«Abbiamo la possibilità di cambiare le basi strutturali della condizione umana. Lo possiamo fare, non siamo degli idioti della storia senza nessuna speranza. Per la prima volta nella storia dell’umanità, in questo momento storico incredibile abbiamo la possibilità di mutare radicalmente le condizioni di vita e i rapporti di forza che regolano e opprimono le società da migliaia di anni…»
Rudi Dutschke abitava, insieme ad altri compagni, nella stessa vecchia palazzina dove aveva sede: “Sozialistischer deutscher Studentenbund”, la lega degli studenti socialisti, al numero 140 del Kurfuerstendamm. L’11 aprile 1968, il giovedì prima di Pasqua, usci a comprare una medicina per il figlio di tre mesi. Lo aveva chiamato Hosea Che, come Guevara e come il profeta fustigatore della corruzione dei capi politici e religiosi di Israele, e dell’idolatria del popolo. La farmacia era chiusa per la pausa pomeridiana, C’era da aspettare un po’, Dutschke rimase sulla via, in sella alla bicicletta, un piede sul marciapiede e l’altro sulla carreggiata. Un ragazzo attraversò la strada e venne verso di lui. Ad una distanza di due metri chiese: “È lei Rudi Dutschke?”. Rudi, che pure era guardingo in quei giorni di caccia al rosso, e aveva preferito fermarsi ad una certa distanza dalla sede del Sds per non essere subito riconosciuto; alla domanda rispose di sì, senza esitare. L’altro ebbe il tempo di dire “Lurido porco comunista” prima di estrarre la pistola dalla giacca. Dutschke accennò un passo verso di lui. Il primo colpo lo raggiunse alla guancia. Era già a terra quando arrivarono altre due pallottole: una perforò la tempia sinistra e penetrò nel cervello, l’altra lo ferì al petto, poco sotto la spalla.
Josef Backmann, così si chiamava l’agressore, s’asseragliò in un cantiere a 200 metri di distanza. Aprì il fuoco sui poliziotti che lo circondavano e lo bombardavano con lacrimogeni, rimase anche lui ferito e s’arrese dopo aver inghiottito 20 pasticche di sonnifero. Salvato dai medici, in carcere riprovò più volte il suicidio. Voleva morire e alla fine ci riuscì, nel febbraio del 1970.
Quando sparò al leader degli studenti berlinesi, Backmann aveva 23 anni. Era venuto con il treno da Monaco, dove lavorava come imbianchino. Oltre alla pistola aveva un ritaglio del giornale neonazista Deutsche Nationalzeitungf con un articolo del 22 marzo 1968 intitolato: “Fermate Dutschke, subito! Altrimenti c’è la guerra civile”.
La sera di quell’11 aprile la confusione è enorme. Duemila studenti sbigottiti si raccolgono nell’aula magna dell’Università tecnica, poi si muovono in corteo verso il palazzo di Axel Springer per bloccare l’uscita dei giornali, ci saranno scontri per tutta la notte. Nel giorno di Pasqua la rivolta si diffonde in 27 città della Rft, con scontri che durano fino al lunedì seguente. Complessivamente la polizia denunciò alla magistratura 827 persone. È interessante notare che tra i fermati 286 hanno più di 25 anni, tra loro si contano 185 impiegati, 150 operai, 31 professioni varie, 97 disoccupati. Il movimento non è più solo studentesco.
Rudi Dutschke sopravvisse all’attentato, ma rimase esposto a ricorrenti attacchi epilettici. Una di queste crisi lo colpì e lo uccise la sera del 24 dicembre 1979.
La novità che è al centro del pensiero politico di Rudi Dutschke, l’elemento che lo distingue dal marxismo classico, è l’attenzione per la cosiddetta sovrastruttura, cioè l’insieme degli elementi del mondo che sono determinati dalla struttura economica come il mondo dell’arte, della cultura, della scienza; nella dottrina marxiana classica la rivoluzione si svolge solo nella e per la struttura economica, e tutta la sovrastruttura dovrà necessariamente cambiare una volta che si sarà sovvertito il sistema economico; ogni tentativo di modificare direttamente la cultura, la scienza, la socialità risulta così nel migliore dei casi inutile. Rudi Dutschke invece conduce la sua lotta anche in mezzo alla sovrastruttura. E’ un tipo di lotta molto moderna, non solo lotta di classe, ma anche lotta contro l’autoritarismo, per la pace, per la libertà della cultura e dell’informazione.
