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giovedì 22 ottobre 2026

Il 19 luglio a Barcellona – Parte seconda

E sentire le guardie d'assalto gridare «Evviva la CNT e la FAI» sembra una cosa dell'altro mondo. Ma le rivoluzioni sono così fatte. Un popolo in armi ritrova tutti i suoi figli. La fraternizzazione fu completa. Sui fucili era la coccarda rossa e nera. La parola d'ordine era: CNT. I lasciapassare dovevano recare il suo bollo. Negli intervalli di tregua, tutti i combattenti fraternizzavano nei ristoranti comuni della Confederazione e del fronte popolare, giacché lo sciopero fu completo sino al venerdì seguente. Poliziotti e carabinieri tributavano i più caldi elogi ai combattenti anarchici, per il grande valore spiegato al fuoco, e brindavano assieme. La soffocazione del movimento fascista a Barcellona è costata molto sangue proletario, ma il fascismo non è passato. Lo scontro più arduo è stato quello di domenica e lunedì. Si combatteva dappertutto. I fascisti imboscati nei conventi, sui campanili delle chiese, mitragliavano chiunque giungesse a tiro, combattenti e non combattenti, e persino la croce rossa, per cui fu necessario ai rivoluzionari di sloggiarli a colpi di bombe. Le vittime furono numerose. Un ferito grave dovette restare lunghe ore a terra senza soccorso, perché le infermiere del vicino ospedale venivano prese di mira dalle finestre di un convento, e dovettero desistere dalla loro opera di soccorso. Perduta la pazienza, il popolo diede fuoco a tutti i conventi e a tutte le chiese. Si è salvata la cattedrale, ma il palazzo vescovile fu dato alle fiamme. Il fuoco di purificazione è durato parecchi giorni e continua, con gioia del popolo. I nove decimi almeno delle chiese e dei conventi di Barcellona non sono più che rovine. Si calcola che i morti nostri siano circa cinquecento, i feriti qualche migliaio. Sono molti, ma sarebbero certo stati di più se i soldati stessi non si fossero in molti quartieri ribellati agli ordini dei loro ufficiali. In altri, combatterono di malavoglia e non s'impegnarono a fondo. Con tutto questo c'è voluto un grandissimo concentramento di forze antifascista per sloggiare il fascismo dai suoi focolari. E ancora non è battuto dappertutto. Saragozza, Toledo, Siviglia e molti altri centri della Spagna ne sono ancora infestati. Da Barcellona partono migliaia di volontari contro i fascisti di Saragozza, e da Madrid pure, contro altri centri. Alla vittoria dell'antifascismo a Barcellona ha contribuito enormemente il bombardamento aereo. Alla lotta della strada hanno contribuito eminentemente, e per numero e per valore, i seguaci della CNT e della FAI. L'iniziativa fu sempre di queste organizzazioni. Molti ufficiali superiori e subalterni pagarono il fio del loro tradimento. Gli anarchici non volevano che questa cambiale restasse oltre in bianco. Troppi morti già avevano lasciato sul terreno, e nella rappresaglia i nemici erano stati atroci. E pietà non incontrarono neppure i preti e i frati, che dai loro conventi e dalle chiese mitragliavano il popolo. All'estero dicano quel che vogliono, ma furono proprio i monarchici, i fascisti e i preti, i primi ad attaccare ed è giusto che il popolo li abbia colpiti della sua vendetta. Peccato che le caserme non abbiano subita la stessa sorte delle chiese, delle chiesuole e dei conventi, dei quali non resta molto più che le mura esterne pericolanti. Ora la battaglia si concentra intorno a Saragozza, dove circa diecimila fascisti organizzati militarmente, colla popolazione chiamata alle armi si difendono accanitamente. Egualmente pericolosi sono gli altri centri di concentrazione fascista, ma il popolo sta reagendo dappertutto. Nuovi gruppi di difesa sorgono dappertutto, tutti sono concordi nella determinazione di non lasciarsi più disarmare. Si saprà esigere questo? Certo il governo incomincia a mostrare il disagio in cui si trova di fronte ad un popolo in armi. A Madrid ha decretato il divieto di circolare armati su automobili, e l'obbligo pei cittadini armati di restare nelle caserme. Speriamo che quei lavoratori sappiano imporsi. A Barcellona qualche cosa di simile accenna a spuntare. Io stesso ho visto le autorità disarmare due compagni che non avevano altro titolo che la tessera della CNT. Prima questo bastava per essere armati, adesso non basta più. Anche i compagni devono denunziare le proprie armi al sindacato. La volontà di non lasciarsi togliere le armi esiste ed è un buon segno. Si nota però che coloro che hanno il potere insistono perché la fraternizzazione delle forze di polizia con i rivoluzionari, specialmente anarchici e sindacalisti, abbia fine. Adesso i corpi che rappresentano l'autorità costituita viaggian separatamente. Si saluta ancora alla comunista col pugno in aria, ma è diventato estremamente raro che i membri dei corpi di polizia gridino: «Viva la FAI e la CNT». I colori rosso e nero sono scomparsi, e così anche le iniziali delle due organizzazioni prevalenti. La CNT ha reagito. Venerdì, nei posti di controllo, ho veduto dei gruppi di compagni verniciare di nuovo le ormai famose sei iniziali tanto in voga nei giorni del pericolo. Si nota pure che anche gli agenti di polizia incominciano a mal tollerare il controllo e i bolli della Confederazione. Però i confederali vi insistono.

Nel popolo l'ardore non è scemato. Speriamo che non si accontenti del nuovo programma del fronte popolare, che è poi su per giù quello approvato dal Congresso di Saragozza. Il fascismo resta sempre da sconfiggere, ma la sconfitta del fascismo non deve essere che l'inizio di un'era luminosa di libertà e di benessere. 

Barcellona, 26 luglio 1936 

(Adunata dei refrattari, anno XV, n. 33) 


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