Prendo una pillola e vado a dormire
Vado a caccia di streghe per la strada
Sono l’ultima pagina del tuo libro
Non sono in grado di scrivere una canzone, solo il refrain
Guardo i cavalli nei campi
Mentre il drago agonizza dentro di me
Quando ho paura perdo la testa
Va bene così, succede tutte le volte
Quando ho paura perdo la testa
Va bene così, succede tutte le volte
L’isolamento si è scavato una buca dentro di me
Ti adoro, il suono della tua pelle
Così tante bugie ho affrontato
Il Sangue, il Paradiso, meglio restare ancorati alla terra
Così tante volte ho capito
Che quanto cercavo è davanti ai miei occhi
Sono solo in una buca per terra
Con un Teatro di Cani intorno
I mobili hanno preso vita
Stanotte danzo con un candeliere
Aquiloni in volo si raccolgono fuori dalla finestra
Sorridono spaventati
L’isolamento si è scavato una buca dentro di me
Ti adoro, il suono della tua pelle
L’isolamento si è scavato una buca dentro di me
Ti adoro, il suono della tua pelle
(Yung Lean, pseudonimo di Jonatan Aron Leandoer Håstad è un rapper svedese)

I tram cessarono immediatamente di circolare e tutti i negozi si chiusero e o sciopero generale si trovò attuato senza che ci fosse bisogno di deliberarlo e proclamarlo. L'indomani e i giorni susseguenti Ancona si trovò in stato di insurrezione potenziale. Dei negozi di armi furono saccheggiati, delle partite di grano furono requisite; una specie di organizzazione per provvedere ai bisogni alimentari della popolazione si andava abbozzando. La città era piene di truppa, navi da guerra si trovavano nel porto, ma l'autorità, pur facendo circolare grosse pattuglie non osava reprimere evidentemente perché non si sentiva sicura della obbedienza dei soldati e dei marinai. Infatti soldati e marinai fraternizzavano con il popolo; le donne, le impareggiabili donne anconetane carezzavano i soldati, distribuivano loro vino e sigarette, l'inducevano a mischiarsi con la folla; qua e là degli ufficiali erano sputacchiati e schiaffeggiati in presenza delle loro truppe e i soldati lasciavano fare. Lo sciopero prendeva ogni giorno di più il carattere di insurrezione, e già dei proclami dicevano che non si trattava più di sciopero che bisognava riorganizzare sopra nuove basi la vita cittadina.
Ora continueremo... se il governo e la borghesia si immaginano di aver vinto la rivoluzione e di averla domata; s'accorgeranno un giorno quanto e mai è grande il loro errore... le occasioni possono capitare quando uno meno se lo aspetta, bisogno stare pronti sempre.
01 – Scontro tra operai e polizia ad Ancona, di fronte alla fabbrica americana Farfisa, in sciopero dopo il licenziamento di alcuni sindacalisti.
02 – A Bologna il movimento interrompe l’inaugurazione del Congresso di medicina del lavoro. La polizia carica e gli studenti rispondono occupando l’istituto di Anatomia. Teach-in contro l’imperialismo all’università di Roma.
03 – 18 studenti medi denunciati a Roma per l’occupazione del liceo classico Lucrezio Caro, nella primavera precedente.
04 – A Milano scontri alla manifestazione per la strage di Città del Messico. In Sardegna i caschi blu caricano i pastori che occupavano i municipi e le scuole di cinque paesi. 9 operai e studenti denunciati a Pisa per violenza privata verso il direttore della Saint Gobain.
05 – Gli studenti medi entrano in agitazione. Guidano le lotte gli Istituti Tecnici e Professionali, ma sulla parola d’ordine del diritto all’assemblea, l’agitazione si estende ai licei classici e scientifici.
06 – Manifestazione a Roma contro la repressione in Messico.
10 – Manifestazione di protesta per l’uccisione di Mulele a Roma. Sciopero quasi totale alla Lancia di Torino. A Roma i baraccati occupano un gruppo di palazzine dello Iacp a Primavalle.