«La nostra idea di rivoluzione è un processo di consapevolezza da raggiungere in un percorso a lungo termine. Se oggi non esistono le condizioni domani certamente sì».
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 26 aprile 2018
SEVENTEEN SECONDS The Cure
Il tempo scivola via
e la luce inizia a svanire
e tutto è calmo adesso
quella sensazione se n'è andata
e l'immagine scompare
e tutto è freddo adesso
il sogno doveva finire
il desiderio non diviene mai realtà
e la ragazza
inizia a cantare
diciassette secondi
una misura di vita
diciassette secondi
e la luce inizia a svanire
e tutto è calmo adesso
quella sensazione se n'è andata
e l'immagine scompare
e tutto è freddo adesso
il sogno doveva finire
il desiderio non diviene mai realtà
e la ragazza
inizia a cantare
diciassette secondi
una misura di vita
diciassette secondi
Ma cosa è oggi la sinistra?
"La sinistra" è un concetto importante fin dai tempi della Rivoluzione Francese ma ha assunto un significato ancora maggiore con lo sviluppo del socialismo, dell'anarchismo e del comunismo. La Rivoluzione Russa ha portato al potere un governo di sinistra, almeno dal punto di vista teorico; destra e sinistra si sono scontrate in Spagna e l'hanno ridotta a pezzi; i partiti democratici in Europa e Nord America si sono schierati tra i due poli; le caricature si sinistra mostravano i loro nemici come grassi capitalisti con il sigaro in bocca mentre i reazionari hanno demonizzato i "comunisti" negli anni Trenta e durante la Guerra Fredda. Da oltre due secoli la contrapposizione fra destra e sinistra, per quanto rappresenti spesso una semplificazione, è servita per delineare e ricordare l'equilibrio dei rapporti di forza.
Nel XXI secolo continuiamo ad usare queste parole; ma cosa è oggi la sinistra? Il fallimento del comunismo di Stato, il limitato innesto del socialismo nei governi democratici e l'inarrestabile deriva verso destra delle politiche guidate dal "capitalismo corporativo" danno l'impressione che il pensiero di sinistra sia ormai antiquato, ripetitivo o illusorio. La sinistra è emarginata nel suo stesso pensiero, frammentata nei suoi obbiettivi, insicura sulla possibilità di restare unita.
Certamente oggi il pensiero filosofico e sociale deve confrontarsi con l'irreversibile degrado ambientale prodotto da un capitalismo senza freni: un fatto evidente di cui la scienza ci parla da più di cinquanta anni, mentre i progressi della tecnica cercano solo di mascherarlo. Ogni vantaggio che ci hanno portato l'industrializzazione e il capitalismo, ogni miglioramento nella scienza, nella salute, nella comunicazione e nel benessere getta ormai la stessa onda letale.
Tutto ciò che abbiamo lo abbiamo preso dalla terra; lo abbiamo preso con sempre maggiore velocità e avidità, e ora quel poco che restituiamo è sterile e avvelenato. Tuttavia possiamo ancora fermare il decorso di questa patologia. Il capitalismo si fonda per definizione sulla crescita; come dice Bookchin: "per il capitalismo desistere dalla sua crescita insensata significherebbe commettere un suicidio sociale". Evidentemente abbiamo semplicemente preso i cancro come modello del nostro sistema sociale.
L'imperativo capitalista di "crescere o morire" si scontra radicalmente con gli imperativi ecologici dell'interdipendenza e della sussistenza. Queste due visioni non possono più coesistere tra loro, né potrà sopravvivere una società fondata sul mito di questa coesistenza impossibile. O sapremo realizzare una società ecologica o non ci sarà più una società per nessuno, indipendentemente dal suo status.
Nel XXI secolo continuiamo ad usare queste parole; ma cosa è oggi la sinistra? Il fallimento del comunismo di Stato, il limitato innesto del socialismo nei governi democratici e l'inarrestabile deriva verso destra delle politiche guidate dal "capitalismo corporativo" danno l'impressione che il pensiero di sinistra sia ormai antiquato, ripetitivo o illusorio. La sinistra è emarginata nel suo stesso pensiero, frammentata nei suoi obbiettivi, insicura sulla possibilità di restare unita.
