La natura stessa possiede alcune caratteristiche precise.
La prima è che ciascuno di noi sia un essere razionale, capace di riconoscere e identificare la verità e per tanto agire conseguentemente. Poiché siamo dotati di una mente siamo provvisti anche di volontà, siamo cioè capaci di agire dirigendo le nostre azioni con convinzione e consapevolezza. Naturalmente questa non è che una possibilità che viene riconosciuta e sulla quale si fa affidamento per poter costruire una società coerente con questi principi, una società giusta.
La seconda è che ognuno di noi è un essere socievole e sociale ed è attraverso la società che ciascuno si esprime compiutamente condividendo i propri sentimenti. Ma allo stesso tempo l'essere socievoli non nega il fatto che ciascuno è anche un individuo e che questa caratteristica va non solo salvaguardata ma anche espressa. Non possiamo permetterci di perdere le nostre specificità, annullandoci nella massa o dipendendo da altri. Per essere davvero felici occorre garantire un equilibrio costante di queste due dimensioni, quella sociale e quella individuale.
La terza convinzione, che viene posta alla base della natura umana, è che gli uomini sono esseri progressivi, ovvero perfettibili, nel senso che possono non tanto raggiungere la perfezione quanto migliorare indefinitamente. Occorre essere ben consci non solo della forza dilagante del male, che si esprime soprattutto attraverso le istituzioni autoritarie, ma anche di quanto sia fragile la verità e forti i pregiudizi e le abitudini capaci di plasmare e condizionare efficacemente gli uomini.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 15 giugno 2017
giovedì 8 giugno 2017
L'imprescindibilità di una relazione solidale
Il metodo seguito da un pensatore anarchico è molto diverso da quello seguito dagli utopisti. L'anarchico non si riferisce a concetti metafisici, come i diritti naturali, i diritti dello Stato, ecc., per vedere quale siano, nella sua opinione, le migliori condizioni per realizzare il maggiore benessere possibile del genere umano; al contrario egli segue il corso tracciato dalla teoria moderna della evoluzione, senza però entrare nel campo ingannatore delle semplici analogie. L'anarchico studia la società umana così com'è oggi e com'è stata in passato, senza attribuire all'umanità in genere e all'individuo in particolare, qualità superiori che non possiedono né questo né quella; e solo considera la società come un aggregato di organismi che cercano il modo migliore di armonizzare le necessità individuali con quelle collettive, per il benessere di tutta la specie presa nel suo insieme e nei suoi componenti. L'ideale dell'anarchico è per conseguenza, il risultato di ciò che egli considera come fase prossima dell'evoluzione. Non è questione di fede bensì di discussione scientifica.
L'anarchia è dunque in stretta concordanza con la filosofia dell'evoluzione, perché le teorie evolutive hanno dimostrato non solo l'enorme capacità di ogni individuo di adattarsi alle proprie condizioni esistenziali e, conseguentemente, di sviluppare quelle facoltà che agevolano tale processo di adattamento, ma anche l'imprescindibilità di una relazione solidale che leghi tra di loro gli esseri di una medesima specie.
L'anarchia è dunque in stretta concordanza con la filosofia dell'evoluzione, perché le teorie evolutive hanno dimostrato non solo l'enorme capacità di ogni individuo di adattarsi alle proprie condizioni esistenziali e, conseguentemente, di sviluppare quelle facoltà che agevolano tale processo di adattamento, ma anche l'imprescindibilità di una relazione solidale che leghi tra di loro gli esseri di una medesima specie.
LIBERTÀ di Santino Spinelli
Ascolto in silenzio
il muto canto dell'erba
che dondola l'anima al vento
disprezzando le vanità
e le ricchezze vane;
adoro i sospiri degli abeti
che s'infrangono nei gelidi turbini;
amo gli umili pianti del salice
che non si sciolgono alle carezze della neve.
Adoro le solitarie danze del castagno
che trema le palmipedi foglie
come mani al cielo;
adoro il sole che non si maschera per apparire;
la luna che non si trucca per ingannare.
Amo la nudità e il soave profumo
dell'eterna libertà.
il muto canto dell'erba
che dondola l'anima al vento
disprezzando le vanità
e le ricchezze vane;
adoro i sospiri degli abeti
che s'infrangono nei gelidi turbini;
amo gli umili pianti del salice
che non si sciolgono alle carezze della neve.