12 – La polizia sgombra le case occupate di Primavalle. Il direttore della libreria Feltrinelli di Roma denunciato per la vendita di bombolette spray di vernice con sopra scritto:”Dipingi di giallo il tuo poliziotto”.
13 – La giornata dedicata alla cavalleria, a Torino, finisce con cariche e fermi per la protesta del movimento studentesco.
14 – La polizia carica i picchetti di operai e studenti di fronte alla Lancia a Torino.
15 – Durissime cariche della polizia contro gli operai della Saint Gobain in sciopero. Sciopera anche il gruppo Pirelli. Al liceo Plinio Seniore di Roma il preside sospende 20 studenti per i capelli troppo lunghi.
16 – Il preside del liceo romano Mamiani invita i genitori di tre studenti a ritirare i figli dall’istituto prima che vengano sospesi da tutte le scuole italiane. molte scuole romane sono in lotta per l’assemblea e contro l’autoritarismo.
17 – Assemblea non autorizzata al Mamiani. 800 studenti chiedono di essere anche loro sospesi. I genitori dei 3 allievi minacciati di sospensione rifiutano di ritirare i loro figli.
18 – Il consiglio dei professori del Mamiani sospende per un anno da tutte le scuole Stefano Poscia e per 15 giorni altri 2 studenti.
19 – Occupato e sgombrato dalla polizia il Mamiani. Proteste e assemblee in molte scuole.
20 – L’assemblea degli studenti universitari e medi romani decide un sit-in di fronte al Mamiani per il giorno seguente.
21 – Manifestazione di fronte al Mamiani. Gli studenti delle scuole che non partecipano allo sciopero bloccano le lezioni e tengono assemblee non autorizzate.
22 – Al liceo Augusto di Roma, 17 studenti sospesi per aver scioperato contro le sospensioni del Mamiani.
23 – Assemblea permanente dei medi romani. La polizia presidia l’ingresso delle scuole. A Maddaloni, in provincia di Caserta, cariche contro un corteo di medi. Condannati a 4 mesi con la condizionale 2 arrestati negli scontri a Pisa.
25 – Corteo a Milano degli studenti del Parini.
26 – La polizia sgombra 4 facoltà occupate a Messina, subito rioccupate dagli studenti. A Palermo sgombrato un istituto tecnico occupato. La Cattolica di Milano revoca l’incarico alla professoressa Lidia Menapace, cattolica dissenziente.
27 – Il rettore e i presidi di facoltà di Messina minacciano di dimettersi per protesta contro l’intervento della polizia nell’università.
28 – 60 studenti sospesi a Sassari. Manifestazioni di studenti medi in molte città del sud. I sindacati proclamano per il 16 novembre lo sciopero generale, come pressione per la riforma delle pensioni discussa contemporaneamente in Parlamento.
29 – Ancora blocco delle lezioni al Mamiani. In lotta da giorni a Roma anche gli studenti dell’istituti tecnico Bernini.
30/31 – Cariche contro sit-in dei medi a Siracusa, Brindisi e Palermo. Gli studenti manifestano anche a Roma e Nuoro. All’università di Roma il congresso dei fisici italiani è interrotto dal movimento e decide di rinunciare alla cerimonia della premiazione finale.

Il capo della polizia criminale va a trovare l'amante, Augusta Terzi. Mentre fanno l'amore, il poliziotto le taglia la gola. Con la massima calma, convinto di essere al di sopra di ogni sospetto grazie al posto che occupa, egli trascura nel modo più assoluto di cancellare le tracce del delitto. Ritornato al commissariato, il dottore brinda insieme ai colleghi per festeggiare la sua recente promozione a capo della polizia politica. In attesa di occupare il nuovo posto, viene incaricato di dirigere l'inchiesta sul caso Terzi e si reca sul luogo del delitto. Qui ripercorre mentalmente i suoi primi rapporti con la donna, a cui piaceva subire da parte dell'amante la simulazione di interrogatori autoritari. È stata la scoperta della sua infedeltà con un giovane studente, Antonio Pace, a spingere il poliziotto ad assassinarla. Appena assunto il suo incarico nel nuovo ufficio, il dottore intensifica i controlli telefonici, di cui è vittima soprattutto Pace, accusato di essere un sovversivo. Nel frattempo l'inchiesta sul delitto prosegue e nell'appartamento della vittima vengono rinvenute un po' ovunque le impronte digitali del poliziotto. Sempre convinto di essere intoccabile, quest'ultimo decide di scrivere la propria autodenuncia e di recapitarla ai colleghi. Chiusosi in casa, immagina di ricevere la visita del commissario e di tutti gli alti funzionari della polizia. Convinto che questi ultimi preferiranno evitare lo scandalo piuttosto che servire la giustizia, egli costruisce mentalmente una scena nel corso della quale i colleghi cercano di costringerlo a negare ogni responsabilità nei confronti del crimine di cui egli si accusa. Mettendo fine alle proprie fantasticherie, il dottore constata l'arrivo reale del commissario accompagnato da un'intera squadra di agenti decisi a scagionarlo.

