Che esista una repressione "popolare" (quotidiana, anonima, collettiva) della Differenza, ben al di là - o ben al di qua - delle strategie istituzionali e delle pratiche degli apparati, è un fatto che è stato sottolineato da tradizioni teoriche molto diverse e che abbiamo tutti sperimentato nelle nostre vite.
Si tratta di una vigilanza spontanea dell'individuo, esercitata da "tutti gli altri", dalla comunità, alla maniera di una coscienza anonima armata di buonsenso e di proteofobia. Questa repressione quotidiana della Differenza si accentua nelle scuole, agendo mediante la figura morale dell'educatore e dell'opinione cosciente incosciente degli studenti nel loro insieme. E' una repressione quotidiana, di ogni ora, esercitata dalla comunità degli studenti e dei professori. I comportamenti che sfuggono alla razionalità docente (o scolastica) vengono attaccati in due modi: con l'antipatia e l'emarginazione con cui il gruppo risponde all'individuo differente (quei bambini con cui nessuno vuole parlare, che non sono ammessi ai giochi, quegli studenti con cui nessuno vuole intavolare una amicizia, a cui non ci si rivolge mai) e attraverso un attitudine alla "correzione" da parte dell'educatore, che vede un problema e cerca di rimediarvi attraverso la normalizzazione di colui che né è colpito ("non ti isolare", "cerca di integrarti", "fai uno sforzo"). In molti casi, a causa di questa doppia azione - segregante/marginalizzante e normalizzante/integrante - l'individuo distinto si incammina, in misura variabile, verso un destino di auto-correzione, una deliberata identificazione con il gruppo, il convergere con gli atteggiamenti e le manifestazioni della collettività; e si sforza di parlare come non gli piace, di giocare a ciò che non gli interessa, di ridurre la sfera della propria idiosincrasia che non era ben accetta dalla comunità.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 15 marzo 2018
giovedì 8 marzo 2018
Il '68... gennaio 1968 (capitolo X)
Gennaio 1968
01 - Sgombrato a fine dicembre dalla polizia Palazzo Campana a Torino. Un gruppo di cattolici del dissenso è fermato e denunciato mentre prega per la pace in piazza San Pietro la notte di san Silvestro.
03 - Il Vaticano precisa di non aver richiesto l’intervento della polizia. Destituito l’ispettore presso la Santa Sede. Gli operai della Stifer fabbrica di Pomezia occupata da 22 giorni, manifestano sotto la Confindustria a Roma.
04 - Giornata di lotta nel Meridione contro la scarsità d’acqua. Rettifica del Vaticano; reintegrato l’ispettore destituito. Ingiunzione di sgombro per gli operai della Stifer
05 – Cento studenti sospesi dagli esami per un anno a Palazzo Campana. Molti non sospesi restituiscono i tesserini e si dichiarano responsabili dell’occupazione di dicembre. Firmato il contratto degli Statali l’aumento minimo è di 10.000 lire.
07 – Sette e sei in condotta per gli studenti medi che hanno partecipato alle manifestazioni di dicembre. Referendum di San Francisco Kmpx, stazione underground Usa: Bob Dylan presidente, Joan Baez segretario di stato, George Harrison, ambasciatore all’Onu, i Grateful Dead ministri della giustizia, il re dell’”LSD” Owsley Stanley ministro del Commercio.
08 – A Torino prima assemblea dei rappresentanti delle università in lotta.
09 – Due studenti, un assistente e un professore denunciati a Napoli per l’occupazione dell’università nel maggio 1967.
10 – Riapertura delle università: occupati (e subito sgombrati dalla PS) Palazzo Campana e la facoltà di chimica a Padova.
11 – La polizia interrompe un’assemblea a Padova e annota le generalità di tutti i partecipanti, per protesta, in serata occupate cinque facoltà.
12 – A Padova gli studenti chiedono le dimissioni del rettore Ferro; mozione di sfiducia del consiglio di facoltà di scienze verso il rettore.
13 – Sgomberata l’aula magna di Palazzo Campana. Due giornate nazionali di mobilitazione sindacale per l’aumento delle pensioni. Disco d’oro per “Strange Days” di Jim Morrison/Doors; il gruppo californiano sta incidendo “The Unknow Soldier” contro la guerra del Vietnam.
