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giovedì 21 giugno 2018

Riportare il sapere alla vita

L'espansione mercantile non ha smesso di spingere sempre più lontano le vie del sapere e tuttavia la maggior parte delle prodezze scientifiche hanno in comune con il buon senso il fatto di superare raramente i bordo del banco di vendita. La conoscenza ha restituito l'unità dell'universo, scoprendo paesi lontani, svelando il macrocosmo e il microcosmo. Ma è un'unità che fa parte della menzogna religiosa, poiché sposa di forza la terra al cielo e si sostituisce all'accordo fondamentale della vita e della natura.
E' bastato che il mercato mondiale ripiegasse sull'edonismo perché apparisse fino a che punto la scienza derida il desiderio quando esso sfugge all'imballaggio con cui  gli imperativi del consumo lo piegano e lo ripiegano.
E poi il progressivo scivolamento del sensibile verso il mentale, del vissuto verso la sua rappresentazione, ha ben dovuto essere spazzato vi da un gran gesto: si è dovuto arrivare, lasciando perdere i discorsi, alla semplice curiosità del bambino, che vuole toccare con mano ciò che desidera conoscere.
Non sappiamo che farcene di una conoscenza che resta estranea al valzer dei nostri rimpianti e delle nostre gioie. C'è troppo piacere nello scoprire il mondo scoprendo se stessi per accontentarsi di leggere e rileggere senza fine il bilancio di un universo in cui solo le cifre cambiano e riducono tutto  al loro metro. E' ormai tempo di introdurre nell'arsenale delle scienze le maghe dell'infanzia e del sogno, affinché tanta ricchezza inventiva non si appaghi della nostra  indigenza. Una solo a esplorazione avrà il privilegio di aprire  sull'infinito del vivente le porte di un orizzonte morto: l'avventura nella galassia dei desideri.

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