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giovedì 16 marzo 2023

Moneta e guerra, la faccia dell'Imperialismo

I

l capitalismo è diventato, dalla fine del XIX secolo, imperialismo. Altra categoria problematica, rifiutata da Negri e Hardt, o ignorata da Deleuze e Foucault. Non è lo stesso imperialismo di Lenin o Rosa Luxemburg perché non è più territoriale, ma monetario e finanziario. È un imperialismo ancora più sofisticato, predatorio, un imperialismo che possiamo definire del dollaro, in cui il profitto e la rendita tendono a confondersi. La sua azione non si limita a ciò che Marx chiama il «capitale», ma integra in una stessa macchina da guerra lo Stato, tanto la sua funzione politico-amministrativa quanto quella militare. Delle quattro caratteristiche principali dell’imperialismo di Lenin che possiamo ritrovare molto accentuate nel capitalismo contemporaneo, finanziarizzazione, colonizzazione, monopoli e guerra, quest’ultima ci sembra la più significativa perché costituisce una novità che il capitale di Marx non integrava ancora come condizione indispensabile dell’accumulazione capitalistica. L’imperialismo, in estrema sintesi, è moneta e guerra. Quando si dice che l’economia si è mangiata il politico, che la finanza detta le condizioni alla politica, si dice una cosa assolutamente falsa, perché la costituzione dell’imperialismo ha modificato radicalmente sia l’economia che la politica. Più precisamente, il capitale e il sistema politico statale (comprendente la burocrazia amministrativa e militare) si integrano, costituendo una macchina che però non annulla completamente le loro specificità. Funzionano insieme e in maniera complementare.


giovedì 9 marzo 2023

Ho girato il mondo da uomo libero – Eliseo Reclus parte IV°

Sempre per la redazione della sua Geografia universale visita l'Egitto, soggiorna varie volte nel Maghreb, (una delle sue figlie sta con la famiglia in Algeria); in Spagna, in Portogallo, dove consulta gli archivi della colonizzazione dell'America del Sud allo scopo di accrescere la sua documentazione. Nel 1889, parte per gli Stati Uniti. Ritorna in Louisiana, ma scopre soprattutto nuove regioni, i grandi Laghi, New York e lavora moltissimo anche in biblioteca. Nell'estate del 1890, Reclus lascia la Svizzera e rientra a Parigi pur continuando a viaggiare moltissimo. Non rimane che quattro anni a Parigi, dove l'istituzione universitaria non gli offre alcun posto d'insegnamento. Naturalmente non ha titoli accademici ma la sua notorietà eccezionale gli poteva aprire le porte del Collegio di Francia. Non è così: si deve considerare che questo geografo di talento, ma libertario e abbastanza originale, non trova collocazione nell'istituzione. Dopo l'uscita dell'ultimo volume della Nuova Geografia universale, nel 1894, viene chiamato dall'Università libera di Bruxelles. In realtà, l'arrivo di un geografo libertario viene contestato e in definitiva respinto da numerosi docenti. Così Eliseo, suo fratello Elia e qualche altro insegnante dalle stesse idee, fondano la Nuova Università di Bruxelles, che d'altronde coesiste pacificamente per vent'anni con l'Università libera. I professori non vengono pagati dallo Stato e questa università non riceve alcuna sovvenzione. Così Reclus deve darsi da fare per guadagnarci un po' di denaro con le sue pubblicazioni e i suoi lavori di cartografo per assicurare delle entrate al corpo insegnante che lavora con lui. È anche assorbito moltissimo nella realizzazione di un gigantesco globo in rilievo, perché Eliseo Reclus s'è sempre preoccupato dei problemi connessi ad un'esatta riproduzione della terra. Ma soprattutto dedica le sue ultime forze a un'opera che egli considera come il coronamento delle sue fatiche. L'Uomo e la Terra, in 6 Tomi. Reclus la definisce "Un'opera di geografia sociale" in cui tratta tre temi da lui considerati fondamentali: "La lotta tra le classi, la ricerca dell'equilibrio e il ruolo primario dell'individuo". È un vasto affresco storico delle lotte e dei progressi dell'umanità dalla preistoria fino agli inizi del XX secolo. Ma è pure (i due ultimi tomi) un trattato di geografia umana generale. Malato da qualche tempo, muore a Thourout, in Belgio, il 4 luglio 1905. Suo nipote Paolo Reclus, figlio di Elia, si incaricherà di far uscire gli ultimi cinque volumi e gli succede alla testa dell'Istituto di geografia della Nuova Università di Bruxelles, che scompare nel 1914.