14 – Terremoto in Sicilia: oltre 300 morti, decine di migliaia senza tetto la cui situazione per le disfunzioni nei soccorsi diventerà nei giorni seguenti ancor più drammatica.
15 – Ratificate alla Cattolica di Milano le espulsioni di Capanna, Pero e Spada; immediata protesta a San Pietro degli studenti della Cattolica di Roma.
16 – Lezioni interrotte e scioperi bianchi a Palazzo Campana. Sospesa l’occupazione a Padova. Chiuso a Roma il Centro sperimentale di cinematografia: gli studenti si riuniscono al “Filmstudio ‘70”. Esce a Roma “La Cinese” di Godard: cinque ragazzi formano una comune a Parigi: uno si suicida, uno rientra nel Pcf, una proletaria scopre la contraddizione femminile, una studentessa prepara attentati e un attore legge Brecht e Racine di porta in porta.
17 – A Torino, 2 studenti fermati, denunciati 57 (occupazione e violenze) e 170 (occupazione); cortei di protesta. A Pisa occupato e sgomberato in serata Palazzo Sapienza.
18 – La PS blocca l’occupazione di Palazzo Campana. Sit-in di protesta (e sciopero degli assistenti) alla Cattolica di Milano. Occupato Palazzo Sapienza a Pisa. Cariche della PS contro invalidi e mutilati al centro di Roma.
19 – Sgombrata nella notte la Sapienza; assemblea di universitari e studenti medi a Fisica occupata; la polizia sgombera anche Fisica. Sciopero nazionale dei dipendenti delle case editrici.
20 – Incontro fra rettore, studenti e professori a Palazzo Campana. Caricata dalla PS una manifestazione di studenti medi a Pisa.
21 – Lo studente pisano Riccardo Di Donato, vicesegretario dell’Intesa (associazione degli studenti cattolici), riceve un mandato di comparizione per l’occupazione della Sapienza.
22 – Occupata l’università di Lecce, Sciopero di studenti e professori a Pisa.
23 – Di Donato incriminato dalla magistratura di Firenze. Manifestazioni e occupazioni in tutta la Toscana e a Lecce. Occupato e sgombrato Palazzo Campana che il rettore chiude a tempo indeterminato.
25 – Occupazioni a Firenze, Siena e Livorno; chiusa la Sapienza. Sciopero di tutte le fabbriche a Pomezia contro i ventuno licenziamenti della Stifer. Alla Fanad di Chieti uno sciopero sindacale prolungato dagli operai.
26 – A Pisa, incriminato anche lo studente Umberto Carpi. Riaperta la Sapienza. A Milano sciopero degli studenti medi e occupazione del liceo Berchet. Sciopero alla Gnutti di Brescia contro i licenziamenti politici.
27 – Incriminati a Siena 2 studenti. Manifestazione a Cagliari per l’arresto del segretario della Camera del Lavoro (per un blocco stradale del novembre 1967).
29 – A Pisa, per entrare a Lettere bisognerà esibire il libretto. Occupate a Firenze tre facoltà. A Siena manifestazioni contro le denunce. Sciopero generale in Sardegna.
30 – A Firenze cariche della polizia contro un corteo di studenti; occupate tutte le facoltà. 8 denunce a Torino. Sospesa l’occupazione a Lecce.
31 – Manifestazione a Firenze; il rettore Devoto si dimette per protesta contro la polizia. Occupata a Trento Sociologia.
01 - Sgombrato a fine dicembre dalla polizia Palazzo Campana a Torino. Un gruppo di cattolici del dissenso è fermato e denunciato mentre prega per la pace in piazza San Pietro la notte di san Silvestro.
03 - Il Vaticano precisa di non aver richiesto l’intervento della polizia. Destituito l’ispettore presso la Santa Sede. Gli operai della Stifer fabbrica di Pomezia occupata da 22 giorni, manifestano sotto la Confindustria a Roma.