Adoro le solitarie danze del castagno
che trema le palmipedi foglie
come mani al cielo;
adoro il sole che non si maschera per apparire;
la luna che non si trucca per ingannare.
Amo la nudità e il soave profumo
dell'eterna libertà.
Quarantanni fa ... il 77 (capitolo IX)
12 marzo: a Torino, poco prima delle otto del mattino viene ucciso sotto casa il brigadiere Ciotta; corteo da piazza Solferino in solidarietà al compagno di Lotta Continua, Pier Francesco Lorusso ucciso dai carabinieri a Bologna, il corteo sfila su via Consolata, Porta Palazzo, via Milano, qualche insulto alla Giunta rossa davanti al Comune poi si prosegue per via Garibaldi, piazza Castello e via Po, gruppetti si staccano dal corteo con molotov contro la questura di via Verdi sparando anche alcuni colpi di pistola, intanto il corteo continua in via Principe Amedeo con lancio di pietre contro la Camera del Lavoro, dopo una breve fermata davanti alla Prefettura il corteo si avvia a Palazzo Nuovo per radunarsi in assemblea, un altro gruppo di una ventina di persone si dirige di corsa verso via Garibaldi al numero 22 dove al primo piano c’è una sede della DC, lancio di molotov, nella fuga vengono frantumate le vetrine di una pasticceria, di una gioielleria e della Casa del Guanto. A Bologna, dopo uno sciopero di tre ore indetto dai sindacati e una manifestazione a piazza Maggiore, in cui il servizio d’ordine del PCI tenta di non far entrare il corteo di universitari, si verificano ancora, nel pomeriggio, gravi scontri tra polizia e studenti, nella zona dell’Università, i banchi ed i tavoli delle facoltà di scienze politiche, magistero e giurisprudenza bruciano sulle barricate di via Zamboni e piazza Verdi, un giovane di 23 anni, Antonio Mariano suona Chopin su un pianoforte collocato in mezzo alle barricate, il movimento resiste, fino a notte, all’assedio della polizia, durante gli scontri viene appiccato il fuoco a un ristorante Il Cantunzein, un’armeria viene assaltata e saccheggiata e in qualche caso si risponde al fuoco della polizia; vengono fermate una cinquantina di persone, la maggior parte delle quali viene poi arrestata. Alle 23 Radio Alice viene chiusa dalla polizia e cinque redattori vengono arrestati, con l’accusa di concorso in «associazione per delinquere, in relazione all’attività di radiodiffusione illegale, nella circostanza di grave perturbamento dell’ordine pubblico». A Roma, si comincia la mattina con lo sciopero dei medi da Piazza Esedra a Trastevere: 8000 persone nessuna organizzazione politica ha voluto partecipare. Sempre al mattino c’è anche un corteo della FGCI dal Colosseo a Piazza San Giovanni di 1.500 persone. Al pomeriggio sono in centomila, provenienti da tutte le parti d’Italia, scendono in piazza per una manifestazione nazionale dopo l’uccisione di Lorusso, duri gli striscioni: «Violenza proletaria», «I nostri vessilli sono oggi a lutto. Per i compagni morti pagherete tutto». In testa al corteo, come concordato, lo striscione con scritto: “Siamo stanchi di piangere il sangue dei compagni uccisi”. Il corteo parte da piazza Esedra, ma la polizia lo blocca già in via Nazionale. Dopo alcune trattative viene concesso un percorso alternativo. Il corteo, aperto da una folta delegazione bolognese, arriva a piazza del Gesù, dove un gruppo di autonomi lancia un grappolo di molotov contro la sede della Dc e la polizia carica il corteo lanciando lacrimogeni e spezzandolo. Il corteo riesce comunque a raggiungere piazza del Popolo, dove avrebbe dovuto concludersi. Anche qui i dimostranti, che lanciano bottiglie incendiarie contro il bar Rosati e il comando dei carabinieri, vengono caricati dalla polizia. Per ore il centro della città viene sconvolto da sparatorie, scontri, autobus rovesciati, macchine incendiate. Vengono saccheggiate due armerie. Vengono assaltate la caserma dei carabinieri della Legione Lazio a piazza del Popolo, il commissariato di PS di Borgo, la sede del Popolo e l’ambasciata del Cile presso la Santa Sede. Inoltre vengono devastate la filiale FIAT di via FIaminia, la Gulf del lungotevere, gli uffici della SIP di via Gianturco, l’hotel Palatino e numerosi negozi. Moltissime auto parcheggiate di cilindrata superiore alla 500 hanno i vetri fracassati. 10 agenti, due dei quali in modo grave, sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco.