WUMME - Faust

Non posso avere soddisfazione

ciò di cui ha bisogno è amore                  

lentamente cammina l’oca

vedi delle scarpe nello specchio della tua mente

il trucco va veloce

interrogo il tuo specchio cieco sugli economisti stanchi

viaggio attraverso la lingua

pronto a cadere 

ding  dong e un bel risultato - 

per me c'è uno spuntino sul prato 

e la congiura che ho 

e il cancello che ho 

e la partita che ho 

una magnifica ragione senza senso 

per stare in riga mantenendomi in riga 

tenendomi  su 

spacca il suono 

hai perso l'opportunità 

di capire 

l'incidente rosso 

sei una forchetta da frutta 

e i soldi che cerchi 

e la dama che cerchi     - 

e il centro che cerchi 

una magnOca  ragione senza senso 

per stare in riga mantenendomi In riga 

tenendomi  su 

spacca il suono

hai perso l'opportunità 

di capire 

l'incidente è rosso                               

supponiamo  di essere o non essere 

disse l'angelo alla regina 

alzo la mia sottana quando fa la ruota 

mentre parla la sua bocca è piena di aglio 

bianco si bianco 

la nostra sfortuna                                   ' 

si disse di essere libera 

e tu hai obbedito 

dobbiamo   decidere ciò che è importante 

una  guerra che  non vedremo  mai 

o una strada così nera  che i bambini muoiono 

un sistema e  una teoria 

o il nostro desiderio di essere liberi 

di  organizzare e analizzare 

e alla fine capire che nessuno sa 

se è  veramente successo. 

(dal LP Faust, 21 settembre 1971)


Benvenuti nell’era del progresso

Viviamo tempi bui, minacciosi: siamo testimoni di guerre in costante proliferazione e genocidi perenni, di un capitalismo globale predatorio, di un militarismo aggressivo, di una sorveglianza e  di una repressione senza precedenti da parte dei governi, di un'ipocrita "guerra al terrorismo" che in realtà funge da copertura per attaccare il dissenso e le libertà, del rischio incessante di crolli finanziari e depressioni economiche a livello mondiale, della sesta grande estinzione nella storia della Terra, del cambiamento climatico e di un tracollo sistemico a livello planetario. Gli scienziati dicono che siamo giunti al punto critico di un collasso ecologico globale, e forniscono i dati sulla rapidità sconcertante con cui si verificano alcuni catastrofici mutamenti, come lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione delle foreste. Benvenuti nell'era del "progresso". Ideologia modernista per eccellenza, il progresso è sempre stato visto  come l'espandersi dell'impero umano   sugli animali e sulla natura; come assoggettamento all'uomo di altre specie e del mondo naturale; come superamento dello stadio  "primitivo", "selvaggio e "barbaro" dell'esistenza urnana premoderna. Il progresso viene misurato sulla base del dominio sulle altre specie e sull'ambiente, e come passaggio da  culture premoderne “sottosviluppate" ad avanzate società tecnico-scientifiche, meccanicistiche e  dominate dal mercato.

