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giovedì 10 luglio 2014

ZO d’AXA e l'en dehors

Nato nel 1864, morto nel 1930. Fondatore di En-Dehors, rivista che come scrive Jean Maitron: "è talmente nichilista da andare perfino oltre l'anarchia, difendendone però le idee e gli uomini". Ecco la definizione del personaggio, data dallo stesso Zo d'Axa: "Colui che nessuno governa e che è guidato esclusivamente da una natura impulsiva, un passionale pieno di complessi, un fuorilegge, estraneo a ogni scuola, un isolato che cerca l'aldilà". Jean Maitron precisa inoltre: " L'En-Dehors di Zo d'Axa, ha totalizzato, per i primi sei mesi di pubblicazione del 1892, sette anni e quattro mesi di prigione, e 13.150 franchi di multa, ha come collaboratori: Emile Verhaeren, Saint-Pol Roux, Octave Mirbeau, Camille Mauclair, Victor Barrucand, Georges Lecomte, Lucien Descavers, Tristan Bernard, Paul Adam, Jean Ajalbert".Il vero nome di Zo d'Axa era Alphonse Galland de la Pèrouse, discendente del celebre navigatore. Sua nipote era l'attrice e cantante Bèatrice Arnac, figlia dello scrittore Marcel Arnac. Alla morte di Zo d'Axa, Emile Armand continuò a far uscire En-Dehors, fino al 1940, facendone uno degli organi dall'anarchismo individualista. 
L'ambizione di Zo d'Axa era quella di creare un giornale in cui fosse possibile parlare liberamente di tutto e di tutti: un giornale ed un gruppo di persone senza una linea politica precisa, senza gerarchia e di assoluta libertà artistica. Rivista dal titolo insolito, portava un'impaginazione detta "all'americana" e la seguente epigrafe:
«Colui che nessuno arruola e che è guidato soltanto da una natura impulsiva, il passionale complesso, il fuorilegge, il fuori da ogni scuola, l'isolato ricercatore dell'aldilà»

"A leggere certi giornali in cui lavoravano i semi-assoldati della polizia e della stampa, si evidenzia che i sostegni della società temono, più della violenza, la semplice esposizione dei fatti" 

«Vivere al di fuori delle leggi che asserviscono, al di fuori delle regole strette, al di fuori finanche delle teorie formulate per le generazioni a venire. Vivere senza credere al paradiso terrestre. Vivere per l’ora presente, al di là del miraggio delle società future. Vivere e palpare l’esistenza nel piacere fiero della battaglia sociale. È più di uno stato dello spirito: è una maniera di vivere, e subito»

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