Feriti anche due dimostranti e un giovane, Eugenio Castaldi, che, fermato ad un posto di blocco, ha sparato ed è stato a sua volta colpito. In serata, soprattutto alla stazione Termini, la polizia e le squadre in borghese scatenano pestaggi e rappresaglie. Sono 126 i fermati, 31 dei quali trattenuti in stato d’arresto. L’Università viene chiusa nuovamente. A Milano, durante la manifestazione indetta dalla nuova sinistra, alcuni gruppi di giovani si staccano dal corteo e assaltano l’Assolombarda con una cinquantina di molotov e colpi di pistola contro le vetrine, ad un vigile urbano gli viene sequestrata la pistola d’ordinanza, un altro lancio di molotov colpisce la compagnia aerea spagnola Iberia.
13 marzo: a Bologna, i carabinieri occupano con mezzi pesanti l’Università, dalle 5,30 del mattino un migliaio di carabinieri armati fino ai denti e coperti da carri blindati, entrano nell’Università, trovandola vuota, per tutto il giorno, nella città presidiata, piccoli gruppi di giovani cercano di radunarsi, ma vengono dispersi. In serata il bilancio è di un centinaio di fermi e 41 arresti, adoperano, per la prima volta, dei carri blindati, gli M113. Il sindaco comunista Zangheri li ringrazia affermando che «non si può criticare chi è in guerra». A Roma, Cossiga vieta per 15 giorni tutte le manifestazioni pubbliche di qualsiasi genere. A Catanzaro, esproprio proletario in una banca, bottino quaranta milioni.
Feriti anche due dimostranti e un giovane, Eugenio Castaldi, che, fermato ad un posto di blocco, ha sparato ed è stato a sua volta colpito. In serata, soprattutto alla stazione Termini, la polizia e le squadre in borghese scatenano pestaggi e rappresaglie. Sono 126 i fermati, 31 dei quali trattenuti in stato d’arresto. L’Università viene chiusa nuovamente. A Milano, durante la manifestazione indetta dalla nuova sinistra, alcuni gruppi di giovani si staccano dal corteo e assaltano l’Assolombarda con una cinquantina di molotov e colpi di pistola contro le vetrine, ad un vigile urbano gli viene sequestrata la pistola d’ordinanza, un altro lancio di molotov colpisce la compagnia aerea spagnola Iberia.
13 marzo: a Bologna, i carabinieri occupano con mezzi pesanti l’Università, dalle 5,30 del mattino un migliaio di carabinieri armati fino ai denti e coperti da carri blindati, entrano nell’Università, trovandola vuota, per tutto il giorno, nella città presidiata, piccoli gruppi di giovani cercano di radunarsi, ma vengono dispersi. In serata il bilancio è di un centinaio di fermi e 41 arresti, adoperano, per la prima volta, dei carri blindati, gli M113. Il sindaco comunista Zangheri li ringrazia affermando che «non si può criticare chi è in guerra». A Roma, Cossiga vieta per 15 giorni tutte le manifestazioni pubbliche di qualsiasi genere. A Catanzaro, esproprio proletario in una banca, bottino quaranta milioni.
giovedì 1 giugno 2017
classe virtuale
La borghesia era una classe fortemente territorializzata, il cui potere si fondava sulla proprietà di beni fisici, e sul fatto di appartenere ad una comunità stabile. L'etica protestante era fondata sulla relazione di lungo periodo alla comunità religiosa dei lavoratori e dei consumatori che condividevano nel tempo lo stesso luogo di abitazione e lo stesso destino. Ma oggi la borghesia è scomparsa. Dalla deterritorializzazione emerge una post-borghesia che non ha relazione con il territorio né con la comunità, dal momento che domani può spostare il suo business in un luogo distante del mondo, e dal momento che il profitto ricavabile degli investimenti finanziari dipende da transazioni che si compiono nell'arco di nanosecondi, non di anni o di mesi. Possiamo chiamare questa classe la classe altrove, dal momento che essa sposta continuamente la posta del suo investimento. Ma possiamo anche chiamarla classe virtuale, per due ragioni. perché è la classe che accumula i suoi profitti grazie alla attività virtuali come il net trading, e alla rete della produzione immateriale ad alta tecnologia. Ma anche per una seconda ragione: si tratta di una classe che non esiste realmente, che non si può identificare perché coloro che investono nel mercato finanziario sono un pulviscolo vastissimo di piccoli azionisti, piccoli risparmiatori che attendono tutti un ritorno economico dai loro micro-investimenti perché tutti sono in qualche misura costretti a dipendere dall'investimento finanziario, anche se nella grande maggioranza saranno fregati.
