Il luddismo fu una forma di protesta attuata dagli operai contro le macchine moderne, ma soprattutto fu una rivolta per le cattive condizioni in cui la popolazione inglese si trovò a vivere al tempo della guerra contro Napoleone. Il moto, inoltre, non ebbe affatto carattere spontaneo, ma fu ben diretto e ben organizzato da capi che, verosimilmente, simpatizzavano per gli ideali della Rivoluzione francese. [Nel marzo 1811] più di duecento telai furono demoliti nei villaggi del Nottinghamshire nord-occidentale da bande che agivano separatamente e attaccavano diverse località simultaneamente. Si diceva che tali bande agissero sotto la guida di un «generale» (o «capitano ») di nome Ludd, sotto il vincolo del giuramento e del segreto, e che la disobbedienza agli ordini del generale fosse punita con la morte. Si diceva anche che Ludd si fosse assunto l’impegno di combattere le iniquità ai danni dei lavori e di punire con la morte tutti coloro che non rispettavano le regole del mestiere. Apparve subito palese alle autorità che le ondate di disordini nulla avevano a che fare con le manifestazioni di protesta dei decenni precedenti, ma erano l’opera di un’organizzazione dotata di una struttura paramilitare efficiente e disciplinata, che agiva con estrema tempestività e segretezza. I gruppi ludditi seguivano piani accuratamente predisposti, appostando sentinelle armate in punti strategici prima di ogni attacco, chiamando gli uomini all’appello con numeri e non con nomi. Essi erano giovani intorno ai vent’anni, armati con oggetti rudimentali (picche, bastoni, accette) o con spade o fucili. Erano mascherati o travestiti, e comunicavano fra loro mediante parole d’ordine. Durante le operazioni, mentre gli uomini armati di accetta e martello si facevano rapidamente strada fino ai telai per distruggerli, quelli armati di fucili o coltelli facevano la guardia all’ingresso. Un colpo di pistola o di fucile significava l’inizio delle operazioni o della ritirata in caso di pericolo. La fulmineità e la contemporaneità degli attacchi, spesso portati a termine da gruppi separati in luoghi diversi, e la temerarietà dei singoli individui, disposti al sacrificio della propria vita, circondarono i ludditi di un alone mitico e li consegnarono alla memoria popolare come tanti Robin Hood che emergevano dal fitto della foresta di Sherwood per riparare i torti e le ingiustizie sociali, rendendo manifeste le motivazioni ideologiche delle loro violenze sia fra le vittime che fra il resto della popolazione. All’inizio di aprile 1811 vi fu un periodo di relativa calma che, nonostante l’aggravarsi della situazione economica, si protrasse fino all’estate. I telai distrutti fino a quelmomento erano più di duecento. In novembre cominciò una nuova ondata di disordini, provocati da numerose bande di uomini che operavano nottetempo. All’inizio di dicembre erano più di ottocento le unità di cavalleria inviate nella zona di Nottingham, e più di cento quelle di fanteria. Complessivamente, per sopprimere le rivolte luddite ed altri tumulti minori fu mobilitato un esercito di dodicimila uomini. […] Per più di tre mesi si ripeterono gli attacchi, notte dopo notte, talvolta contemporaneamente in due o tre villaggi lontani fra loro. Alla fine di dicembre il corrispondente da Nottingham per il “Leeds Mercury” scriveva: «Lo stato insurrezionale al quale questa Contea è stata ridotta nell’ultimomese non ha alcun parallelo nella storia dai giorni burrascosi di Carlo I». All’inizio del 1812 cominciò una nuova ondata di attacchi che, nonostante gli interventi dell’esercito, si ripeterono con una regolarità e una precisione che denotavano l’esistenza di un piano di ampia portata strategica. Alla fine del gennaio 1812 il clima generale era quello di un paese in stato di guerra e il parlamento decise di emanare due nuove leggi. La prima (Peace Preservation Bill) intensificava le misure difensive e dava facoltà alle autorità locali di scegliere guardie speciali fra la popolazione oltre il ventunesimo anno di età. La seconda legge (Frame Breaking Bill) comminava la pena capitale per la distruzione dei telai, che fino a quel momento era punita con la deportazione da sette a quattordici anni.

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