Poiché la marcia verso l’annientamento globale prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente critici nei confronti dei movimenti rivoluzionari del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo ripetere in eterno gli errori del passato o rimanere ciechi davanti alle nostre manchevolezze. Il movimento ambientalista radicale è pieno zeppo di azioni simboliche e campagne su singoli problemi e l’ambiente anarchico è infestato da tendenze di sinistra e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte attiviste per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio di liberazione e libertà, a guidare questi buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti che li hanno preceduti. La sinistra è una piaga purulenta sul culo dell’umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa perché crea divisioni, ma qualsiasi prospettiva veramente radicale comprenderebbe la necessità dell’analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a dopo la rivoluzione, limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono solo tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 25 aprile 2013
LA NECESSITA’ DI ESSERE CRITICI
Poiché la marcia verso l’annientamento globale prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente critici nei confronti dei movimenti rivoluzionari del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo ripetere in eterno gli errori del passato o rimanere ciechi davanti alle nostre manchevolezze. Il movimento ambientalista radicale è pieno zeppo di azioni simboliche e campagne su singoli problemi e l’ambiente anarchico è infestato da tendenze di sinistra e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte attiviste per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio di liberazione e libertà, a guidare questi buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti che li hanno preceduti. La sinistra è una piaga purulenta sul culo dell’umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa perché crea divisioni, ma qualsiasi prospettiva veramente radicale comprenderebbe la necessità dell’analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a dopo la rivoluzione, limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono solo tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni.
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Teresa la camiciaia
Teresa, una data: 15 aprile 1919.
Teresa, una della nostra classe: operaia della roccaforte proletaria della Bovisa. Di lei, per oltre novant’anni, non ha parlato più nessuno. Dimenticata sino ai giorni nostri.
Teresa, una militante: affronta in piazza lo squadrismo fascista.
Teresa, fiore rosso reciso: prima vittima di sempre del fascismo.
Teresa, operaia cucitrice: è già schedata dalla polizia quando, in quel 15 aprile, va nella piazza occupata da fascisti e futuristi.
Milano, 15 aprile 1919. Socialisti e Camera del Lavoro proclamano uno sciopero generale con comizio all’Arena in protesta contro la repressione poliziesca avvenuta due giorni prima. Alle ore 16 circa, dopo che il comizio socialista si era sciolto, una parte della folla che ostentava bandiere rosse e nere si mise in marcia verso il centro della città. È chiaro che gli spartachisti e gli anarchici si erano messi d’accordo per organizzare una dimostrazione senza il concorso dei socialisti di destra e dei massimalisti. Tra via Mercanti e via Dante l’agguato. Trecento, forse quattrocento (nove su dieci sono
arditi – ufficiali studenti del Politecnico ed aderenti alle
associazioni tricolori, guidati dal federale Vecchi – uno su dieci è futurista, li guida Marinetti) provenienti dalla redazione de «Il Popolo d’Italia» di via Paolo da Cannobio armati di mazze ferrate, pugnali, pistole, bombe a mano, confluiscono verso il centro cercando ed ottenendo lo scontro coi manifestanti, mentre carabinieri e militari lasciano fare.
Galli Teresa di Alessandro, nata nel 1899, professione operaia cucitrice in bianco alla ditta Gioia di via Lepontina, residente a Milano in via Riparto Bovisa 83. Quel giorno è nel corteo di spartachisti e anarchici. I fascisti sparano. Un proiettile le attraversa la nuca, Teresa cade, è la prima vittima della bestiale violenza fascista. Colpendo un’operaia, una donna, la reazione in camicia nera mostra da subito quelli che saranno i suoi connotati: antiproletari, controrivoluzionari, sessisti. Le bestie fasciste, non contente, si dirigono alla sede de «L’Avanti» in via San Damiano devastando, incendiando ed uccidendo. Alla fine della giornata si conteranno quattro vittime.
Teresa, una della nostra classe: operaia della roccaforte proletaria della Bovisa. Di lei, per oltre novant’anni, non ha parlato più nessuno. Dimenticata sino ai giorni nostri.
Teresa, una militante: affronta in piazza lo squadrismo fascista.
Teresa, fiore rosso reciso: prima vittima di sempre del fascismo.
Teresa, operaia cucitrice: è già schedata dalla polizia quando, in quel 15 aprile, va nella piazza occupata da fascisti e futuristi.