La classe altrove ha ristabilito la logica economica del reintier, dato che il profitto non è più legato all'espansione della ricchezza esistente, ma è legato al mero possesso di un bene invisibile: il denaro, anzi il credito.
Il denaro si è dematerializzato. Un tempo gli ufficiali della Federal Reserve Bank di New York trasferivano lingotti d'oro su dei carrelli e li trasportavano da un caveau a un altro del paese. Oggi circa 1.3 trilioni di dollari sono trasferiti ogni giorno senza prendere forma tangibile. Il denaro divenuto etereo, volatile ed elettronico. Null'altro che un insieme di uni e di zero che corrono lungo migliaia di chilometri di fili, su autostrade di fibra ottica, spediti su dei satelliti e irraggiati da una stazione di microonde ad un'altra. Questo denaro è un'ombra. Non ha dimensione tattile, non ha massa né peso. E' un immagine.
La classe altrove ha ristabilito la logica economica del reintier, dato che il profitto non è più legato all'espansione della ricchezza esistente, ma è legato al mero possesso di un bene invisibile: il denaro, anzi il credito.
Il denaro si è dematerializzato. Un tempo gli ufficiali della Federal Reserve Bank di New York trasferivano lingotti d'oro su dei carrelli e li trasportavano da un caveau a un altro del paese. Oggi circa 1.3 trilioni di dollari sono trasferiti ogni giorno senza prendere forma tangibile. Il denaro divenuto etereo, volatile ed elettronico. Null'altro che un insieme di uni e di zero che corrono lungo migliaia di chilometri di fili, su autostrade di fibra ottica, spediti su dei satelliti e irraggiati da una stazione di microonde ad un'altra. Questo denaro è un'ombra. Non ha dimensione tattile, non ha massa né peso. E' un immagine.
Quarantanni fa ... il 77 (capitolo VIII)
07 marzo: a Padova, la polizia sgombera l’Università e ferma tutti gli occupanti di Magistero e Anatomia, migliaia di studenti rispondono con un corteo, mentre un gruppo va a danneggiare lo studio del professore Antonio Onnis, direttore della clinica ginecologica che si è dato da fare per ottenere l’intervento della polizia. A Firenze, viene sventato attentato al PM Vigna. A Civitavecchia, vengono arrestate sette femministe militanti del MLD durante l’occupazione simbolica della sede dell’Ente comunale assistenza. A Roma si tiene al Policlinico un’assemblea del movimento; tre attentati colpiscono la caserma dei carabinieri di via Felice Nerini, una sezione della DC a Primavalle e la stazione della metro Colosseo.
08 marzo: corteo in quasi tutte le città italiane per la giornata di lotta delle donne. A Roma, mentre si sta svolendo una riunione del Consiglio Comunale al Campidoglio, i senza casa occupano il Comune; viene occupato il liceo Tasso per protesta contro la sentenza Panzieri. A Palermo, durante un concerto, carabinieri e polizia allontanano a mangannellate alcuni giovani auto riduttori, ne seguono scontri durante i quali gli agenti sparano, venti persone sono fermate e cinque arrestate.
09 marzo: a Torino, assemblea della Tribù delle frecce nere avvelenate per dissotterrare l’ascia di guerra contro le giacche azzurre. A Roma, trecento studenti protestano davanti alla sede RAI contro l’informazione di regime.
10 marzo: a Roma, trenta fascisti assalgono e danneggiano il cinema Rouge et Noir, dove si proietta il film, Salò e le 100 giornate di Sodoma; quattro giovani armati entrano in un negozio di interruttori Ticino contro il lavoro nero carcerario. A Reggio Calabria un commando delle Unità Comuniste Combattenti assalta la sede dell’Associazione Industriale Reggina.