04 - Giornata di lotta nel Meridione contro la scarsità d’acqua. Rettifica del Vaticano; reintegrato l’ispettore destituito. Ingiunzione di sgombro per gli operai della Stifer
05 – Cento studenti sospesi dagli esami per un anno a Palazzo Campana. Molti non sospesi restituiscono i tesserini e si dichiarano responsabili dell’occupazione di dicembre. Firmato il contratto degli Statali l’aumento minimo è di 10.000 lire.
07 – Sette e sei in condotta per gli studenti medi che hanno partecipato alle manifestazioni di dicembre. Referendum di San Francisco Kmpx, stazione underground Usa: Bob Dylan presidente, Joan Baez segretario di stato, George Harrison, ambasciatore all’Onu, i Grateful Dead ministri della giustizia, il re dell’”LSD” Owsley Stanley ministro del Commercio.
08 – A Torino prima assemblea dei rappresentanti delle università in lotta.
09 – Due studenti, un assistente e un professore denunciati a Napoli per l’occupazione dell’università nel maggio 1967.
10 – Riapertura delle università: occupati (e subito sgombrati dalla PS) Palazzo Campana e la facoltà di chimica a Padova.
11 – La polizia interrompe un’assemblea a Padova e annota le generalità di tutti i partecipanti, per protesta, in serata occupate cinque facoltà.
12 – A Padova gli studenti chiedono le dimissioni del rettore Ferro; mozione di sfiducia del consiglio di facoltà di scienze verso il rettore.
13 – Sgomberata l’aula magna di Palazzo Campana. Due giornate nazionali di mobilitazione sindacale per l’aumento delle pensioni. Disco d’oro per “Strange Days” di Jim Morrison/Doors; il gruppo californiano sta incidendo “The Unknow Soldier” contro la guerra del Vietnam.
14 – Terremoto in Sicilia: oltre 300 morti, decine di migliaia senza tetto la cui situazione per le disfunzioni nei soccorsi diventerà nei giorni seguenti ancor più drammatica.
15 – Ratificate alla Cattolica di Milano le espulsioni di Capanna, Pero e Spada; immediata protesta a San Pietro degli studenti della Cattolica di Roma.
16 – Lezioni interrotte e scioperi bianchi a Palazzo Campana. Sospesa l’occupazione a Padova. Chiuso a Roma il Centro sperimentale di cinematografia: gli studenti si riuniscono al “Filmstudio ‘70”. Esce a Roma “La Cinese” di Godard: cinque ragazzi formano una comune a Parigi: uno si suicida, uno rientra nel Pcf, una proletaria scopre la contraddizione femminile, una studentessa prepara attentati e un attore legge Brecht e Racine di porta in porta.
17 – A Torino, 2 studenti fermati, denunciati 57 (occupazione e violenze) e 170 (occupazione); cortei di protesta. A Pisa occupato e sgomberato in serata Palazzo Sapienza.
18 – La PS blocca l’occupazione di Palazzo Campana. Sit-in di protesta (e sciopero degli assistenti) alla Cattolica di Milano. Occupato Palazzo Sapienza a Pisa. Cariche della PS contro invalidi e mutilati al centro di Roma.
19 – Sgombrata nella notte la Sapienza; assemblea di universitari e studenti medi a Fisica occupata; la polizia sgombera anche Fisica. Sciopero nazionale dei dipendenti delle case editrici.
21 – Lo studente pisano Riccardo Di Donato, vicesegretario dell’Intesa (associazione degli studenti cattolici), riceve un mandato di comparizione per l’occupazione della Sapienza.
22 – Occupata l’università di Lecce, Sciopero di studenti e professori a Pisa.
23 – Di Donato incriminato dalla magistratura di Firenze. Manifestazioni e occupazioni in tutta la Toscana e a Lecce. Occupato e sgombrato Palazzo Campana che il rettore chiude a tempo indeterminato.
25 – Occupazioni a Firenze, Siena e Livorno; chiusa la Sapienza. Sciopero di tutte le fabbriche a Pomezia contro i ventuno licenziamenti della Stifer. Alla Fanad di Chieti uno sciopero sindacale prolungato dagli operai.
26 – A Pisa, incriminato anche lo studente Umberto Carpi. Riaperta la Sapienza. A Milano sciopero degli studenti medi e occupazione del liceo Berchet. Sciopero alla Gnutti di Brescia contro i licenziamenti politici.
