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giovedì 17 aprile 2025

Cameratismo amoroso

Altra denominazione dell'amore libero, dato che l'amore è prima di tutto, per gli anarchici individualisti, una varietà dei rapporti camerateschi (in clima di libertà o di libera disposizione di se stessi - fra anarchici oggi, fra tutti quanti nel bel tempo futuro dell'anarchia). Non dipende che dal libero accordo degli interessati. Non riguarda i terzi, ma non li esclude se l'accordo è unanime. Esclude la gelosia ma non la passione. Rifiuta tutti i pregiudizi. Accetta per esempio l'incesto e l'omosessualità. Non è sottoposto a nessuna nozione di durata. Può essere interrotto unilateralmente e la rottura deve essere accettata dall'altra parte. Non causa alcun diritto. La stessa persona può avere contemporaneamente parecchi rapporti di cameratismo amoroso. Lo scambio di sentimenti: la sua latitudine viene lasciata alla discrezione piena e completa degli interessati. 


giovedì 10 aprile 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LXXIII

1964-66 

Joan Baez e Bob Dylan, cantanti pacifisti e anti-autoritari, sono gli idoli degli studenti in questa prima fase tendenzialmente hippy e beat della contestazione giovanile ai modi di vita autoritari e violenti.  È caratterizzata dalle marce antimilitariste, dalla protesta pacifica, dalle reazioni passive agli attacchi polizieschi. In America l'opposizione alla guerra nel Vietnam si radicalizzerà via via in assalti ai centri di arruolamento, nel fenomeno della diserzione, nell'incendio delle cartoline-precetto ecc. Si sviluppa in questi anni anche il movimento contestatore dei giovani olandesi, detti Provos (dalla  parola  provocazione). I Provos si rifanno in modo esplicito all'anarchismo degli antimilitaristi olandesi del passato, da Ferdinand Domela Nieuwenhuis a Bart de Ligt. (Quest'ultimo è l'autore di un manuale di resistenza passiva, La conquista della violenza, molto diffuso tra i pacifisti americani e inglesi degli anni trenta che furono da esso attratti su posizioni anarchiche.) Per mezzo di azioni esemplari essi intendono «provocare» i borghesi e tutti coloro che vivono immersi nella consuetudine senza rendersi conto di essere alienati. Se il borghese scambia l'alienazione per uno stato di natura (e non lo vede per quello che è, una risultante storico-economica), bisogna aprirgli gli occhi. Non tanto con la violenza, quanto con l'appello all'immaginazione, da risvegliare con rumorose  dimostrazioni, happenings, eccentricità nel vestire e nei modi di vita (ripudio del tabacco e dell'alcool e adozione delle droghe leggere, per esempio). Inizialmente fraterno, il movimento trova che le sue predicazioni dell'aiuto reciproco si perdono nell'indifferenza o nell'utilizzo parziale da parte della società consumistica. Esso ricorre quindi, in un tentativo di estrema sdrammatizzazione, a scontri stradali, che per qualche tempo mobilitano la polizia contro i giovani. L'apparente bonomia della società del benessere deve cosi mostrare il suo volto feroce, repressivo e intollerante. Incapace di darsi continuità e strutture politiche, il movimento si scioglie nel 1967, confluendo in parte nella nuova contestazione più «politicizzata» del 1968, in parte rifluendo verso gli istituti tradizionali della rappresentatività locale (comuni ecc.). Quest'ultima tendenza ad accettare il sistema elettorale riaffiorerà ad Amsterdam all'inizio degli Anni Settanta nel movimento dei Kabouters-Goblins. 



DANTE DI NANNI – Stormy Six

Nel traffico del centro pedala sopra il suo triciclo

e fischia forte alla garibaldina.

Il carico che piega le sue gambe è l'ingiustizia,

la vita è dura per Dante di Nanni.


L'alba prende il treno e c'è odore di porcile

sui marciapiedi della sua pazienza,

e nella testa pesano volumi di bugie.

La sera studierà, Dante di Nanni.


Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti

ci si son messi in cento ad ammazzarlo

e cento volte l'hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere:

gira per la città, Dante di Nanni.


L'ho visto una mattina sulla metropolitana

e sanguinava forte, e sorrideva.

Su molte facce intorno c'era il dubbio

e la stanchezza.

Ma non su quella di Dante di Nanni.


Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti

ci si son messi in cento ad ammazzarlo

e ancora non si sentono tranquilli,

perché sanno che gira per la città, Dante di Nanni.


