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giovedì 2 agosto 2018

IL ’68 … SIT IN occupare uno spazio (Capitolo XXXI)

Sit-in (occupare uno spazio, da seduti) in Italia fu usato al posto di manifestazione o protesta. L’origine dell’espressione è più specifica. Prima che dagli studenti di Berkeley, il sit-in fu usato dai neri USA per protestare contro le leggi che in alcuni stati vietavano loro di sedersi in certi ristoranti, cinema, bar o autobus riservati ai bianchi. Iniziò, sembra, Rosa Parks su un autobus e sotto la guida del leader non violento Martin Luther King il movimento si estese: stand-in (stare in piedi) in cinema, piscine, luoghi di pattinaggio vietati ai neri; wade-in (guardare), cioè raggiungere a nuoto le spiagge segregate; kneel-in (inginocchiarsi) per pregare nelle chiese da cui gli afroamericani erano esclusi.
 Ma sit-in significa più in generale aspettare l’arrivo della polizia seduti per terra, cantando, non opponendosi all’arresto però senza muoversi, facendosi portar via di peso (con le tecniche tipiche della non violenza derivate da Gandhi). Nel 1964, nella sola Berkeley, la polizia arrestò 800 sit-inners.
Nelle università si faceva il teach-in: alcuni professori e studenti del Michigan chiesero di tenere assemblee sul Vietnam, i rettori le vietarono e allora le discussioni si tennero di notte, fino a che l’amministrazione universitaria non cedette. Un’altra tecnica che gli studenti USA ripresero dall’insegnamento gandhiano fu l’haunting (pedinamento ossessivo) che consisteva nel seguire vistosamente i funzionari “compromessi” con il Vietnam (o con qualche losco affare); lo scopo era pedinare dieci per “educarne mille”, ricordando loro che tenevano un comportamento immorale.
Quando i dimostranti venivano arrestati, si consigliava loro di usare la tecnica del jail-in, restare in prigione senza pagare la cauzione per pagare la libertà provvisoria, in modo da drammatizzare l’arresto (e in taluni casi sovraffollare il carcere oltre ogni sopportabilità).
Altra “scoperta” del movimento studentesco in USA fu il “picchetto” (davanti gli uffici di reclutamento per esempio) che la tradizione americana non conosceva o meglio aveva dimenticato, quello di frapporre il proprio corpo a chiunque volesse raggiungere un certo luogo (di lavoro, di addestramento militare, ecc.).
Ovviamente queste tecniche erano state inventate e tuttora usate dai lavoratori europei; basta pensare alla più nota canzone delle mondine italiane “coi nostri corpi sulle rotaie”; per gli americane fu a un tempo una scoperta, un fatto strabiliante e improvviso e un “successo” nei confronti dell’opinione pubblica che vide in televisione i poliziotti scatenarsi contro studenti che non reagivano.

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