27 – Incriminati a Siena 2 studenti. Manifestazione a Cagliari per l’arresto del segretario della Camera del Lavoro (per un blocco stradale del novembre 1967).
29 – A Pisa, per entrare a Lettere bisognerà esibire il libretto. Occupate a Firenze tre facoltà. A Siena manifestazioni contro le denunce. Sciopero generale in Sardegna.
30 – A Firenze cariche della polizia contro un corteo di studenti; occupate tutte le facoltà. 8 denunce a Torino. Sospesa l’occupazione a Lecce.
31 – Manifestazione a Firenze; il rettore Devoto si dimette per protesta contro la polizia. Occupata a Trento Sociologia.
SU di Margaret Atwood
Senza un vero motivo.
La luce del mattino filtra dalla finestra,
con i cinguettio degli uccelli
non riesci a scendere dal letto.
C'è qualcosa nelle lenzuola gualcite
che sporgono dai bordi come foglie
di giungla, le pantofole di spugna
aprono le scure fauci rosa per i tuoi piedi,
la colazione invisibile - ce n'è un pò
nel frigorifero che non ti azzardi
ad aprire - che non ti azzarderai a mangiare.
Cosa te lo impedisce? Il futuro. Il tempo futuro,
immenso come il firmamento.
Ti ci potresti perdere.
No. Non è così semplice. Il passato, la sua densità
e avvenimenti annegati che ti spingono giù,
come acqua del mare, come gelatina
che ti riempie i polmoni invece dell'aria.
Ma lascia perdere, alziamoci.
Prova a muovere il braccio.
Prova a muovere la testa.
Fa' finta che la casa sia in fiamme
e che se non fuggi bruci.
No, non serve a nulla.
Non ha mai funzionato.
Da dove arriva, questa eco,
questo enorme No che ti circonda,
silenzioso come le pieghe delle tende gialle
muto come il vivace
vaso messicano col suo carico
di fiori mummificati?
(Li hai scelti tu i colori solari,
non i toni secchi, neutri, dell'ombra.
Dio sa se ci hai provato).
Eccone una buona:
sdraiata sul letto di morte.
Ti resta un'ora da vivere.
Chi, di preciso, hai avuto bisogno
di tutti questi anni per perdonare?
Il governo migliore è quello che non governa affatto
Accetto di tutto cuore l'affermazione " Il governo migliore è quello che governa di meno" e mi piacerebbe vederla applicata il più rapidamente e sistematicamente possibile. Essa conduce, nelle sue estreme conseguenze a questa altra affermazione alla quale pure credo." Il governo migliore è quello che non governa affatto"; e proprio questo sarà il genere di governo che avranno gli uomini non appena saranno pronti.
Il governo è nella migliore delle ipotesi, solo un espediente; solitamente la maggior parte dei governi, talvolta tutti, sono espedienti inutili.
Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, e sono molte, sostanziose e meritevoli di prevalere, potrebbero essere sollevate altresì contro l'esistenza di un governo permanente. Questo perché l'esercito permanente è semplicemente un braccio del governo permanente. Il governo stesso, il quale è soltanto la forma in cui il popolo ha scelto di esercitare la propria volontà, alla stessa maniera è suscettibile di abusi e di deviazioni prima ancora che il popolo possa agire mediante esso.
Per parlare tuttavia in modo concreto, e da cittadino di uno Stato a differenza di coloro che si definiscono negatori dello Stato, io non chiedo che si abolisca immediatamente il governo, ma chiedo immediatamente un governo migliore. Si permetta ad ogni uomo di rendere noto quale tipo di governo meriterebbe il suo rispetto, e questo sarà il primo passo per riuscire ad ottenerlo.
In fondo, la ragione pratica per la quale ad una maggioranza è accordato il diritto di governare, e per lungo periodo, quando prima era il popolo a detenere questo potere, non sta nel fatto che la maggioranza sia nel giusto più verosimilmente, né perché si ritenga più equo che la minoranza ceda, quanto piuttosto che questa maggioranza è fisicamente la più forte. Al di là di questo, un governo nel quale la maggioranza comandi, non può essere fondato sulla giustizia, nemmeno nei limiti nei quali gli uomini la intendono.
