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giovedì 22 ottobre 2026

F.S. Merlino, la difesa del regicida Gaetano Bresci I°

Il processo, ch’egli senz’altro definì “processo politico”, e che gli valse rinomanza quale “avvocato dei malfattori” in tutta Europa, fu celebrato davanti alla Corte d’Assise di Milano. A seguito di una sensazionale vicenda. Agosto 1900. L’avv. F.S. Merlino difende un anarchico, ma la sua non è una difesa di connivenza. Egli è rimasto fedele ad alcune idee dell’anarchia, è rimasto nemico implacabile dell’assolutismo marxista, ma seguendo un suo percorso ideale si è accostato ai principi del socialismo. Di un suo socialismo, libertario e legalitario insieme. L’imputazione è quella di regicidio. Il suo difeso si chiama Gaetano Bresci; un anarchico di Prato, il quale ha ucciso a revolverate a Monza, mentre rientrava in carrozza dopo aver presenziato ad una cerimonia sportiva, il re d’Italia, Umberto I. Il delitto è stato commesso il 29 luglio 1900. Il 29 agosto, esattamente un mese dopo ci sarà la sentenza della Corte d’assise, dopo un’udienza durata nei suoi tempi reali, circa otto ore. Fu una gara di velocità. Nella quale i magistrati si profusero. L’arrestato aveva immediatamente confessato: “Io ho commesso questo fatto perché ho voluto attentare al Capo dello Stato che rappresenta il regime che ci governa”. Il giorno dopo, 30 luglio, erano già pronte la requisitoria del Procuratore Generale e la sentenza di avocazione alla Sezione di accusa. Il 7 agosto venivano trasmessi gli atti al P.G. per le sue conclusioni definitive. Le quali vennero presentate lo stesso giorno alla Sezione di accusa. Il mattino successivo: notifica delle requisitorie e deposito degli atti in Cancelleria. Venne nominato difensore di ufficio l’avv. Mario Martelli presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. L’imputato chiese di avere un difensore di fiducia e nominò l’avv. Filippo Turati, il grande leader del socialismo riformista italiano, anche se questi, da dieci anni non esercitava più la professione forense. Molti giornali, per esempio il quotidiano «Sera», scrissero che “Non c’era punto bisogno di questo incarico per fare persuaso il pubblico che malgrado ogni contraria affermazione in fatto, socialisti ed anarchici sono destinati a intendersi”. Ma l’«Avanti!» aveva preso le distanze sul piano morale e politico dal regicidio, e malgrado il dissenso di piccole minoranze fra i socialisti, sosterrà poi la linea di Turati. Il quale scrisse che “per un elementare dovere di umanità”, s’era recato al cellulare ove Bresci era stato trasferito dalla caserma di Monza. Il 20 agosto ebbe con lui un colloquio di due ore. Non accettò tuttavia l’incarico. Uscì dall’incontro col compito che s’era assunto di contattare F.S. Merlino per proporgli la difesa. Ottenuta da questi risposta affermativa ne scrisse subito al Bresci. Ma la lettera venne trattenuta 21 ore prima di essere consegnata all’imputato. Si verificò così una grave irregolarità: il 22 agosto scadeva infatti il termine per proporre ricorso alla Cassazione contro la sentenza della Camera d’accusa, che aveva rinviato il Bresci dinanzi alla Corte d’Assise. Il difensore d’ufficio Martelli non propose ricorso ritenendolo infondato. Tale ricorso avrebbe tuttavia portato fatalmente ad un rinvio del dibattimento. Utile secondo il Bresci per citare testimoni residenti in America e di Prato. Inoltre, col processo che era fissato per il 29 agosto, c’era l’esigenza sacrosanta di ottenere un rinvio per dare la possibilità al Merlino di studiarselo il processo (che un più lungo iter processuale rientrasse poi nei piani di propaganda tipici dell’anarchismo, è un altro discorso). L’avv. Martelli propose istanza di rinvio per citare i testimoni, ma la Corte la respinse, ammettendo tuttavia a deporre i testimoni pratesi. Merlino giunse a Milano da Roma la sera del 28 agosto. Il 29, avendo potuto leggere in treno soltanto l’atto di accusa, si presentò per la difesa, in assise. Dichiarò ai giornali che non conosceva “una sola parola del processo”: “chiederò un rinvio – dichiarò – non posso farne a meno”. Il «Corriere della Sera» scrisse: “Tutti saranno curiosi di vedere come Francesco Saverio Merlino vorrà e saprà difendere l’assassino che si professa alunno della stessa scuola di errore a cui, in giovinezza, egli dedicò con impetuoso slancio: cuore, ingegno ed avvenire, e le cui dottrine, quando sortono gli effetti del regicidio di Monza, sono maledette da tutta l’umanità” .



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