Translate

giovedì 4 giugno 2020

Un immaginario ribelle e libertario

Il movimento migrante, negli ultimi decenni, ha iniziato a mettere in crisi confini, culture, lingue, Stati, economie rivelando la possibilità di nuove concatenazioni di lotte per le libertà. Una delle connessioni più interessanti per la configurazione di nuove lotte è proprio quella tra condizione precaria e condizione migrante. 
In  questa nuova configurazione la parola rivoluzione non significa nulla. Non significa niente alcuna parola che si iscriva in una prospettiva universale. Non esiste più un piano etico, immaginario, progettuale che sia comune alle figure del lavoro frammentario globalizzato, perché non esiste un piano di consistenza sociale che 
sia loro comune. Il capitale ovviamente attraversa tutte le figure del lavoro frammentato e mantiene la posizione di agente di codificazione generalizzata. È qui che deve operare, con analisi, pratiche e azioni, un movimento ribelle all'altezza dei tempi, senza inseguire triti concetti ottocenteschi  come: federalismo, conservazione (o innovazione) delle culture territoriali, nazione.., svuotati di significato dalla storia e dalle interpretazioni reazionarie e razziste, alle quali si deve rispondere, non con la proposta di cambiamento di segno o interpretazione della muffa di un tempo, ma con la creazione di nuove parole, concetti e pratiche che sappiano rilanciare un immaginario ribelle e libertario.


Nessun commento:

Posta un commento