Henry David Thoreau (1849)
Il governo è nella migliore delle ipotesi, solo un espediente; solitamente la maggior parte dei governi, talvolta tutti, sono espedienti inutili.
Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, e sono molte, sostanziose e meritevoli di prevalere, potrebbero essere sollevate altresì contro l'esistenza di un governo permanente. Questo perché l'esercito permanente è semplicemente un braccio del governo permanente. Il governo stesso, il quale è soltanto la forma in cui il popolo ha scelto di esercitare la propria volontà, alla stessa maniera è suscettibile di abusi e di deviazioni prima ancora che il popolo possa agire mediante esso.
Per parlare tuttavia in modo concreto, e da cittadino di uno Stato a differenza di coloro che si definiscono negatori dello Stato, io non chiedo che si abolisca immediatamente il governo, ma chiedo immediatamente un governo migliore. Si permetta ad ogni uomo di rendere noto quale tipo di governo meriterebbe il suo rispetto, e questo sarà il primo passo per riuscire ad ottenerlo.
In fondo, la ragione pratica per la quale ad una maggioranza è accordato il diritto di governare, e per lungo periodo, quando prima era il popolo a detenere questo potere, non sta nel fatto che la maggioranza sia nel giusto più verosimilmente, né perché si ritenga più equo che la minoranza ceda, quanto piuttosto che questa maggioranza è fisicamente la più forte. Al di là di questo, un governo nel quale la maggioranza comandi, non può essere fondato sulla giustizia, nemmeno nei limiti nei quali gli uomini la intendono.
Henry David Thoreau (1849)
giovedì 1 marzo 2018
Il ‘68… 1967 Trento per una Università Negativa (capitolo IX)
Nella primavera del ’67 a Trento avviene il salto qualitativo. Gli studenti escono dall’università e organizzano, investendo tutta la città, una settimana di lotte sul tema dell’imperialismo. È la settimana del Vietnam, dal 12 al 18 marzo ’67. Nell’università viene proclamato uno sciopero politico di due giorni. Durante un’affollata assemblea, tenutasi il primo giorno di sciopero, il direttore dell’Istituto chiama, per la prima volta, ingenti forze di polizia. Gli studenti conoscono così il loro primo scontro massiccio con le istituzioni. A uno a uno gli studenti sono trascinati, fotografati, schedati e denunciati, col risultato di provocare un salto enorme di coscienza politica. L’anno accademico successivo, il ‘67/’68, non può di fatto neppure aprirsi: l’assemblea generale proclama uno sciopero “attivo”. Durante questa fase il Movimento Studentesco matura la sua svolta radicale. Il frutto più emblematico e più discusso di questa presa di coscienza è la proposta di una “università negativa”. In un manifesto a cura del Movimento per una università negativa (autunno 1967) tra l’altro si legge:
Oggi di fatto, l’università strutturalmente si pone come una organizzazione in cui la funzione è quella di soddisfare gli svariati bisogni tecnici della società. L’università fornisce gli strumenti aggiornati per mettere sempre più a punto l’organizzazione del dominio di una classe sulle altre classi. L’apparato tecnologico, così potenziato, può finalmente sostituirsi al “Terrore” del domare le forze sociali centrifughe e fornire alla classe sociale che ne dispone una superiorità immensa sul resto della società (…)
L’università è uno strumento di classe. Essa, a livello ideologico, ha la funzione di produrre e trasmettere una ideologia particolare – quella della classe dominante – che presenta invece come conoscenza obiettiva e scientifica, e delle abitudini – comportamenti particolari – quelli della classe dominante come necessari e universali.