Certamente oggi il pensiero filosofico e sociale deve confrontarsi con l'irreversibile degrado ambientale prodotto da un capitalismo senza freni: un fatto evidente di cui la scienza ci parla da più di cinquanta anni, mentre i progressi della tecnica cercano solo di mascherarlo. Ogni vantaggio che ci hanno portato l'industrializzazione e il capitalismo, ogni miglioramento nella scienza, nella salute, nella comunicazione e nel benessere getta ormai la stessa onda letale.
Tutto ciò che abbiamo lo abbiamo preso dalla terra; lo abbiamo preso con sempre maggiore velocità e avidità, e ora quel poco che restituiamo è sterile e avvelenato. Tuttavia possiamo ancora fermare il decorso di questa patologia. Il capitalismo si fonda per definizione sulla crescita; come dice Bookchin: "per il capitalismo desistere dalla sua crescita insensata significherebbe commettere un suicidio sociale". Evidentemente abbiamo semplicemente preso i cancro come modello del nostro sistema sociale.
L'imperativo capitalista di "crescere o morire" si scontra radicalmente con gli imperativi ecologici dell'interdipendenza e della sussistenza. Queste due visioni non possono più coesistere tra loro, né potrà sopravvivere una società fondata sul mito di questa coesistenza impossibile. O sapremo realizzare una società ecologica o non ci sarà più una società per nessuno, indipendentemente dal suo status.
giovedì 19 aprile 2018
Ragionare
La ragione è l'utilizzazione di una grande documentazione generale con la creazione di nuove vie che prolungano la realtà al di là del presente, costruendo mentalmente dall'esperienza vissuta per conoscere il termine finale e modificare così l'azione presente per ottenere di modificare questo fine. Il sapere si divide nettamente in due parti: da una parte le conoscenze obiettive,suscettibili di dimostrazioni sensibili e che possano determinare una mutua comprensione degli umani davanti all'evidenza dei fatti; dall'altra le conoscenze soggettive, strettamente limitate al sapere individuale. Le divergenze provengono, invariabilmente, dal miscuglio o dalla sostituzione, più o meno cosciente, di una delle due conoscenze con l'altra. Quanti ragionano male o sono in malafede, operano questa sostituzione e, credendo o facendo finta di credere di essere sempre sul terreno obiettivo e impersonale, argomentano al contrario soddisfacendo abbondantemente la loro logica personale, fonte di dispute senza limiti. Gli uomini non possono avvicinarsi gli uni agli altri che quando si tratta di punti comuni che interessano tutti, e la ragione non può esercitarsi che su questi punti.
L’insurrezione invisibile di un milione di menti
Alexander Trocchi, a Parigi elaborò al fianco di Guy Debord e Jacqueline de Jong le tesi rivoluzionarie e i primi manifesti di quella che sarebbe presto diventata l’Internazionale Situazionista. Nelle riunioni semiclandestine sulla riva sinistra della Senna veniva predisposta la technique du coupe du monde, una presa non cruenta del potere planetario attraverso la lenta infiltrazione nei mezzi di produzione culturale di massa. Per anni ancora, ben oltre la plausibilità dei suoi piani, Trocchi portò in dibattiti e pubblicazioni sui due continenti il suo Sigma Project, quella che sul numero della rivista dell’Internazionale Situazionista uscito nel gennaio 1963 lui prospettava come l’insurrezione invisibile di un milione di menti. "Il colpo di stato mondiale deve essere culturale nel più vasto senso del termine". Con i suoi mille tecnici, Trotsky occupò i viadotti e i ponti e gli snodi telefonici e le centrali elettriche. La polizia, vittima delle convenzioni, contribuì alla sua brillante impresa montando la guardia ai vecchi chiusi nel Cremlino. Loro stessi non avevano avuto la necessaria elasticità mentale per cogliere che la loro presenza nelle tradizionali sedi del governo era irrilevante. La Storia li aveva aggirati. Trotsky aveva le stazioni ferroviarie e le centrali elettriche, e all’atto pratico il “governo” veniva chiuso fuori dalla Storia da parte delle sue stesse guardie. Così l’insurrezione culturale deve impossessarsi delle reti della comunicazione e delle centrali della mente”. Per la presa dei mezzi di produzione culturali i tecnici silenziosi avrebbero dovuto essere un milione, e il nome del progetto, il sigma simbolo algebrico della somma, voleva forse contenere anche l’enorme forza dell’unione.
