Nel nome del progresso, lo sviluppo su scala mondiale e l'impero stanno schiavizzando l'umanità e distruggendo la natura, dappertutto. Il rullo compressore noto come globalizzazione ha assorbito quasi ogni opposizione, schiacciando la resistenza per mezzo di un sistema capitalistico e tecnologico implacabile e universalizzante. Un senso di fatalità prossimo al nichilismo viene accettato come risposta inevitabile alla modernità.
Ma le ragioni che stanno dietro al cambiamento globale si palesano agli occhi di chi voglia esaminarne i presupposti fondamentali. Il degrado della vita, che avanza a pieno ritmo in ogni ambito, deriva dalle dinamiche della civilizzazione stessa. L'addomesticamento degli animali e delle piante, un processo vecchio di appena diecimila anni, ha pervaso ogni centimetro quadrato del pianeta. Il risultato è l'eliminazione dell'autonomia e della salute individuale e comunitaria, oltre alla distruzione dilagante e accelerata, del mondo naturale. La globalizzazione non è una novità. La divisione del lavoro, l'urbanizzazione, la conquista, l'esproprio e le diaspore sono state parte integrante e fardello della condizione umana sin dall'inizio della civilizzazione. Ma la globalizzazione spinge il processo di addomesticamento a nuovi livelli. Adesso il capitale mondiale vuole sfruttare tutta la vita a disposizione; questo è uno dei tratti caratteristici e originali della globalizzazione. Agli albori del Ventesimo secolo, alcuni osservatori constatarono l'instabilità e la frammentazione che necessariamente accompagnavano la modernizzazione. Queste diventano ancora più evidenti nella fase attuale, molto probabilmente quella terminale. Il progetto di integrazione attraverso il controllo planetario provoca ovunque disintegrazione: maggior sradicamento, ripiegamento, inutilità... e nulla di tutto questo è comparso nel volgere di una notte.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 26 settembre 2019
La Musica Ribelle 1969 PEACE & LOVE – parte terza
APRILE
I Who pubblicano TOMMY, "la prima opera della storia rock" (in realtà i Pretty Things hanno già pubblicato da qualche mese SF SORROW e Ray Davies ha già scritto ma non ancora edito il suo ARTHUR, "declino e caduta dell'Impero Britannico”).
Frank Zappa, ancora con i Mothers Of Invention, inaugura la sua nuova etichetta Bizarre con il doppio UNCLE MEAT, riunendo nastri live e in studio degli anni precedenti.
Dopo essere stato accusato di essere un zio Tom, James Brown si fa portavoce dell'orgoglio razziale con una canzone che fa il giro del mondo, Say It Loud, I’m Black I’m Proud.
Sly Stone gli fa eco con Don't Call Me Nigger, Whitey, incluso in un album epocale come STAND!.
Leonard Cohen bissa il meraviglioso esordio di due anni prima con un L.P. altrettanto bello e intenso, SONGS FROM A ROOM; è l'album di Nancy, di Bird On The Wire.
Nuovi talenti crescono: debuttano i Taste del grande Rory Gallagher, Roy Harper firma FOLKJOKEHOPUS, i Savoy Brown si confermano maestri di rock blues con BLUE MATTER.
Dusty Springfield va a Memphis come Aretha per un progetto di soul bianco che riesce a metà. DUSTY IN MEMPHIS sarà comunque un mito per molti e Son Of A Preacher Man una delle canzoni più ricordate del periodo.
Va di moda il rock sinfomèlo dei Moody Blues. Esce ON THE THRESHOLD OF A DREAM, seguito a novembre da un altro pasticcione ben venduto, TO OUR CHILDREN'S CHILDREN'S CHILDREN.
Nuove frontiere del blues texano; Johnny Winter debutta con due album in poche settimane, THE PROGRESSIVE BLUES EXPERIMENT e JOHNNY WINTER.
Giunti a un passo dallo scioglimento, i Soft Machine reagiscono con un ottimo VOLUME TWO. Nuova formazione in trio, Hopper. Ratledge e Wyatt non c'è più Kevin Ayers.
Bob Dylan sciocca il mondo musicale con NASHVILLE SKYLINE. Ha addomesticato la voce e relegato in un angolo il rock blues per una raccolta di canzoni sentimentali e country.
