Il processo rivoluzionario è tale proprio perché rende suo oggetto le leggi capitalistiche della produzione e dello scambio di merci, e non se stesso oggetto di quelle leggi. Esso non può essere misurato con i criteri di questo mercato. può esser misurato solo con criteri che allo stesso tempo mettono fuori causa i criteri di validità di questo mercato.
La solidarietà, non nascendo dai criteri del mercato, li mette fuori causa. La solidarietà è politica non solo come solidarietà nel politico, ma come rifiuto di agire sotto il controllo della legge del valore, cioè soltanto sotto l'aspetto del valore di scambio. La solidarietà per sua natura un agire libero da dominio, e come tale è sempre resistenza contro l'influssi della classe dominante sui rapporti reciproci fra gli uomini, e come resistenza contro la classe dominante è sempre giusta. Nel senso del sistema, le persone il cui agire non si orienta ai criteri di successo del sistema, sono sballate e imbecilli o fallite. Nel senso della rivoluzione chiunque si comporti solidarmente, chiunque sia, è un compagno.
La solidarietà è un arma se è organizzata e conseguentemente usata; di fronte ai tribunali, alla polizia, alle autorità, ai capi, ai delatori, ai traditori. Se viene rifiutata con questi ogni collaborazione, se nessuna fatica gli viene risparmiata, nessuna prova facilitata, nessuna informazione regalata, nessuna spesa levata. Della solidarietà fa parte: combattere il liberalismo all'interno della sinistra, trattare le contraddizioni all'interno della sinistra, come contraddizioni nel popolo e non come fossero la contraddizione di classe.
Ogni lavoro politico deve contare sulla solidarietà. Senza solidarietà esso è consegnato irreparabilmente alla repressione.
(Tratto da "Guerriglia urbana e lotta di classe" - Rote Armée Fraktion -)
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 20 settembre 2018
giovedì 13 settembre 2018
IL ’68 … Pasolini e il Movimento (capitolo XXXVII)
per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà avete bastonato, appartengono all'altra classe sociale. A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri". "Una sola cosa gli studenti realmente conoscono: il moralismo del padre magistrato o professionista, la violenza conformista del fratello maggiore (naturalmente avviato per la strada del padre), l'odio per la cultura che ha la loro madre, di origini contadine, anche se già lontane. Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l'aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere". “Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre sulla presa di potere. Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti, nei vostri pallori snobismi disperati, nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali, nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo (solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia infima, o da qualche famiglia operaia questi difetti hanno qualche nobiltà: conosci te stesso e la scuola di Barbiana!) Riformisti!” "Ecco, gli Americani, vostri adorabili coetanei, coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando, loro, un linguaggio rivoluzionario 'nuovo'! Se lo inventano giorno per giorno! Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n'è già uno: potreste ignorarlo? Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione del 'Time' e del 'Tempo'). Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, 'più a sinistra'. Strano, abbandonando il linguaggio rivoluzionario del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale, Partito Comunista, ne avete adottato una variante ereticale ma sulla base del più basso idioma referenziale dei sociologi senza ideologia. Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l'applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti! Che la buona stella della borghesia vi assista!" […]
Comunicato studentesco pubblicato in Vi odio cari studenti
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1968,
1968 cinquant'anni fa,
Pier Paolo Pasolini
STRANGE FRUIT di Abel Meeropol
Gli alberi del Sud portano uno strano frutto
Sangue sulle foglie e sangue alla radice
Corpi neri oscillano nella brezza del sud
Strani frutti appesi agli alberi di pioppo
Scena pastorale del prode sud
Gli occhi sporgenti e la bocca contorta
Profumo di magnolie, dolce e fresco
Poi l’improvviso odore di carne bruciata
Ecco il frutto da strappare per i corvi
Per la pioggia da raccogliere, per il vento da risucchiare
Per il sole a marcire, per gli alberi a cadere
Ecco un raccolto strano e amaro
(Strange Fruit è una canzone di denuncia antirazzista portata al successo da Billie Holiday, che la cantò per la prima volta nel 1939 al night club Café Society di New York, dandone subito un’interpretazione fortissima e per molti aspetti definitiva. L’autore, Abel Meeropol, comunista insegnante ebreo-russo che viveva nel Bronx, l’aveva scritta dopo aver visto una fotografia di Thomas Shipp e Abram Smith, due cittadini afro americani linciati a Marion, nell’Indiana. Strange Fruit divenne immediatamente una bandiera della lotta per i diritti civili, oltre che una specifica accusa nei confronti di una pratica, il linciaggio, che continuò ad essere realtà quotidiana negli Stati del Sud fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.)