Il film fu scritto nel '68 e girato nel '69, in un momento storico-politico particolare per l'Italia, sullo sfondo della strage di Piazza Fontana, e all'inasprimento dello scontro sociale in atto, e dell'affaire del commissario Luigi Calabresi, ritenuto il responsabile da un parte della sinistra extraparlamentare della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli alla Questura di Milano.
In questo clima di tensione la pellicola fu messa sotto processo dalla censura per il soggetto narrato - per la rappresentazione che si faceva della Polizia (e molti videro nel personaggio del Commissario più di una somiglianza con Calabresi) - e rischiò di non uscire nelle sale
cinematografiche. Ma il film non fu bloccato dalla censura perché tutti si resero conto che la cosa avrebbe provocato uno scandalo enorme. Il particolare contesto politico del momento, una crisi di governo e la volontà della Democrazia Cristiana di trovare un accordo con i socialisti dopo le bombe di Milano rese possibile l'uscita del film. Certo il contenuto di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto non era tenero nei confronti delle autorità, mostrate nella loro arroganza.
Ricorda Elio Petri :”la polizia della Repubblica italiana nei venticinque anni successivi alla caduta del fascismo, nonostante l'abolizione della pena capitale, ha perpetrato nelle strade e nelle piazze decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e di contadini colpevoli unicamente di lottare contro la miseria e l'ingiustizia. Nessun poliziotto ha mai pagato per tutti questi morti. Io provavo, e provo tuttora, un odio profondo nei confronti dei mandanti appartenenti alle classi dominanti e degli esecutori di questi assassinii. Tuttavia nel film mi interessava soprattutto descrivere il meccanismo che garantisce l'immunità ai servi del potere. Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio”.

L'esercizio del potere diventa azione sistemica di controllo della masse attraverso l'uso della coercizione, dell'intimidazione, della rappresentazione dell'essere al di sopra della legge che vale per il popolo e non per i suoi servitori. E l'omicidio dell'amante da parte del Commissario fin dall'inizio è l'affermazione estrema del suo esercizio. Si tratta di un personaggio autoritario, intransigente e carismatico, un poliziotto di stampo scelbiano che, proprio per queste sue caratteristiche, viene promosso all'inizio del film al ruolo di dirigente dell'ufficio politico della Questura. Perfettamente caratterizzante da questo punto di vista è il suo discorso di insediamento all'insegna della legalità repressiva: "Sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale, sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo. [...] Noi siamo a guardia della Legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città malata. Ad altri il compito di educare, a noi quello di reprimere! La repressione è il nostro vaccino”.