MAGGIO
La Palma d'oro del festival di Cannes va a Easy Rider, il film di Dennis Hopper che consacra il nuovo mondo giovanile americano e la sua musica preferita, il rock. La colonna sonora fa epoca, con canzoni di Steppenwolf, jimi Hendrix Experience, Fraternity Of Man, Byrds e Roger McGuinn.
Controffensiva della vecchia generazione: Frank Sinatra torna in classifica anche in Europa con My Way, cover
firmata da Paul Anka di un brano di Claude Francois.
Anche Elvis reagisce allo strapotere hippy con una delle sue canzoni più fortunate, In The Ghetto, che anticipa di qualche settimana un album tra i suoi migliori: FROM ELVIS IN MEMPHIS. Li presenterà dal vivo in estate nel corso di una serie di show a Las Vegas, tornando sulle scene dopo un'assenza di otto anni.
Esce alla chetichella il primo album di Joe Cocker con la Grease Band, WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.
Uscita invece alla grande per il primo album dei Chicago Transit Authority: resterà nelle classifiche USA tre anni di fila, conquistando milioni di appassionati con il suo originale blend di pop. jazz e rock. Di lì a poche settimane la band sarà costretta ad abbreviare la sigla in Chicago per le proteste del sindaco Richard Daley (quello citato nella famosa canzone di Graham Nash).
Traffic non ci sono più ma la Island li onora con un LP di inediti e live, LAST EXIT.
Neil Young pubblica il primo capolavoro, EVERYBODY KNOWS THIS IS NOWHERE, registrato con i neonati Crazy Horse.
Un miraggio californiano: IT'S A BEAUTIFUL DAY, disco d'esordio dell'omonimo gruppo guidato dal violinista David La Flamme.
Esce l'album più bello e famoso dei Procol Harum, A SALTY
DOG. Secondo LP per Joni Mitchell, CLOUDS, con canzoni memorabili come Both Sides Now e Chelsea Morning.
Una luminosa ipotesi di jazz folk rock: HAPPY SAD di Tim Buckley.
Deluso dall'involuzione del movimento radicale, in crisi, depresso, Phil Ochs pubblica un album dal titolo eloquente: REHEARSALS FOR A RETIREMENT,"prove di pensionamento”.
Roscoe Mitchell, Joseph Jarman, Lester Bowie e Malachi Favors si trasferiscono da Chicago a Parigi e diventano l'Art Ensemble of Chicago. In tre anni incideranno una dozzina di LP e cambieranno il corso del nuovo jazz.
I Who pubblicano TOMMY, "la prima opera della storia rock" (in realtà i Pretty Things hanno già pubblicato da qualche mese SF SORROW e Ray Davies ha già scritto ma non ancora edito il suo ARTHUR, "declino e caduta dell'Impero Britannico”).
Frank Zappa, ancora con i Mothers Of Invention, inaugura la sua nuova etichetta Bizarre con il doppio UNCLE MEAT, riunendo nastri live e in studio degli anni precedenti.
Dopo essere stato accusato di essere un zio Tom, James Brown si fa portavoce dell'orgoglio razziale con una canzone che fa il giro del mondo, Say It Loud, I’m Black I’m Proud.
Sly Stone gli fa eco con Don't Call Me Nigger, Whitey, incluso in un album epocale come STAND!.
Leonard Cohen bissa il meraviglioso esordio di due anni prima con un L.P. altrettanto bello e intenso, SONGS FROM A ROOM; è l'album di Nancy, di Bird On The Wire.
Nuovi talenti crescono: debuttano i Taste del grande Rory Gallagher, Roy Harper firma FOLKJOKEHOPUS, i Savoy Brown si confermano maestri di rock blues con BLUE MATTER.
Dusty Springfield va a Memphis come Aretha per un progetto di soul bianco che riesce a metà. DUSTY IN MEMPHIS sarà comunque un mito per molti e Son Of A Preacher Man una delle canzoni più ricordate del periodo.
Va di moda il rock sinfomèlo dei Moody Blues. Esce ON THE THRESHOLD OF A DREAM, seguito a novembre da un altro pasticcione ben venduto, TO OUR CHILDREN'S CHILDREN'S CHILDREN.
