VIGILANZA
I recuperatori sono tra noi!
“Annientate dunque definitivamente tutto ciò che possa distruggere un giorno la vostra opera” (Sade)
Comitato Arrabbiati – Internazionale Situazionista
Dopo Dio anche l’arte è morta. Che i suoi preti non rialzino più la testa!
Contro ogni sopravvivenza dell’arte,
Contro il regno della separazione,
DIALOGO DIRETTO
AZIONE DIRETTA
AUTOGESTIONE DELLA VITA QUOTIDIANA.
Comitato Arrabbiati – Internazionale Situazionista
Compagni,
Scristianizziamo immediatamente la Sorbona.
Non è più possibile tollerarvi una cappella!
Dissoteriamo e rimandiamo all’Eliseo e al Vaticano i resti dell’immondo Richelieu, uomo di Stato e cardinale.
Comitato Arrabbiati – Internazionale Situazionista
Quelli che parlano di rivoluzione e di lotta di classe, senza riferirsi esplicitamente alla vita quotidiana, senza comprendere ciò che vi è di sovversivo nell’amore e di positivo nel rifiuto delle costrizioni, costoro si riempiono la bocca di un cadavere.
Comitato Arrabbiati – Internazionale Situazionista
(manifesti apposti il 14 maggio sui muri della Sorbona da un comitato comprendente gli Arrabbiati e l’Internazionale Situazionista)
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 26 luglio 2018
La CIA e la psichedelia
Un mattino di sole dell'agosto 1951 un villaggio del distretto francese della Gard, cambiò pianeta. Il panettiere locale aveva fatto il pane con una partita di farina segale infestata dall'ergot. L'intero paese sperimenta una settimana di passione e di delirio, c'è chi zappa il pavimento di casa per piantare le patate, chi bagna le begonie con la macchina da cucire, chi fa omini di neve impastando il letame dei cavalli, chi credendosi un jet si leva in volo dal pagliaio (una gamba rotta), chi vede struzzi nel carburatore della macchina, chi armato di picozza e corde scala la parete nord del proprio frigorifero, chi vede dei pterodattili in fiamme travestiti da infermieri, chi marcia nudo per le strade, chi fa il pesce nel Rodano, chi batte il record del mondo di velocità lanciato sulla propria bicicletta, persino gli animali domestici si comportano stranamente. La saga del panettiere psichedelico provoca cinque morti e trecento persone fuori di testa per una settimana (fortunatamente senza strascichi).
Un giornalista statunitense, che stava indagando sugli esperimenti di controllo mentale condotti dalla CIA durante la Guerra Fredda, s’è imbattuto in alcuni documenti relativi a un oscuro episodio in Francia, che non è mai stato chiarito. Egli sostiene che nel 1951 la CIA stava testando un’arma segreta: l’irrorazione per aerosol di LSD. L’esperimento sarebbe stato effettuato in un villaggio francese, i cui abitanti e le autorità erano stati tenuti completamente al buio. Nel contingente della Sandoz c’era il Dr. Albert Hofmann, l’uomo che aveva sintetizzato l’LSD il 16 novembre 1938. Al momento della visita del gruppo Sandoz a Pont St. Esprit, solo una manciata di scienziati in tutto il mondo, stimata in non più di otto o dieci, era a conoscenza dell’esistenza della droga sintetica LSD. Di forse uguale se non superiore, importanza, era che praticamente nessuno in Francia, nel 1951, a parte un paio di funzionari selezionati dalla Sandoz Chemical, era consapevole che la società stesse segretamente lavorando a stretto contatto con la CIA.
Sandoz stava rifornendo la CIA con abbondanti quantità di droga, e dava consulenze all’agenzia sui possibili usi difensivi e offensivi per l’LSD, e anche nella sperimentazione segreta negli Stati Uniti e in Europa. Lo scoppio di Pont St. Esprit era stato effettivamente prodotto da un esperimento top-secret condotto congiuntamente da Esercito e CIA, nell’ambito del progetto MK/NAOMI, un progetto aggiunto ai programmi ultra-segreti della CIA Artichoke e MK/ULTRA.
