odiamo.
Oggi il nostro sentimento si sdoppia continuamente. Noi sentiamo che tutti siamo più o meno volontariamente o involontariamente i sostegni di questa società.
Noi non osiamo più odiare
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 11 maggio 2017
L’OCEANO di Arturo Schwarz
L’oceano non è più profondo
dell’amore che abita in me
né il cielo essere più alto
o il fuoco bruciare più caldo
la libertà si è fatta gioia
se la prendo tra le mia braccia
il sempre è ancora al di qua
del tempo della nostra unione
ignoravo quanta tenerezza
e insita nel solo pensarla
ho capito che la devozione
sta solamente ne suo sguardo
con lei il sogno è la realtà
più rara dell’acqua della luna
non saprà mai quanto io l’amo
neppure lei può immaginarlo
ne io saprei che la vita
mi riserva un miracolo
dell’amore che abita in me
né il cielo essere più alto
o il fuoco bruciare più caldo
la libertà si è fatta gioia
se la prendo tra le mia braccia
il sempre è ancora al di qua
del tempo della nostra unione
ignoravo quanta tenerezza
e insita nel solo pensarla
ho capito che la devozione
sta solamente ne suo sguardo
con lei il sogno è la realtà
più rara dell’acqua della luna
non saprà mai quanto io l’amo
neppure lei può immaginarlo
ne io saprei che la vita
mi riserva un miracolo
Quarantanni fa ... il 77 (capitolo V)
17 febbraio: a Roma, per il comizio di Lama all’interno dell’Università militanti del sindacato e del servizio d’ordine del PCI presidiano il piazzale della Minerva dalle 7,30 di mattina, cancellando tutte le scritte fatte dagli indiani metropolitani, prima fra tutte quella a caratteri cubitali accanto ai cancelli dell’ateneo: “I LAMA STANNO NEL TIBET". Mentre viene montato su un camion il palco per il comizio, gli indiani montano su una scala da biblioteca un fantoccio a grandezza naturale per rappresentare il leader sindacale, con la scritta “NON LAMA NESSUNO". Tra il servizio d’ordine del PCI e gli indiani aumenta sempre più la contrapposizione degli slogan. Lama inizia il comizio alle 10. A un certo punto dal «carroccio» degli indiani vengono tirati palloncini pieni d’acqua colorata di vernice sui militanti comunisti. Il servizio d’ordine del PCI risponde caricando il carroccio degli indiani, ma, dopo aver travolto l’area «creativa» del movimento, entra in contatto e si scontra con l’area dei Collettivi e dell’Autonomia, che si riappropria del carroccio e lo usa per contro-attaccare. A Lettere viene organizzata un’infermeria di fortuna per i primi feriti. Quando però uno dei capi del servizio d’ordine della Federazione romana del PCI usa un estintore contro i militanti dei Collettivi, si scatenano gli scontri veri e propri. Alcuni banchi vengono rotti per farne bastoni. Alle 10,30 il sindacato decide di sciogliere la manifestazione mentre un’ultima carica spazza via il servizio d’ordine del PCI e dei sindacati. Al grido di «Via, via la nuova polizia», Lama viene cacciato dall’Università da alcune centinaia di giovani, che assaltano e demoliscono il camion che fa da palco. Gli studenti dei collettivi affrontano i militanti del PCI e dei sindacati, a bastonate, a colpi di spranga, di chiavi inglesi e a sassate, mentre il camion del sindacato viene capovolto, i vetri vengono rotti e le sponde laterali divelte. La calma torna solo quando i comunisti, usciti dall’Università, si schierano fuori dai cancelli. Il bilancio è di almeno una trentina di feriti. Nel pomeriggio, verso le 18, dopo un fitto lancio di lacrimogeni, la polizia occupa militarmente l’ateneo, mentre il movimento si ritira uscendo dagli ingressi laterali. Fino al primo marzo la città universitaria resterà chiusa con il pretesto della riparazione dei danni provocati dagli occupanti, mentre il movimento si riorganizzerà alla Casa dello Studente e nelle facoltà decentrate di Economia e Commercio, Architettura, Magistero. A Firenze, diecimila studenti partecipano alla prima manifestazione indetta dal movimento. A Catania, dove le occupazioni durano da una settimana, viene contestato al termine di una manifestazione il comizio di Roscani, segretario nazionale della CGIL scuola.