Nuove frontiere del blues texano; Johnny Winter debutta con due album in poche settimane, THE PROGRESSIVE BLUES EXPERIMENT e JOHNNY WINTER.
Giunti a un passo dallo scioglimento, i Soft Machine reagiscono con un ottimo VOLUME TWO. Nuova formazione in trio, Hopper. Ratledge e Wyatt non c'è più Kevin Ayers.
Bob Dylan sciocca il mondo musicale con NASHVILLE SKYLINE. Ha addomesticato la voce e relegato in un angolo il rock blues per una raccolta di canzoni sentimentali e country.
MAGGIO
La Palma d'oro del festival di Cannes va a Easy Rider, il film di Dennis Hopper che consacra il nuovo mondo giovanile americano e la sua musica preferita, il rock. La colonna sonora fa epoca, con canzoni di Steppenwolf, jimi Hendrix Experience, Fraternity Of Man, Byrds e Roger McGuinn.
Controffensiva della vecchia generazione: Frank Sinatra torna in classifica anche in Europa con My Way, cover
firmata da Paul Anka di un brano di Claude Francois.
Anche Elvis reagisce allo strapotere hippy con una delle sue canzoni più fortunate, In The Ghetto, che anticipa di qualche settimana un album tra i suoi migliori: FROM ELVIS IN MEMPHIS. Li presenterà dal vivo in estate nel corso di una serie di show a Las Vegas, tornando sulle scene dopo un'assenza di otto anni.
Esce alla chetichella il primo album di Joe Cocker con la Grease Band, WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.
Uscita invece alla grande per il primo album dei Chicago Transit Authority: resterà nelle classifiche USA tre anni di fila, conquistando milioni di appassionati con il suo originale blend di pop. jazz e rock. Di lì a poche settimane la band sarà costretta ad abbreviare la sigla in Chicago per le proteste del sindaco Richard Daley (quello citato nella famosa canzone di Graham Nash).
Traffic non ci sono più ma la Island li onora con un LP di inediti e live, LAST EXIT.
Neil Young pubblica il primo capolavoro, EVERYBODY KNOWS THIS IS NOWHERE, registrato con i neonati Crazy Horse.
Un miraggio californiano: IT'S A BEAUTIFUL DAY, disco d'esordio dell'omonimo gruppo guidato dal violinista David La Flamme.
Esce l'album più bello e famoso dei Procol Harum, A SALTY
DOG. Secondo LP per Joni Mitchell, CLOUDS, con canzoni memorabili come Both Sides Now e Chelsea Morning.
Una luminosa ipotesi di jazz folk rock: HAPPY SAD di Tim Buckley.
Deluso dall'involuzione del movimento radicale, in crisi, depresso, Phil Ochs pubblica un album dal titolo eloquente: REHEARSALS FOR A RETIREMENT,"prove di pensionamento”.
Roscoe Mitchell, Joseph Jarman, Lester Bowie e Malachi Favors si trasferiscono da Chicago a Parigi e diventano l'Art Ensemble of Chicago. In tre anni incideranno una dozzina di LP e cambieranno il corso del nuovo jazz.
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“L’ANTISTATO”, quaderni clandestini
Durante il periodo fascista, gli oppositori del regime studiarono molti sistemi per far propaganda fra la gente, preoccupandosi sempre di non incappare nelle maglie della polizia. Un modo abbastanza inusuale è stato quello adottato da Vincenzo Toccafondo che per quindici anni riuscì a compilare a cadenza mensile un bollettino scritto a mano da lui stesso e intitolato «L’Antistato - Rivista Mensile
Libertaria», in unica copia su normali quaderni di scuola e passato di mano in mano fra persone fidate.Questo tipo di propaganda è risultato di assoluta sicurezza, infatti, pur costantemente vigilato, come risulta dai rapporti periodici della polizia, ora conservati nel Casellario Politico Centrale presso l’ Archivio Centrale dello Stato, riesce così bene a non destare sospetti che in una nota dell’ aprile 1931 (cioè sei anni dopo l’uscita del primo numero dell’«Antistato») la polizia può scrivere che: «Non risulta faccia propaganda sovversiva». L’uscita di questa rivista, dicevamo, è regolare fino al giugno 1940 mese in cui, come si legge sempre in una nota di polizia a lui dedicata : «Dato l’attuale stato di emergenza, essendo ritenuto capace di turbare l’ordine pubblico, viene fermato ed il 24 giugno 1940 tradotto nel campo di concentramento di Manfredonia».
