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giovedì 9 settembre 2021

Un membro dei Crass sulla pace

La nostra arte e la  nostro creatività  sono le nostre armi più  potenti. Dobbiamo usare lo  nostra fantasia per stabilire il nostro  futuro: incominciamo a preparare  il mondo nuovo. Nessuna rivoluzione  è auspicabile se non  si ha una  chiara visione di quello che si vuole  dopo. Non è forse giunto il  momento di chiederci per che cosa vogliamo  combattere? Creiamo  dunque le politiche  di comportamento per il nostro  futuro. Siamo  così spesso forzati alla  rinuncia, ci nascondiamo  dentro al nostro buco; al buio,  per guardare  la luce che brillo così  distante do noi. Non  è forse tempo che ci  muoviamo in direzione di quello luce? Adesso, forse, sono  giunto al momento più difficile  di questo mio scritto, il punto più: importante  per mettere allo prova la mia  natura essenzialmente  pacifista. Quando la gente  verrà a conoscenza di  qualche possibilità di  cambiamento reale, in un  primo momento si  limiterà ad assistere, a solidarizzare  passivamente, e solo in un secondo momento si sentirà coinvolta e  parteciperà attivamente  allo lotta. Lo stato, i suoi agenti, i suoi "amici" ed alleati (da qui  la necessità  di una rivoluzione internazionale) si  opporranno  alla concessione dello  libertà reclamata, libertà  allo quale la  gente non  sarà disposta a rinunciare. Per quelli che facevano  parte del grande  movimento pacifista degli ultimi anni '70, e che a quel tempo erano convinti delle  strategie puriste e pacifiste del primo movimento nonviolento, si porrà la  domanda cruciale: combattere o non combattere? Combattere oppure  sottomettersi all'inevitabile barbarie con cui lo stato reagirà alla  rivoluzione? Se il movimento pacifista  è davvero  schierato dalla parte  della pace, non può, in alcun modo tollerare  l'esistenza dello reato, soprattutto perché la pace così  come lo stato  l'intende non è altro che  una situazione generale di calma  e torpore, un senso  di sicurezza che lo stato può controllare direttamente. Se cerchiamo la pace, la vera  pace mettendo da parte le nostre  differenze, noi andiamo verso la  rivoluzione, poiché in nessun altro  modo le nostre domande troveranno  una  risposta. Verrà il momento in cui noi  non ci dovremo  più confrontare con  la polizia, ma con  l'esercito. So  che se il mondo non verrà prima distrutto dallo stato, verrà il tempo dello rivoluzione. So che tutti i pacifisti contribuiscono e hanno contribuito a questa  situazione. Quello che non so e se sarò oppure no disposto a prendere in mano un fucile. 



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