Translate

venerdì 6 luglio 2018

L’anarchia è come i semi sotto la neve

Colin Ward usava dire che l’anarchia è come i semi sotto la neve, che appariranno in tutto il loro splendore di fiori in seguito al disgelo. Una metafora bellissima, che vuole significare di agire per creare situazioni che permettano alle potenzialità libertarie presenti (i semi nascosti sotto la neve) di essere i fiori che potenzialmente sono e mostrare tutta la loro bellezza. Landauer suggeriva di fare il possibile e desiderare l’impossibile, costruendo nell’immediato col massimo di coerenza, con la consapevolezza e la volontà di preparare la strada per un domani dove ci sarà ciò che oggi è pensato impossibile. Sosteneva inoltre che l’anarchia non è cosa del futuro ma del presente, che non è fatta di rivendicazioni ma di vita. Buber riprendeva il concetto di comunità, intendendola luogo di solidarietà condivisione reciprocità e scambio; diceva di andare oltre la modernità con gli stessi mezzi che la modernità offre, cercando di fare una comunità di comunità. Sono idee e visioni del mondo che aprono degli spiragli e fanno respirare con ampiezza. Danno lo spunto per affrontare i problemi che abbiamo di fronte da angolature differenti da quelle cui siamo abituati. Mi offrono una stupenda occasione per dire qual è per me la possibile strada del disgelo, da dove bisogna partire per cominciare a identificare cosa bisognerebbe fare.
Nell’immediato bisognerebbe adoperarsi per sganciarsi il più possibile dalla cappa plumbea di questo dominio finanziario, tentare con tutte le forze di uscire dal grigiore mentale della filosofia di vita che siamo costretti ad accettare quotidianamente, proprio per respirare a pieni polmoni un’aria nuova. Innanzitutto dobbiamo smettere di accettare mentalmente e culturalmente che una piccola parte della società si appropri sistematicamente di tutto, impedendo a tutti gli altri di usufruirne.
Con serio impegno dovremmo cercare il modo di ribellarci radicalmente all’imposizione per cui soltanto l’economia, in particolare quella capitalistico/finanziaria, sia l’unica parte attorno a cui e in funzione della quale ruota tutto il resto della società. Se un insieme sociale, con tutte le sue funzioni e i suoi addentellati, si costringe a vivere per favorire esclusivamente un’unica sua componente, in questo caso quella economica, si condanna a una disarmonia che a lungo andare non può che essere autodistruttiva, fino a un nichilismo totalizzante.
In particolare oggi stiamo vivendo in funzione di un’economia non reale ma virtuale. Un’assurdità che ci sovrasta, ci obbliga, ci impaurisce, ci distrugge, ci schiavizza. Non si riesce neppure più a combattere il padrone, sfruttatore e oppressore in carne e ossa, perché non è più l’oppressore fondamentale. Il nemico che ci opprime è difficilmente identificabile. Come dicevo più sopra, si tratta di una rete extra-strutturale di interessi che incombono e condizionano pesantemente, per favorire un’area elitaria che non ha bisogno di comandarci direttamente perché è riuscita a rendere assolutamente potente la virtualità attraverso le sofisticazioni tecnologiche. Sta a noi uscire dalla neve ...

Nessun commento:

Posta un commento