Dopo una permanenza nella colonia di Pisticci, verrà liberato nel 1943 ed il 31 agosto di quell’anno farà ritorno a Genova ove continuerà a svolgere propaganda anarchica fino alla sua morte avvenuta nel 1980.
Nei bollettini è sempre presente una parte dedicata all’esame della situazione italiana, ma non mancano riferimenti agli anarchici del passato e alla loro attività. In alcuni numeri appaiono anche, in appendice, i Bozzetti sociali una specie di brevi racconti che se rapportati alla vita di sessant’anni addietro, possono senz’altro essere ritenuti efficaci nel propagandare l’idea anarchica fra la gente.
Libertaria», in unica copia su normali quaderni di scuola e passato di mano in mano fra persone fidate.Questo tipo di propaganda è risultato di assoluta sicurezza, infatti, pur costantemente vigilato, come risulta dai rapporti periodici della polizia, ora conservati nel Casellario Politico Centrale presso l’ Archivio Centrale dello Stato, riesce così bene a non destare sospetti che in una nota dell’ aprile 1931 (cioè sei anni dopo l’uscita del primo numero dell’«Antistato») la polizia può scrivere che: «Non risulta faccia propaganda sovversiva». L’uscita di questa rivista, dicevamo, è regolare fino al giugno 1940 mese in cui, come si legge sempre in una nota di polizia a lui dedicata : «Dato l’attuale stato di emergenza, essendo ritenuto capace di turbare l’ordine pubblico, viene fermato ed il 24 giugno 1940 tradotto nel campo di concentramento di Manfredonia».
Dopo una permanenza nella colonia di Pisticci, verrà liberato nel 1943 ed il 31 agosto di quell’anno farà ritorno a Genova ove continuerà a svolgere propaganda anarchica fino alla sua morte avvenuta nel 1980.
Nei bollettini è sempre presente una parte dedicata all’esame della situazione italiana, ma non mancano riferimenti agli anarchici del passato e alla loro attività. In alcuni numeri appaiono anche, in appendice, i Bozzetti sociali una specie di brevi racconti che se rapportati alla vita di sessant’anni addietro, possono senz’altro essere ritenuti efficaci nel propagandare l’idea anarchica fra la gente.
giovedì 19 settembre 2019
Anarchismo e azione individuale
Per Emile Armand l’anarchismo è innanzitutto una filosofia di vita, non è solo un modo di praticare i rapporti sociali ma anche di vedere il mondo. Egli afferma che l’anarchico, nel senso forte della parola, è quell’individuo che esprime un’insofferenza esistenziale contro ogni forma d’autorità, che lotta contro il potere perché, prima di tutto, questo lo opprime direttamente, poi perché opprime anche gli altri. Naturalmente non vengono sottovalutate le possibili considerazioni sociali, collettive e inter-umane, ma il fattore determinante è rappresentato dall’azione condotta in prima persona, nel senso che è sempre il singolo soggetto l’alfa e l’omega di ogni riferimento giustificativo della prassi, la vera e unica certezza che dà valore agli scopi della lotta, la sola fonte che illumina la condotta umana.
L’azione individualistica anarchica consiste nello sviluppare l’odio, il disgusto, il disprezzo personale per la dominazione dell’uomo sull’uomo per mezzo dell’uomo, delle collettività sopra o per mezzo dell’individuo. Consiste nel creare uno spirito di critica permanente ed irriducibile verso le istituzioni che insegnano, mantengono, preconizzano la dominazione degli uomini sopra i loro simili. E non soltanto contro le istituzioni, ma altresì contro gli uomini che queste istituzioni rappresentano, poiché e per opera di quelli che conosciamo queste. Infatti l’autorità è un astrazione, la si conosce solo attraverso i suoi rappresentanti e i suoi esecutori, esiste, per ciascuno di noi, sotto-forma di deputati, giudici, gendarmi, carcerieri, agenti delle imposte, contribuenti, elettori.