La rivoluzione culturale si sarebbe contemporaneamente impadronita delle università, ne avrebbe ridisegnato la funzione e i metodi. “Le burocrazie delle università si mescolano con la burocrazia di stato, vi si specchiano in piccolo. […] Le università sono divenute fabbriche per la produzione di funzionari qualificati. Il sistema competitivo incoraggia le tattiche diligenti, ben oliate, quelle più plausibili. È certamente una sofferenza e forse perfino un pericolo per uno studente interessarsi profondamente alla sua materia, o dovrà sempre essere pronto a dimostrare le sue competenze; gli studenti nelle nostre università sono talmente occupati a esercitarsi nell’apparenza che si incontra raramente qualcuno che si preoccupi della realtà. L’intero sistema è un esiziale anacronismo. […] L’Università Spontanea – un luogo dove inventare efficaci moduli comportamentali, dove gli allievi possano imparare come dovremo essere se dovremo essere e fare insieme. […] La secessione unanime delle menti più vitali è la sola risposta. Il basilare cambiamento di condotta descritto finora deve accadere. STA ACCADENDO. Il nostro problema è rendere gli uomini consci di questo fatto, e ispirarli a partecipare. L’uomo deve prendere il controllo del suo futuro: solo così potrà mai sperare di ereditare la Terra”.
La rivoluzione culturale si sarebbe contemporaneamente impadronita delle università, ne avrebbe ridisegnato la funzione e i metodi. “Le burocrazie delle università si mescolano con la burocrazia di stato, vi si specchiano in piccolo. […] Le università sono divenute fabbriche per la produzione di funzionari qualificati. Il sistema competitivo incoraggia le tattiche diligenti, ben oliate, quelle più plausibili. È certamente una sofferenza e forse perfino un pericolo per uno studente interessarsi profondamente alla sua materia, o dovrà sempre essere pronto a dimostrare le sue competenze; gli studenti nelle nostre università sono talmente occupati a esercitarsi nell’apparenza che si incontra raramente qualcuno che si preoccupi della realtà. L’intero sistema è un esiziale anacronismo. […] L’Università Spontanea – un luogo dove inventare efficaci moduli comportamentali, dove gli allievi possano imparare come dovremo essere se dovremo essere e fare insieme. […] La secessione unanime delle menti più vitali è la sola risposta. Il basilare cambiamento di condotta descritto finora deve accadere. STA ACCADENDO. Il nostro problema è rendere gli uomini consci di questo fatto, e ispirarli a partecipare. L’uomo deve prendere il controllo del suo futuro: solo così potrà mai sperare di ereditare la Terra”.
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critica radicale,
internazionale situazionista
lunedì 16 aprile 2018
Il 68’ … il 19 aprile 1968 a Valdagno (capitolo XVI)
Il 19 aprile 1968 vede a Valdagno (in provincia di Vicenza) una rivolta operaia contro Marzotto e contro l'esasperante repressione politica padronale che impediva una gestione normale di una vertenza sindacale. Già il mercoledì della settimana precedente era stato indetto uno sciopero selvaggio dichiarato solamente la sera prima. In quella mattinata gli operai avevano picchettato i gradini della fabbrica impedendo agli impiegati l'entrata anche violentemente dove necessario.
Quando il 19 aprile altra data di sciopero gli operai alle 7 di mattina si recarono davanti alla fabbrica per picchettare trovarono un'amara sorpresa, i carabinieri si erano posizionati sui gradoni. Immediatamente gli animi si scaldarono, in particolare quelli delle donne che reagirono violentemente urlando e imprecando contro i carabinieri schierati. A un certo punto un brigadiere dei CC in borghese tirò fuori una catena legata con un lucchetto ed iniziò a picchiare con questa. Le donne presenti sui gradini quindi vennero caricate dalla polizia e subito gli operai accorsero per opporsi alla carica. Per protestare contro l'uso delle catene fatto dai carabinieri volarono in loro direzione una serie di uova.
“Alle sette usciamo noi del primo turno, in sciopero dopo un’ora di lavoro. Ci fermiamo sui gradini e tentiamo di occupare anche noi la portineria.