18 febbraio: a Torino, tafferugli all università di via S. Ottavio tra il movimento e i giovani comunisti della FGCI; irruzione della polizia in un negozio occupato di via Po 27 denominato “Alice”, arrestati per furto 7 compagni di estrazione comontista; le Br colpiscono la V lega FLM di Mirafiori, sparano alle gambe di un dirigente della Fiat Rivalta Mario Scoffone, incendiano auto di lavoratori dell’azienda automobilistica: le Squadre Operaie Armate feriscono alle gambe Bruno Diotti, caporeparto di una sezione meccanica della FIAT Mirafiori. A Roma, in mattinata scontri tra militanti del PCI e dell’autonomia davanti al liceo scientifico Francesco D’Assisi in Centocelle; in mattinata 2000 studenti vanno in corteo al Comune insieme ai disoccupati organizzati per rivendicare alcune modifiche al piano della giunta per la creazione di posti lavoro.
19 febbraio: a Torino, il Gruppo Fucile Rosso Nucleo Operaio Comunista Armato piazza un ordigno esplosivo nella stazione di Borgomanero. A Settimo Torinese, sulla strada provinciale viene fermato dalla polizia stradale Enzo Fontana, che risponde sparando ed uccide un agente, dopo aver ferito un altro agente si arrende dichiarandosi prigioniero politico. A Roma, corteo di 50.000 studenti aperto dallo striscione «Unità degli studenti, degli operai, delle donne e dei disoccupati contro il governo delle astensioni»; Il corteo fila via combattivo e pieno di ironia di fronte alle Botteghe Oscure, quando passa di fronte a Bises, negozio di abbigliamento gruppi di compagni spaccano il vetro e distribuiscono cappotti, maglioni, camicie e giù fino alle mutande e pedalini. A Milano, corteo dei collettivi occupanti le università, scontri fra militanti di Autonomia Operaia e il servizio d’ordine di Avanguardia Operaia soprannominati gli idraulici perché caricano a colpi di chiave inglese: quattro feriti; un comunicato congiunto di tutto il movimento condanna AO e la federazione milanese del PDUP.
18 febbraio: a Torino, tafferugli all università di via S. Ottavio tra il movimento e i giovani comunisti della FGCI; irruzione della polizia in un negozio occupato di via Po 27 denominato “Alice”, arrestati per furto 7 compagni di estrazione comontista; le Br colpiscono la V lega FLM di Mirafiori, sparano alle gambe di un dirigente della Fiat Rivalta Mario Scoffone, incendiano auto di lavoratori dell’azienda automobilistica: le Squadre Operaie Armate feriscono alle gambe Bruno Diotti, caporeparto di una sezione meccanica della FIAT Mirafiori. A Roma, in mattinata scontri tra militanti del PCI e dell’autonomia davanti al liceo scientifico Francesco D’Assisi in Centocelle; in mattinata 2000 studenti vanno in corteo al Comune insieme ai disoccupati organizzati per rivendicare alcune modifiche al piano della giunta per la creazione di posti lavoro.
