Alla vivacità della polemica non corrispose tuttavia sul terreno pratico un'azione tale da imprimere al movimento operaio una svolta rivoluzionaria. La sproporzione delle forze era troppo massiccia (500.000 circa gli aderenti all'Unione Sindacale contro il milione e 900.000 della CGL nel 1920) per poter permettere al gruppo anarchico di assumere la guida dell'intero movimento operaio organizzato. (L'Unione Sindacale Italiana esercitava un'influenza rilevante soprattutto in alcuni settori operai e in alcune località; per es. fra i metallurgici e i gasisti di Milano, i minatori di Toscana, i cavatori dell'Apuania, i contadini delle Puglie e i metallurgici genovesi. Soltanto in queste zone la sua azione era determinante e riusciva a trascinare tutto il proletariato). Ma le difficoltà erano insite nelle carenze interne dello stesso movimento anarchico, come si può desumere dall'esame degli scritti del Borghi. Lo straordinario intuito che lo portò a riconoscere sul piano politico generale i momenti di più alta tensione rivoluzionaria non si manifestò con altrettanta chiarezza e incisività nell'azione sindacale. Quest'ultima appare piuttosto un'esperienza che, in quanto recepita dall'esterno (il Borghi stesso riconosce come in Italia i sindacati siano nati per opera dei socialisti marxisti), venne ad aggiungersi alla logica dell'insurrezionismo anarchico, senza però amalgamarsi con esso. Conseguenza questa forse dell'inadeguatezza del mezzo sindacale a rispondere alle esigenze rivoluzionarie anarchiche (il Borghi riconoscerà più tardi che «lo spettacolo dell'involuzione che era avvenuta nei movimenti operai dei paesi che avevano preceduto l'Italia nello sviluppo industriale» aveva finito per persuaderlo che «era utopistico addossare al sindacato compiti rivoluzionari»), ma anche, riteniamo, di quella che fu l'intrinseca caratteristica della strategia e della tattica rivoluzionaria anarchica, portata a porre l'accento soprattutto sull'elemento volontaristico senza collegarlo, con un programma accorto di preparazione rivoluzionaria, alle condizioni obiettive della situazione. Lo stesso rifiuto degli anarchici a partecipare, a qualsiasi livello all'esercizio del potere, pur cimentandosi nelle più complesse operazioni dell'azione politica (l'azione sindacale, l'insurrezione armata, la gestione collettiva delle imprese ecc.) costituiva un determinante motivo di debolezza nei loro programmi. Tuttavia non si può non riconoscere che, al di là dei concreti limiti operativi, essi adempirono a un'importante funzione critica. E questo giudizio è particolarmente valido per il Borghi che, indirizzando concretamente l'Unione Sindacale Italiana verso il rifiuto del parlamentarismo governativo, delle riforme parlamentari, del partito politico, della dittatura provvisoria e di tutte quelle iniziative che prescindono da un processo di liberazione del proletariato che parta dal basso, apportò un contributo decisivo all'identificazione di quelli che possono essere i processi degenerativi della lotta politica; contributo la cui validità superò i limiti contingenti della sua azione per porsi come strumento interpretativo e di continua verifica dei criteri e degli obiettivi della lotta di classe.

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