Sandoz stava rifornendo la CIA con abbondanti quantità di droga, e dava consulenze all’agenzia sui possibili usi difensivi e offensivi per l’LSD, e anche nella sperimentazione segreta negli Stati Uniti e in Europa. Lo scoppio di Pont St. Esprit era stato effettivamente prodotto da un esperimento top-secret condotto congiuntamente da Esercito e CIA, nell’ambito del progetto MK/NAOMI, un progetto aggiunto ai programmi ultra-segreti della CIA Artichoke e MK/ULTRA.
Gestione senza autorità
L’anarchia si qualifica e si distingue per il metodo d’azione autodecisionale e per il principio di gestione senza autorità costituita dall’alto che impone il proprio volere, non per il tipo di rivolta che propugna. Si è anarchici non perché si sente semplicemente il bisogno di ribellarsi, bensì perché si vuole costruire qualcosa di alternativo che abbia il sapore della maggior libertà politica, sociale ed esistenziale possibili. Le insurrezioni ed i diversi tipi di ribellione non sono in alcun modo una specificità nostra, non ci distinguono. Tutti, compresi i bolscevichi, gli islamici, perfino i fascisti se oppressi ed impediti ad esistere, tendono a ribellarsi, a liberarsi da ciò che li opprime. Ma la loro ribellione e, quando c’è, la loro insurrezione, hanno un sapore del tutto diverso dal nostro, addirittura contrario. Essi, pur con giustificazioni e motivazioni ideologiche e ideali differenti tra loro, vogliono l’instaurazione di nuovi poteri forti, assolutisti, totalitari, teocratici. Si ribellano al potere vigente perché vogliono sostituirvisi e dominare le genti al suo posto. Noi, quando riusciamo ad insorgere, al contrario, vogliamo non solo abbattere il potere vigente, ma ogni altra forma di dominio, perché vogliamo costruire società fondate sull’assenza di gerarchie e di poteri dominanti. Non proponiamoci perciò solo come ribelli ed insurrezionalisti, ma innanzitutto come amanti fanatici della libertà, tutta la libertà possibile, dell’autogoverno, della voglia di non essere governati dall’alto e di vivere e convivere con gli altri senza violenze d’imposizione, nella solidarietà, nella reciprocità scambievole e nell’accordo consensuale più completi.
Dobbiamo creare luoghi di sperimentazione libertaria, dove si possano vivere e sperimentare forme di autogoverno e di solidarietà sociale, non all’insegna di un unico modello, ma di più modelli. Luoghi polivalenti, policentrici e acentrici, senza gerarchie e burocrazie all’interno, capaci di produrre innovazione e sovversione culturale, di essere creativi e spregiudicati, di essere esempio di un nuovo modo di fare ed essere società. Momenti di autorganizzazione collettiva, centri sociali libertari, scuole libertarie, municipi libertari di base, per chi lo desidera comuni sperimentali e quant’altro venga in mente che rappresenti e sperimenti la società altra cui aspiriamo. Una società nella società insomma, capace di sovvertire i modelli e l’immaginario collettivo vigenti. Se si affermerà diffondendosi e verrà attaccata dai poteri costituiti, allora si difenderà ed insorgerà per affermare il diritto alla libera scelta, al libero pensiero, alla libertà di sperimentazione.
Dobbiamo creare luoghi di sperimentazione libertaria, dove si possano vivere e sperimentare forme di autogoverno e di solidarietà sociale, non all’insegna di un unico modello, ma di più modelli. Luoghi polivalenti, policentrici e acentrici, senza gerarchie e burocrazie all’interno, capaci di produrre innovazione e sovversione culturale, di essere creativi e spregiudicati, di essere esempio di un nuovo modo di fare ed essere società. Momenti di autorganizzazione collettiva, centri sociali libertari, scuole libertarie, municipi libertari di base, per chi lo desidera comuni sperimentali e quant’altro venga in mente che rappresenti e sperimenti la società altra cui aspiriamo. Una società nella società insomma, capace di sovvertire i modelli e l’immaginario collettivo vigenti. Se si affermerà diffondendosi e verrà attaccata dai poteri costituiti, allora si difenderà ed insorgerà per affermare il diritto alla libera scelta, al libero pensiero, alla libertà di sperimentazione.
giovedì 19 luglio 2018
Il ’68 … Le Comuni (Capitolo XXIX)
Nelle occupazioni delle università immaginazione, sessualità, politica si esprimono fuori dagli schemi che regolamentano la famiglia e i gruppi di appartenenza sociale e religiosa. La vita quotidiana si dilata travolgendo abitudini e difese: i giovani vivono un tempo denso di eventi che appartiene ad una intera collettività. L’esperienza vivifica la critica teorica che ha disvelato la natura autoritaria della famiglia, luogo in cui si scambiano ruoli ossificati, e stimola la voglia di vivere in gruppo anche fuori dalle università.
