Non più autorità, molto più contraria alla felicità dell’umanità di qualche eccesso che si potrebbe produrre agli inizi di una società libera.
Al posto dell’organizzazione attuale, raggruppamenti di individui per simpatia ad affinità, senza leggi e senza capi.
Non più proprietà individuali; messa in comune dei prodotti; lavoro di ognuno secondo i suoi bisogni, consumo di ognuno secondo i suoi bisogni, cioè, secondo volontà.
Non più famiglia, egoista e borghese, che rende l’uomo proprietà della donna, e la donna proprietà dell’uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento di essere legati l’uno all’altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Ecco perché vogliamo l’unione libera.
Non più odio tra i fratelli, non più patrie, che gettano gli uni sugli altri degli uomini che non si sono nemmeno mai visti.
Sostituzione dell’attaccamento gretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo dell’Umanità Intera, senza distinzione di razza né di colore.
Non più religioni, forgiate dai preti per degradare le masse e dar loro la speranza di una vita migliore mentre essi stessi godono della vita terrestre.
Al contrario, sviluppo continuo delle scienze, messe alla portata di ogni essere che si sentirà attratto verso il loro studio, portando a poco a poco tutti gli uomini ad una coscienza del materialismo.
In una parola, niente più intralci al libero sviluppo della natura umana, libero sviluppo di tutte le facoltà fisiche, cerebrali e mentali.
Per far trionfare questo ideale, per creare una società anarchica su basi solide, occorre incominciare col lavoro di distruzione. Occorre gettare a terra il vecchio edificio tarlato.
La generazione vuota
Stavo dicendo lasciatemi fuori di qui prima che io venga al mondo.
E’ affascinante osservare quello che lo specchio riflette
ma quando io pranzo è per il muro che io stabilisco un posto.
Io appartengo alla generazione vuota
e ogni volta posso prenderla o lasciarla
Appartengo alla – generazione
ma ogni volta posso prenderla o lasciarla
Triangoli stavano cadendo alla finestra quando il dottore bestemmiò
Era un disegno animato lungamente abbandonato dall’occhio pubblico.
La balia aggiustò le sue giarrettiere
come feci i miei primi respiri il dottore afferrò la mia gola è urlò
“ Premio di consolazione di Dio ”
Afferrare la TV alle mie labbra
l’aria così riscatolata col denaro
Poi trasportarla sulla rampa delle scale e lasciarla cadere
nel vuoto del destino
Perdere il corso dei miei pensieri
e cadere nel sentiero delle tue braccia
E osservare sotto le palpebre ogni puntino che passa.

L’irreversibilità della morte, il suo carattere oggettivo; è un fatto scientifico moderno. Esso è peculiare alla nostra cultura. Tutte le altre affermano che la morte comincia prima della morte, che la vita continua dopo la vita, che è impossibile discriminare la vita dalla morte. Contro la rappresentazione che vede l’una il termine dell’altra, bisogna cercare di vedere l’indeterminatezza radicale della vita e della morte, e l’impossibilità di autonomizzarle nell’ordine simbolico. La morte non è una scadenza, è una sfumatura della vita – oppure la vita è una sfumatura della morte. Ma la nostra idea moderna della morte è governata da un sistema di rappresentazione del tutto diverso; quello della macchina e del funzionamento. Una macchina funziona o non funziona. Così la macchina biologica è morta o viva.
In un primo momento il prigioniero di guerra il vinto è semplicemente messo a morte; più tardi egli viene “risparmiato”, diviene parte del bottino di guerra, diventa schiavo e passa alla condizione di domestico suntuario; soltanto con il passare dei secoli viene fatto passare al lavoro servile; tuttavia egli non è ancora un lavoratore giacché il lavoro apparirà nella fase del servo o schiavo emancipato liberato dall’ipoteca della messa a morte, e liberato precisamente per il lavoro.