19 febbraio: a Torino, il Gruppo Fucile Rosso Nucleo Operaio Comunista Armato piazza un ordigno esplosivo nella stazione di Borgomanero. A Settimo Torinese, sulla strada provinciale viene fermato dalla polizia stradale Enzo Fontana, che risponde sparando ed uccide un agente, dopo aver ferito un altro agente si arrende dichiarandosi prigioniero politico. A Roma, corteo di 50.000 studenti aperto dallo striscione «Unità degli studenti, degli operai, delle donne e dei disoccupati contro il governo delle astensioni»; Il corteo fila via combattivo e pieno di ironia di fronte alle Botteghe Oscure, quando passa di fronte a Bises, negozio di abbigliamento gruppi di compagni spaccano il vetro e distribuiscono cappotti, maglioni, camicie e giù fino alle mutande e pedalini. A Milano, corteo dei collettivi occupanti le università, scontri fra militanti di Autonomia Operaia e il servizio d’ordine di Avanguardia Operaia soprannominati gli idraulici perché caricano a colpi di chiave inglese: quattro feriti; un comunicato congiunto di tutto il movimento condanna AO e la federazione milanese del PDUP.
giovedì 4 maggio 2017
L'identificazione dell'individuo con il denaro
Questo modo di vivere la banca come ieri si viveva il tempio si dimostra, dal punto di vista delle forme economiche, ancora più oppressivo di quello concesso loro dalle sue forme cartacee e metalliche. La cashless society, infatti, è una società nella quale la penetrazione capillare dell'informatica ha raggiunto un punto tale per il quale, la materializzazione del denaro in banconote è addirittura un ostacolo alla circolazione dei capitali e, dunque, al profitto controllato in tempo reale. Ma c'è di più, questa forma immateriale del denaro crea nuove dipendenze e al tempo stesso attenua il suo triviale impatto materiale, favorendo l'identificazione dell'individuo con il denaro, costringendolo a mendicare crediti. Dunque, a mentire, simulare, falsificare e, soprattutto, a perdere il controllo sui segni materiali, che formano l'equivalente generale del valore informatizzato. In definitiva, a smarrirsi nel progresso della circolazione dell'astrazione che ha un fine: la formazione di un mercato perfetto, vale a dire, ontologico. Un mercato nel quale la prima funzione del denaro è dominare, non circolare, facilitando il passaggio della ricchezza sociale nell'immaterialità. Tutto ciò spiega perché la funzione del denaro nelle sue configurazioni moderne tende ad aumentare, invece di essere abolita. In sostanza, tende ad essere consolidata come una forza di polizia che consente i calcoli burocratici della sopravvivenza. Il fatto poi che questa funzione appaia irrazionale nella sua razionalità, non fa che dimostrare come ogni progresso sviluppi nuove contraddizioni in un sistema il cui fine ultimo è la spoliazione sociale.
IL DIARIO DI UNA CAMERIERA di Luis Bunuel
Celestine è una cameriera, giovane ma già esperta della vita: dopo essere stata per molti anni al servizio di una contessa, a Parigi, si trasferisce presso una famiglia dell’alta borghesia di provincia, i Monteil. La sua nuova padrona è una donna acida e bigotta. Corre voce che sia perfino frigida. Suo marito conta ben poco in casa: passa il suo tempo andando a caccia e correndo dietro alle sottane delle serve. Ci prova anche con Celestine, ma senza successo. Insieme ai due Monteil vive il padre di lei, il signor Rabour, un vecchio feticista che ha una formidabile collezione di scarpe femminili. Completa il quadro di questo solido ambiente il giardiniere Joseph, un individuo poco raccomandabile, che milita nelle organizzazioni di destra. Nella villa accanto vive un vecchio ufficiale a riposo, il capitano Mauger, un uomo sinceramente triviale, che mostra tutto il suo disprezzo per i vicini scaricando oltre il muro divisorio la sua immondizia.
Alla morte del vecchio Rabour, Celestine vorrebbe lasciare il servizio. Ma quando apprende che una bimba che ella conosceva è stata violentata e uccisa nel bosco, decide di restare finché non avrà scoperto il colpevole.