Milano, 15 aprile 1919. Socialisti e Camera del Lavoro proclamano uno sciopero generale con comizio all’Arena in protesta contro la repressione poliziesca avvenuta due giorni prima. Alle ore 16 circa, dopo che il comizio socialista si era sciolto, una parte della folla che ostentava bandiere rosse e nere si mise in marcia verso il centro della città. È chiaro che gli spartachisti e gli anarchici si erano messi d’accordo per organizzare una dimostrazione senza il concorso dei socialisti di destra e dei massimalisti. Tra via Mercanti e via Dante l’agguato. Trecento, forse quattrocento (nove su dieci sono
arditi – ufficiali studenti del Politecnico ed aderenti alle
associazioni tricolori, guidati dal federale Vecchi – uno su dieci è futurista, li guida Marinetti) provenienti dalla redazione de «Il Popolo d’Italia» di via Paolo da Cannobio armati di mazze ferrate, pugnali, pistole, bombe a mano, confluiscono verso il centro cercando ed ottenendo lo scontro coi manifestanti, mentre carabinieri e militari lasciano fare.
Galli Teresa di Alessandro, nata nel 1899, professione operaia cucitrice in bianco alla ditta Gioia di via Lepontina, residente a Milano in via Riparto Bovisa 83. Quel giorno è nel corteo di spartachisti e anarchici. I fascisti sparano. Un proiettile le attraversa la nuca, Teresa cade, è la prima vittima della bestiale violenza fascista. Colpendo un’operaia, una donna, la reazione in camicia nera mostra da subito quelli che saranno i suoi connotati: antiproletari, controrivoluzionari, sessisti. Le bestie fasciste, non contente, si dirigono alla sede de «L’Avanti» in via San Damiano devastando, incendiando ed uccidendo. Alla fine della giornata si conteranno quattro vittime.
L’innovazione tecnologica e la rivoluzione sociale nell’I.S.
Due punti di vista che cercano faticosamente di unificarsi: uno d’ispirazione tecnico-scientifica, dal quale sono portavoce Constant e Pinot Gallizio, e uno d’ispirazione sociale-rivoluzionaria, di cui è portavoce Debord. Il primo individua il motore dei nuovi tempi nel progresso tecnico, nell’automazione, nel pieno sviluppo della società dell’abbondanza, che dilaterà in modo sorprendente la quantità di tempo libero a disposizione dei lavoratori, tenderà ad eliminare il valore delle merci, libererà le energie creative di tutti: “Con l’automazione”, scrive Gallizio, “non ci sarà più il lavoro, nel senso corrente del termine, non ci sarà più il riposo, ma un tempo libero per libere energie anti-economiche … Bisogna dominare la macchina votandola al gesto unico, inutile, anti-economico. Ciò aiuterà la formazione della nuova società, post-economica, ma surpoetica …”. Il secondo invece, pur non mettendo in dubbio il ruolo positivo dell’industria e l’importanza dello sviluppo materiale dell’epoca, tende a legare la possibilità di una nuova età ad una rinascita della rivoluzione sociale proletaria: “Io ritengo il capitalismo” dice Debord, “incapace di dominare e d’impiegare pienamente le sue forze produttive, incapace di abolire la realtà fondamentale dello sfruttamento, dunque incapace di lasciare il posto pacificamente alle forme superiori di vita evocate dal suo stesso sviluppo materiale”. Nel primo caso la nuova età sorge meccanicamente dallo sviluppo della produzione, nel secondo sorge dialetticamente dalle contraddizioni, dalle tensioni e dalle resistenze sociali che questo genera. Nel primo caso si tratta di un’applicazione all’esistenza quotidiana di un livello artistico permesso dal progresso tecnico, nel secondo caso di un cambiamento qualitativo di vita inseparabile dalla rinascita della rivolta proletaria.
giovedì 18 aprile 2013
Il dominio delle professioni
I professionisti esperti vi dicono invece ciò di cui avete bisogno e rivendicano il potere di prescrivere. Non vi propongono solo ciò che è buono, ma vi ordinano di fatto ciò che è giusto. Non è il livello del reddito, la lunga formazione, i compiti delicati e nemmeno la posizione sociale che contraddistingue il professionista. E' piuttosto la sua autorità a definire una persona come cliente, a decidere di che cosa questa ha bisogno e nel fornirle una prescrizione.
Questa autorità professionale comprende tre ruoli: l'autorità sapienziale del consigliare, istruire e dirigere; l'autorità morale che rende non solo utile ma obbligatorio quanto prescritto; e l'autorità carismatica che permette al professionista di appellarsi a qualche interesse superiore del suo cliente.
Per esempio, il medico generico è divenuto il dottore quando ha lasciato il commercio delle medicine al farmacista è ha tenuto per sé quello delle ricette. E' divenuto uno scienziato della salute quando la sua corporazione ha avocato a sé tutte queste autorità e ha cominciato a trattare con casi anziché con persone, ritrovandosi, quindi, a tutelare gli interessi della società invece che quelli dell'individuo.
Gli specialisti sanitari ed economici hanno acquisito l'autorità di determinare quale assistenza sanitaria debba essere erogata nella società.