 

giovedì 2 marzo 2023

Ho girato il mondo da uomo libero – Eliseo Reclus parte III°

Nel 1864, Reclus conosce Bakunin e aderisce, col fratello, alla società segreta "La Fratellanza Internazionale", lo segue nelle attività dell'Internazionale dei lavoratori, in cui incontra i sostenitori di Marx, coi quali gli anarchici entrano ben presto in contrasto. Marxisti ed anarchici divergono sul cammino da seguire per arrivare alla liberazione dei lavoratori. I primi ritengono che non si debba trascurare la via legale e attribuiscono un ruolo primario all'organizzazione, mentre gli anarchici son convinti che sia illusorio progettare la rivoluzione per tale cammino. Marx ed Engels del resto parlano dei fratelli Reclus in termini ironici e spregiativi. Le idee anarchiche di Eliseo Reclus si radicalizzeranno ancor più all'epoca della Comune di Parigi. Naturalmente, segue con partecipazione gli inizi del moto, coi suoi fratelli Elia e Paolo. Dinanzi all'atteggiamento rinunciatario dei versagliesi nei confronti dei prussiani, i fratelli Reclus entrano in un battaglione di federati. Ma per Eliseo Reclus il combattimento è brevissimo, perché vien fatto prigioniero fin dai primi d'aprile del 1871 e imprigionato nella rada di Brest. La sua fama di scienziato gli permette di godere di condizioni detentive relativamente favorevoli. Può persino disporre di una parte della sua documentazione per proseguire il suo lavoro. È in prigione che negozia con Templier, delle edizioni Hachette, il suo contratto per la redazione di una Geografia universale. Nel novembre del 1871, viene condannato alla deportazione in Nuova Caledonia. Questa condanna non passa sotto silenzio e un gruppo di scienziati stranieri (inglesi ed americani) ottiene dal governo francese, nel febbraio del 1872, la commutazione della sua pena in dieci anni di esilio. Reclus ammanettato, lascia la Francia per la Svizzera, dove raggiunge suo fratello maggiore che vi si era già rifugiato. Ben presto Reclus riprende i contatti con i suoi amici anarchici (Bakunin è a quel tempo a Zurigo), ma si dedica soprattutto al suo lavoro di geografo. Nell'estate del 1872 ha firmato un contratto con le edizioni Hachette per la redazione di una Nuova Geografia universale. Deve conservare questo lavoro e guadagnarsi da vivere. Per entrare in possesso di informazioni aggiornate, Reclus non esita ad andare nei paesi che deve descrivere. Quindi viaggia enormemente, s'informa presso i suoi amici geografi o anarchici. Quando costoro riuniscono ambedue le qualità, è l'ideale. È il caso di Kropotkin. I due si incontrano nel 1877 e resteranno amici fedelissimi. Kropotkin ha aiutato moltissimo Reclus nella redazione del volume della Geografia universale dedicato alla Russia. Insieme, collaborano pure a mettere in piedi un nuovo orientamento del movimento anarchico, l'anarchismo comunista, che condanna la proprietà privata: "Il nostro comunismo non è né quello dei falansterii, né quello dei teorici autoritari tedeschi. E il comunismo anarchico, il comunismo senza governo, quello degli uomini liberi. È la sintesi dei due fini perseguiti dall'umanità nei secoli, la libertà economica e la libertà politica". (Kropotkin, La Conquista del Pane). Malgrado l'interesse che ha verso il movimento anarchico, Reclus non ha tempo da dedicargli. Tuttavia scrive qualche articolo e sostiene finanziariamente alcune pubblicazioni anarchiche. La massima parte del suo tempo va alla stesura della Nuova Geografia universale, opera colossale: 19 grossi volumi. Insegna anche all'università di Neuchâtel dove per parecchi anni tiene conferenze di geografia sul Mediterraneo. Nel 1879, la Camera dei deputati vota un'amnistia parziale che si applica ai fratelli Reclus, ma Eliseo rifiuta di rientrare in Francia finché tutti i comunardi non saranno amnistiati: bell'esempio di rettitudine politica.


