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giovedì 2 ottobre 2025

Procurare vertigine

Più la vita quotidiana si erode, si banalizza, si fa interattiva e più occorre contrastare questo movimento attraverso regole del gioco complesse e iniziatiche.

Più la realtà si riconcilia con il suo concetto in una generalità senza oggetto e più occorre cercare la rottura iniziatica e la potenza dell'illusione.

Se non possiamo fare del mondo l'oggetto dei nostri desideri, possiamo almeno farne l'oggetto di una convenzione superiore che appunto sfugge al nostro desiderio.

Ogni illusione, ogni forma iniziatica passa attraverso una regola severa.

Ogni oggetto creato, visivo o analitico che sia, concettuale o fotografico, deve ritrovare tutte le dimensioni del gioco in una sola: l'allegorico, il rappresentativo, l'agonistico, l'aleatorio e il vertiginoso.

Ricomporre lo spettro.

Un opera, un oggetto, un'architettura, una foto, ma anche un delitto, un evento, tutto ciò deve essere: l'allegoria, di qualche cosa, una sfida a qualcuno, mettere in gioco il caso, e procurare vertigine.


giovedì 25 settembre 2025

Alle origini dell'anarcosindacalismo - parte prima

Gli anni che vanno dal 1886 la 1914 segnano in Francia la nascita, lo sviluppo e la fine dell'anarcosindacalismo. Il posto che occupa, per la ricchezza e la complessità della sua esperienza storica, nell'ambito dell'anarchismo e del movimento operaio, è oggetto oggi di riflessione teorica. Nella sua esperienza concreta esso ha agitato alcuni problemi che investono l'interpretazione e l'uso della strategia del movimento anarchico e rivoluzionario.

L'anarcosindacalismo francese, nell'arco complessivo della sua esperienza, ha portato a maturazione una lacerazione che era latente all'interno del movimento socialista rivoluzionario fin dalla fine della Prima Internazionale: la divisione, provocata dai marxisti con la Conferenza di Londra del 1871, tra la lotta economica e la politica.

Il problema della divisione tra la lotta politica e la lotta economica implicava anche quello del rapporto tra minoranze attive e masse sfruttate, e finiva con l'investire l'interpretazione del significato della coscienza rivoluzionaria, e quello più in generale della "coscienza di classe".

Ora, sebbene l'esperienza francese sia irripetibile, per alcuni caratteri di contingenza storica che cercheremo più avanti di spiegare brevemente, nondimeno essa rappresenta un esempio significativo di esasperazione pratica e teorica, dispiegata nel tentativo di risolvere i problemi lasciati aperti dalla Prima Internazionale. Questo esempio è oggetto, dicevamo, di riflessione teorica per l'attualità di alcuni temi presenti in questa esperienza, per il modo in cui sono stati affrontati, per la parabola, assolutamente originale, ma significativa, della sua intera evoluzione: dall'anarco-sindacalismo al sindacalismo "puro" di stampo soreliano. In parte essi sono presenti anche oggi nel dibattito teorico all'interno di alcune frange operaiste del movimento anarchico rivoluzionario italiano, con risultati peraltro assai modesti per le "scoperte" teoriche che questi gruppi hanno formulato in questi anni.


Il Potere del Cobra

Tra i serpenti, quello degno di maggiore attenzione è il cobra. Si afferma che, in genere, i morsi del cobra producano profondi cambiamenti mentali, con intensificazione delle percezioni e aumento del livello fisiologico di energia. Un uso tradizionale del veleno di cobra è quello praticato in India da  religiosi, i quali lo fumano, spesso in miscela con Cannabis indica, dopo aver seccato le ghiandole velenifere o averlo estratto e cristallizzato; i serpenti utilizzati sarebbero il cobra reale (Ophiophagus hannah) e il cobra indiano comune (Naja naja). Sembra che questa pratica derivi da una più antica; infatti, un testo indiano dell' VIII secolo  d.C., Sarngadhara Samhita, paragona la droga bhanga (bang, identificata con la canapa indiana) alla saliva del serpente, alludendo in questo modo alle proprietà psicoattive del veleno di serpente, presumibilmente il cobra. Il veleno dei cobra (isolato da un alto numero di specie, in particolare del genere Naja) è costituito essenzialmente da cardiotossine e neurotossine quali acobrotossina, clorotossina e caribdotossina, che agiscono sulla trasmissione del segnale nervoso, bloccandolo anche in modo irreversibile. Il veleno dei cobra è costituito per lo più da proteine, per cui anche in questo caso sarebbero distrutte dal calore della combustione, a meno che non si convertano in altri composti attivi, come evidenziato nel caso del veleno di scorpione fumato. Per il veleno del cobra comune sarebbero riportati effetti afrodisiaci; per esempio, a Saigon si trova un vino di cobra e a Hong Kong un preparato a base del contenuto della vescica biliare del rettile, contro l'impotenza e per aumentare la libido. 