Siamo quasi tutte donne, ma i carabinieri non si fanno intenerire e ci scacciano colpendoci con i cinturoni. Cominciano così i primi tafferugli. Poi, mi pare verso le nove, arrivano centinaia di studenti delle superiori in corteo. Tra le nove e mezzogiorno le cariche della Celere non si arrestano mai. I poliziotti non risparmiano botte e pestaggi e usano sia i manganelli che il calcio dei fucili. Vengono lanciati lacrimogeni a centinaia.
Ma davanti alla fabbrica un picchetto di un migliaio di operai non fugge e continua a resistere.”
Alle 9:15 arrivò la celere cercando di disperdere la folla lanciando lacrimogeni e caricando violentemente. Gli operai antistanti i gradini si trovarono quindi imbottigliati tra la celere ed i carabinieri che scesero dalle scalinate.
La situazione rimase calma fino alle 14 quando sulla porta della fabbrica spuntò il direttore amministrativo della Marzotto. La folla alla sua vista iniziò a premere sui cancelli riuscendo a sfondarli.
I dirigenti dei sindacati CGIL, CISL e UIL a quel punto
arbitrariamente senza consultarsi con gli operai concordarono con la polizia il rilascio dei due operai in cambio dello scioglimento della manifestazione.
Al rifiuto degli operai di accettare il compromesso sindacale, la polizia immediatamente caricò e lanciò nuovi lacrimogeni, a quel punto gli operai iniziarono a rispondere con un fitto lancio di sassi. Gli operai lentamente guadagnarono terreno, ma iniziarono immediatamente tutti una serie di caroselli con le camionette. A questo punto alcuni manifestanti attrezzarono un'auto con un altoparlante e iniziarono a girare per la città invitando la gente a scendere in piazza in favore degli operai. In moltissimi risposero unendosi alla protesta. Tra questi molti furono gli studenti delle medie inferiori che infervorati dalla voglia di ribellarsi buttarono giù la statua di Marzotto padre e attaccarono direttamente tutti gli esercizi commerciali che i Marzotto avevano in città. Alle 22, 23 arrivarono i caschi blu da Padova e rastrellarono la città fermando 200 operai e disperdendo le folle con bombe lacrimogene e a volte vere e proprie bombe a mano.
Bilancio finale: 47 arresti, moltissimi fermi, 4 operai feriti. Il giorno dopo la popolazione di Valdagno risponde con una manifestazione pacifica all’azione della polizia.
Il prefetto di Vicenza, che il giorno prima ha emanato un’ordinanza con divieto di manifestare per più giorni, è indotto a revocarla.
Quando il 19 aprile altra data di sciopero gli operai alle 7 di mattina si recarono davanti alla fabbrica per picchettare trovarono un'amara sorpresa, i carabinieri si erano posizionati sui gradoni. Immediatamente gli animi si scaldarono, in particolare quelli delle donne che reagirono violentemente urlando e imprecando contro i carabinieri schierati. A un certo punto un brigadiere dei CC in borghese tirò fuori una catena legata con un lucchetto ed iniziò a picchiare con questa. Le donne presenti sui gradini quindi vennero caricate dalla polizia e subito gli operai accorsero per opporsi alla carica. Per protestare contro l'uso delle catene fatto dai carabinieri volarono in loro direzione una serie di uova.
“Alle sette usciamo noi del primo turno, in sciopero dopo un’ora di lavoro. Ci fermiamo sui gradini e tentiamo di occupare anche noi la portineria.
Siamo quasi tutte donne, ma i carabinieri non si fanno intenerire e ci scacciano colpendoci con i cinturoni. Cominciano così i primi tafferugli. Poi, mi pare verso le nove, arrivano centinaia di studenti delle superiori in corteo. Tra le nove e mezzogiorno le cariche della Celere non si arrestano mai. I poliziotti non risparmiano botte e pestaggi e usano sia i manganelli che il calcio dei fucili. Vengono lanciati lacrimogeni a centinaia.
Ma davanti alla fabbrica un picchetto di un migliaio di operai non fugge e continua a resistere.”
Alle 9:15 arrivò la celere cercando di disperdere la folla lanciando lacrimogeni e caricando violentemente. Gli operai antistanti i gradini si trovarono quindi imbottigliati tra la celere ed i carabinieri che scesero dalle scalinate.
La situazione rimase calma fino alle 14 quando sulla porta della fabbrica spuntò il direttore amministrativo della Marzotto. La folla alla sua vista iniziò a premere sui cancelli riuscendo a sfondarli.