11 marzo: a Bologna, dopo che quattro militanti del movimento vengono malmenati e cacciati da una assemblea di Comunione e Liberazione nella facoltà di Anatomia, una cinquantina di studenti autonomi si scontra con il servizio d’ordine del movimento cattolico integralista, che si barrica all’interno dell’aula, finché non arriva la polizia che li fa uscire scortandoli fuori dall’Università, a questo punto i carabinieri caricano il gruppo in cui si trova Francesco Lorusso e partono le prime raffiche di mitra: alcuni compagni scappano verso l’università, risalendo via Mascarella, dal gruppo dei carabinieri partono 6-7 colpi di pistola in rapida successione: lo sparatore, come testimoniano i lavoratori della Zanichelli indossa una divisa, senza bandoliera, e un elmetto con visiera, prende la mira con precisione, poggiando il braccio su di una macchina. Francesco, sentendo i primi colpi, si volta mentre corre con gli altri e viene colpito trasversalmente, sulla spinta della corsa percorre altri 10 metri e cade sul selciato, sotto il portico di via Mascarella. Quattro compagni lo raccolgono e lo trasportano fino alla libreria «Il Picchio», da dove un’ambulanza lo porta all’ospedale. Francesco vi giunge morto, quando si diffonde la notizia migliaia di militanti del movimento si riuniscono all’Università, finché, verso le 18, decidono di uscire in corteo, mentre gli studenti occupano la stazione ferroviaria, scontrandosi duramente con la polizia, quattromila giovani si dirigono verso il centro della città sconvolgendola: danno fuoco alla libreria ciellina Terra Promessa, devastano negozi, alla fine gli arresti sono 46”. La DC bolognese chiede l’intervento dell’esercito. L’assemblea del movimento che si riunisce al cinema Odeon decide di occupare tutte le facoltà e di inviare una delegazione di alcune centinaia di compagni alla manifestazione nazionale di Roma, il giorno dopo. A Torino, sciopero alla Fiat, gli operai invadono la palazzina degli impiegati obbligandoli ad uscire; alla notizia giunta da Bologna sulla morte di Lorusso a Palazzo Nuovo vengono interrotte le lezioni e gli studenti si riuniscono in assemblea; attentato contro la sezione Dc di via Volpiano, a Barriera di Milano. A Bologna, le Brigate Rosse compiono una incursione negli uffici dell’Immobiliare Gabetti, sequestrano documenti e schede.
08 marzo: corteo in quasi tutte le città italiane per la giornata di lotta delle donne. A Roma, mentre si sta svolendo una riunione del Consiglio Comunale al Campidoglio, i senza casa occupano il Comune; viene occupato il liceo Tasso per protesta contro la sentenza Panzieri. A Palermo, durante un concerto, carabinieri e polizia allontanano a mangannellate alcuni giovani auto riduttori, ne seguono scontri durante i quali gli agenti sparano, venti persone sono fermate e cinque arrestate.
09 marzo: a Torino, assemblea della Tribù delle frecce nere avvelenate per dissotterrare l’ascia di guerra contro le giacche azzurre. A Roma, trecento studenti protestano davanti alla sede RAI contro l’informazione di regime.
10 marzo: a Roma, trenta fascisti assalgono e danneggiano il cinema Rouge et Noir, dove si proietta il film, Salò e le 100 giornate di Sodoma; quattro giovani armati entrano in un negozio di interruttori Ticino contro il lavoro nero carcerario. A Reggio Calabria un commando delle Unità Comuniste Combattenti assalta la sede dell’Associazione Industriale Reggina.
