Fedele all'insegnamento malatestiano che poneva l'accento principalmente sulla lotta armata, e avversario di ogni forma di organizzazione sociale rigidamente stabilita, il Borghi rifiutò il concetto della dittatura provvisoria del partito per affermare invece le virtù organizzatrici dell'azione diretta proletaria e popolare, procedente dal basso per libera iniziativa per mezzo degli organismi nati e formatisi nel suo seno. Un potere centrale, secondo il Borghi, non solo non era indispensabile alla resistenza, alla vitalità e all'azione delle masse, ma limitava ogni loro funzione e finiva per ridurre a strumenti di potere i liberi organismi che esse avevano creato per rappresentarle. Nel processo rivoluzionario invece era a questi organismi - e in primo luogo ai sindacati (Durante il «biennio rosso» il Borghi considerò anche i consigli di fabbrica come un prezioso strumento rivoluzionario. Naturalmente egli non accettava la concezione comunista che, istituzionalizzando i consigli, preconizzava il loro assorbimento in un sistema di soviet e la loro subordinazione a un potere politico centrale; ma auspicò la loro utilizzazione nel processo rivoluzionario come strumenti di auto-organizzazione dei lavoratori nella fabbrica, necessari per continuare la produzione e per provvedere e distribuire le materie prime nel periodo della lotta, e come possibili cellule della succes-siva gestione comunista. Soprattutto egli sottolineò che l'esperienza di auto-direzione operaia nella fabbrica avrebbe conferito al moto rivoluzionario un carattere sociale e produttivo che ne avrebbe fatto «non la rivolta degli straccioni o degli oziosi, ma delle masse organizzate già allenate all'auto-pedagogia dell'azione collettiva e del funzionamento dell'azienda produttiva») - che bisognava fare ricorso quale unico strumento atto a rivalutare il principio della violenza rivoluzionaria che doveva essere applicata non solo nella tattica, ma anche nell'esercizio e nell'organizzazione del potere. Dalla conferenza risulta l'esaltazione del sindacato come organo catalizzatore delle forze autenticamente rivoluzionarie, cioè quelle dei lavoratori oppressi e sfruttati, e come unico strumento «tecnico » utilizzabile per costruire la società futura, in cui i mezzi di produzione e di amministrazione devono essere gestiti pubblicamente. In essa inoltre si ribadisce la necessità dell'assoluta indipendenza del sindacato da qualsiasi partito politico, anche dal movimento politico anarchico che nel primo dopo guerra aveva trovato la sua espressione nell'Unione Anarchica Italiana. Rispondendo all'accusa avanzata dai comunisti di aver asservito l'Unione Sindacale al «partito» anarchico, il Borghi chiarisce ancora una volta il significato e la funzione dell'anarchismo nei suoi rapporti con il movimento sindacale. «Le coincidenze, in certi punti, dei programmi di azione dei sindacalisti-rivoluzionari con le ideologie del movimento anarchico - egli scrive - sono la conseguenza del fatto che il movimento sindacale è stato la risultante dell'azione di una massa di militanti, che hanno voluto mettersi sul terreno rivoluzionario antiparlamentare. In ogni modo queste coincidenze non stabiliscono nessuna sottomissione, ma sono il riflesso di posizioni teoriche e pratiche che corrispondono al valore intrinseco di ciascuna dottrina». Il sindacalismo per gli anarchici che credono in esso come metodo d'azione non è l'anarchismo, ma le sue ideologie «in quanto si riferiscono all'azione che deve svolgere il sindacato e in quanto al fine che si deve proporre, sono identiche alla concezione che l'anarchismo di classe, rivoluzionario, ha del movimento operaio». Questo significa che «il sindacalismo fa parte delle ideologie che l'anarchismo ha in sé», mentre questo «abbraccia un insieme di dottrine che esorbitano dal sindacato». Fiancheggiandolo e spingendolo sulla strada dell'azione rivoluzionaria, esso intende portarlo alla costruzione di una società «in cui non si parlerà più né di sindacalismo e delle sue differenze, né di scuole anarchiche e di partiti diversi, perché la realizzazione della società ad ordinamento libero e produttore avrà accomunato tutti gli uomini sotto una sola denominazione generale: quella di essere liberi, redenti mercé la rivoluzione sociale ed organizzati nel regime libertario che è la società libera da tutte le oppressioni, da tutte le schiavitù».