Nelle comuni del ’68 confluiscono l’esperienza delle comunità hippie e delle aggregazioni religiose, cristiane e orientali, nate qualche anno prima. Con esse il movimento sperimenta aggregazioni familiari più ampie non repressive e tenta di
prefigurare la nuova società per la quale sta lottando. Il senso della proprietà di persone ed oggetti viene messo in discussione, si cerca di vivere senza competizione sviluppando solidarietà e cooperazione.
Se la famiglia è il luogo della necessità che immobilizza i suoi membri la comune è vissuta come libertà salvatrice: i rapporti possono essere autentici perché si vive con compagni scelti e gli affetti e i rapporti sessuali sono patti rescindibili in ogni momento tra persone non legate da dipendenza coatta.
La comune è dunque uno spazio entro cui può crescere un progetto di vita personale più ricco di senso e di relazioni, dove il tempo non è scandito da abitudini mortifere. Il bisogno di esprimere la propria personalità in un contesto ampio che superi l’isolamento della famiglia borghese si salda con lo slancio utopistico che vuole dimostrare la possibilità di instaurare rapporti liberi e solidali, senza attendere il Paradiso o la realizzazione del socialismo. La comune diventa allora comunità esemplare, embrione della Nuova Società.
Tra il 1965 e il 1973 ne nascono più di duemila comuni. Raccolgono il messaggio dei socialisti utopistici dell’800 – Fourier, Saint Simon, Owen – e suggestioni contemporanee assai diverse tra loro, come i kibbutz israeliani e le comuni agricole cinesi. Negli Stati Uniti, soprattutto in California e nel New England, e in Nord Europa si occupano case sfitte, a volte interi quartieri, fabbriche abbandonate vengono riattate, ettari di terra ospitano comunità variopinte. Il fenomeno arriva anche in Italia ma in forme più moderate. L’espansione si arresta a metà degli anni ’70. Per contraddizioni interne e mutamenti esterni. Si scopre la difficoltà di conciliare nella vita quotidiana esigenze personali e responsabilità collettive, che i ruoli sono duri a morire, che vivere in comune richiede attenzione intensa ed impegno costante. Fuori è cambiato il clima politico. Spazi sociali si chiudono, tornano prepotenti valori che esaltano competizione, la famiglia nucleare riprende fiato e ruolo. Molte comuni resistono altre si trasformano. Il neo – femminismo ne rompe parecchie ma ne fonda di nuove, tutte donne e bambini.
Dalla metà degli anni ’80 arrivano i Punk, gli Squatters e le case occupate, ma questa e tutta un’altra storia.
Nelle comuni del ’68 confluiscono l’esperienza delle comunità hippie e delle aggregazioni religiose, cristiane e orientali, nate qualche anno prima. Con esse il movimento sperimenta aggregazioni familiari più ampie non repressive e tenta di
prefigurare la nuova società per la quale sta lottando. Il senso della proprietà di persone ed oggetti viene messo in discussione, si cerca di vivere senza competizione sviluppando solidarietà e cooperazione.
Se la famiglia è il luogo della necessità che immobilizza i suoi membri la comune è vissuta come libertà salvatrice: i rapporti possono essere autentici perché si vive con compagni scelti e gli affetti e i rapporti sessuali sono patti rescindibili in ogni momento tra persone non legate da dipendenza coatta.
La comune è dunque uno spazio entro cui può crescere un progetto di vita personale più ricco di senso e di relazioni, dove il tempo non è scandito da abitudini mortifere. Il bisogno di esprimere la propria personalità in un contesto ampio che superi l’isolamento della famiglia borghese si salda con lo slancio utopistico che vuole dimostrare la possibilità di instaurare rapporti liberi e solidali, senza attendere il Paradiso o la realizzazione del socialismo. La comune diventa allora comunità esemplare, embrione della Nuova Società.