La crisi ecologica attuale ci rammenta, tuttavia, che la pretesa superiorità della ragione strumentale è un fallimento sul suo stesso terreno. Lo strumentalismo, specialmente nella sua forma scientifica, non solo non è riuscito a essere all'altezza della sua pretesa storica di emancipare l'umanità, ma è perfino fallito nella sua più tradizionale pretesa di illuminare la mente. La scienza, immersa nei suoi mille congegni e nella sua compulsiva ricerca di innovazione, minaccia di fare a pezzi il pianeta. Assai più cogente di qualunque verdetto morale o ideologico, questo fallimento è scritto tangibilmente nella vita quotidiana, verificato dall'aria e dall'acqua inquinate, dai crescenti tassi di cancro, dagli incidenti automobilistici, dai rifiuti chimici che appestano tutto il mondo cella "civiltà" scientista. Riducendo l'etica a poco più che una questione di gusti e opinioni, lo strumentalismo ha dissolto ogni ostacolo morale ed etico alla catastrofe incombente sulla umanità. I giudizi non vengono più formulati in termini di meriti intrinseci; sono semplicemente una questione di pubblico consenso e fluttuano al mutare di bisogni e interessi particolaristici. Avendo spogliato il mondo della sua oggettività etica e ridotte la realtà ad un inventario di oggetti industriali, lo strumentalismo minaccia di rendere impossibile un atteggiamento radicalmente critico nei confronti del suo ruolo nei problemi da esso stesso creati. Se Odino pagò la sua saggezza con la perdita di un occhio , noi abbiamo pagato il nostro potere di controllo con la perdita di tutte e due gli occhi.
I moti sessantottini, come ogni movimento, ebbero una base ideologica. Tale base fu fornita dalla "Scuola di Francoforte" e soprattutto dai testi di H. Marcuse (Eros e Civiltà, edito nel 1955 e L'uomo a una dimensione, edito nel 1964).
La scuola di Francoforte, formatasi a partire dal 1922 presso il celebre "Istituto per la ricerca sociale", sul piano filosofico è sostanzialmente una teoria critica della società presente alla luce dell'ideale rivoluzionario di un'umanità futura, libera e disalienata. Essa intende porsi come pensiero critico e negativo nei confronti dell'esistente, teso a smascherarne le contraddizioni profonde e nascoste mediante un modello utopico in grado di fornire un'incitazione rivoluzionaria per un suo mutamento radicale. Marcuse, uno dei maggiori esponenti della scuola di Francoforte, polemizza, appunto, contro la società repressiva in difesa dell'individuo e della sua felicità, e con le sue opere fomenta quindi e dà una base razionale, filosofica al movimento del '68. Già in Eros e Civiltà Marcuse ritiene che la società di classe si sia sviluppata reprimendo gli istinti e la ricerca del piacere dell’uomo, impedendo la libera soddisfazione dei suoi bisogni, delle sue passioni. L'istintività, il piacere sono stati asserviti da ciò che lui chiama "principio della prestazione", cioè la direttiva di impiegare tutte le energie psico-fisiche dell'individuo per scopi produttivi e lavorativi. Ma la civiltà della prestazione non può far tacere del tutto gli impulsi primordiali verso il piacere, la cui memoria è conservata dall'inconscio e dalle sue fantasie.

Inoltre Marcuse ritiene che tale principio di prestazione abbia creato "le precondizioni storiche per la sua stessa abolizione" poiché lo sviluppo tecnologico e l'automatismo hanno posto le premesse per una diminuzione radicale della quantità di energia investita nel lavoro, a tutto vantaggio dell'eros e di un lavoro quale attività libera e creatrice.
L'Utopia di Marcuse è, in sostanza, il desiderio di un paradiso ricreato in base alla conquista della civiltà. Nell'Uomo a una dimensione Marcuse riprende e radicalizza i vari motivi di critica della società tecnologica avanzata.
Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l'individuo in un frenetico universo cosmico in cui possa mimetizzarsi. Il sistema si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che però sono puramente illusorie perché le decisioni in realtà sono sempre nelle mani di pochi. Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, cioè la classe operaia, in quanto questa si è completamente integrata nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi esclusi dalla società benpensante. Essi permangono al di fuori del processo democratico, la loro presenza prova quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni e istituzioni intollerabili. Perciò la loro opposizione è rivoluzionaria, anche se non lo è la loro coscienza; colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema: è una forza elementare che viola la regola del gioco e così facendo mostra che è un gioco “truccato".
Ad Herbert Marcuse venne poi dato l’appellativo di “cattivo maestro”in quanto accusato di essere stato un cattivo esempio per i giovani.