11 marzo: a Bologna, dopo che quattro militanti del movimento vengono malmenati e cacciati da una assemblea di Comunione e Liberazione nella facoltà di Anatomia, una cinquantina di studenti autonomi si scontra con il servizio d’ordine del movimento cattolico integralista, che si barrica all’interno dell’aula, finché non arriva la polizia che li fa uscire scortandoli fuori dall’Università, a questo punto i carabinieri caricano il gruppo in cui si trova Francesco Lorusso e partono le prime raffiche di mitra: alcuni compagni scappano verso l’università, risalendo via Mascarella, dal gruppo dei carabinieri partono 6-7 colpi di pistola in rapida successione: lo sparatore, come testimoniano i lavoratori della Zanichelli indossa una divisa, senza bandoliera, e un elmetto con visiera, prende la mira con precisione, poggiando il braccio su di una macchina. Francesco, sentendo i primi colpi, si volta mentre corre con gli altri e viene colpito trasversalmente, sulla spinta della corsa percorre altri 10 metri e cade sul selciato, sotto il portico di via Mascarella. Quattro compagni lo raccolgono e lo trasportano fino alla libreria «Il Picchio», da dove un’ambulanza lo porta all’ospedale. Francesco vi giunge morto, quando si diffonde la notizia migliaia di militanti del movimento si riuniscono all’Università, finché, verso le 18, decidono di uscire in corteo, mentre gli studenti occupano la stazione ferroviaria, scontrandosi duramente con la polizia, quattromila giovani si dirigono verso il centro della città sconvolgendola: danno fuoco alla libreria ciellina Terra Promessa, devastano negozi, alla fine gli arresti sono 46”. La DC bolognese chiede l’intervento dell’esercito. L’assemblea del movimento che si riunisce al cinema Odeon decide di occupare tutte le facoltà e di inviare una delegazione di alcune centinaia di compagni alla manifestazione nazionale di Roma, il giorno dopo. A Torino, sciopero alla Fiat, gli operai invadono la palazzina degli impiegati obbligandoli ad uscire; alla notizia giunta da Bologna sulla morte di Lorusso a Palazzo Nuovo vengono interrotte le lezioni e gli studenti si riuniscono in assemblea; attentato contro la sezione Dc di via Volpiano, a Barriera di Milano. A Bologna, le Brigate Rosse compiono una incursione negli uffici dell’Immobiliare Gabetti, sequestrano documenti e schede.TIDELAND – IL MONDO CAPOVOLTO di Terry Gilliam
Jeliza Rose è una graziosa bambina che passa la propria giornata a tentare di leggere alcuni passi di Alice in Wonderland di Lewis Carroll, tra una dose di eroina da preparare a papà Noah, e un massaggio alle gambe, durante i fumi del metadone, a mamma Regina Gunhilda. Tra un atteggiamento bipolare e una scorpacciata di barrette di cioccolato, la mamma muore. Papà Noah, dopo essere tornato da uno dei suoi viaggi senza mai lasciare la sedia di casa con nuove avventure ambientate in un leggendario quanto improbabile Nord celtico, decide allora di realizzare davvero una di queste visioni, lasciando Vancouver ma passando per la vecchia casa della nonna. Jeliza Rose ammucchia le sue poche cose, portando con sé le carissime amiche: 4 teste di bambola, più vari arti ed accessori, che l'accompagneranno durante tutto il tragitto. Giunti alla fattoria, tanta è la sorpresa della bambina quando al lussureggiante ed onirico campo di grano esterno, dominato dall'immensa casa di legno, fa da contraltare un interno squallido, sporco e decisamente desolante. Dopo averla messa a parte dei rischi che ogni scoiattolo procura, Noah chiede alla figlia di preparargli e concedergli la sua solita vacanza. La bambina, sempre premurosa ed attenta, esegue subito gli ordini paterni, e si sincera, come sempre, che il padre sia sì partito, ma ancora ben presente nella sua vita, alzandogli gli occhiali da sole che sempre inforca. Il padre non si sveglierà più.
Assistiamo al tragico mondo di una bimba che perde fatalmente i due genitori eroinomani e si ritrova sola in mezzo ad una campagna deserta, in una villa abbandonata, senza cibo né nessun altro. Unici vicini un fratello e una sorella folli e ritardati, che mummificano persone ed animali credendo di impedire la morte. Attraverso gli occhi di Jeliza Rose, i traumi della vita adulta divengono divertenti e non più disturbanti giochi per dimenticare fame e solitudine. Dall’eroina che prepara dolcemente a papà nella siringa al sesso che osserva fare dalla vicina con l’uomo delle consegne, dalla morte del padre per overdose, che confonde con un sonno da fattone, fino alla follia del vicino Dickens, che viene vista dolcemente, e alla fine scambiata per amore, il mondo capovolto dei bambini racconta questa trasfigurazione del reale, questa sotto-interpretazione dell’esistente, che può renderlo più sopportabile ma anche più atroce. L'immaginazione va di pari passo con la solitudine, più precisamente, più si è soli e più una realtà immaginata diventa potente, tanto da confondersi e assurgere a realtà.