L’azione individualistica anarchica consiste nello sviluppare l’odio, il disgusto, il disprezzo personale per la dominazione dell’uomo sull’uomo per mezzo dell’uomo, delle collettività sopra o per mezzo dell’individuo. Consiste nel creare uno spirito di critica permanente ed irriducibile verso le istituzioni che insegnano, mantengono, preconizzano la dominazione degli uomini sopra i loro simili. E non soltanto contro le istituzioni, ma altresì contro gli uomini che queste istituzioni rappresentano, poiché e per opera di quelli che conosciamo queste. Infatti l’autorità è un astrazione, la si conosce solo attraverso i suoi rappresentanti e i suoi esecutori, esiste, per ciascuno di noi, sotto-forma di deputati, giudici, gendarmi, carcerieri, agenti delle imposte, contribuenti, elettori.
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La Musica Ribelle 1969 PEACE & LOVE – parte seconda
MARZO
Dopo il concerto del 1 marzo al Dinner Key Auditorium di Miami, Florida, Jim Morrison è denunciato per atti osceni in luogo pubblico, ubriachezza e altri reati minori. Un mese più tardi sarà arrestato a Los Angeles per avere cercato di sottrarsi alla giustizia. Sono due colpi fatali per la carriera dei Doors, da qui in avanti osteggiati da impresari e agenzie di spettacoli, e con popolarità in declino.
Al Green pubblica il primo, timido L.P. BACK UP TRAIN.
Esordio dei Colosseum con THOSE WHO ARE ABOUT TO DIE, SALUTE YOU. A novembre sono già pronti a bissare con quello che sarà considerato il loro capolavoro: VALENTINE SUITE.
Primo album postumo dei Cream, GOODBYE, mix di pezzi in studio e live proprio come il vendutissimo WHEELS OF FIRE.
I Quicksilver Messenger Service firmano il loro capolavoro, HAPPY TRAILS. Sono così ispirati che entro la fine del 1969 daranno alle stampe un altro L.P. SHADY GROVE, meno rock, più melodico.
Ormai ridotti al rango di "has been", i Beach Boys pubblicano 20/20. lanciato da I Can Hear Music, cover di una vecchia canzone delle Ronettes.
I Bee Gees esagerano, in tutti i sensi: la loro nuova opera è un doppio L.P. con una copertina di velluto rosso. ODESSA, con arrangiamenti di pop mélo.
Diventato tiranno dei Byrds. unico tra i membri fondatori rimasto, Roger McGuinn mette alla frusta i suoi con due album in pochi mesi: DOCTOR BYRD AND MISTER HYDE a inizio primavera e BALLAD OF EASY RIDER a dicembre.
Esce per la Ricordi il primo LP di Lucio Battisti. che raccoglie 45 giri già usciti e sue versioni di brani prestati ad altri: ci sono Io vivrò, Non è Francesca, Un'avventura, 29 settembre.
Serge Gainsbourg impazza nelle classifiche europee con una scandalosa canzone erotica cantata con la compagna Jane Birkin, Je t'aime, moi non plus. Aveva già inciso lo stesso pezzo qualche mese prima con Brigitte Bardot ma il nuovo fidanzato dell'attrice si era opposto alla pubblicazione.
Debutta la nuova formazione dei Blood, Sweat & Tears, senza più Al Kooper, con David Clayton-Thomas. Il loro secondo L.P. rimane in testa alle classifiche USA quasi due mesi, stabilendo un nuovo standard di raffinato jazz rock orchestrale.
I Velvet continuano senza John Cale con il terzo, omonimo album. È il disco di Pale Blue Eyes, Candy Says, Beginning To See The Light.
Secondo album per Roger Chapman e i Family: ENTERTAINMENT.
Gli sconosciuti Genesis debuttano con l’altisonante FROM GENESIS TO REVELATION. Hanno aggiunto parti orchestrali per sembrare i Moody Blues ma non funziona: a fine anno, vuole la leggenda, la Decca contabilizza 650 copie vendute.
Il 12 Paul McCartney sposa Linda Eastman.
Il 20, al consolato britannico di Gibilterra, John Lennon si unisce in matrimonio con Yoko Ono. Un mese dopo, cambierà il suo nome da John Winston in John Ono. A maggio esce il secondo album della coppia, UNFINISHED MUSIC N.2 – LIFE WITH THE LIONS.