Tra il 1965 e il 1973 ne nascono più di duemila comuni. Raccolgono il messaggio dei socialisti utopistici dell’800 – Fourier, Saint Simon, Owen – e suggestioni contemporanee assai diverse tra loro, come i kibbutz israeliani e le comuni agricole cinesi. Negli Stati Uniti, soprattutto in California e nel New England, e in Nord Europa si occupano case sfitte, a volte interi quartieri, fabbriche abbandonate vengono riattate, ettari di terra ospitano comunità variopinte. Il fenomeno arriva anche in Italia ma in forme più moderate. L’espansione si arresta a metà degli anni ’70. Per contraddizioni interne e mutamenti esterni. Si scopre la difficoltà di conciliare nella vita quotidiana esigenze personali e responsabilità collettive, che i ruoli sono duri a morire, che vivere in comune richiede attenzione intensa ed impegno costante. Fuori è cambiato il clima politico. Spazi sociali si chiudono, tornano prepotenti valori che esaltano competizione, la famiglia nucleare riprende fiato e ruolo. Molte comuni resistono altre si trasformano. Il neo – femminismo ne rompe parecchie ma ne fonda di nuove, tutte donne e bambini.
Dalla metà degli anni ’80 arrivano i Punk, gli Squatters e le case occupate, ma questa e tutta un’altra storia.
MOZAMBIQUE Amon Düül II
Batti le mani
Perché morirai
Ogni vittima è a caccia del suo boia
Ogni cacciatore incalza la sua preda
La vittima trova una vittima e giustizia il giustiziere
Meglio morire da uomo libero che vivere da schiavo
Batti le mani
Perché morirai
La belva bianca è nel villaggio
Le interessa soltanto la morte
Si è sbarazzata della sua anima da tempo
E'
Uno stupratore di donne
Un mutilatore di bambini
Un assassino di uomini
Unisciti e combatti
Perché morirai
Ogni vittima è a caccia del suo boia
Ogni cacciatore incalza la sua preda
La vittima trova una vittima e giustizia il giustiziere
Meglio morire da uomo libero che vivere da schiavo
Batti le mani
Perché morirai
La belva bianca è nel villaggio
Le interessa soltanto la morte
Si è sbarazzata della sua anima da tempo
E'
Uno stupratore di donne
Un mutilatore di bambini
Un assassino di uomini
Unisciti e combatti
La precarietà è il cuore nero del processo di produzione
Il futuro si trasforma in una minaccia quando l'immaginazione collettiva diviene incapace di vedere possibilità alternative alla devastazione, all'immiserimento e alla violenza. Questa è precisamente la situazione presente perché l'economia si è trasformata in un sistema di automatismi tecno-economici cui la politica non è in grado di sfuggire. L'epidemia depressiva contemporanea si colloca in un contesto di paralisi della volontà, che è un altro modo per dire precarietà.
Nella precarietà si manifesta una impossibilità di tradurre le intenzioni in azione, in comportamento.
Entro il regime di aleatorietà dei valori fluttuanti la precarietà diviene forma generale del rapporto sociale, e investe la composizione sociale della nuova generazione che si affaccia sul mercato del lavoro. La precarietà non è uno aspetto particolare, più o meno ampio, della relazione produttiva, ma il cuore nero del processo di produzione.
Un flusso continuo di info-lavoro frattalizzato e ricombinante circola nella rete globale come fattore di valorizzazione universale, ma questo flusso non è in grado di trasformarsi in soggetto, non riesce a consolidare comportamenti organizzati, forme di difesa politica o sindacale, per le caratteristiche tecniche del processo di lavoro e per la forma di esistenza del lavoratore cellularizzato. Connettività e precarietà sono le due facce della stessa medaglia. Il sistema connettivo cattura e connette frammenti cellulari di tempo de-personalizzato. Il capitale compra frattali di tempo umano, e li ricombina nella rete.
Dal punto di vista della valorizzazione di capitale il flusso è continuo, e trova la sua unità nella rete in cui circolano i semi-lavorati, ma dal punto di vista dei lavoratori la prestazione di lavoro ha carattere frammentario: frattali di tempo, cellule di tempo, cellule pulsanti di lavoro si accendono e si spengono nel grande quadro di controllo della produzione globale.