La corporazione medica rivendica il potere di sottoporre a diagnosi l'intera popolazione al fine di identificare tutti coloro che potrebbero essere dei clienti potenziali, esse sanno in che modo devono essere allevati i bambini, quali studenti devono o meno proseguire negli studi e quali droghe si possono o meno ingerire.
L'acritica accettazione sociale delle esperte professioni dominanti è a tutti gli effetti un evento politico. Ogni nuova proclamazione di legittimazione professionale sta a significare che le competenze della sfera politica - legislative, esecutive e giurisdizionali - perdono una parte dei propri caratteri e della propria indipendenza. La cosa pubblica passa dalle mani di rappresentanti eletti dal popolo a quelle di una élite autolegittimata.
SCRITTE MURALI NEL 77’
Il rapporto tra scritte murali e slogan è molto diretto. Lo slogan può essere sia gridato nei cortei sia scritto sui muri con le bombolette, lungo il percorso degli stessi cortei o dentro alle università e nei quartieri. Quindi possono esserci scritte che nascono come slogan e slogan che vengono introdotti sotto forma di scritte.
Le scritte murali, già usate molto in Italia, in particolare dal PCI negli anni 50’, ebbero infatti negli anni 70’ una notevole evoluzione grazie alla comparsa delle bombolette di vernice spray, che ne fecero una delle forme di propaganda più diffuse. Infatti, rispetto alle scritte fatte con vernice e pennelli, le bombolette spray permettono una rapidità di esecuzione molto maggiore, diminuendo il rischio di incontri sgraditi, con fascisti o volanti di polizia e moltiplicando la possibilità di fare scritte anche artisticamente parlando.
Le scritte del movimento 77’ sono caratteristiche per l’ironia, l’ambiguità, per l’iperbole, per l’esaltazione, volutamente sopra le righe, delle armi e dello scontro violento. Ma tutto il movimento fa suo questo atteggiamento e utilizza questa ambiguità, sorta spontaneamente, tra le formazioni più ingenue, quelle più ironiche e quelle più militanti. Questa ambiguità contribuisce allo sviluppo di un linguaggio murale proprio del movimento, un linguaggio sorprendente, autonomo che diventa esclusivo oscuro e autoreferente. Allo stesso tempo, però, la sua estrema sintesi, il rifiuto delle mediazioni, come forme di ricomposizione dei conflitti, ne fanno un linguaggio molto immediato e concreto.
A FORZA DI ASCOLTARMI MI SONO RIDOTTO MALE
BLOCCO VIOLENZA SABOTAGGIO / CONTRO IL CAPITALE SCIOPERO SELVAGGIO
CI TOLGONO LA GIOIA CI TOLGONO LA VITA / CON QUESTO SISTEMA FACCIAMOLA FINITA
CLORO AL CLERO
CON L’ACQUA MINERALE E’ FINITA UN’ILLUSIONE / LA SOLA VIA E’ IL BOTTIGLIONE
DIPINGI DI GIALLO IL TUO POLIZZIOTTO
DONNA OPERAIO OMOSESSUALE / UNITI NELLA LOTTA CONTRO IL CAPITALE
ERA UNA NOTTE DI LUPI FEROCI / L’ABBIAMO RIEMPITA DI LUCI E DI VOCI
FELCE E MIRTILLO
GIACCA AZZURRA NON LO SCORDARE / ABBIAMO CAVALLO PAZZO DA VENDICARE
GUERRA DI CLASSE IN FABBRICA E IN QUARTIERE / AUTONOMIA OPERAIA PER IL POTERE
lamaRIJUANA FA MALE A CHI CREDE CHE BERLINGUER FA L’INTERESSE DEI LAVORATORI
LA VIOLENZA PUO’ ESSERE CREATIVA
MAI PIU’ SENZA FUCILE
NE’ DIO NE’ STATO NE’ SERVI NE’ PADRONI
NO AI PARLAMENTI DI LOTTA CONTINUA / FALCE E SPINELLO NUOVO ORDINE AL CERVELLO
NON SPRECARE IL TUO TEMPO SDRAIATI
PIPE AI PENSIONATI CANNE AI RAGAZZINI / NUCLEI SCONVOLTI CLANDESTINI
PIU’ DEVIANZE MENO GRAVIDANZE
RENDIAMO PIU’ CHIARE LE BOTTEGHE OSCURE
UNA SCINTILLA PER INCENDIARE TUTTA LA PRATERIA
VOGLIAMO LA RIFORMA DELL’ALFABETO
L’arte come creazione di nuove forme di azione
La vera creatività del nostro tempo è agli antipodi di qualsiasi cosa venga ufficialmente riconosciuta come arte. L’arte è diventata una parte integrante della società contemporanea ed una nuova arte può esistere come superamento della società contemporanea nella sua interezza. Può esistere soltanto come creazione di nuove forme di azione. In questo senso l’arte è stata una parte integrante di ogni autentica esplosione di rivolta nell’ultima decade. In ogni occasione si è manifestata la stessa repressa e furiosa volontà di vivere, di vivere ogni possibile esperienza nella sua pienezza, il che, nel contesto di una società che sopprime la vita in ogni sua forma, può voler dire soltanto costruire esperienze e costruirle contro l’ordine esistente. La creazione dell’esperienza immediata come puro godimento edonistico e sperimentale di sé, può avvenire solo attraverso una forma sociale: il gioco, ed è il desiderio di giocare che viene asserito in ogni rivolta autentica contro l’uniforme passività della società della sopravvivenza e dello spettacolo. Il gioco è lo spontaneo svilupparsi ed arricchirsi della vita quotidiana; è la forma conscia del superamento della politica e dell’arti spettacolari. é partecipazione, comunicazione e autorealizzazione risorte in forme adeguate. È il mezzo ed il fine della rivoluzione totale.