Il lavoro, i tempi liberi, il salario, il controllo, in definitiva sono forme di morte lenta, sospensione della vita, esse non si oppongono come specie di morti diverse alla vita, esse sono morti differite, morti lente al cui opposto vi è la morte violenta e in definitiva la vita, da cui la morte ne è parte. Il sistema lavoro si oppone come morte differita alla morte immediata; questa morte non è violenta né fisica: è la commutazione indifferente della vita e della morte; la loro neutralizzazione nella sopravvivenza, la loro rappresentazione scenica.
(Archivio Bodo’s Project 1985)
L’azione individualistica anarchica consiste nello sviluppare l’odio, il disgusto, il disprezzo personale per la dominazione dell’uomo sull’uomo per mezzo dell’uomo, delle collettività sopra o per mezzo dell’individuo. Consiste nel creare uno spirito di critica permanente ed irriducibile verso le istituzioni che insegnano, mantengono, preconizzano la dominazione degli uomini sopra i loro simili. E non soltanto contro le istituzioni, ma altresì contro gli uomini che queste istituzioni rappresentano, poiché e per opera di quelli che conosciamo queste. Infatti l’autorità è un astrazione, la si conosce solo attraverso i suoi rappresentanti e i suoi esecutori, esiste, per ciascuno di noi, sottoforma di deputati, giudici, gendarmi, carcerieri, agenti delle imposte, contribuenti, elettori.
Per Armand l’anarchismo è innanzitutto una filosofia di vita, non è solo un modo di praticare i rapporti sociali ma anche di vedere il mondo. Egli afferma che l’anarchico, nel senso forte della parola, è quell’individuo che esprime un’insofferenza esistenziale contro ogni forma d’autorità, che lotta contro il potere perché, prima di tutto, questo lo opprime direttamente, poi perché opprime anche gli altri. Naturalmente non vengono sottovalutate le possibili considerazioni sociali, collettive e interumane, ma il fattore determinante è rappresentato dall’azione condotta in prima persona, nel senso che è sempre il singolo soggetto l’alfa e l’omega di ogni riferimento giustificativo della prassi, la vera e unica certezza che dà valore agli scopi della lotta, la sola fonte che illumina la condotta umana.
Il 23 agosto 1927 gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono assassinati dalla giustizia americana.
“Il braccio della morte è un posto brutto in tutte le stagioni ma, senza finestre, senz’aria e senza luce, è terribile quando fa caldo... Non siamo criminali, ci hanno condannato con un complotto; ci hanno negato un nuovo processo; e se saremo giustiziati dopo sette anni quattro mesi e diciassette giorni di indicibili torture e ingiustizie è perché eravamo a favore dei poveri e contro l’oppressione dell’uomo da parte dell’uomo.”
Bartolomeo Vanzetti
“Nella cella dei condannati a morte siamo appena stati informati del comitato di difesa che il governatore Fuller ha deciso di ucciderci. Questa notizia non ci sorprende perché sappiamo che la classe capitalista non ha pietà per i buoni soldati della rivoluzione. Noi siamo fieri di morire e cadremo come tutti gli anarchici devono cadere. ”
Nicola Sacco
Tra l’altro che cosa è la giustizia? Giustizia è l’autorità, il potere che uno ha sopra un altro, e l’autorità non si discute; e se ti condanna sei ben condannato. Ma perciò giustizia è anche sottrarsi, se è possibile, all’autorità, come è giustizia far fuori, se occorre, un eventuale testimone (se ha già reso la testimonianza, allora la giustizia sarebbe lui). Insomma, sia come sia, quando bussano nella notte, la porta che si apre è quella di dietro, che dà nell’orto e nell’aperta campagna. Il pastore sa di essere sempre innocente per se stesso, ma non di esserlo di fronte all’autorità.
“Salvatore Satta, Il giorno del giudizio”

Noi ci atteniamo alle forme morali e condizionali della libertà, mentre chi ha il potere di determinare la natura delle categorie di interpretazione del reale giunge sino alla forma incondizionale, parodistica, parossistica, di liberazione dell'immagine, di liberazione attraverso l'immagine. Non si vede perché l'immagine, una volta liberata, non dovrebbe avere il diritto di mentire. E' anzi probabilmente questa una delle sue funzioni vitali, ed è ingenuo pensare che si è liberata a profitto della verità.
L’immagine, e con essa l'informazione, non è legata ad alcun principio di verità o di realtà.
Il vero problema delle società attuali, allora non è più la sovrapposizione di beni, ma l'eccesso di produzione di informazioni nel sociale, che rovescia paradossalmente "la società dell'informazione in una società afasicà”, sempre più incapace di parlare.
Il flusso incessantemente in crescita delle informazioni nel sociale instaura quindi il dominio di una forma circolatoria pura, votata radicalmente alla circolazione forzata e sempre più ravvicinata delle informazioni.
La comunicazione non si basa necessariamente sull'informazione, ma costituisce una dimensione a sé; è il puro collegamento, il contatto, tutte quelle forme di combinatoria relazionale che non hanno bisogno di messaggio. L’essenziale è essere collegati, anche se non si ha nulla da "dire".
Nell'informazione e nella comunicazione, il valore del messaggio è quello della sua circolazione pura, del fatto stesso che esso passa da immagine a immagine, da schermo a schermo.
L'informazione invece di fare comunicare si esaurisce nella messa in scena della comunicazione. Si gioca a parlarsi, a sentirsi, a comunicare, si gioca con i meccanismi più sottili di messa in scena della comunicazione.