L'erogazione di tempo-lavoro può essere scollegata dalla persona fisica e giuridica del lavoratore. L'impresa non acquista la forza lavoro di una persona, ma istanti separati della sua attività, cellule temporali che la rete si incarica continuamente di ricombinare. Il tempo di lavoro sociale diventa un oceano di cellule valorizzanti che possono essere convocate e ricombinate secondo l'esigenze del capitale.
Nella precarietà si manifesta una impossibilità di tradurre le intenzioni in azione, in comportamento.
Entro il regime di aleatorietà dei valori fluttuanti la precarietà diviene forma generale del rapporto sociale, e investe la composizione sociale della nuova generazione che si affaccia sul mercato del lavoro. La precarietà non è uno aspetto particolare, più o meno ampio, della relazione produttiva, ma il cuore nero del processo di produzione.
Un flusso continuo di info-lavoro frattalizzato e ricombinante circola nella rete globale come fattore di valorizzazione universale, ma questo flusso non è in grado di trasformarsi in soggetto, non riesce a consolidare comportamenti organizzati, forme di difesa politica o sindacale, per le caratteristiche tecniche del processo di lavoro e per la forma di esistenza del lavoratore cellularizzato. Connettività e precarietà sono le due facce della stessa medaglia. Il sistema connettivo cattura e connette frammenti cellulari di tempo de-personalizzato. Il capitale compra frattali di tempo umano, e li ricombina nella rete.
Dal punto di vista della valorizzazione di capitale il flusso è continuo, e trova la sua unità nella rete in cui circolano i semi-lavorati, ma dal punto di vista dei lavoratori la prestazione di lavoro ha carattere frammentario: frattali di tempo, cellule di tempo, cellule pulsanti di lavoro si accendono e si spengono nel grande quadro di controllo della produzione globale.
L'erogazione di tempo-lavoro può essere scollegata dalla persona fisica e giuridica del lavoratore. L'impresa non acquista la forza lavoro di una persona, ma istanti separati della sua attività, cellule temporali che la rete si incarica continuamente di ricombinare. Il tempo di lavoro sociale diventa un oceano di cellule valorizzanti che possono essere convocate e ricombinate secondo l'esigenze del capitale.
giovedì 12 luglio 2018
Il ’68 … il cinema (Capitolo XXVIII)
04 gennaio: “Cinema 60” pubblica la sceneggiatura di “La Cinese” di Godard; “Filmcritica” dedica una sezione alla guerra del Vietnam; il collettivo della rivista “Ombre Rosse” sospende le pubblicazioni e partecipa all’occupazione di
Palazzo Campana a Torino.
07 gennaio: Abruzzese scrive per “Contropiano” un saggio su cinema e politica, in forte polemica con i tentativi conciliatori fra arte e lotta di classe “l’unico cinema politico del momento è la saga, interna al capitale, di 007”.
08 gennaio: a Roma, proiettato a tarda notte – dopo un dibattito – “Acid” di Giuseppe Scotese, fil sulla droga bloccato dalla censura.
09 gennaio: il cineclub romano Filmstudio inizia a programmare il New America Cinema (con Mekas e Yoko Ono, fra gli altri). A Palazzo Campana Torino nasce un nucleo di studenti cineasti per usare strumenti audiovisivi nelle lotte.
11 gennaio: Condanna definitiva per due episodi del film “Le bambole” firmati da Bolognini e Risi.
12 gennaio: esce a Roma “La calda notte dell’ispettore Tibbs” di Jewison, protagonista un ispettore nero interpretato da Sydney Poitier. Il film ha vinto nel ’67 l’anno dell’esplosione della rabbia nei ghetti, 5 Oscar.
14 gennaio: Cineclub e sezioni diffondono documentari del terzo mondo come “Hasta la victoria siempre” Cuba, “Il giovane combattente” Vietnam, “Memoria del cangacao” Brasile, “Camillo Torres” Colombia.
16 gennaio: iniziano a circolare i filmati sulle lotte USA: We shall march again” di Lipton sulla grande manifestazione del ’65 a Berkeley e “Marvelous gun” di Giovanni Vento.