Dopo il concerto del 1 marzo al Dinner Key Auditorium di Miami, Florida, Jim Morrison è denunciato per atti osceni in luogo pubblico, ubriachezza e altri reati minori. Un mese più tardi sarà arrestato a Los Angeles per avere cercato di sottrarsi alla giustizia. Sono due colpi fatali per la carriera dei Doors, da qui in avanti osteggiati da impresari e agenzie di spettacoli, e con popolarità in declino.
Al Green pubblica il primo, timido L.P. BACK UP TRAIN.
Esordio dei Colosseum con THOSE WHO ARE ABOUT TO DIE, SALUTE YOU. A novembre sono già pronti a bissare con quello che sarà considerato il loro capolavoro: VALENTINE SUITE.
Primo album postumo dei Cream, GOODBYE, mix di pezzi in studio e live proprio come il vendutissimo WHEELS OF FIRE.
I Quicksilver Messenger Service firmano il loro capolavoro, HAPPY TRAILS. Sono così ispirati che entro la fine del 1969 daranno alle stampe un altro L.P. SHADY GROVE, meno rock, più melodico.
Ormai ridotti al rango di "has been", i Beach Boys pubblicano 20/20. lanciato da I Can Hear Music, cover di una vecchia canzone delle Ronettes.
I Bee Gees esagerano, in tutti i sensi: la loro nuova opera è un doppio L.P. con una copertina di velluto rosso. ODESSA, con arrangiamenti di pop mélo.
Esce per la Ricordi il primo LP di Lucio Battisti. che raccoglie 45 giri già usciti e sue versioni di brani prestati ad altri: ci sono Io vivrò, Non è Francesca, Un'avventura, 29 settembre.Serge Gainsbourg impazza nelle classifiche europee con una scandalosa canzone erotica cantata con la compagna Jane Birkin, Je t'aime, moi non plus. Aveva già inciso lo stesso pezzo qualche mese prima con Brigitte Bardot ma il nuovo fidanzato dell'attrice si era opposto alla pubblicazione.
Debutta la nuova formazione dei Blood, Sweat & Tears, senza più Al Kooper, con David Clayton-Thomas. Il loro secondo L.P. rimane in testa alle classifiche USA quasi due mesi, stabilendo un nuovo standard di raffinato jazz rock orchestrale.
I Velvet continuano senza John Cale con il terzo, omonimo album. È il disco di Pale Blue Eyes, Candy Says, Beginning To See The Light.
Secondo album per Roger Chapman e i Family: ENTERTAINMENT.
Gli sconosciuti Genesis debuttano con l’altisonante FROM GENESIS TO REVELATION. Hanno aggiunto parti orchestrali per sembrare i Moody Blues ma non funziona: a fine anno, vuole la leggenda, la Decca contabilizza 650 copie vendute.
Il 12 Paul McCartney sposa Linda Eastman.
Il 20, al consolato britannico di Gibilterra, John Lennon si unisce in matrimonio con Yoko Ono. Un mese dopo, cambierà il suo nome da John Winston in John Ono. A maggio esce il secondo album della coppia, UNFINISHED MUSIC N.2 – LIFE WITH THE LIONS.
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Noi riconosciamo la piena e completa libertà dell'individuo
Il principio egualitario riassume gli insegnamenti dei moralisti; ma contiene anche qualcosa di più. E questo qualcosa il rispetto dell'individuo. Proclamando la nostra morale egualitaria e anarchica, noi rifiutiamo di arrogarsi il diritto che i moralisti hanno sempre preteso di esercitare - quello di mutilare l'individuo in nome di un certo ideale che credevamo buono. Noi non riconosciamo a nessuno questo diritto; nè lo pretendiamo per noi.
Noi riconosciamo la piena e completa libertà dell'individuo; noi vogliamo la pienezza della sua esistenza, il libero sviluppo di tutte le sue facoltà. Noi non vogliamo imporgli nulla, e ritorniamo così al principio che Fourier opponeva alla morale delle religioni, quando diceva: “Lasciate gli uomini assolutamente liberi; non lì diminuite - le religioni lo hanno già fatto abbastanza. Non temete nemmeno le loro passioni: in una società libera esse non presenteranno alcun pericolo. Purché voi stessi non abdichiate alla vostra libertà; purché voi stessi non mi lasciate asservire dagli altri; purché voi opponiate alle passioni violente e antisociali di qualche individuo le vostre passioni sociali, altrettanto vigorose; allora voi non dovrete temere nulla della libertà”.