Sangue sulle foglie e sangue alla radice
Corpi neri oscillano nella brezza del sud
Strani frutti appesi agli alberi di pioppo
Scena pastorale del prode sud
Gli occhi sporgenti e la bocca contorta
Profumo di magnolie, dolce e fresco
Poi l’improvviso odore di carne bruciata
Ecco il frutto da strappare per i corvi
Per la pioggia da raccogliere, per il vento da risucchiare
Per il sole a marcire, per gli alberi a cadere
Ecco un raccolto strano e amaro
(Strange Fruit è una canzone di denuncia antirazzista portata al successo da Billie Holiday, che la cantò per la prima volta nel 1939 al night club Café Society di New York, dandone subito un’interpretazione fortissima e per molti aspetti definitiva. L’autore, Abel Meeropol, comunista insegnante ebreo-russo che viveva nel Bronx, l’aveva scritta dopo aver visto una fotografia di Thomas Shipp e Abram Smith, due cittadini afro americani linciati a Marion, nell’Indiana. Strange Fruit divenne immediatamente una bandiera della lotta per i diritti civili, oltre che una specifica accusa nei confronti di una pratica, il linciaggio, che continuò ad essere realtà quotidiana negli Stati del Sud fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.)
Troppo presto si è perdonato
"Quando il popolo sottostà docilmente al alegge,
o la protesta è debole o platonica,
il governo fa i comodi suoi senza curarsi dei bisogni popolari;
quando la prostesta diventa viva insistente, minacciosa,
il governo, secondo che è più o meno illuminato, cede o reprime." (Errico Malatesta)
Partigiani, Reduci, Cittadini! Ecco il bilancio dei primi 14 mesi di ...pace.
Abbiamo chiesto: Epurazione.
Abbiamo avuto:
- I maggiori responsabili dl fascismo non solo sono stati colpiti ma continuano ad avere denaro e potere.
- I criminali, gli speculatori di guerra si godono la vita.
- Gli alti funzionari fascisti sono rimasti ai loro posti di comando.
- AMNISTIA per i briganti neri.
(---) BASTA! Non è più possibile tollerare queste vergogne, sopportare queste umiliazioni, questi insulti al sacrificio dei nostri morti. Se i diritti del popolo, i sacrosanti diritti di chi ha sempre sofferto, di chi altro non chiede che di poter lavorare e vivere in un mondo fatto di giustizia di eguaglianza di libertà non verranno immediatamente riconosciuti noi riprenderemo le armi per la seconda lotta di liberazione.
(Volantino diffuso ad Asti il 9 Luglio 1946 firmato dal Comando 1° GAP)
o la protesta è debole o platonica,
il governo fa i comodi suoi senza curarsi dei bisogni popolari;
quando la prostesta diventa viva insistente, minacciosa,
il governo, secondo che è più o meno illuminato, cede o reprime." (Errico Malatesta)
Partigiani, Reduci, Cittadini! Ecco il bilancio dei primi 14 mesi di ...pace.
Abbiamo chiesto: Epurazione.
Abbiamo avuto:
- I maggiori responsabili dl fascismo non solo sono stati colpiti ma continuano ad avere denaro e potere.
- I criminali, gli speculatori di guerra si godono la vita.
- Gli alti funzionari fascisti sono rimasti ai loro posti di comando.
- AMNISTIA per i briganti neri.
(---) BASTA! Non è più possibile tollerare queste vergogne, sopportare queste umiliazioni, questi insulti al sacrificio dei nostri morti. Se i diritti del popolo, i sacrosanti diritti di chi ha sempre sofferto, di chi altro non chiede che di poter lavorare e vivere in un mondo fatto di giustizia di eguaglianza di libertà non verranno immediatamente riconosciuti noi riprenderemo le armi per la seconda lotta di liberazione.
(Volantino diffuso ad Asti il 9 Luglio 1946 firmato dal Comando 1° GAP)
giovedì 6 settembre 2018
Il ’68 … Il Movimento*** (Capitolo XXXVI)
La ricerca che si svolge all’Università italiana non è ricerca ma è, specie nelle facoltà umanistiche, una dimostrazione accademica delle teorie dei «santi protettori», delle tesi di certe scuole ormai affermate, di dottrine che godono di tanto maggior prestigio quanto più sono conformiste e stereotipe. Ogni rivista pubblicata dagli istituti contiene articoli in cui si discutevano gli articoli pubblicati dalla prima rivista. Le pubblicazioni valevoli per il conseguimento di titoli accademici il più delle volte non sono che raccolte di detti articoli. Il circuito si chiude. La ricerca, ricerca se stessa, e le facoltà umanistiche diventano una torre di avorio completamente isolata dalla problematica culturale e politica del resto del mondo.