Il fascino che trasuda dalla vicenda, esprimendosi in manifestazioni aggressivamente palesi nel giardiniere criminale, nell’assoluzione dei tribunali benpensanti, e tingendosi di colori caricaturali nel sagrestano segaligno, non è un elemento che artificiosamente il regista Luis Bunuel sovrappone al romanzo di Mirbeau (Le Journal d’une femme de chambre), datandone lo svolgimento una trentina di anni dopo. È piuttosto la logica conseguenza di una regola prepotente e immorale che affratella la remissività degli sconfitti, l’assenso passivo di quanti vagano ai confini della storia, l’adesione canagliesca a uno spirito di rivincita, che deriva dagli estremi sussulti di una borghesia istericamente
decisa a non arrendersi.
Il diario di una cameriera è probabilmente il film più apertamente antifascista di Luis Bunuel: era una questione più che mai personale, che alla solita ferrea volontà di porre l’accento, esponendo al ludibrio, su tutta l’ipocrisia di una classe borghese brulicante di vizi, appetiti inconfessabili e sprezzo per il prossimo, vedeva una necessità intima di combattere contro il patriottismo deviato, la xenofobia e l’arroganza di Stato con cui la Spagna di Francisco Franco perseguitava impunemente i dissidenti e gli artisti.
Intervistato sul film, Bunuel dichiara:”Con il diario di una cameriera ho voluto compiere un’introspezione sulla mentalità e la moralità della borghesia francese della provincia, negli anni intorno al ’30. La morale borghese è per me l’immorale contro cui bisogna combattere. Vi sono alcune scene, nel film, che porteranno ancora una volta il pubblico a dire che io sia un regista violento. Non credo di esaltare né la violenza né la crudeltà. Ma se per mezzo della violenza si può scoprire qualcosa, ebbene allora sono un violento. Violenza e scandalo permettono di raggiungere il cuore della gente. Il contatto migliore con il pubblico lo si stabilisce attraverso le emozioni. Per quanto riguarda il film, penso che contenga molti temi che mi sono più naturali e che riflettono i miei interessi più autentici”
Alla morte del vecchio Rabour, Celestine vorrebbe lasciare il servizio. Ma quando apprende che una bimba che ella conosceva è stata violentata e uccisa nel bosco, decide di restare finché non avrà scoperto il colpevole.
Il fascino che trasuda dalla vicenda, esprimendosi in manifestazioni aggressivamente palesi nel giardiniere criminale, nell’assoluzione dei tribunali benpensanti, e tingendosi di colori caricaturali nel sagrestano segaligno, non è un elemento che artificiosamente il regista Luis Bunuel sovrappone al romanzo di Mirbeau (Le Journal d’une femme de chambre), datandone lo svolgimento una trentina di anni dopo. È piuttosto la logica conseguenza di una regola prepotente e immorale che affratella la remissività degli sconfitti, l’assenso passivo di quanti vagano ai confini della storia, l’adesione canagliesca a uno spirito di rivincita, che deriva dagli estremi sussulti di una borghesia istericamentedecisa a non arrendersi.
Il diario di una cameriera è probabilmente il film più apertamente antifascista di Luis Bunuel: era una questione più che mai personale, che alla solita ferrea volontà di porre l’accento, esponendo al ludibrio, su tutta l’ipocrisia di una classe borghese brulicante di vizi, appetiti inconfessabili e sprezzo per il prossimo, vedeva una necessità intima di combattere contro il patriottismo deviato, la xenofobia e l’arroganza di Stato con cui la Spagna di Francisco Franco perseguitava impunemente i dissidenti e gli artisti.