L'uomo che si ribella alla vista di un'ingiustizia senza temere le conseguenze, e nel momento in cui tutti curvano la schiena, smaschera invece l'iniquità, colpisce lo sfruttatore, il piccolo tiranno dell'officina o il garantiranno dell'impero.
Noi riconosciamo la piena e completa libertà dell'individuo; noi vogliamo la pienezza della sua esistenza, il libero sviluppo di tutte le sue facoltà. Noi non vogliamo imporgli nulla, e ritorniamo così al principio che Fourier opponeva alla morale delle religioni, quando diceva: “Lasciate gli uomini assolutamente liberi; non lì diminuite - le religioni lo hanno già fatto abbastanza. Non temete nemmeno le loro passioni: in una società libera esse non presenteranno alcun pericolo. Purché voi stessi non abdichiate alla vostra libertà; purché voi stessi non mi lasciate asservire dagli altri; purché voi opponiate alle passioni violente e antisociali di qualche individuo le vostre passioni sociali, altrettanto vigorose; allora voi non dovrete temere nulla della libertà”.
L'uomo che si ribella alla vista di un'ingiustizia senza temere le conseguenze, e nel momento in cui tutti curvano la schiena, smaschera invece l'iniquità, colpisce lo sfruttatore, il piccolo tiranno dell'officina o il garantiranno dell'impero.
giovedì 12 settembre 2019
LA TOLLERANZA di Camillo Berneri
La tolleranza ha, dunque, due piani di possibilità: quello intellettuale e quello morale. Quanto al primo è tollerante colui che conoscendo il valore dello scambio di idee, della loro fusione o contrasto, non respinge aprioristicamente le ideologie altrui, ma si accosta ad esse e tenta penetrarle; per trarne ciò che vi è di buono.
Questa tolleranza è abbastanza frequente fra le persone colte e chi prova l’assillo del pensiero riesce ad acquistarne l’abito. La naturale conseguenza di questa tolleranza sarà il rispetto per qualsiasi espressione di qualsiasi credo religioso, filosofico, estetico.
Quanto al secondo è tollerante colui che, pur avendo fede in un gruppo di principi e sentendo profondamente la passione di parte, comprende che altri, per il loro carattere, per l’ambiente in cui vivono, per l’educazione ricevuta, ecc., non partecipa alla sua fede e alla sua passione. La distinzione tra il male e il malvagio, tra la tirannide e gli oppressori è scolastica, e chi concepisce la vita come lotta per il bene e per la libertà deve combattere coloro che intralciano la sua opera di redenzione. Ma il suo spirito, pur negando come formalistica la distinzione sopracennata nei riguardi del problema morale dell’azione, giunge a combattere senza l’odio bruto che non sa la pietà e non aspira ad un mondo in cui la violenza non sia più necessaria.
Tolleranza, dunque, non è scetticismo intellettuale né apatia morale.
Parrà ad alcuno che, dati i tempi che corrono e data la nostra condizione di vinti, sia inutile e fors’anche fuori di luogo il trattare della tolleranza. Mi pare, invece, proprio questo il momento opportuno. L’intolleranza degli altri ci mostra la sua faccia briaca. Guardiamola, prima che la bufera trascini anche noi.
I fascisti che bruciano i giornali di opposizione sono, per lo più quegli stessi sovversivi che non leggevano che i giornali del proprio partito e ci giuravano sopra. I fascisti che fanno a pezzi le bandiere rosse sono, per lo più, quelli che non volevano che i preti suonassero le campane, che disturbavano le processioni, che offendevano gli ufficiali, ecc. Là dove l’ineducazione sovversiva era maggiore il fascismo s’è sviluppato prima e più largamente. Perché l’intolleranza della violenza spicciola è il portato della miseria e grettezza intellettuale e di una scarsa e deviata sensibilità morale.
Che cosa hanno fatto i dirigenti dei partiti di sinistra per combattere l’intolleranza bruta? Ben poco. Erano quasi tutti tribuni.
E il tribuno è il servo della folla.