Le commissioni di studio come strumento di contestazione del potere accademico citato in G. Viale, Contro l’università
A Trento, il modo di vita era diverso da quello di tutte le altre università italiane. La comunità studentesca si era dilatata sull’intera città trasformandola in una specie di campus americano! Cioè un vero e proprio «campo di concentramento» per studenti e professori. Come ogni ghetto, da una parte segrega e dall’altra rinsalda i legami di solidarietà. Ma gli aspetti positivi finivano per prevalere su quelli negativi. La vita si svolgeva in un universo cncentrazionale molto ristretto: l’università ad un passo dal Duomo a sua volta ad un passo dal bar. Due passi per arrivare alla questura e quattro ci dividevano dalle fabbriche. Scoprimmo che il personale è politico perché eravamo costretti a stare sempre insieme anche al di fuori dell’università: nelle piazze, nelle strade, nei bar, negli appartamenti comunitari. […] Come in ogni ghetto anche qui c’era il rischio di totalizzare tutte le fasi dell’esistenza quotidiana perché si finiva per stare troppo insieme e per abolire ogni forma di privacy. Ogni appartamento era diventato un prolungamento dell’assemblea, oppure l’assemblea il prolungamento della vita in comune che si faceva fuori dall’università.
A.Ricci, I giovani non sono piante
È inevitabile che il discorso che noi portiamo avanti si collochi al di fuori della logica dei partiti. Innanzitutto per la carica eversiva che scaturisce da una contestazione violenta che mette in crisi una delle strutture portanti della società: la scuola. In secondo luogo, ci poniamo al di fuori del dibattito politico tra i partiti perché abbiamo rifiutato ogni ipoteca ideologica e ci dedichiamo a un lavoro di mobilitazione di massa. Noi contestiamo la società partendo da una struttura ben definita, nella quale siamo inseriti. Invece il tipo di scontro che avviene tra i partiti è essenzialmente ideologico, astratto: avviene al di fuori di ogni movimento, studentesco o operaio, capace comunque di dare concretezza al dibattito.
Studenti di Palazzo Campana Tavola rotonda sui ribelli di oggi e i goliardi di ieri
Gli studenti hanno smesso di chiedere materie diverse e hanno cominciato autonomamente a prendere coscienza dei compiti politici della loro lotta […]. Lo sciopero si è esteso a Pontedera, a Cascina, a Viareggio, a Livorno, a Massa, a Carrara, a Lucca, agli insegnanti; le masse studentesche hanno riaffermato il loro diritto ad usare i locali scolastici per i loro fini, rioccupando per tutto il tempo necessario i locali universitari e portando avanti la loro linea. Intanto la lotta cresce, in modo collegato, nel resto d’Italia a Torino, a Lecce, a Firenze, a Padova, ecc.
Registri e manganelli, in «Il Potere Operaio», n. 9
L’ideologia non incontra mai il proprio nemico. Entrambi vivono in una «realtà separata». Per questo ha continuamente bisogno di simboli: per rappresentare se stessa come per individuare l’avversario. La lotta antiautoritaria non si erige a sistema – o non lo fa al suo inizio – ma non le viene mai meno qualcosa o qualcuno contro cui combattere nella concretezza della vita quotidiana.
G. Viale, Il Sessantotto. Tra rivoluzione e restaurazione
Non ci siamo rifatti a un unico modello culturale, né la nostra azione è impostata, secondo precisi riferimenti ideologici. D’altronde le ideologie si sono ridotte a un insieme astratto di enunciazioni, di valori che prescindono dalla realtà sociale in cui impiantare una certa azione […]. L’originalità del movimento [è] la metodologia dell’azione, i nessi concreti con la struttura all’interno della quale agiamo.