Alle volte però, gli strumenti tecnici non sono sufficienti a mantenere lo status quo. È il caso in cui frange non integrate turbano la quiete manipolata dall’universo politico. Nell’università viene negato agli studenti il diritto di esprimersi sui problemi fondamentali (e non) della politica nazionale e internazionale ( …) REPRESSIONE E VIOLENZA sono il tessuto connettivo della nostra società. Ma noi formuliamo come ipotesi generale che vi sia ancora la possibilità concreta di un rovesciamento radicale del sistema a capitalismo maturo attraverso nuove forme di lotta di classe interna ed esterna (nazionale ed internazionale) e lanciamo l’idea di una UNIVERSITÀ NEGATIVA che riaffermi nelle università ufficiali ma in forma antagonistica ad esse la necessità di un pensiero teorico, critico e dialettico, che denunci ciò che gli imbonitori mercenari chiamano “ragione” e ponga quindi le premesse di un lavoro politico creativo, antagonista e alternativo.
Solo il rovesciamento dello Stato permetterà una reale ristrutturazione del sistema d’insegnamento (…)
Noi abbiamo individuato l’Università Negativa come luogo di integrazione politica e analisi critica dell’uso degli strumenti scientifici proposti dallo strato intellettuale della classe dominante nelle nostre università.
Ad uso capitalistico della scienza bisogna opporre un uso socialista delle tecniche e dei metodi più avanzati.
SIN CITY di Robert Rodriguez e Frank Miller
Sin City è una città nera, dove la notte non tramonta mai, abitata da una schiera di personaggi più cupi della notte stessa. Tutti cattivi, ognuno a modo suo: Marv, tenero bestione con un talento creativo per la sofferenza altrui; Kevin, ragazzo emotivo che ritrova la serenità divenendo uno spietato divoratore di esseri umani; la sua abietta guida spirituale il cardinale Roark, padrone della città; Dwight, fascinoso criminale che asseconda il suo destino e dispensa morte a piene mani; Gail, sua amata e regina delle prostitute che governano la città vecchia, donne che danno grande piacere, se si paga bene e si sta alle regole, o grande dolore, se si va oltre il seminato; un bastardo giallo, che violenta e mangia bambine impunito, coperto dal mostro suo padre che è anche Senatore della città, e contrastato solo da Hartigan, uno sbirro sul viale del tramonto disposto ad una carneficina per fermarlo e salvare Nancy, timida ballerina di lap dance.
Un colore predominante, il rosso.
Rosso di labbra, rosso di un vestito, rosso di un dettaglio, rosso di un sangue che scorre a fiumi nella fulgida follia di una visione quasi monocromatica di una città dove rimane solo violenza. Rodriguez e Miller si buttano (e ci buttano) a capofitto di una masnada di personaggi dubbi, dove tradimenti e doppiogiochisti sono all'ordine del giorno, dove le regole sono fatte per essere sovvertite. Dove non ci sono eroi, ma solo persone che devono continuare a sopravvivere in una città sempre più simile ad una giungla, dove vige la legge del più forte e della selezione naturale della specie. Una superba e magistrale lezione di cinema di taglio veramente dark e pulp, e le tavole del fumetto da cui e' tratto sembrano magicamente prendere vita e sostanza in un susseguirsi frenetico di eventi e di ammiccate cinefile dal taglio astratto e vagamente horror, ma sempre virate al grottesco vista l'eccessiva saturazione di violenza di cui e' pervasa tutta la pellicola.
Sin City è un film espressionista e sperimentale allo stesso tempo. I temi dominanti del film sono l’amore e la morte. La morte come figura ciclica e meta finale di ogni esperienza umana, e l’amore come momento forte e unico motore di ogni percorso individuale.
Un raro esempio di cinematografia a tratti naif, che traccia dei tempi bastardi in cui viviamo e la cui morale non e' poi molto lontana dalla società' in cui viviamo ora.
Veloce, divertente e pieno di difetti, Sin City resiste ogni definizione, schiva ogni categorizzazione legata ai canoni classici, e si offre al suo pubblico come opera unica e irripetibile.
Nella città del peccato la vita non ha troppo valore, si può morire in ogni istante ma si può trovare ogni cosa se si conosce il posto giusto dove cercarla; le mezze misure non contano, perché o hai il coraggio per vivere o sei soltanto uno dei tanti, uno del mucchio, uno dei perdenti. Allora per farti strada, devi scegliere da che parte stare, buoni o cattivi non fa tanta differenza, perché una pallottola ti farà male comunque, e nessuno verrà a salvarti.
Un colore predominante, il rosso.
