Il Borghi si diplomò elettrotecnico a Castelbolognese, la città in cui nel 1882 era nato. Si formò come autodidatta e successivamente frequentò i corsi dell'Università popolare di Bologna. In questa città si interessò, come giornalista, del movimento operaio. Nel 1905-06 fu direttore del settimanale anarchico di Ravenna «L'Aurora». Nel 1907 iniziò la vera e propria attività sindacale come segretario del sindacato autonomo degli edili di Bologna. Nel 1912 riparò a Parigi per sfuggire a un processo per attività antimilitarista (dal 1907 aveva collaborato alla pubblicazione del settimanale «L'Agitatore» e del giornale antimilitarista «Rompete le file», entrambi di Bologna); qui frequentò l'École des Hautes Etudes presso la Sorbona ed entrò in contatto con i rappresentanti del movimento sindacale francese (Jean Grave, Sebastian Faure, James Guillaume, Leon Jouhaux allora segretario della CGT) e conobbe gli herveisti di «Guerra Sociale». Al suo ritorno in Italia occupò la carica di segretario della camera del lavoro di Piacenza e nel novembre del 1914 fu eletto segretario generale dell'Unione Sindacale Italiana e assunse la direzione del giornale ufficiale dell'organizza-zione «Guerra di Classe». Durante la guerra fu internato per la sua attività antimilitarista e antiinterventista. Riprese l'attività sindacale nel 1918 mante-nendo fino al 1921 la carica di segretario generale dell'Unione Sindacale Italiana. Cresciuto nella scia della propaganda malatestiana, che si esprimeva allora nel giornale «L'Agitazione» di Ancona, il giovane Borghi militò al principio del secolo fra le fila di quegli anarchici che proclamavano la necessità di superare l'isolamento in cui era caduto l'anarchismo dopo la fine della prima Internazionale. Essi propugnavano il ritorno alla lotta politica attraverso l'inserimento nelle organizzazioni operaie per trovare un contatto con le masse e per trasportare l'ideale anarchico dal piano della propaganda delle idee a quello dell'azione. La prima traccia del pensiero del Borghi relativa alla necessità dell'organizzazione si rinviene in un suo volumetto pubblicato nel 1907 che raccoglie una serie di articoli comparsi precedentemente sul settimanale «L'Aurora» di Ravenna. Inserendosi nella polemica fra organizzatori e individualisti - polemica che crebbe d'intensità dopo la costituzione del partito socialista anarchico decisa al congresso di Capolago nel 1891 - il Borghi richiama gli anarchici alla necessità di armonizzare l'azione individuale con quella organizzata collettivamente. Ma nell'enunciare la sua posizione in proposito egli si preoccupa di distinguerla da quella di un equivoco integralismo. Egli - dice - non intende avvicinare la concezione individualista stirneriana con quella organizzatrice, ché questo significherebbe «tentare di conciliare le tendenze più eterogenee e più inconciliabili». Perciò distingue la propria concezione sia da quella degli individua-listi «puri», «negatori del concetto di società», sia da quella dei numerosi malatestiani che hanno sviluppato il metodo organizzativo portandolo sino alle sue estreme conseguenze con sbocchi dogmatici e autoritari5. Tuttavia, mentre le idee di questi ultimi si differenziano da quelle del Borghi semplicemente per una diversa metodologia di lotta - infatti il fine ultimo, cioè l'instaurazione del comunismo anarchico è identico - la concezione anticomunista degli individualisti stirneriani si distingue per lo stesso suo nucleo centrale teorico, dal quale «scaturisce un'opposta maniera di concepire la vita e la lotta». Sul piano della tattica per il Borghi è chiaro che l'instaurazione del comunismo anarchico non può che avvenire attraverso il contemperamento dell'azione collettiva con quella individuale, nella consapevolezza che anche per promuovere l'azione comune è necessario «l'olocausto di piccole minoranze di individui agenti d'accordo o isolatamente, senza attendere il consenso generale.

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