La contestazione permanente
Le commissioni di studio come strumento di contestazione del potere accademico citato in G. Viale, Contro l’università
A Trento, il modo di vita era diverso da quello di tutte le altre università italiane. La comunità studentesca si era dilatata sull’intera città trasformandola in una specie di campus americano! Cioè un vero e proprio «campo di concentramento» per studenti e professori. Come ogni ghetto, da una parte segrega e dall’altra rinsalda i legami di solidarietà. Ma gli aspetti positivi finivano per prevalere su quelli negativi. La vita si svolgeva in un universo cncentrazionale molto ristretto: l’università ad un passo dal Duomo a sua volta ad un passo dal bar. Due passi per arrivare alla questura e quattro ci dividevano dalle fabbriche. Scoprimmo che il personale è politico perché eravamo costretti a stare sempre insieme anche al di fuori dell’università: nelle piazze, nelle strade, nei bar, negli appartamenti comunitari. […] Come in ogni ghetto anche qui c’era il rischio di totalizzare tutte le fasi dell’esistenza quotidiana perché si finiva per stare troppo insieme e per abolire ogni forma di privacy. Ogni appartamento era diventato un prolungamento dell’assemblea, oppure l’assemblea il prolungamento della vita in comune che si faceva fuori dall’università.
A.Ricci, I giovani non sono piante
È inevitabile che il discorso che noi portiamo avanti si collochi al di fuori della logica dei partiti. Innanzitutto per la carica eversiva che scaturisce da una contestazione violenta che mette in crisi una delle strutture portanti della società: la scuola. In secondo luogo, ci poniamo al di fuori del dibattito politico tra i partiti perché abbiamo rifiutato ogni ipoteca ideologica e ci dedichiamo a un lavoro di mobilitazione di massa. Noi contestiamo la società partendo da una struttura ben definita, nella quale siamo inseriti. Invece il tipo di scontro che avviene tra i partiti è essenzialmente ideologico, astratto: avviene al di fuori di ogni movimento, studentesco o operaio, capace comunque di dare concretezza al dibattito.
Studenti di Palazzo Campana Tavola rotonda sui ribelli di oggi e i goliardi di ieri
Gli studenti hanno smesso di chiedere materie diverse e hanno cominciato autonomamente a prendere coscienza dei compiti politici della loro lotta […]. Lo sciopero si è esteso a Pontedera, a Cascina, a Viareggio, a Livorno, a Massa, a Carrara, a Lucca, agli insegnanti; le masse studentesche hanno riaffermato il loro diritto ad usare i locali scolastici per i loro fini, rioccupando per tutto il tempo necessario i locali universitari e portando avanti la loro linea. Intanto la lotta cresce, in modo collegato, nel resto d’Italia a Torino, a Lecce, a Firenze, a Padova, ecc.
Registri e manganelli, in «Il Potere Operaio», n. 9
L’ideologia non incontra mai il proprio nemico. Entrambi vivono in una «realtà separata». Per questo ha continuamente bisogno di simboli: per rappresentare se stessa come per individuare l’avversario. La lotta antiautoritaria non si erige a sistema – o non lo fa al suo inizio – ma non le viene mai meno qualcosa o qualcuno contro cui combattere nella concretezza della vita quotidiana.
G. Viale, Il Sessantotto. Tra rivoluzione e restaurazione
Non ci siamo rifatti a un unico modello culturale, né la nostra azione è impostata, secondo precisi riferimenti ideologici. D’altronde le ideologie si sono ridotte a un insieme astratto di enunciazioni, di valori che prescindono dalla realtà sociale in cui impiantare una certa azione […]. L’originalità del movimento [è] la metodologia dell’azione, i nessi concreti con la struttura all’interno della quale agiamo.
La contestazione permanente
NOSTRA SIGNORA DEI TURCHI di Carmelo Bene
Il Palazzo Moresco, voce di Carmelo Bene che annuncia un'autobiografia, musica di Musorgskij. Le immagini si deformano e si intersecano con quelle della Cattedrale di Otranto, nella cappella ossario dove sono conservate le ossa di duecentosessanta martiri. Come loro, il protagonista avrà ancora il teschio coperto di carne tanti secoli dopo la morte? E gli occhi? Oggetti senza senso ma non insignificanti, gesti di un "(sono) io" che è difficile decifrare. Un doppio, più doppi, un gangster. Compare il primo personaggio femminile, la serva-bambina. Voli impossibili da un balcone che si affaccia sul mare: cadute, letteralmente. Brindisi al proprio riflesso distorto. Vocazione al martirio e primi amori, inginocchiati. Ancora la sua voce implicitamente ironica: l'invasione di Otranto da parte dei tur(isti)chi. Colori in libertà, una lettera al Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Gli oggetti sono ostacoli. Presto apparirà Santa Margherita e Arnoldo Foà recita García Lorca. Giunge la Santa che seduce il protagonista, lui resiste, poi cede, lei adesso fuma e legge la rivista "Annabella". Lui si agita nel vuoto, ferito e bendato, mima gli oggetti, li interpreta e vi si trasforma. Piazza di
Santa Cesarea Terme: interni ed esterni tendono a confondersi. L'idiozia inizia a manifestarsi, si chiudono i cassetti e si inchiodano le finestre e le porte. Una serva, un editore preoccupato di utili e perdite, ancora le ferite (del protagonista come della pellicola) e un funerale, quello della Madonna. Quindi il morto è lui, finalmente guarito. Altri doppi, due frati, una gita in barca con la Santa. Adesso il protagonista è un cavaliere in armatura, la serva e la Santa si scambiano impressioni, quest'ultima sta perdendo l'amore e si cristallizza, mentre il protagonista afasico si addormenta o muore.
