Translate

giovedì 30 agosto 2018

Il ’68 … Il Movimento** (Capitolo XXXV)

Il ’68 fu l’intuizione che non bastava più rovesciare il potere, abbattere lo Stato, per conquistare la Felicità e la Giustizia, ma bisognava cambiare tutta intera la società, respingere la separazione tra privato e pubblico, organizzare e condurre in prima persona la rivolta.
M. Monicelli, L’ultrasinistra in Italia. 1968-1978

Firenze. Si entra mostrando la tessera, parlamentando col picchetto. Nella facoltà occupata gli studenti sono riuniti in commissione, la barba come i patrioti del Risorgimento, le giacche di pelle, i maglioni blu, gli occhi lucidi. Avant’ieri sono stati caricati dalla polizia con violenza bestiale, ieri sono stati schedati dai carabinieri, domani finiranno in un’aula di tribunale.
S. Viola, Libro e manette studente perfetto

FIORENTINI nel quadro della repressione delle agitazioni studentesche, che ha già provocato le violenze fasciste della polizia a Pisa e a Torino, la polizia, con l’autorizzazione del Rettore, è entrata nella facoltà di Magistero occupata, per individuare i «responsabili» di una occupazione voluta e sostenuta da una assemblea di oltre 400 persone. Questo gravissimo fatto, che si verifica per la prima volta nell’ateneo fiorentino, denuncia la malafede di un Rettore che afferma verbalmente l’autonomia dell’Università e dice di voler al suo interno un dialogo ed una «atmosfera di famiglia», ma in pratica avalla l’operato della polizia stabilendo un precedente gravemente lesivo di ogni valore democratico.
Volantino firmato dal Comitato di Agitazione della Facoltà di Magistero di Firenze

Una cinquantina di studenti attendono nei corridoi l’inizio della lezione di Franco Venturi, l’illustre storico dell’illuminismo. Sono quasi tutti del comitato di agitazione. Poco prima è stata presa la decisione di interrompere la lezione per protesta […]. Se Venturi non accetterà di sostituire la lezione con un dibattito, si abbandonerà l’aula. Venturi non accetta il dibattito. Entra nell’aula seguito dagli studenti poco dopo le vecchie panche dei corridoi sussultano alle sue urla. «Esigo il silenzio», «io non discuto con la folla», «quando la lezione è incominciata, non si parla», «le concedo una unica libertà: quella di usare il piede destro e il piede sinistro per andarsene»… […] Subito dopo gli studenti abbandonano l’aula; ad ascoltare la lezione sull’illuminismo rimangono una mezza dozzina di giovani.
M. Signorino, Il potere studentesco

L’agitazione è iniziata sottoponendo a critica il concetto di cultura come patrimonio posseduto ed elargito dalle istituzioni universitarie. Il risultato della discussione è stata la critica del concetto di cultura come dato oggettuale reperibile in qualsiasi sede. Il fatto che le nozioni ammannite dall’Università fossero sclerotiche, avulse dai problemi politici e culturali del «mondo esterno», succubi della tradizione accademica e poco interessanti, è stato il comune denominatore che ha spinto gli studenti a impostare un tipo di agitazione in cui la cultura venisse affrontata ed elaborata in modo più egualitario, cercando di spezzare l’isolamento della cultura accademica dai problemi politici che travagliano l’umanità.
G.Viale, Contro l’università

Nella fatti-specie è bastato che l’Università in oggetto si dichiarasse «cattolica» cioè basata su imprecisati valori e «scopi» morali, perché le richieste degli studenti apparissero un parto del Demonio. È importante notare come gli studenti della Cattolica abbiano saputo affrontare questo ricatto dei valori di copertura ed anzi siano giunti a dichiararlo apertamente come quando, alla polizia che li caricava, facevano presente essere «cattolici non marxisti». La religione – noi crediamo – è esterna ai problemi che si pongono ai giovani come classe, nella misura in cui constatiamo come le evoluzioni conciliari proprio qui alla «Cattolica», si dimostrano solo copertura di un apparato oppressivo che è ancora quello di Gedda. Se così non fosse gli strumenti del ricatto morale, come quelli comunisti del ricatto ideologico, troverebbero facile presa e felice esito.
Da Torino a Cagliari, Università e scuole medie

Qualunque sforzo per «egemonizzare» il movimento che si presenti come proposito di conquista degli studenti a una strategia politica precostituita e preordinata è destinata al fallimento perché fondamentalmente in contrasto con la linea del movimento
C. Petruccioli Assemblea o delega



Nessun commento:

Posta un commento