Intervistato sul film, Bunuel dichiara:”Con il diario di una cameriera ho voluto compiere un’introspezione sulla mentalità e la moralità della borghesia francese della provincia, negli anni intorno al ’30. La morale borghese è per me l’immorale contro cui bisogna combattere. Vi sono alcune scene, nel film, che porteranno ancora una volta il pubblico a dire che io sia un regista violento. Non credo di esaltare né la violenza né la crudeltà. Ma se per mezzo della violenza si può scoprire qualcosa, ebbene allora sono un violento. Violenza e scandalo permettono di raggiungere il cuore della gente. Il contatto migliore con il pubblico lo si stabilisce attraverso le emozioni. Per quanto riguarda il film, penso che contenga molti temi che mi sono più naturali e che riflettono i miei interessi più autentici”
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Quarantanni fa ... il 77 (capitolo IV)
10 febbraio: a Roma, nella mattinata corteo di trentamila studenti indetto da FGCI, FGR, Gioventù Acli, PDUP e AO; nel pomeriggio presidio antifascista all’istituto Fermi contro il comizio di Giorgio Almirante a Monte Mario; verso le 17,30 alcune centinaia di giovani assaltano la sede dell’MSI in via Assarotti, a Monte Mario, sparano tutti fascisti, poliziotti e manifestanti, verranno trovati 200 bossoli di pistola, feriti una donna e un militante del MSI; un altro gruppo assale la sede della Lega di rinnovamento popolare, in via Bonacossa; alle 19, in via Ojetti, una trentina di militanti di sinistra sfasciano le vetrine della Standa, mentre in via Collalto Sabino viene distrutto dalle Ronde Proletarie il magazzino Electrolux; alla facoltà di Lettere nel pomeriggio durante un dibattito sull’informazione, viene processato ed espulso Duccio Trombadori redattore dell’Unità per notizie false e tendenziose sul movimento. A Bologna, corteo cittadino con circa 10.000 persone.
11 febbraio: a Modena, viene occupata la facoltà di Economia e Commercio.
12 febbraio: a Milano, scendono in piazza 20.000 persone contro l’attacco alla scala mobile e la politica antioperaia di Andreotti. A Bergamo, viene compiuto un attentato contro le due palazzine del carcere modello che si sta costruendo alla periferia della città, rivendicato dalle Brigate Comuniste. A Firenze, scoppia una rissa tra fascisti e NAP nel carcere delle Murate.
13 febbraio: a Firenze, in mattinata, nel quartiere S. Croce, per due ore alcune centinaia di giovani si scontrano con la polizia, dopo la protesta contro una messa celebrata per commemorare i repubblichini di Salò. A Roma, si tiene la terza festa del movimento nella città universitaria. A Bologna, in serata la polizia carica un corteo uscito dalla città universitaria.
14 febbraio: a Torino, sospese tutte le attività didattiche, continuano i picchetti e le assemblee nelle varie facoltà. A Trento, inizia l’occupazione della facoltà di sociologia, che durerà 25 giorni. A Roma, alla facoltà di magistero viene aggredito il sociologo Franco Ferrarotti, che trova rifugio in un negozio di profumeria; nel pomeriggio una assemblea indetta a Lettere viene spostata al Rettorato, ma l’aula magna non viene aperta quindi alcune vetrate del Rettorato vanno in frantumi.
15 febbraio: a Roma, nella mattina 300 militanti del PCI dopo aver forzato i picchetti del movimento ai cancelli della città universitaria, svolgono un’assemblea a Giurisprudenza. La facoltà, serrata dal Preside, viene riaperta per l’occasione. E’ presente il segretario della FGCI Veltroni che invita alla mobilitazione tutti gli studenti, viene annunciato un comizio di Luciano Lama nel piazzale dell’università. Intanto la protesta si estende alle scuole superiori, iniziano autogestioni in molti istituti; nella mattinata all’ospedale S. Giacomo, si verificano incidenti tra la polizia e un centinaio di femministe militanti del Comitato Romano Aborto Contraccezione. A Palermo, studenti e disoccupati si uniscono a un corteo sindacale, scontri fra militanti FGCI e autonomi. A Milano, il consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia decreta la serrata fino al 22 febbraio.