I dirigenti dei sindacati CGIL, CISL e UIL a quel punto
arbitrariamente senza consultarsi con gli operai concordarono con la polizia il rilascio dei due operai in cambio dello scioglimento della manifestazione.
Al rifiuto degli operai di accettare il compromesso sindacale, la polizia immediatamente caricò e lanciò nuovi lacrimogeni, a quel punto gli operai iniziarono a rispondere con un fitto lancio di sassi. Gli operai lentamente guadagnarono terreno, ma iniziarono immediatamente tutti una serie di caroselli con le camionette. A questo punto alcuni manifestanti attrezzarono un'auto con un altoparlante e iniziarono a girare per la città invitando la gente a scendere in piazza in favore degli operai. In moltissimi risposero unendosi alla protesta. Tra questi molti furono gli studenti delle medie inferiori che infervorati dalla voglia di ribellarsi buttarono giù la statua di Marzotto padre e attaccarono direttamente tutti gli esercizi commerciali che i Marzotto avevano in città. Alle 22, 23 arrivarono i caschi blu da Padova e rastrellarono la città fermando 200 operai e disperdendo le folle con bombe lacrimogene e a volte vere e proprie bombe a mano.
Bilancio finale: 47 arresti, moltissimi fermi, 4 operai feriti. Il giorno dopo la popolazione di Valdagno risponde con una manifestazione pacifica all’azione della polizia.
Il prefetto di Vicenza, che il giorno prima ha emanato un’ordinanza con divieto di manifestare per più giorni, è indotto a revocarla.
giovedì 12 aprile 2018
Il 68’ … marzo 1968, cinquanta’anni fa (capitolo XV)
01 – 4.000 studenti romani raggiungono architettura, presidiata dalla polizia, a Valle Giulia. Dopo un tentativo d’occupazione, cominciano gli scontri (4 arresti, 228 fermi).
02 – Occupate molte università contro la repressione a Roma e Torino, dove Palazzo Campana è sgombrato e 13 studenti colpiti da mandato di cattura (1 arresto e 12 latitanti).
03 – Gli studenti romani manifestano a piazza di Siena: l’università è ancora chiusa ma Lettere e Fisica sono occupate da docenti solidali con il movimento.
04 – A Milano la Statale è chiusa dal rettore dopo un tentativo di attacco fascista. Una delegazione di studenti romani ricevuta a Palazzo Chigi (la piazza sottostante occupata da un sit-in).
05 – Manifestazioni e occupazioni a Lecce, Genova, Torino, Firenze, Urbino, Ancona, Cagliari, Venezia. A Milano entrano in lotta i medi che occupano il liceo Parini.
06 – Il preside del Parini rifiuta di chiedere l’intervento della polizia. Il giorno seguente è sospeso dal ministro Gui e la polizia sgombra il Parini e altri 14 licei.
07 – Alla Fiat lo sciopero per le pensioni è totale. Molti studenti partecipano ai picchetti: dopo aver tentato di rioccupare Palazzo Campana, il corteo si scontra con la polizia di fronte alla Stampa.
08 – Diecimila studenti medi milanesi manifestano sotto il provveditorato e rioccupano con la forza il Parini: immediato intervento della polizia.
09 – A Roma l’assemblea degli studenti medi e universitari, convoca una manifestazione nazionale per il 15. Continuano a Milano le manifestazione dei medi.
10 – Convegno nazionale delle Università in lotta alla Statale di Milano, occupata: nella relazione introduttiva Bassetti, dell’Intesa, attacca “l’estremismo sterile”.
11 – Un attacco fascista respinto dagli occupanti della Statale di Milano dopo un ora di violenti scontri. A Genova 107 denunciati per l’occupazione dei giorni precedenti.
12 – Riaperta l’università di Roma: il Movimento entra in corteo e si riunisce in assemblea nell’aula magna. Liberati i 4 arresti a Valle Giulia.
13 – Due studenti (Guelfo Guelfi e Marco Moraccini) arrestati a Pisa per un tafferuglio verificatosi il 4 marzo. Convegno nazionale del movimento a Roma.
15 – Studenti di molte università protestano a Pisa contro gli arresti del 12: occupata la stazione e paralizzato il traffico. Dopo l’intervento della polizia, durissimi scontri: 50 feriti e 7 arresti.