LO STATO

Lo Stato non è pensabile senza il dominio e la schiavitù; deve dominare tutti coloro che ne fanno parte: questa si chiama appunto volontà dello Stato. Ecco perché ogni stato è dispotico, sia il despota uno solo oppure siano molti o addirittura tutti.

La volontà dominatrice dello Stato si realizza grazie all’universale identificazione nella legge, dato che questa non è più l’emanazione di un signore ma della volontà popolare. Ma l’alienazione statale riposa sull’astrazione dell’ideale umano. Lo Stato moderno cioè lo Stato al suo stato puro, si fonda proprio su questa pretesa di rappresentare istituzionalmente le ragioni dell’idea umana, dell’umanità.

Lo Stato come la Chiesa, non può essere riformato, ma solo abolito. Si tratta di un’abolizione radicale che non ammette deroghe o modifiche perché costituisce la premessa di ogni futuro discorso sulla positività sociale dell’unico: l’esistenza comunitaria di questi dipende dalla non esistenza dello Stato.

Per chiudere nessuno per lo Stato può avere una volontà propria e, se qualcuno dimostra di averla, esso deve escluderlo, rinchiuderlo o esiliarlo. Infatti, se tutti dimostrassero di avere tale volontà, lo Stato non esisterebbe.

giovedì 18 settembre 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XCII

1975 

2 ottobre - A Pisa, il processo per il caso Serantini si conclude con la condanna a sei mesi e dieci giorni di reclusione del capitano Amerigo Albini e della guardia Giovanni Colantuoni. Il pubblico ministero aveva  invece chiesto l'assoluzione dell'Albini per insufficienza di prove. Il pretore li ha ritenuti entrambi colpevoli di false dichiarazioni al giudice istruttore che condusse le indagini sulla morte dell'anarchico. Scrive il  "Corriere della sera" del 3 ottobre 1975: «Per il pubblico ministero, invece, le false dichiarazioni del capitano Albini non ebbero rilevanza nell'inchiesta conclusasi con un proscioglimento generale in quanto rimasero ignoti gli autori del pestaggio; mentre una  diversa valutazione doveva essere data alle dichiarazioni della guardia Colantuoni. «Il pubblico ministero dott. Cariello era stato tre anni fa, vale a dire il 5 maggio 1972,  difensore d'ufficio, sia pure per poche ore, di Franco Serantini, arrestato e interrogato in carcere già agonizzante. «Ai due condannati sono stati concessi i  benefici della condizionale e della non iscrizione». Il 7 luglio 1972, alcuni mesi dopo la morte di Franco Serantini, il giovane anarchico Giovanni Marini veniva arrestato a Salerno sotto l'accusa di essersi difeso usando un coltello dall'aggressione di alcuni fascisti, provocando la morte di uno di questi.  Marini viene condannato,  nonostante l'incertezza delle prove, a 13 anni di carcere «duro». 


1976
 

10 maggio - Muore nel carcere di Stammheim la rivoluzionaria Ulrike Meinhof, ivi detenuta in attesa di processo. Le autorità parlano di suicidio. Il collegio di difesa accusa le autorità di avere commesso  un «delitto di stato». 

fine


Se io dovrò morire - Rifaat al-Areer

 Rifaat al-Areer, scrittore e docente universitario di Letteratura, che così scriveva pochi giorni prima che un bombardamento israeliano mettesse fine alla sua vita a Khan Younis, il 7 dicembre 2023:

Se io dovrò morire,

tu dovrai vivere

per raccontare la mia storia

vendere le mie cose

comprare un pezzo di stoffa

e qualche filo

(magari bianco con una lunga coda)

così che un bimbo, da qualche parte a Gaza

mentre fissa il cielo

in attesa di suo padre

– morto all’improvviso senza dire addio

a nessuno

né alla sua pelle

né a se stesso –

veda il mio aquilone

quello che tu hai costruito

volare alto

e pensare, per un attimo, che sia un angelo

a riportare amore.

Se io dovrò morire,

che porti allora una speranza

che la mia fine sia un racconto.

IL CAPITALE E IL DENARO

Il capitale è la forma immediata del denaro, la sua forma arcaica.

L’esistenza del denaro come idea in una testa è l’idea che il denaro può comprare tutto. Così, basta che il denaro penetri in una testa ed ecco che diviene ciò che manca, ciò che difetta, ciò che deve aumentare, ecco che diviene sete di denaro. 

La passione del denaro è la passione dell’universalità, è la passione d’essere tutto. Il denaro è immediatamente la contraddizione tra l’idea di tutto ciò che esiste e tutto ciò che esiste.

Il capitale è il denaro che vuol realizzarsi come denaro.

Il capitale è il denaro che sale alla testa.

Il denaro è immediatamente una menzogna sul denaro: mentre il denaro è essenzialmente ciò che manca, la rarità che esiste, il capitale come idea in una testa di capitalista e come attività del capitalista è: ciò che manca ma che può aumentare indefinitamente. 

E’ il denaro che vuol realizzarsi senza sopprimersi.

La disgrazia del pensiero borghese è di voler realizzare il denaro senza sopprimerlo.