16 febbraio: a Torino, corteo unitario studenti medi e universitari con partenza da piazza Solferino. A Bologna, gli studenti disertano completamente la manifestazione del PCI nella città universitaria, e il comizio del segretario della Federazione, Imbeni. A Roma, a Chimica, l’assemblea del movimento discute del comizio di Lama previsto per il giorno seguente. A Napoli si conclude il processo contro i Nuclei Armati Proletari, ai ventidue imputati vengono inflitti 290 anni di carcere complessivi.
11 febbraio: a Modena, viene occupata la facoltà di Economia e Commercio.
12 febbraio: a Milano, scendono in piazza 20.000 persone contro l’attacco alla scala mobile e la politica antioperaia di Andreotti. A Bergamo, viene compiuto un attentato contro le due palazzine del carcere modello che si sta costruendo alla periferia della città, rivendicato dalle Brigate Comuniste. A Firenze, scoppia una rissa tra fascisti e NAP nel carcere delle Murate.
13 febbraio: a Firenze, in mattinata, nel quartiere S. Croce, per due ore alcune centinaia di giovani si scontrano con la polizia, dopo la protesta contro una messa celebrata per commemorare i repubblichini di Salò. A Roma, si tiene la terza festa del movimento nella città universitaria. A Bologna, in serata la polizia carica un corteo uscito dalla città universitaria.
14 febbraio: a Torino, sospese tutte le attività didattiche, continuano i picchetti e le assemblee nelle varie facoltà. A Trento, inizia l’occupazione della facoltà di sociologia, che durerà 25 giorni. A Roma, alla facoltà di magistero viene aggredito il sociologo Franco Ferrarotti, che trova rifugio in un negozio di profumeria; nel pomeriggio una assemblea indetta a Lettere viene spostata al Rettorato, ma l’aula magna non viene aperta quindi alcune vetrate del Rettorato vanno in frantumi.
15 febbraio: a Roma, nella mattina 300 militanti del PCI dopo aver forzato i picchetti del movimento ai cancelli della città universitaria, svolgono un’assemblea a Giurisprudenza. La facoltà, serrata dal Preside, viene riaperta per l’occasione. E’ presente il segretario della FGCI Veltroni che invita alla mobilitazione tutti gli studenti, viene annunciato un comizio di Luciano Lama nel piazzale dell’università. Intanto la protesta si estende alle scuole superiori, iniziano autogestioni in molti istituti; nella mattinata all’ospedale S. Giacomo, si verificano incidenti tra la polizia e un centinaio di femministe militanti del Comitato Romano Aborto Contraccezione. A Palermo, studenti e disoccupati si uniscono a un corteo sindacale, scontri fra militanti FGCI e autonomi. A Milano, il consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia decreta la serrata fino al 22 febbraio.
16 febbraio: a Torino, corteo unitario studenti medi e universitari con partenza da piazza Solferino. A Bologna, gli studenti disertano completamente la manifestazione del PCI nella città universitaria, e il comizio del segretario della Federazione, Imbeni. A Roma, a Chimica, l’assemblea del movimento discute del comizio di Lama previsto per il giorno seguente. A Napoli si conclude il processo contro i Nuclei Armati Proletari, ai ventidue imputati vengono inflitti 290 anni di carcere complessivi.
lunedì 1 maggio 2017
La rivolta di Haymarket square
Il primo maggio 1886 a Chicago, oltre 50.000 lavoratori proclamano lo sciopero per imporre al padronato le otto ore lavorative. In un clima di tensione, e di numerose provocazioni poliziesche, si susseguono cortei, comizi e picchetti. Il 3 maggio, davanti alle fabbriche Mc Cormick, in Haymarket square, si svolge un presidio di lavoratori per impedire azioni di crumiraggio, durante il quale prendono la parola gli esponenti di maggior spicco del movimento operaio, tra cui gli anarchici, che consideravano la campagna per le otto ore solo un primo passo verso la rivoluzione sociale. Al termine della giornata, la polizia carica i manifestanti, sparando all’impazzata. Il bilancio è di quattro morti e numerosi feriti.