(Dante Di Nanni fu un giovane gappista del gruppo torinese, comandato in quel periodo da Giovanni Pesce. La notte del 17 maggio 1944, dopo l'attentato ad un'antenna radio, Di Nanni, ferito, si nascose nel rifugio collocato in una vecchia casa di Borgo San Paolo. Nel corso della giornata successiva però, probabilmente in seguito alla confessione estorta sotto tortura ad uno dei due compagni feriti e catturati nell'azione della notte precedente, la polizia fascista lo individuò e la mattina del 18 maggio tentò di arrestarlo. Il giovane si barricò in casa e per oltre tre ore si difese coraggiosamente con il lancio di bombe, ma alla fine, circondato dai nemici accorsi in forze, dovette soccombere.)



IL SAPER MORIRE

Cicerone dice che filosofare altro non è che accingersi a morire. Questo avviene perché lo studio e la contemplazione conducono in una certa misura la nostra anima fuori di noi e la occupano separatamente dal corpo, il che è una sorta di iniziazione e di somiglianza alla morte stessa; oppure ciò avviene perché tutta la saggezza e tutto il discorso del mondo si risolvono alla fine nell'insegnarci a non aver paura della morte. 

E' incerto dove la morte ci attenda, attendiamola ovunque. La premeditazione della morte è premeditazione della libertà. Il saper morire ci affranca da ogni soggezione e costrizione. Non v'è nulla di male nella vita per colui il quale ha ben compreso che la privazione della vita non è male.




giovedì 3 aprile 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LXXII

1958 

25 luglio-10 agosto - Congresso internazionale anarchico a Londra. Umberto Marzocchi, combattente libertario nella guerra di Spagna contro Franco, rappresenta la Federazione Anarchica Italiana. 

10 settembre - Morte di Rudolf Rocker. 

1960 

Si costituisce in Italia, dopo oltre cinque anni di preparazione ideologica, la Federazione Anarchica Giovanile Italiana (FAGI), caratterizzata da un attivismo che cerca di conciliare anarchismo e marxismo. 

1962 

28 settembre - Isu Elias, vice-console  franchista a Milano, è rapito da  giovani anarchici che lo sequestrano per alcuni giorni in segno di protesta contro la condanna a morte dello studente catalano Jorge Conill Valls. La polizia arresterà successivamente Amedeo Bertolo, Vittorio De Tassis, Luigi Geni, Giancarlo Pedron, ritenuti autori del rapimento a scopo dimostrativo. - Muore a Rouen Ernest-Lucien Juin, detto Emile Armand, nato a Parigi nel 1872. Ex ufficiale dell'Esercito della Salvezza, ex carcerato, nel primo decennio del Novecento è a Montmartre, all'"Anarchie" e nelle "Causeries" popolari fondate da Libertad, il teorico dell'illegalismo e dello scientismo. Autore di Sentimentalité

Estate I962-estate 1963 - Scoppiano violenti scontri a Torino tra operai e polizia. Dopo lunghi anni di «coesistenza perdente» della classe operaia col padronato nella capitale italiana dell'automobile, la violenza e la portata degli scontri (con battaglie che, come in piazza Statuto, durano fino all'alba, dal 7 all'8 luglio 1962) suscitano allarme e interpretazioni differenti. La stampa borghese come quella del partito comunista parla comunque di matrice «anarco-sindacalista» della lotta, e di «provocatori». Si tratta in realtà del modo ritrovato dell'autonomia operaia e dell'azione diretta, unitaria di base, una svolta che preannuncia le lotte assai più vaste del biennio 1968-69. La matrice materiale è da ricercarsi nella nuova composizione sociale del mercato del lavoro a Torino, profondamente modificato dall'emigrazione interna, che altera gli equilibri determinatisi dopo che il presidente della FIAT Valletta aveva sferrato negli anni del dopoguerra la sua offensiva. Valletta aveva duramente colpito le organizzazioni di sinistra nella maggiore fabbrica italiana. L'arrivo di manodopera dal sud immette nella frustrata, sconfitta classe operaia torinese l'apporto vivace di giovani non legati alle posizioni riformiste. Le conseguenze del luglio 1962 segnano anche la fine degli accordi separati tra datori di lavoro e sindacati più concilianti, la fine della discriminazione tra sindacati «democratici » e sindacati «social-comunisti ». In sei-sette anni anche il sindacato scissionista UIL si porterà in posizioni unitarie con CGIL e CISL. 



