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giovedì 7 novembre 2013

La sfera del tempo precario

Il capitale vuole essere libero di spaziare in ogni angolo del mondo per scovare il frammento di tempo umano disponibili a essere sfruttato per un salario più misero. A questo scopo mette in moto una ricerca continua, puntuale, frammentaria, frattalizzata, cellularizzata. Va alla ricerca del frammento di lavoro che può essere sfruttato ad un costo più basso, lo cattura, lo usa e lo espelle. Il tempo di lavoro è frattalizzato, cioè ridotto a frammenti minimi ricomponibili, e la frattalizzazione rende possibile per il capitale una costante ricerca delle condizioni di minimo salario. La persona del lavoratore è giuridicamente libera, ma il suo tempo è schiavo. Il suo il tempo non gli appartiene, perchè è a disposizione del ciber spazio produttivo ricombinante. 
Il lavoro necessario per far funzionare la rete è una costellazione di istanti isolati nello spazio e frazionati nel tempo, ricombinati dalla rete, macchina fluida. Per poter essere incorporati dalla rete i frammenti di tempo lavorativo debbono essere resi compatibili, ridotti ad un unico formato che renda possibile una generale inter-operabilità. Si verifica così una vera e propria scissione tra percezione soggettiva del tempo che scorre, e ricombinazione oggettiva del tempo nella produzione di valore.
Quale immaginazione del futuro può generarsi in un cervello sociale frammentato e cellularizzato fino al punto di non poter riconoscersi come soggetto unitario? Nella sfera del tempo precario non si può formulare alcun progetto di futuro, perchè il tempo precario non si soggettivizza, non diviene soggetto di immaginazione, nè di volontà nè di progetto.
La frammentazione del tempo presente si rovescia nell'implosione del futuro.

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