16 – Squadracce guidate dai deputati missini Caradonna e Anderson attaccano l’università romana: messe in fuga, si barricano a Legge e tirano mobili sugli studenti; ferito gravemente Oreste Scalzone.
17 – Manifestazione degli studenti medi romani di fronte al liceo Mamiani, occupato il 15 e sgombrato dalla polizia il 16.
18 – Si costituiscono i 12 latitanti torinesi: finiranno scarcerati nei giorni seguenti. A Roma riprendono gli esami in tutte le facoltà tranne che a Legge, devastata dai fascisti. L’Unità attacca i DJ Rai Arbore e Boncompagni accusandoli di paternalismo e di diseducare la gioventù. Arbore è anche colpevole di parlare in romanesco, Boncompagni di voler imporre a ogni costo la musica RB. A Parigi scontri tra manifestanti e polizia dopo la rimozione di Henri Langlois dalla direzione della Cinémathèque, il ministro degli affari culturali André Malraux lo ha sostituito con Pierre Barbin.
19 – Al termine del convegno degli universitari comunisti, Occhetto riconosce l’autonomia del movimento.
20 - Serrata al Mamiani di Roma dopo altri due giorni di manifestazioni. A Pisa 32 studenti denunciati per gli scontri del 15.
21 – Il preside del Mamiani riapre il liceo e riconosce l’assemblea degli studenti. Occupate Lettere, Architettura, Fisica, Economia e Commercio a Roma.
22 – Occupata la Cattolica di Milano.
23 – La polizia sgombra la Cattolica, chiusa subito dopo dal rettore.
24 – Dopo un assemblea nella Statale occupata, gli studenti della Cattolica di Milano chiedono le dimissioni del rettore e del consiglio d’amministrazione.
25 – All’alba, la polizia, chiamata dalla magistratura, sgombra la Statale di Milano. Nel pomeriggio sit-in di fronte alla Cattolica, caricato dalla polizia che ferma 60 studenti.
26 – Assemblea e cortei nel centro di Milano. A Roma gli studenti respingono un ultimatum del rettore (denuncia dei responsabili delle occupazioni e invalidazione dei corsi). Catturato in Sardegna il ricercato n. 1 Graziano Mesina: fermato a un posto di blocco.
27 – Sit-in, degli studenti milanesi in piazza Duomo: 5 studenti e 5 assistenti iniziano uno sciopero della fame di fronte alla Cattolica.
28 – Cento pittori occupano la galleria nazionale d’arte moderna. Scarcerati i 52 fascisti arrestati dopo l’aggressione del 16 marzo a Roma.
29 – Il Comitato Centrale del PCI appoggia le lotte degli studenti ma attacca l’interpretazione dell’autonomia del movimento come contrapposizione alle forze politiche esistenti.
30 – Sciopero di 24 ore alla Fiat: la lotta, imposta dalla base operaia, verte su revisione dei cottimi e riduzione dell’orario. La polizia carica un picchetto alla porta 7 di Mirafiori.
31 – Dopo un incendio divampato ad Architettura gli studenti romani sgomberano le facoltà occupate.
02 – Occupate molte università contro la repressione a Roma e Torino, dove Palazzo Campana è sgombrato e 13 studenti colpiti da mandato di cattura (1 arresto e 12 latitanti).
03 – Gli studenti romani manifestano a piazza di Siena: l’università è ancora chiusa ma Lettere e Fisica sono occupate da docenti solidali con il movimento.
04 – A Milano la Statale è chiusa dal rettore dopo un tentativo di attacco fascista. Una delegazione di studenti romani ricevuta a Palazzo Chigi (la piazza sottostante occupata da un sit-in).
05 – Manifestazioni e occupazioni a Lecce, Genova, Torino, Firenze, Urbino, Ancona, Cagliari, Venezia. A Milano entrano in lotta i medi che occupano il liceo Parini.
06 – Il preside del Parini rifiuta di chiedere l’intervento della polizia. Il giorno seguente è sospeso dal ministro Gui e la polizia sgombra il Parini e altri 14 licei.
07 – Alla Fiat lo sciopero per le pensioni è totale. Molti studenti partecipano ai picchetti: dopo aver tentato di rioccupare Palazzo Campana, il corteo si scontra con la polizia di fronte alla Stampa.