Durante la rivoluzione messicana, allettato da un compenso di centomila pesos, il giovane americano Bill Tate( detto Il Niño) accetta l'incarico di uccidere, per ordine degli agenti governativi, il generale Elias, capo dei rivoluzionari. Per raggiungere la sua vittima, Tate si aggrega a un gruppo di ex ribelli comandati da El Chuncho, che cerca di trarre profitto dalla rivoluzione assaltando i treni militari e le caserme per procurarsi armi che verranno vendute poi ad Elias. Bill ed El Chuncho, dopo varie peripezie, giungono finalmente al rifugio del generale Elias. Qui El Chuncho, riconosciuto responsabile della carneficina dell'intera popolazione del villaggio di San Miguel - che avrebbe potuto difendere dalle truppe del governo - si auto-condanna a morte, chiedendo di essere giustiziato da suo fratello El Santo. Ma all'improvviso, il generale viene assassinato. Il Niño infatti, salito su una collina, con un fucile di precisione, uccide prima il generale, poi El Santo e scappa
via.
Dopo una settimana El Chuncho raggiunge l'albergo Morelos, come gli aveva detto il Niño, deciso ad ucciderlo. Qui il Niño però, divide con lui metà della taglia che gli era stata data per l'assassinio di Elías, rendendo di fatto El Chuncho un uomo ricco. El Chuncho è confuso ma accetta l'offerta di denaro, insieme alla promessa di una vita migliore in America. Così il Niño lo porta da un parrucchiere, da un sarto e a lezione di ballo, ma proprio il giorno della partenza El Chuncho ha un ripensamento: vede la prepotenza del Niño che passa davanti alla fila per il biglietto del treno e la povertà di un lustrascarpe che gli chiede pochi spiccioli. Lui glieli dà e gli dice di comprarsi del pane. A questo punto stanno per salire sul treno, ma El Chuncho prende la sua pistola e dice al Niño che ha ugualmente deciso di ucciderlo. Alla domanda insistente del Niño: "Perché?", El Chuncho non riesce a spiegare l'imperativo dettato dalla sua coscienza politica e risponde soltanto: "Quien sabe?" (chi lo sa?) e mentre il suo amico cerca di estrarre la pistola lui lo uccide.
Grande western di Damiani, che sa creare un film che vive di vita propria: Quien Sabe? non è un semplice western, anzi, volendo, non è nemmeno un western. E’ un manifesto ideologico e politico, un film dai grandi temi, libertà, coerenza, coraggio: El Chuncho non è il tipico eroe senza macchia, ma un personaggio a tutto tondo, schiavo delle sue passioni che solo dopo un percorso lungo e tragico riuscirà a prendere realmente coscienza di sé ed in questo senso è bellissimo il finale, assolutamente anti-western, che ribalta l’idea del duello finale. Tutto il film è leggibile come un percorso, metaforico e non, sull’evoluzione delle idee e dei sentimenti, evidente anche nella struttura della pellicola: parte come un western minimale, passa, verso la metà, a western di ampio respiro, epico, ironico, per poi completarsi in una parte finale più matura e drammatica.
l ’68 arriverà due anni dopo, eppure Quien Sabe? ne anticipa le tematiche, i modelli terzomondisti, cavalca le ribellioni anti-colonialiste. Fa capolino anche la droga (la mescalina) nella scena della febbre malarica.

Quien Sabe? esce in un clima politico e sociale che stava per modificare i connotati del nostro Paese: un boom economico che rese ricche persone insospettabili e arriviste, con la conseguente rivoluzione proletaria incapace e allergica verso questa abbondanza. Ricordare che dal popolo nascono le rivoluzioni più significative, non dall’industria capitalista e non dalla ricchezza “facile”, un concetto che è impresso in tutta la pellicola, un grande esempio di cinema civile italiano che sfrutta il genere per raccontare altro, come spesso accadeva in quel periodo. L’essenza e il messaggio del film è racchiusa nella sequenza finale: il personaggio di Castel che dopo aver “giocato” si rivela nella sua meschinità e risulta essere classista e razzista e quella battuta di Volontè, “non comprare pane… compra dinamite!”, che rivela che i soldi e la gloria non cambiano le radici e gli ideali degli uomini di valore.