La reazione operaia non si fa attendere. Il giorno seguente, 4 maggio, ventimila lavoratori e lavoratrici si ritrovano in Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Gli anarchici, Spies, Parsons e Fielden, parlano alla folla, in un clima carico di tensione, ad un tratto, uno sconosciuto lanciò un ordigno contro i poliziotti che presidiavano la piazza: uno di loro venne ucciso e fu a questo punto che la polizia iniziò a sparare sulla folla uccidendo alcuni manifestanti e sette poliziotti,
Nei giorni seguenti vengono arrestati gli anarchici che avevano dato forza e coscienza al movimento di lotta: August Spies, Samuel Fielden, Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe e Albert Parsons. In buona parte sono lavoratori immigrati dalla Germania.
Il processo inizia il 21 giugno 1886 alla Cooke County. Non c’è nessuna prova a carico degli anarchici; tre di loro erano stati oratori al comizio di Haymarket, altri due non c’erano nemmeno andati, gli ultimi tre avevano lasciato la manifestazione prima dello scoppio della bomba. Il processo si svolge su un piano puramente ideologico: sotto accusa sono in realtà l’anarchismo, il socialismo e il movimento operaio.
Il 19 agosto sette degli otto imputati vengono condannati a morte: Adolph Fischer, August Spies, George Engel e Albert Parsons vengono impiccati l’11 novembre del 1887. Louis Lingg sfugge alla forca, a cui era stato condannato, suicidandosi in carcere il giorno prima dell’esecuzione. Samuel Fielden e Michael Schwab, in seguito alla domanda di clemenza, vengono graziati nel 1893, così come Oscar Neebe, condannato inizialmente a 15 anni.
La festa del primo maggio divenne ufficiale in Europa a partire dal 1889, quando venne ratificata a Parigi dalla Seconda Internazionale. In Italia la festa del 1° maggio fu introdotta solo due anni dopo.
La reazione operaia non si fa attendere. Il giorno seguente, 4 maggio, ventimila lavoratori e lavoratrici si ritrovano in Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Gli anarchici, Spies, Parsons e Fielden, parlano alla folla, in un clima carico di tensione, ad un tratto, uno sconosciuto lanciò un ordigno contro i poliziotti che presidiavano la piazza: uno di loro venne ucciso e fu a questo punto che la polizia iniziò a sparare sulla folla uccidendo alcuni manifestanti e sette poliziotti,
Nei giorni seguenti vengono arrestati gli anarchici che avevano dato forza e coscienza al movimento di lotta: August Spies, Samuel Fielden, Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe e Albert Parsons. In buona parte sono lavoratori immigrati dalla Germania.
Il processo inizia il 21 giugno 1886 alla Cooke County. Non c’è nessuna prova a carico degli anarchici; tre di loro erano stati oratori al comizio di Haymarket, altri due non c’erano nemmeno andati, gli ultimi tre avevano lasciato la manifestazione prima dello scoppio della bomba. Il processo si svolge su un piano puramente ideologico: sotto accusa sono in realtà l’anarchismo, il socialismo e il movimento operaio.
Il 19 agosto sette degli otto imputati vengono condannati a morte: Adolph Fischer, August Spies, George Engel e Albert Parsons vengono impiccati l’11 novembre del 1887. Louis Lingg sfugge alla forca, a cui era stato condannato, suicidandosi in carcere il giorno prima dell’esecuzione. Samuel Fielden e Michael Schwab, in seguito alla domanda di clemenza, vengono graziati nel 1893, così come Oscar Neebe, condannato inizialmente a 15 anni.
La festa del primo maggio divenne ufficiale in Europa a partire dal 1889, quando venne ratificata a Parigi dalla Seconda Internazionale. In Italia la festa del 1° maggio fu introdotta solo due anni dopo.
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