L’ARMATA BRANCALEONE – Mario Monicelli

Un drappello di sbandati si raggruppa intorno a Brancaleone da Norcia, uno spaccone in cerca di gloria militare e di facili avventure. Il minuscolo e sgangherato esercito si mette in marcia da Faleri, nei pressi di Viterbo. L'occasione propizia sembra presentarsi con l'arrivo di quattro ribaldi che propongono a Brancaleone di entrare in possesso di un feudo vicino a Crotone purché divida con loro i frutti dell'impresa. La compagnia si mette in viaggio per raggiungere le Puglie sperando che l'impresa frutti fama e quattrini. Ma il viaggio si rivela ben presto più difficile del previsto, pieno di tranelli e di sorprese. Scampato avventurosamente alla peste e alle voglie di una vedova insaziabile, Brancaleone segue dapprima Zenone, un bizzarro monaco diretto in Terrasanta, ma presto lo abbandona per salvare una giovane donna insidiata dai briganti, deciso a consegnarla intatta al promesso sposo. Anche questa impresa riesce solo in parte allo sciagurato drappello, che prosegue il viaggio come può, tra peripezie d'ogni genere. Brancaleone e i suoi si concedono una sosta presso la dissoluta famiglia bizantina di Teofilatto, dove il condottiero si sottrae a fatica alle voglie sadomasochiste della bella Teodora. L'armata giunge finalmente al castello di Crotone, dove  l'aspettano i pirati saraceni, decisi a impalare per direttissima i malcapitati. Solo l'arrivo di un gruppo di pellegrini cristiani diretti in Terrasanta salva Brancaleone e i suoi uomini dalla morte. L'armata Brancaleone si configura come un'opera di sintesi, in cui gli umori canzonatori dei Soliti ignoti sembrano impastarsi con lo spirito antiretorico della Grande guerra.  

Sia pure con maggiore libertà inventiva e con una più immediata scioltezza di racconto, il traliccio di fondo è ancora una volta quello offerto da un gruppo di sprovveduti chiamati a tentare un'impresa più grande  di loro. Ma il motivo dei piccoli cialtroni votati al fallimento serve ora da pretesto per farsi beffe del Medioevo di maniera, che la tradizione romantica voleva pullulante di paladini e di donzelle, di castelli turriti e di mistici sospiri. Il Medioevo di cartapesta, che talvolta viene ancora ammannito nelle scuole come  epoca di alti ideali, si capovolge qui in un'epoca di fanfaronate e di crudeltà avvolta  nell'ignoranza, nella sporcizia, nella fame. Il film deve la sua particolare efficacia all'ironia beffarda e alla vena grottesca che, tra funebri rintocchi e foschi brillii, lo attraversano da cima a fondo e di cui il linguaggio maccheronico, felice amalgama   di spropositi verbali e di ammiccamenti parodistici di svariata provenienza, è una delle componenti più irresistibili. 

L’ironia di Mario Monicelli è volto alla decostruzione del Medioevo, soggetto sempre a un revisionismo che spesso nasconde la barbarie e l’ignoranza che ha contraddistinto sotto certi aspetti questo vasto periodo storico, e dell’eroismo rappresentato dai media e dai film kolossal hollywoodiani. L’armata Brancaleone, dunque, ha fatto scuola per le riflessioni profonde a livello culturale e cinematografico che ha saputo suscitare con l’ironia.



È ora di rovesciare il mondo esistente

"Finora la pratica non ha fatto che rinforzare il mondo esistente; si tratta ora di rovesciarlo".

Il vecchio mondo si contorce in convulsioni di rabbia scoprendo che le idee teoriche dei situazionisti sono destinate ad assumere un valore d'uso e che appaiono nella strada, che la reale dimensione del conflitto che esse annunciano è mondiale, la sua sfida irriducibile, lo scandalo della sua esistenza irrecuperabile...

Il nostro compito consiste in una critica inesorabile diretta anche contro i nostri cosiddetti amici che contro i nemici dichiarati; e per assolverlo, rinunciamo volentieri a una popolarità democratica a buon mercato...

Basterebbe un colpo di vento per trasformare questo delirio permesso nel più grande incendio che la storia conosca. Non conosciamo altra bellezza, altra festa che quella che distrugge l'abuso delle banalità quotidiane e dei sentimenti truccati...

Solo quando il meglio sarà sufficiente, il mondo sarà governato dalla più grande aristocrazia della storia, l'unica classe della società e la sola classe storica dei padroni senza schiavi...

Se se ne fottono di noi, non se ne fotteranno a lungo. Le rovine non ci fanno paura, noi erediteremo il mondo.