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
Translate
giovedì 23 luglio 2026
ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) IX°
Fedele all'insegnamento malatestiano che poneva l'accento principalmente sulla lotta armata, e avversario di ogni forma di organizzazione sociale rigidamente stabilita, il Borghi rifiutò il concetto della dittatura provvisoria del partito per affermare invece le virtù organizzatrici dell'azione diretta proletaria e popolare, procedente dal basso per libera iniziativa per mezzo degli organismi nati e formatisi nel suo seno. Un potere centrale, secondo il Borghi, non solo non era indispensabile alla resistenza, alla vitalità e all'azione delle masse, ma limitava ogni loro funzione e finiva per ridurre a strumenti di potere i liberi organismi che esse avevano creato per rappresentarle. Nel processo rivoluzionario invece era a questi organismi - e in primo luogo ai sindacati (Durante il «biennio rosso» il Borghi considerò anche i consigli di fabbrica come un prezioso strumento rivoluzionario. Naturalmente egli non accettava la concezione comunista che, istituzionalizzando i consigli, preconizzava il loro assorbimento in un sistema di soviet e la loro subordinazione a un potere politico centrale; ma auspicò la loro utilizzazione nel processo rivoluzionario come strumenti di auto-organizzazione dei lavoratori nella fabbrica, necessari per continuare la produzione e per provvedere e distribuire le materie prime nel periodo della lotta, e come possibili cellule della succes-siva gestione comunista. Soprattutto egli sottolineò che l'esperienza di auto-direzione operaia nella fabbrica avrebbe conferito al moto rivoluzionario un carattere sociale e produttivo che ne avrebbe fatto «non la rivolta degli straccioni o degli oziosi, ma delle masse organizzate già allenate all'auto-pedagogia dell'azione collettiva e del funzionamento dell'azienda produttiva») - che bisognava fare ricorso quale unico strumento atto a rivalutare il principio della violenza rivoluzionaria che doveva essere applicata non solo nella tattica, ma anche nell'esercizio e nell'organizzazione del potere. Dalla conferenza risulta l'esaltazione del sindacato come organo catalizzatore delle forze autenticamente rivoluzionarie, cioè quelle dei lavoratori oppressi e sfruttati, e come unico strumento «tecnico » utilizzabile per costruire la società futura, in cui i mezzi di produzione e di amministrazione devono essere gestiti pubblicamente. In essa inoltre si ribadisce la necessità dell'assoluta indipendenza del sindacato da qualsiasi partito politico, anche dal movimento politico anarchico che nel primo dopo guerra aveva trovato la sua espressione nell'Unione Anarchica Italiana. Rispondendo all'accusa avanzata dai comunisti di aver asservito l'Unione Sindacale al «partito» anarchico, il Borghi chiarisce ancora una volta il significato e la funzione dell'anarchismo nei suoi rapporti con il movimento sindacale. «Le coincidenze, in certi punti, dei programmi di azione dei sindacalisti-rivoluzionari con le ideologie del movimento anarchico - egli scrive - sono la conseguenza del fatto che il movimento sindacale è stato la risultante dell'azione di una massa di militanti, che hanno voluto mettersi sul terreno rivoluzionario antiparlamentare. In ogni modo queste coincidenze non stabiliscono nessuna sottomissione, ma sono il riflesso di posizioni teoriche e pratiche che corrispondono al valore intrinseco di ciascuna dottrina». Il sindacalismo per gli anarchici che credono in esso come metodo d'azione non è l'anarchismo, ma le sue ideologie «in quanto si riferiscono all'azione che deve svolgere il sindacato e in quanto al fine che si deve proporre, sono identiche alla concezione che l'anarchismo di classe, rivoluzionario, ha del movimento operaio». Questo significa che «il sindacalismo fa parte delle ideologie che l'anarchismo ha in sé», mentre questo «abbraccia un insieme di dottrine che esorbitano dal sindacato». Fiancheggiandolo e spingendolo sulla strada dell'azione rivoluzionaria, esso intende portarlo alla costruzione di una società «in cui non si parlerà più né di sindacalismo e delle sue differenze, né di scuole anarchiche e di partiti diversi, perché la realizzazione della società ad ordinamento libero e produttore avrà accomunato tutti gli uomini sotto una sola denominazione generale: quella di essere liberi, redenti mercé la rivoluzione sociale ed organizzati nel regime libertario che è la società libera da tutte le oppressioni, da tutte le schiavitù».
Etichette:
anarchia,
anarchismo,
Archivio Storico,
Armando Borghi,
errico malatesta,
sabotaggio,
sindacalismo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento