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giovedì 19 novembre 2020

Vivere controcorrente la vita

La rivoluzione non è più nel rifiuto della sopravvivenza, ma in un godimento di sé che tutto congiura ad interdire, a cominciare dai sostenitori del rifiuto. Contro la spettacolarizzazione del corpo e dei desideri, la sola arma alla portata di tutti è il piacere senza riserve e senza contropartita.

L’emancipazione non ha peggior nemico di chi pretende di cambiare la società e non smette di dissimulare, esorcizzandolo, il vecchio mondo che si porta dentro. Procuratori della rivoluzione, sniffatori di radicalità, bottegai del merito e del demerito, questi sono gli avversari corazzati di nevrosi contro cui va a urtare, con incredibile violenza, tutto quello che comincia a muoversi al ritmo di una vita senza coercizioni.

Vivere controcorrente la vita, questa è la norma. Pertanto il rovesciamento di prospettiva si opera sotto ai nostri occhi, scombussolando gli architetti dell’inversione. Esso segna la fine dell’era economica alla soglia dell’autogestione generalizzata. Tiene occupato il cuore di tutti e sta al centro delle condizioni storiche. Fonda sulla gratuità dei godimenti il sabotaggio del circuito mercantile che paralizza i muscoli e spezza i nervi per inibire il desiderio in nome del lavoro, del dovere, della costrizione, dello scambio, del senso di colpa, del controllo intellettuale, della volontà di potenza. In esso, ciò che uccide con le migliori delle ragioni, si separa da quello che spinge a vivere senza ragioni. In esso, il rifiuto della sopravvivenza è vinto dall’affermazione della vita insaziabile.


giovedì 12 novembre 2020

Alle origini dell’anarchia parte quindicesima

1864 

Muore in misteriose circostanze (forse suicida nel giugno 1867) Joseph Déjacque, operaio decoratore francese nato nel 1821, marinaio, socialista, poeta. Ripetutamente arrestato, il 22  ottobre 1851 è condannato a due anni di galera per l'insieme delle sue poesie: Les Lazaréennes, Fables es poésies socialistes appena pubblicate a Parigi. Fugge a Londra, poi a New York, ove pubblica nel 1854 un opuscolo su La Question Révolutionnaire, di intonazione anarchica. A New Orleans scrive (1856-58) L'Humanisphère. Utopie anarchiste e nel ‘57 una edizione aumentata delle sue poesie. Nel 1858-61 si stabilisce a New York e pubblica la sua Utopia in un giornale quasi interamente redatto da lui: "Le Libertaire. Journal du mouvement social", che esce dal 9 giugno '58 al 4 febbraio '61. Cura lui stesso la piccola ma non infima diffusione del giornale, lavora per campare, poverissimo e malato. Dappertutto, anche nel socialismo, vede autoritarismo. Torna sfinito a Parigi, forse in preda a un crollo psichico. Fautore della “legislazione diretta” con una maggioranza variabile a seconda dei diversi argomenti, anrcosindacalista ante litteram, paladino di una liberissima “communauté anarchiste”, influenzerà dopo un secolo di silenzio l'immaginazione dell'Internazionale Situazionista. 28 settembre. Creazione dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Association Internationale des Travailleurs (AlT o Prima  Internazionale), per iniziativa di varie organizzazioni di lavoratori inglesi, francesi e tedeschi e con l'appoggio di rivoluzionari di  tutta Europa, tra cui Karl Marx e Friedrich  Engels, Giuseppe Mazzini, Lassalle e  Proudhon. L'affollatissima riunione si tiene alla St. Martin's Hall, Long Acre, Londra. Era stata preceduta dai contatti avuti dai delegati dei lavoratori francesi, in prevalenza proudhoniani, alla Esposizione Internazionale di Londra dell'agosto 1862, con elementi di sinistra delle Trade Unions inglesi. Marx, invitato come rappresentante dei lavoratori tedeschi, partecipa senza parlare; interviene al suo posto un operaio tedesco. Gli italiani sono rappresentati da Amilcare Cipriani.