Quello che emerge fin dalle prime sequenze del film, è la volontà del regista di entrare direttamente dentro il cervello di Rose in modo da filtrare tutte le atrocità attraverso la sua innocenza. L’obbiettivo riesce alla perfezione, dando l’impressione che le fantasie da lei prodotte costituiscano una sorta di “scudo” che la protegge dai pericoli di una realtà squallida. Tali fantasie però tendono a stravolgere completamente i criteri dei canoni comuni sconvolgendo il più chiaro schema di valori imposto dalla società e trasformando l’innocuo in pericolo e viceversa (il treno infatti viene visto come uno squalo gigante mentre la tossicodipendenza come una semplice vacanza) incarnando perfettamente la capacità di autodifesa tipica dei bambini.
Altro concetto fondamentale del film è l'equazione secondo la quale morte porta a vita. Tutta la vicenda di Rose è scandita da morti (i genitori, la nonna, la sua bambola preferita) che in qualche modo portano un cambiamento radicale delle sue condizioni di vita (la morte dei genitori la allontana dalla droga, e la morte della nonna la porta a conoscere Dickens) per poi sfociare nel finale che la libera definitivamente da quel mondo pieno di orrori.
Anarchico e onirico ma anche doloroso Tideland è uno dei film più sciagurati e personali di Terry Gilliam, uno sguardo sia infantile che sull'infanzia, età cara al regista perché sede principale e irripetibile di quei deragliamenti dell'immaginazione di cui si compone il suo cinema.
Assistiamo al tragico mondo di una bimba che perde fatalmente i due genitori eroinomani e si ritrova sola in mezzo ad una campagna deserta, in una villa abbandonata, senza cibo né nessun altro. Unici vicini un fratello e una sorella folli e ritardati, che mummificano persone ed animali credendo di impedire la morte. Attraverso gli occhi di Jeliza Rose, i traumi della vita adulta divengono divertenti e non più disturbanti giochi per dimenticare fame e solitudine. Dall’eroina che prepara dolcemente a papà nella siringa al sesso che osserva fare dalla vicina con l’uomo delle consegne, dalla morte del padre per overdose, che confonde con un sonno da fattone, fino alla follia del vicino Dickens, che viene vista dolcemente, e alla fine scambiata per amore, il mondo capovolto dei bambini racconta questa trasfigurazione del reale, questa sotto-interpretazione dell’esistente, che può renderlo più sopportabile ma anche più atroce. L'immaginazione va di pari passo con la solitudine, più precisamente, più si è soli e più una realtà immaginata diventa potente, tanto da confondersi e assurgere a realtà.
Quello che emerge fin dalle prime sequenze del film, è la volontà del regista di entrare direttamente dentro il cervello di Rose in modo da filtrare tutte le atrocità attraverso la sua innocenza. L’obbiettivo riesce alla perfezione, dando l’impressione che le fantasie da lei prodotte costituiscano una sorta di “scudo” che la protegge dai pericoli di una realtà squallida. Tali fantasie però tendono a stravolgere completamente i criteri dei canoni comuni sconvolgendo il più chiaro schema di valori imposto dalla società e trasformando l’innocuo in pericolo e viceversa (il treno infatti viene visto come uno squalo gigante mentre la tossicodipendenza come una semplice vacanza) incarnando perfettamente la capacità di autodifesa tipica dei bambini.Altro concetto fondamentale del film è l'equazione secondo la quale morte porta a vita. Tutta la vicenda di Rose è scandita da morti (i genitori, la nonna, la sua bambola preferita) che in qualche modo portano un cambiamento radicale delle sue condizioni di vita (la morte dei genitori la allontana dalla droga, e la morte della nonna la porta a conoscere Dickens) per poi sfociare nel finale che la libera definitivamente da quel mondo pieno di orrori.
Anarchico e onirico ma anche doloroso Tideland è uno dei film più sciagurati e personali di Terry Gilliam, uno sguardo sia infantile che sull'infanzia, età cara al regista perché sede principale e irripetibile di quei deragliamenti dell'immaginazione di cui si compone il suo cinema.
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