Il cinema si allontana.
Carmelo Bene, personaggio estremamente eccentrico, uomo di teatro e regista dai caratteri unici, Carmelo Bene è stato insieme irriverente eppure colto nella scelta dei modelli prescelti. Estremamente provocatorio verso il pubblico e la critica, nell'usare il medium teatrale, cinematografico, e infine televisivo, è stato capace di strutturare un sistema estetico e filosofico del tutto coerente. Inoltre, elettivamente anti-tragico, in lui è stata dominante la negazione dell'eroismo
nella sua declinazione italica, che da sempre è dominata da un quiescente patetismo. Nel rapportarsi allora con la tradizione, la storia patria, ma anche quella coeva, la vena distruttiva prevale, utilizzando la diffusa irrisione dei miti passati e presenti, come forma costante di problematizzazione della realtà circostante.
"Nostra Signora dei turchi", ovvero della dissipazione del soggetto nella totale perdita di senso.
Film a basso costo, privo di tradizionale sceneggiatura e inizialmente girato in 16mm (poi gonfiato in 35mm presso la Microstampa), "Nostra Signora dei turchi" era originariamente scaturito dal progetto di creare tre cortometraggi nel Salento. La prima versione prevedeva una durata di 160 minuti, ma quella attualmente in circolazione deriva dalla sua riduzione (125') per la XXIX Mostra del Cinema di Venezia (in cui ha vinto il Premio speciale della giuria). Il soggetto, sempre a opera di Bene, è stato concepito dall'autore in diverse varianti, una letteraria, una filmica e due teatrali (quella messa in scena nel 1966 e quella del 1973).
Nella prima metà del film lo stupore spalanca la bocca e diverte, nella seconda metà bisogna effettivamente legarsi alla sedia per resistere, nella consapevolezza che se è stata coniata l’espressione “ne valeva la pena” è perché le cose troppo facili non danno la stessa soddisfazione.
Santa Cesarea Terme: interni ed esterni tendono a confondersi. L'idiozia inizia a manifestarsi, si chiudono i cassetti e si inchiodano le finestre e le porte. Una serva, un editore preoccupato di utili e perdite, ancora le ferite (del protagonista come della pellicola) e un funerale, quello della Madonna. Quindi il morto è lui, finalmente guarito. Altri doppi, due frati, una gita in barca con la Santa. Adesso il protagonista è un cavaliere in armatura, la serva e la Santa si scambiano impressioni, quest'ultima sta perdendo l'amore e si cristallizza, mentre il protagonista afasico si addormenta o muore.
Il cinema si allontana.
Carmelo Bene, personaggio estremamente eccentrico, uomo di teatro e regista dai caratteri unici, Carmelo Bene è stato insieme irriverente eppure colto nella scelta dei modelli prescelti. Estremamente provocatorio verso il pubblico e la critica, nell'usare il medium teatrale, cinematografico, e infine televisivo, è stato capace di strutturare un sistema estetico e filosofico del tutto coerente. Inoltre, elettivamente anti-tragico, in lui è stata dominante la negazione dell'eroismo
nella sua declinazione italica, che da sempre è dominata da un quiescente patetismo. Nel rapportarsi allora con la tradizione, la storia patria, ma anche quella coeva, la vena distruttiva prevale, utilizzando la diffusa irrisione dei miti passati e presenti, come forma costante di problematizzazione della realtà circostante.
"Nostra Signora dei turchi", ovvero della dissipazione del soggetto nella totale perdita di senso.
