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giovedì 21 novembre 2019

PIAZZA FONTANA Cinquant’anni fa - Le Stragi

Materialmente, la fase calda del piano che porterà alta prima delle grandi stragi inizia accusando alcuni giovanissimi anarchici di essere i responsabili oltre che di piccoli "botti" dimostrativi, anche delle bombe  che il 25 aprile 1969 scoppiano al padiglione FIAT della Fiera Campionaria e all'ufficio Cambi della stazione di Milano e di quelle esplose sui treni il successivo 8 agosto, bombe vere in attentati veri con numerosi feriti. Di quelle sui treni, in particolare, si tenterà poi strenuamente - e vanamente - di accusare il ferroviere Pinelli anche dopo la morte. I "terroristi anarchici" fanno così il loro ingresso nell'immaginario mediatico-collettivo. Ed è proprio nelle indagini su quegli attentati che il nome di Luigi Calabresi, giovane e promettente commissario aggiunto dell'ufficio politico della Questura di Milano, entra come protagonista nelle cronache giudiziarie del tempo. 
È in un clima che minaccia altre violenze e attentati che scatta l'ora X: quella in cui la tensione deve essere esasperata e portata all'estremo, anche a costo di vite umane, per giustificare di fronte all'opinione pubblica e alla comunità internazionale la dichiarazione dello stato di emergenza e lo scioglimento delle Camere. Ed è proprio attraverso il sacrificio di un adeguato numero di vite umane che si decide di raggiungere l'obiettivo. Nella logica della strategia le vittime devono essere scelte a caso tra la gente comune, in luoghi che tutti possono frequentare in modo che ciascuno si possa identificare come la vittima o come il prossimo bersaglio. Sommandosi ai cortei e alle manifestazioni di piazza, agli scontri tra dimostranti e polizia, a molotov e spranghe, a candelotti e manganelli e alla minaccia di nuovi attentati "anarchici", la strage deve suscitare un clima di terrore senza scampo.
Quella di piazza Fontana sarà la  "madre", ma altre stragi seguiranno: tralasciando gli attentati minori, Peteano (G0), maggio 1972, tre morti; piazza della Loggia a Brescia, maggio 1974, otto morti; treno Italicus presso san Benedetto Val di Sambro, agosto 1974, dodici morti e la strage alla stazione di Bologna nell'agosto 1980, ottantacinque morti, sono al di là di ogni dubbio da ascriversi a questa strategia. Di natura individuale è probabilmente da ritenersi l'attentato di Gianfranco Bertoli alla Questura di Milano - maggio 1973 - con quattro morti, mentre di altra matrice sarà anni dopo la genesi della strage del 1984 sul treno rapido 904, all'interno della galleria dell'Appennino nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, diciassette i morti, ove compare la mano della mafia. 
(Tratto dal libro "Pinelli una finestra ancora aperta")

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