18 gennaio: nel circuito off arrivano i film della rivoluzione culturale cinese: “L’oriente e rosso”, “La linea di demarcazione”, “La guerra sotterranea”, “Grandi vittorie del pensiero di Mao Tse Tung”.
29 gennaio: Paolo Poli è denunciato a Venezia per vilipendio alla religione per “Rita da Cascia” di Ida Ombroni.
09 febbraio: gli attori di teatro, cinema e Tv in sciopero per 7 giorni. Assemblea al Quirino di Roma e manifestazioni a Milano e Torino.
13 febbraio: anteprima a Roma di “Lontano dal Vietnam”, sette episodi di Godard, Vaida,Marker, Lelouch, Resnais, Ivens, Klein. Marker monta e commenta il tutto; pezzi documentaristici, interviste, fiction sulla malafede degli intellettuali.
20 febbraio: al teatro Valle di Roma si recita “Nella giungla della città” di Calenda. A Filmstudio ’70 di Roma due documentari cubani, “Hanoi martedì 13” e “Patria o muerte” di Alvarez.
24 febbraio: viene abolita in Gran Bretagna la censura teatrale con decorrenza autunno 1968. Teatro Lirico, ricostruzione del processo Matteotti,testo e regia di Sbragia.
29 febbraio: esce senza divieti “I sette fratelli Cervi”.
06 marzo: al festival dei Popolo vengono presentati due lungometraggi statunitensi dell’area pacifista: “Profile of a Pace Parade” di David Loeb Weiss e “Inside North Vietnam a Personal Report” di Felix Greene.
10 marzo: a Firenze chiude,due giorni dopo la data prevista, il Festival dei Popoli. Un film di Frederick Wiserman, “Titicut Follies” documentario sui manicomi, censurato e proiettato solo per i critici, causa una vivace protesta degli spettatori.
15 marzo: esce a Roma il film inglese pacifista “Come ho vinto la guerra” diretto da Richard Lester e interpretato da
John Lennon. Escono anche su “Eureka” le prime avventure di Maxmagnus, testi di Max Bunker e disegni di Magnus.
27 marzo: esce a Roma “L’ora del lupo” di Ingmar Bergman realizzato nel 1966, tra i più radicali film del cineasta svedese.
29 marzo: esce in Francia “Playtime” del regista comico Jacques Tati. Un film senza dialoghi e feroce satira della società dei consumi.
05 aprile: a Francoforte, in scena “Kaspar” dramma di un giovane scrittore austriaco. Peter Handke: “il lavoro ha per protagonista il linguaggio”
08 aprile: rimesso in circolazione per ordine della magistratura il film svedese “Io, una donna”, sequestrato da un mese. Rinviata la consegna agli Oscar in segno di lutto per l’assassinio di Martin Luther King.
22 aprile: esce a Roma un film che fa scalpore perché si sofferma per la prima volta su un parto: è “Helga”, film scientifico tedesco occidentale.
26 aprile: muore a 77 anni il pittore, fotografo, grafico e pubblicitario tedesco John Heartfield; appartenne al movimento dada, e usò la fotografia soprattutto nella satira politica (famosi i suoi fotomontaggi antinazisti e pacifisti).
02 maggio: esce a Roma il film “La scuola della violernza” di James Clavell. La Cooperativa del Cinema Indipendente, gruppo che raccoglie i migliori cineasti sperimentali (Bellocchio, Leonardi, Baruchello ed altri) si svincola dalle incrostazioni formali -burocratiche.
10 maggio: al festival di Cannes si fa in tempo a vedere qualcosa, prima del blocco. “Rossi e bianchi” di Jancso, “ La festa e gli invitati” di Nemec. “Al fuoco! i pompieri” di Forman.
13 maggio: lo sciopero generale blocca Cannes. Nessuna proiezione viene effettuata. Solo i critici di notte riescono a vedere i film in concorso. Il palazzo viene cinto d’assedio dai manifestanti.
17 maggio: dopo 4 giorni di tensioni e discussioni una assemblea di cineasti tecnici e giornalisti francesi decide l'occupazione del palazzo del cinema di Cannes e la costituzione degli Stati Generali del cinema. Aderiscono 1500 professionisti.