08 – Diecimila studenti medi milanesi manifestano sotto il provveditorato e rioccupano con la forza il Parini: immediato intervento della polizia.
09 – A Roma l’assemblea degli studenti medi e universitari, convoca una manifestazione nazionale per il 15. Continuano a Milano le manifestazione dei medi.
10 – Convegno nazionale delle Università in lotta alla Statale di Milano, occupata: nella relazione introduttiva Bassetti, dell’Intesa, attacca “l’estremismo sterile”.
11 – Un attacco fascista respinto dagli occupanti della Statale di Milano dopo un ora di violenti scontri. A Genova 107 denunciati per l’occupazione dei giorni precedenti.
12 – Riaperta l’università di Roma: il Movimento entra in corteo e si riunisce in assemblea nell’aula magna. Liberati i 4 arresti a Valle Giulia.
13 – Due studenti (Guelfo Guelfi e Marco Moraccini) arrestati a Pisa per un tafferuglio verificatosi il 4 marzo. Convegno nazionale del movimento a Roma.
15 – Studenti di molte università protestano a Pisa contro gli arresti del 12: occupata la stazione e paralizzato il traffico. Dopo l’intervento della polizia, durissimi scontri: 50 feriti e 7 arresti.
16 – Squadracce guidate dai deputati missini Caradonna e Anderson attaccano l’università romana: messe in fuga, si barricano a Legge e tirano mobili sugli studenti; ferito gravemente Oreste Scalzone.
17 – Manifestazione degli studenti medi romani di fronte al liceo Mamiani, occupato il 15 e sgombrato dalla polizia il 16.
18 – Si costituiscono i 12 latitanti torinesi: finiranno scarcerati nei giorni seguenti. A Roma riprendono gli esami in tutte le facoltà tranne che a Legge, devastata dai fascisti. L’Unità attacca i DJ Rai Arbore e Boncompagni accusandoli di paternalismo e di diseducare la gioventù. Arbore è anche colpevole di parlare in romanesco, Boncompagni di voler imporre a ogni costo la musica RB. A Parigi scontri tra manifestanti e polizia dopo la rimozione di Henri Langlois dalla direzione della Cinémathèque, il ministro degli affari culturali André Malraux lo ha sostituito con Pierre Barbin.
19 – Al termine del convegno degli universitari comunisti, Occhetto riconosce l’autonomia del movimento.
20 - Serrata al Mamiani di Roma dopo altri due giorni di manifestazioni. A Pisa 32 studenti denunciati per gli scontri del 15.
21 – Il preside del Mamiani riapre il liceo e riconosce l’assemblea degli studenti. Occupate Lettere, Architettura, Fisica, Economia e Commercio a Roma.
22 – Occupata la Cattolica di Milano.
23 – La polizia sgombra la Cattolica, chiusa subito dopo dal rettore.
24 – Dopo un assemblea nella Statale occupata, gli studenti della Cattolica di Milano chiedono le dimissioni del rettore e del consiglio d’amministrazione.
25 – All’alba, la polizia, chiamata dalla magistratura, sgombra la Statale di Milano. Nel pomeriggio sit-in di fronte alla Cattolica, caricato dalla polizia che ferma 60 studenti.
26 – Assemblea e cortei nel centro di Milano. A Roma gli studenti respingono un ultimatum del rettore (denuncia dei responsabili delle occupazioni e invalidazione dei corsi). Catturato in Sardegna il ricercato n. 1 Graziano Mesina: fermato a un posto di blocco.
27 – Sit-in, degli studenti milanesi in piazza Duomo: 5 studenti e 5 assistenti iniziano uno sciopero della fame di fronte alla Cattolica.
28 – Cento pittori occupano la galleria nazionale d’arte moderna. Scarcerati i 52 fascisti arrestati dopo l’aggressione del 16 marzo a Roma.
29 – Il Comitato Centrale del PCI appoggia le lotte degli studenti ma attacca l’interpretazione dell’autonomia del movimento come contrapposizione alle forze politiche esistenti.
30 – Sciopero di 24 ore alla Fiat: la lotta, imposta dalla base operaia, verte su revisione dei cottimi e riduzione dell’orario. La polizia carica un picchetto alla porta 7 di Mirafiori.
31 – Dopo un incendio divampato ad Architettura gli studenti romani sgomberano le facoltà occupate.
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