L’intolleranza cieca e brutale ha disperso in mille sensi l’energia aggressiva delle avanguardie. Invece di concentrarsi sui punti vitali delle difese borghesi e statali s’è divisa e suddivisa in piccole azioni sporadiche.
Piccoli fuochi di paglia, bastanti a svegliare il cane di guardia ed insufficienti a dar fuoco alla casa. Bisogna che i rivoluzionari coscienti non si lascino intenerire dalle violenze inutili, dalle malvagità. La rivoluzione è una guerra, e chi l’accetta non può perdersi dietro all’episodio singolo. Ma in un periodo pre-rivoluzionario è necessario che la tolleranza dei coscienti costringa per quanto può la violenza acefala nei limiti di un’azione diretta contro nemici reali e in un periodo post-rivoluzionario è necessario che i tolleranti intervengano contro le inutili e vili rappresaglie, che servirebbero di pretesto alla dittatura.
La tolleranza è un concetto squisitamente nostro, quando non si intenda con questo termine il menefreghismo.
L’anarchia è la filosofia della tolleranza.
Questa tolleranza è abbastanza frequente fra le persone colte e chi prova l’assillo del pensiero riesce ad acquistarne l’abito. La naturale conseguenza di questa tolleranza sarà il rispetto per qualsiasi espressione di qualsiasi credo religioso, filosofico, estetico.
Quanto al secondo è tollerante colui che, pur avendo fede in un gruppo di principi e sentendo profondamente la passione di parte, comprende che altri, per il loro carattere, per l’ambiente in cui vivono, per l’educazione ricevuta, ecc., non partecipa alla sua fede e alla sua passione. La distinzione tra il male e il malvagio, tra la tirannide e gli oppressori è scolastica, e chi concepisce la vita come lotta per il bene e per la libertà deve combattere coloro che intralciano la sua opera di redenzione. Ma il suo spirito, pur negando come formalistica la distinzione sopracennata nei riguardi del problema morale dell’azione, giunge a combattere senza l’odio bruto che non sa la pietà e non aspira ad un mondo in cui la violenza non sia più necessaria.
Tolleranza, dunque, non è scetticismo intellettuale né apatia morale.
Parrà ad alcuno che, dati i tempi che corrono e data la nostra condizione di vinti, sia inutile e fors’anche fuori di luogo il trattare della tolleranza. Mi pare, invece, proprio questo il momento opportuno. L’intolleranza degli altri ci mostra la sua faccia briaca. Guardiamola, prima che la bufera trascini anche noi.
I fascisti che bruciano i giornali di opposizione sono, per lo più quegli stessi sovversivi che non leggevano che i giornali del proprio partito e ci giuravano sopra. I fascisti che fanno a pezzi le bandiere rosse sono, per lo più, quelli che non volevano che i preti suonassero le campane, che disturbavano le processioni, che offendevano gli ufficiali, ecc. Là dove l’ineducazione sovversiva era maggiore il fascismo s’è sviluppato prima e più largamente. Perché l’intolleranza della violenza spicciola è il portato della miseria e grettezza intellettuale e di una scarsa e deviata sensibilità morale.
Che cosa hanno fatto i dirigenti dei partiti di sinistra per combattere l’intolleranza bruta? Ben poco. Erano quasi tutti tribuni.
E il tribuno è il servo della folla.
L’intolleranza cieca e brutale ha disperso in mille sensi l’energia aggressiva delle avanguardie. Invece di concentrarsi sui punti vitali delle difese borghesi e statali s’è divisa e suddivisa in piccole azioni sporadiche.
Piccoli fuochi di paglia, bastanti a svegliare il cane di guardia ed insufficienti a dar fuoco alla casa. Bisogna che i rivoluzionari coscienti non si lascino intenerire dalle violenze inutili, dalle malvagità. La rivoluzione è una guerra, e chi l’accetta non può perdersi dietro all’episodio singolo. Ma in un periodo pre-rivoluzionario è necessario che la tolleranza dei coscienti costringa per quanto può la violenza acefala nei limiti di un’azione diretta contro nemici reali e in un periodo post-rivoluzionario è necessario che i tolleranti intervengano contro le inutili e vili rappresaglie, che servirebbero di pretesto alla dittatura.
La tolleranza è un concetto squisitamente nostro, quando non si intenda con questo termine il menefreghismo.
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