18 maggio: il presidente della giuria di Cannes XXI Chamson annuncia la soppressione del concorso. Si sono dimessi dalla giuria Malle, Polanski, Monica Vitti, Terence Young. Hanno ritirato i loro film Resnais, Lelouche e Cournot, in solidarietà con il movimento.
20 maggio: Cannes viene definitivamente interrotta. Gli Stati generali del Cinema decidono la fine “morale” del Centre Nationale du Cinéma e si danno alcuni obiettivi (attacco al monopolio, abolizione della censura, riforma dell’insegnamento audiovisivo, unione con la Tv autogestita e indipendente dal capitale e dal potere.
24 maggio: USA, assemblea di attori solidali con la marcia dei poveri su Washington. Tra gli altri Marlon Brando, James Garner e Nathalie Wood.
25 maggio: 50 persone colte da malore durante la proiezione del film “Helga”, colpa della scena di parto in diretta.
27 maggio: Jean Marie Straub dedica alle lotte del maggio francese e a Mao Tze Tung il suo ultimo film: “Il fidanzato, l’attrice e il ruffiano”.
29 maggio: “A ciascuno il suo” di Petri vince il premio cinematografico di San fedele. A Parigi Jacques Tati riceve invece per il film “Playtime” il premio della cinematografia francese.
31 maggio: a Milano viene inaugurata la XIV Triennale “Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne”, con un omaggio alle barricate del ’68 parigino e nasce all’insegna della contestazione.
Palazzo Campana a Torino.
07 gennaio: Abruzzese scrive per “Contropiano” un saggio su cinema e politica, in forte polemica con i tentativi conciliatori fra arte e lotta di classe “l’unico cinema politico del momento è la saga, interna al capitale, di 007”.
08 gennaio: a Roma, proiettato a tarda notte – dopo un dibattito – “Acid” di Giuseppe Scotese, fil sulla droga bloccato dalla censura.
09 gennaio: il cineclub romano Filmstudio inizia a programmare il New America Cinema (con Mekas e Yoko Ono, fra gli altri). A Palazzo Campana Torino nasce un nucleo di studenti cineasti per usare strumenti audiovisivi nelle lotte.
11 gennaio: Condanna definitiva per due episodi del film “Le bambole” firmati da Bolognini e Risi.
12 gennaio: esce a Roma “La calda notte dell’ispettore Tibbs” di Jewison, protagonista un ispettore nero interpretato da Sydney Poitier. Il film ha vinto nel ’67 l’anno dell’esplosione della rabbia nei ghetti, 5 Oscar.
14 gennaio: Cineclub e sezioni diffondono documentari del terzo mondo come “Hasta la victoria siempre” Cuba, “Il giovane combattente” Vietnam, “Memoria del cangacao” Brasile, “Camillo Torres” Colombia.
16 gennaio: iniziano a circolare i filmati sulle lotte USA: We shall march again” di Lipton sulla grande manifestazione del ’65 a Berkeley e “Marvelous gun” di Giovanni Vento.
18 gennaio: nel circuito off arrivano i film della rivoluzione culturale cinese: “L’oriente e rosso”, “La linea di demarcazione”, “La guerra sotterranea”, “Grandi vittorie del pensiero di Mao Tse Tung”.
29 gennaio: Paolo Poli è denunciato a Venezia per vilipendio alla religione per “Rita da Cascia” di Ida Ombroni.
09 febbraio: gli attori di teatro, cinema e Tv in sciopero per 7 giorni. Assemblea al Quirino di Roma e manifestazioni a Milano e Torino.
13 febbraio: anteprima a Roma di “Lontano dal Vietnam”, sette episodi di Godard, Vaida,Marker, Lelouch, Resnais, Ivens, Klein. Marker monta e commenta il tutto; pezzi documentaristici, interviste, fiction sulla malafede degli intellettuali.
20 febbraio: al teatro Valle di Roma si recita “Nella giungla della città” di Calenda. A Filmstudio ’70 di Roma due documentari cubani, “Hanoi martedì 13” e “Patria o muerte” di Alvarez.
24 febbraio: viene abolita in Gran Bretagna la censura teatrale con decorrenza autunno 1968. Teatro Lirico, ricostruzione del processo Matteotti,testo e regia di Sbragia.