La riduzione di ogni esperienza vissuta alla produzione ed al consumo delle merci è il meccanismo nascosto in cui si produce ogni rivolta, e la marea che sale in tutte le più importanti nazioni industrializzate potrà soltanto rovesciarsi con sempre maggiore violenza contro la forma merce. Ma non basta, questo conflitto diventerà sempre più aspro, man mano che si rivelerà che l’integrazione che il potere produce è la riconversione della rivolta in merce spettacolare (vedi ad esempio il trasparente conformismo dell’anticonformismo preconfezionato per la gioventù moderna). La vita si rivela come una guerra tra la merce e il ludico. Un gioco spietato. E ci sono solo due modi di subordinare la merce al desiderio di gioco: la sua distruzione, oppure la sua sovversione.
giovedì 11 aprile 2013
Alloggio come merce
La
società industriale è la sola che cerca di trasformare ogni
cittadino in un residente che dev'essere alloggiato, e che
pertanto viene sollevato dal dovere di quella attività sociale e comunitaria
che si chiama 'abitare'. Oggi coloro che difendono la propria libertà
di abitare o sono molto ricchi o vengono trattati come devianti.
Questo
vale sia per quelli a cui il cosiddetto 'sviluppo' non ha ancora fatto
dimenticare il desiderio di abitare, sia per le frange alternative,
alla ricerca
di nuove forme di abitazione tali da rendere il paesaggio industriale
abitabile, almeno nei
suoi punti deboli e di frattura. Sia
i non modernizzati
sia i post-moderni
si oppongono al divieto della
società all'autodeterminazione spaziale, e dovranno fare i conti con la
repressione poliziesca del disturbo che creano. Saranno definiti invasori,
occupanti illegali, anarchici e disturbatori, secondo le circostanze
in cui affermano la propria libertà di abitare: indios che si installano
in un terreno incolto a Lima; "favellados" di Rio de
Janeiro che
ritornano a occupare la collina da cui sono appena
stati cacciati dalla
polizia (dopo averla abitata per quarant'anni); studenti che sano trasformare
in abitazioni le rovine del Kreuzberg a Berlino; portoricani che
con la forza tornano a occupare gli edifici bruciati e murati del South
Bronx. Saranno tutti
sloggiati, non tanto per il danno che arrecano al
proprietario del terreno o perché rappresentino una minaccia per la pace
o per la salute dei vicini, ma per la sfida che lanciano all'assioma sociale
che definisce il cittadino come unità che ha bisogno
di un garage standard.
Sia
la tribù di indios che scende dalle Ande per installarsi nei sobborghi
di Lima, sia il consiglio di quartiere che si dissocia
dall'ente cittadino preposto all'edilizia, sia gli squatter che contestano il modello oggi
dominante del cittadino
come Homo castrensis, (uomo acquartierato).
Ma la sfida dei nuovi arrivati e quella dei disinseriti (unpluggers)
provocano reazioni opposte. Gli indios si possono trattare
da pagani, che debbono essere educati ad apprezzare la cura materna
che lo stato
si prende del loro bisogno di un tetto. Il disinserito moderno è molto più pericoloso: egli offre testimonianza degli effetti castranti del materno abbraccio della città. A differenza del pagano, questo eretico contesta l'assioma della religione civica sottostante a tutte le varie ideologie che solo superficialmente si contrappongono fra loro. Secondo questo assioma, il cittadino in quanto homo castrensis ha bisogno della merce chiamata "alloggio", Il suo diritto all'alloggio è sancito dalla Legge. il disinserito non si oppone a questo diritto, ma contesta le condizioni concrete in cui il diritto all'alloggio è in contrasto con la libertà di abitare. E questa libertà è per lui, quando vi è conflitto fra le due cose. più preziosa della merce alloggio, che per definizione è scarsa.
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