Rosso di labbra, rosso di un vestito, rosso di un dettaglio, rosso di un sangue che scorre a fiumi nella fulgida follia di una visione quasi monocromatica di una città dove rimane solo violenza. Rodriguez e Miller si buttano (e ci buttano) a capofitto di una masnada di personaggi dubbi, dove tradimenti e doppiogiochisti sono all'ordine del giorno, dove le regole sono fatte per essere sovvertite. Dove non ci sono eroi, ma solo persone che devono continuare a sopravvivere in una città sempre più simile ad una giungla, dove vige la legge del più forte e della selezione naturale della specie. Una superba e magistrale lezione di cinema di taglio veramente dark e pulp, e le tavole del fumetto da cui e' tratto sembrano magicamente prendere vita e sostanza in un susseguirsi frenetico di eventi e di ammiccate cinefile dal taglio astratto e vagamente horror, ma sempre virate al grottesco vista l'eccessiva saturazione di violenza di cui e' pervasa tutta la pellicola.
Sin City è un film espressionista e sperimentale allo stesso tempo. I temi dominanti del film sono l’amore e la morte. La morte come figura ciclica e meta finale di ogni esperienza umana, e l’amore come momento forte e unico motore di ogni percorso individuale.
Un raro esempio di cinematografia a tratti naif, che traccia dei tempi bastardi in cui viviamo e la cui morale non e' poi molto lontana dalla società' in cui viviamo ora.
Veloce, divertente e pieno di difetti, Sin City resiste ogni definizione, schiva ogni categorizzazione legata ai canoni classici, e si offre al suo pubblico come opera unica e irripetibile.
Nella città del peccato la vita non ha troppo valore, si può morire in ogni istante ma si può trovare ogni cosa se si conosce il posto giusto dove cercarla; le mezze misure non contano, perché o hai il coraggio per vivere o sei soltanto uno dei tanti, uno del mucchio, uno dei perdenti. Allora per farti strada, devi scegliere da che parte stare, buoni o cattivi non fa tanta differenza, perché una pallottola ti farà male comunque, e nessuno verrà a salvarti.
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Passare da uno sviluppo quantitativo ad uno qualitativo
Oggi tutti sembrano d'accordo nel desiderare uno sviluppo diverso da quello previsto 20 anni fa e le numerose riflessioni e i molti studi condotti inizialmente da specialisti e intellettuali hanno finito con il penetrare negli ambienti politici. Maggioranza e opposizione si incontrano felicemente su questo terreno. L'idea secondo cui bisogna passare da uno sviluppo quantitativo ad uno qualitativo torna spesso un po' ovunque, e frequentemente nei discorsi del Presidente della Repubblica. Non metto in discussione che spiegare cosa sia uno sviluppo qualitativo è difficile. faccio solo notare che ciò implica sempre che la legge del numero non sia più considerata sufficiente. Sempre più vetture, sempre più chilometri di strada, sempre più merci... non è più questo a cui si deve mirare. Sfortunatamente incappiamo qui in una specie di ostacolo amministrativo. Le amministrazioni hanno progressivamente creato programmi di equipaggiamento, gestione, produzione e costruzione che erano espressione dell'idea di sviluppo quantitativo. Ci è voluto molto tempo per elaborarli e spesso con studi seri e approfonditi. E' stato necessario vincere l'inerzia sociale e gli oppositori, e solo dopo anni è stato possibile mettere in atto tali programmi. E' comprensibile che le amministrazioni non vogliano dare ascolto alle proposte di cambio e di orientamento: bisognerebbe ricominciare tutto da capo. Così sebbene sia stata espressa una critica indiscutibile nei confronti di questo tipo di gestione, urbanizzazione, trasporto, grandi opere, si va avanti: non è accettabile che progetti così belli vengano abbandonati, anche se i primi risultati sono disastrosi. E' necessario che le amministrazioni municipali non si lascino ingannare da calcoli economici incompleti, da piani grandiosi, dallo spettacolare; bisogna tornare alla saggezza di una crescita lenta e alla ricerca di una gestione unicamente qualitativa che non abbia come obbiettivo l'arricchimento apparente, a scapito di quanto ciò, per altro, condanna.
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