29 febbraio: esce senza divieti “I sette fratelli Cervi”.
06 marzo: al festival dei Popolo vengono presentati due lungometraggi statunitensi dell’area pacifista: “Profile of a Pace Parade” di David Loeb Weiss e “Inside North Vietnam a Personal Report” di Felix Greene.
10 marzo: a Firenze chiude,due giorni dopo la data prevista, il Festival dei Popoli. Un film di Frederick Wiserman, “Titicut Follies” documentario sui manicomi, censurato e proiettato solo per i critici, causa una vivace protesta degli spettatori.
15 marzo: esce a Roma il film inglese pacifista “Come ho vinto la guerra” diretto da Richard Lester e interpretato da
John Lennon. Escono anche su “Eureka” le prime avventure di Maxmagnus, testi di Max Bunker e disegni di Magnus.
27 marzo: esce a Roma “L’ora del lupo” di Ingmar Bergman realizzato nel 1966, tra i più radicali film del cineasta svedese.
29 marzo: esce in Francia “Playtime” del regista comico Jacques Tati. Un film senza dialoghi e feroce satira della società dei consumi.
05 aprile: a Francoforte, in scena “Kaspar” dramma di un giovane scrittore austriaco. Peter Handke: “il lavoro ha per protagonista il linguaggio”
08 aprile: rimesso in circolazione per ordine della magistratura il film svedese “Io, una donna”, sequestrato da un mese. Rinviata la consegna agli Oscar in segno di lutto per l’assassinio di Martin Luther King.
22 aprile: esce a Roma un film che fa scalpore perché si sofferma per la prima volta su un parto: è “Helga”, film scientifico tedesco occidentale.
26 aprile: muore a 77 anni il pittore, fotografo, grafico e pubblicitario tedesco John Heartfield; appartenne al movimento dada, e usò la fotografia soprattutto nella satira politica (famosi i suoi fotomontaggi antinazisti e pacifisti).
02 maggio: esce a Roma il film “La scuola della violernza” di James Clavell. La Cooperativa del Cinema Indipendente, gruppo che raccoglie i migliori cineasti sperimentali (Bellocchio, Leonardi, Baruchello ed altri) si svincola dalle incrostazioni formali -burocratiche.
10 maggio: al festival di Cannes si fa in tempo a vedere qualcosa, prima del blocco. “Rossi e bianchi” di Jancso, “ La festa e gli invitati” di Nemec. “Al fuoco! i pompieri” di Forman.
13 maggio: lo sciopero generale blocca Cannes. Nessuna proiezione viene effettuata. Solo i critici di notte riescono a vedere i film in concorso. Il palazzo viene cinto d’assedio dai manifestanti.
17 maggio: dopo 4 giorni di tensioni e discussioni una assemblea di cineasti tecnici e giornalisti francesi decide l'occupazione del palazzo del cinema di Cannes e la costituzione degli Stati Generali del cinema. Aderiscono 1500 professionisti.
18 maggio: il presidente della giuria di Cannes XXI Chamson annuncia la soppressione del concorso. Si sono dimessi dalla giuria Malle, Polanski, Monica Vitti, Terence Young. Hanno ritirato i loro film Resnais, Lelouche e Cournot, in solidarietà con il movimento.
20 maggio: Cannes viene definitivamente interrotta. Gli Stati generali del Cinema decidono la fine “morale” del Centre Nationale du Cinéma e si danno alcuni obiettivi (attacco al monopolio, abolizione della censura, riforma dell’insegnamento audiovisivo, unione con la Tv autogestita e indipendente dal capitale e dal potere.
24 maggio: USA, assemblea di attori solidali con la marcia dei poveri su Washington. Tra gli altri Marlon Brando, James Garner e Nathalie Wood.
25 maggio: 50 persone colte da malore durante la proiezione del film “Helga”, colpa della scena di parto in diretta.
27 maggio: Jean Marie Straub dedica alle lotte del maggio francese e a Mao Tze Tung il suo ultimo film: “Il fidanzato, l’attrice e il ruffiano”.
29 maggio: “A ciascuno il suo” di Petri vince il premio cinematografico di San fedele. A Parigi Jacques Tati riceve invece per il film “Playtime” il premio della cinematografia francese.
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