The Walk – Robert Zemeckis

Il film ricostruisce infatti la folle ambizione e i folli sforzi di Philippe Petit, di fare delle torri gemelle ancora in costruzione, nel 1974, il teatro di una performance da consumare nell'arco di pochi minuti, durante i quali egli sarebbe passato da una torre all'altra camminando in equilibrio su di una corda tirata tra l'una e l'altra. È il protagonista stesso a raccontare le sue imprese in flashback, guardandoci dritto negli occhi attraverso l'obbiettivo, da sopra la Statua della Libertà, con le torri digitalmente ricostruite sullo sfondo. Quella di Petit è una vita con tanti ostacoli: la sua famiglia non approva il suo interesse verso i giochi circensi e il funambolismo, arrivando a cacciarlo di casa, la paura fa la sua parte e i divieti delle forze dell’ordine si fanno insistenti. Ma mai come questa volta, il suo progetto diventa una sfida e, infine, una vittoria. Questo film, diretto da Robert Zemeckis, racconta la storia vera di una giovane sognatore, il funambolo Philippe Petit, che diventerà famoso per la sua traversata storica e molto pericolosa: attraversare le Torri Gemelle del World Trade Center su di un filo d’acciaio e senza nessuna sicurezza. Un sfida contro tutti. 

Il funambolismo è per Petit è un viaggio, è un confronto faccia a faccia con la morte.…

Ma il funambolismo non è un’arte della morte, ma un’arte della vita, della vita vissuta al limite del possibile. Ovvero della vita che non si nasconde alla morte, ma la guarda dritta in faccia.…

Il funambolismo è un’arte solitaria, è un modo di affrontare la propria vita, nell’angolo più oscuro e più segreto di noi stessi. Il libro è la storia di un’esplorazione, un racconto esemplare dell’umana ricerca di perfezione».

Il funambolismo, dunque, come metafora perfetta della fragilità e precarietà della vita umana, vissuta sempre ad un passo dal baratro, ma non per questo meno degna di essere vissuta, con lo scopo di trasformare questa passeggiata su un filo in un’opera d’Arte. E durante il percorso scoprire e trascendere i propri limiti. «Entro in un mondo mistico e misterioso quando cammino nel vuoto. Il mondo del Vuoto è abitato da energie e divinità, non è affatto vuoto e lo visito il più spesso possibile. Quando prendo il bilanciere e inizio a camminare nel vuoto, quello è il mio Altro Mondo. È un luogo caratterizzato da grande sicurezza, bellezza e silenzio. Sono totalmente assorbito e presente a me stesso. Per la maggior parte del mio tempo non vivo qui sulla terra. Vivere con i piedi per terra, lo trovo pericoloso e spesso spiacevole. E dopo mesi e anni a preparare la mia performance, finalmente arriva l’attimo in cui sto per entrare nell’Altro Mondo. Ho questo pazzo mondo che mi aspetta ed è tutto mio, totalmente creato da me e sono felice! Divento metà uccello e metà uomo, questa è la mia dimensione». (Philippe Petit)






Stiamo perdendo la guerra

Stiamo vincendo qualche battaglia nella lotta per costruire un mondo dignitoso e vivibile per gli esseri umani, gli animali e l'ambiente. Però stiamo perdendo la guerra. La guerra contro l'avidità, la violenza, l'accaparramento, il profitto e il dominio. La guerra contro la supremazia classista, il potere gerarchico, la repressione statale, le multinazionali, le banche mondiali, l'aggressione imperialista e il militarismo. La guerra contro i sistemi in metastasi della crescita economica, dello sviluppo tecnologico, della sovrapproduzione e del consumismo. La guerra per fermare il tracollo biologico e l'eco-disastro planetario. La guerra per salvare le foreste, gli oceani, i fiumi, le paludi, le  montagne e il suolo. La guerra per tutelare la biodiversità. La guerra contro l'olocausto animale. La guerra  contro i signori della guerra e il loro implacabile assalto al pianeta e a tutte le forme di vita. Dobbiamo concentrare il nostro sguardo su una scomoda verità. Nonostante l'impegno dei movimenti sociali, animalisti e ambientalisti degli ultimi quarant'anni, e dei movimenti anticapitalisti negli ultimi due secoli, stiamo perdendo terreno nella battaglia per la democrazia, l'uguaglianza, l'autonomia, l'ecologia, la pace e la sostenibilità. Negli ultimi trent'anni il neoliberismo e il capitalismo globale hanno distrutto le socialdemocrazie, ampliato il divario tra ricchi e poveri, cacciato gli agricoltori dalle loro terre, attaccato i popoli indigeni e imposto il mercato al mondo intero, intensificando intanto la guerra agli animali e l'aggressione a tutti gli ecosistemi e alla Terra intera.