Film a basso costo, privo di tradizionale sceneggiatura e inizialmente girato in 16mm (poi gonfiato in 35mm presso la Microstampa), "Nostra Signora dei turchi" era originariamente scaturito dal progetto di creare tre cortometraggi nel Salento. La prima versione prevedeva una durata di 160 minuti, ma quella attualmente in circolazione deriva dalla sua riduzione (125') per la XXIX Mostra del Cinema di Venezia (in cui ha vinto il Premio speciale della giuria). Il soggetto, sempre a opera di Bene, è stato concepito dall'autore in diverse varianti, una letteraria, una filmica e due teatrali (quella messa in scena nel 1966 e quella del 1973).
Nella prima metà del film lo stupore spalanca la bocca e diverte, nella seconda metà bisogna effettivamente legarsi alla sedia per resistere, nella consapevolezza che se è stata coniata l’espressione “ne valeva la pena” è perché le cose troppo facili non danno la stessa soddisfazione.
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La Tecnologia
La tecnologia è qualcosa di più di cavi, silicio, plastica e acciaio. È un sistema complesso che comprende la divisione del lavoro, l'estrazione di risorse e lo sfruttamento, a vantaggio di coloro che la rendono operante.
Il punto di contatto e il risultato della tecnologia sono sempre una realtà alienata, mediata e distorta. A dispetto di quanto affermano gli apologeti del postmodernismo e altri tecnofili, la tecnologia non è neutra. I valori e gli obiettivi di coloro che producono e controllano la tecnologia sono sempre inglobati in essa.
La tecnologia si distingue dai semplici attrezzi sotto molti aspetti. Un semplice attrezzo equivale a un utilizzo temporaneo di un elemento nell'ambiente immediatamente circostante per uno scopo specifico. Gli attrezzi non richiedono sistemi complessi che alienano l'utilizzatore dall'azione. Questa separazione è insita nella tecnologia e crea un'esperienza malsana e mediata, che sfocia in varie forme di autorità.
Il dominio aumenta ogni volta che viene creata una nuova tecnologia "che fa risparmiare tempo", poiché si rende necessaria la costruzione di altra tecnologia per sostenere, alimentare, mantenere e riparare quella originaria. Ciò ha portato con grande rapidità all'instaurazione di un sistema tecnologico complesso, che sembra avere un'esistenza indipendente dagli esseri umani che l'hanno creato.
I sottoprodotti di scarto della società tecnologica stanno inquinando il nostro ambiente sia fisico che psicologico. Siamo derubati della vita a favore della Macchina e degli effluenti tossici del combustibile che alimenta il sistema tecnologico: ci stanno soffocando in un ambiente concepito esclusivamente ai fini dell'efficienza meccanica e dell'espansione tecnologica.
Il sistema tecnologico distrugge, elimina o subordina metodicamente il mondo naturale, costruendo un mondo adatto solo per le macchine. L'ideale verso cui tende il sistema tecnologico è la meccanizzazione di tutto ciò che incontra.
Il punto di contatto e il risultato della tecnologia sono sempre una realtà alienata, mediata e distorta. A dispetto di quanto affermano gli apologeti del postmodernismo e altri tecnofili, la tecnologia non è neutra. I valori e gli obiettivi di coloro che producono e controllano la tecnologia sono sempre inglobati in essa.
La tecnologia si distingue dai semplici attrezzi sotto molti aspetti. Un semplice attrezzo equivale a un utilizzo temporaneo di un elemento nell'ambiente immediatamente circostante per uno scopo specifico. Gli attrezzi non richiedono sistemi complessi che alienano l'utilizzatore dall'azione. Questa separazione è insita nella tecnologia e crea un'esperienza malsana e mediata, che sfocia in varie forme di autorità.
Il dominio aumenta ogni volta che viene creata una nuova tecnologia "che fa risparmiare tempo", poiché si rende necessaria la costruzione di altra tecnologia per sostenere, alimentare, mantenere e riparare quella originaria. Ciò ha portato con grande rapidità all'instaurazione di un sistema tecnologico complesso, che sembra avere un'esistenza indipendente dagli esseri umani che l'hanno creato.
I sottoprodotti di scarto della società tecnologica stanno inquinando il nostro ambiente sia fisico che psicologico. Siamo derubati della vita a favore della Macchina e degli effluenti tossici del combustibile che alimenta il sistema tecnologico: ci stanno soffocando in un ambiente concepito esclusivamente ai fini dell'efficienza meccanica e dell'espansione tecnologica.
Il sistema tecnologico distrugge, elimina o subordina metodicamente il mondo naturale, costruendo un mondo adatto solo per le macchine. L'ideale verso cui tende il sistema tecnologico è la meccanizzazione di tutto ciò che incontra.
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