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giovedì 14 febbraio 2019

La psicologia dell'appropriazione

Prima di parlare di nuovi tipi di convivenza tra individui che siano in grado di evitare le restrizioni e la sottile violenza esercitata dalla famiglia, bisogna chiarire bene un punto. Per quanto riguarda i paesi capitalistici del primo mondo si può parlare di comuni solo come situazioni prototipo che non potranno mai liberamente diffondersi e prosperare in un contesto prerivoluzionario. La psicologia dell'appropriazione, del trattare altri individui, in maggiore o minore misura, come merce che si può possedere o scambiare è oggettivamente così prevalente che i tentativi di trascenderla debbano essere per forza rari e isolati. E anche in questi pochi casi la trascendenza sarà più apparente che reale in quanto sembra esserci un inevitabile ricorso alla repressione (cercare di non pensare), alla rimozione, alla negazione (le manovre "inconsce" o preriflessive), e alle varie strategie di ritiro. Con questo vari sistemi possiamo evitare lo spettacolo del nostro possedere e "usare" altri individui: naturalmente di solito ciò avviene sotto forma di collusione, dal momento che questi sono già condizionati a venire usati e sfruttati nei rapporti.
In breve, quello che non vogliano non è masticare la nostra pagnotta, ma consumare il sistema così da riuscire infine ad assaggiare noi stessi.

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