1865 

All'Avana gli anarco-sindacalisti fondano il giornale "La Aurora", dedicato ai problemi dei lavoratori dell'industria del tabacco, che sono all'avanguardia nel movimento operaio. Le idee rivoluzionarie portate a Cuba verso il 1860 dai lavoratori spagnoli emigrati in cerca di migliori condizioni economiche e di libertà, risentono dell'anarchismo predicato dal nucleo più compatto dei barcellonesi. Un collaboratore dell'"Aurora", José de Jesùs Màrquez, fautore di cooperative e di un vago socialismo umanitario, ha abitato e lavorato negli Stati Uniti. Assieme a un gruppo di anarco-sindacalisti Màrquez fonda nel 1866 la prima lega sindacale di Cuba, Asociación de Tabaqueros de la Habana, ispirata al pensiero di Bakunin, che si svilupperà poi sotto l'influenza di Elisée Reclus, Errico Malatesta e Anselmo Lorenzo.

1866 

Settembre. AI primo congresso dell'AIT, a Ginevra, si manifesta l'opposizione proudhoniana a Marx, che si rafforzerà nel II congresso (Losanna, settembre 1867). A Le Locle, in Svizzera, il maestro James Guillaume, il vecchio radicale Constant Meuron e i lavoratori dell'ancora artigianale industria orologiaia fondano la sezione dell'Internazionale che si svilupperà successivamente nella Federazione del Giura, di forte tendenza bakuninista. (Guillaume romperà con Bakunin verso il 1874, dopo che il vecchio rivoluzionario si sarà ritirato negli “ozi della Baronata”, la villa di Locarno comprata, rimessa a nuovo da Cafiero e intestata a Bakunin). 


(SITTIN' ON) THE DOCK OF THE BAY - Otis Redding

Sono seduto sotto il sole del mattino

Resterò seduto quando si farà sera

Osservando le navi entrare

Poi le guarderò quando se ne andranno di nuovo, yeah

 

Sono seduto sul molo della baia

Mentre osservo la bassa marea,

Sono proprio seduto sul molo della baia

A perdere tempo

 

Sono partito da casa mia in Georgia

Diretto alla Baia di Frisco

Perché non avevo niente per cui vivere

E pare che niente troverò sul mio cammino

 

Quindi non farò altro che stare seduto sul molo della baia

Ad osservare la bassa marea, uuh

Sono seduto sul molo della baia

A perdere tempo

 

Sembra che niente debba cambiare

Tutto rimane come prima

Non sono in grado di fare ciò che dieci persone mi dicono di fare

Quindi suppongo che rimarrò quello di sempre

 

Seduto qui a riposare le mie ossa

E questo stato di confusione e di solitudine non vuole lasciarmi in pace

In giro per duemila miglia

Solo per poter fare di questo molo la mia dimora, già!

 

Mi siederò sul molo della baia

Ad osservare la bassa marea,

Sono seduto sul molo della baia

A perdere tempo

(Nel 1967 Otis Redding viene invitato a partecipare al Monterey Pop Festival. Dopo l’esibizione lacia l’happening musicale e va a riposare su una casa galleggiante ormeggiata a Sausalito. Rilassato e riflessivo, comincia a scrivere il brano che diventerà Sittin’On The Dock Of The Bay. Nelle settimane sucessive Redding continua a lavorare al pezzo finché viene terminato in studio l’8 dicembre 1967, esattamente due giorni prima che Otis Reddinf muoia nell’incidente aereo.)




LA PAROLA AFFINITÀ

 L’idea stessa di affinità non è ben precisata. Affinità di idee o affinità di temperamento? O necessariamente entrambe? In ambito anarchico, dice Sébastien Faure, la parola affinità “esprime la tendenza che porta gli uomini a raggrupparsi per somiglianza di gusti, per conformità di temperamento e di idee. E, nel pensiero e nell’azione libertaria, gli anarchici oppongono la spontaneità e l’indipendenza con le quali questi avvicinamenti si producono e questi gruppi si creano, alla coesione obbligatoria e all’associazione forzata determinata dal contesto sociale attuale”. Non è di una chiarezza estrema, poiché è lecito domandarsi come gli anarchici si sottraggano al “contesto sociale attuale”. Murray Bookchin ricerca un’origine storica per i gruppi di affinità e curiosamente la trova in un’epoca relativamente recente, in Spagna: “L’espressione inglese affinity group è la traduzione di grupo de afinidad, nome che in Spagna indicava le cellule di base della Federazione Anarchica Iberica, il nucleo più idealista fra i militanti della CNT, la grande centrale anarco-sindacalista”. La sua definizione è originale: “un nuovo tipo di famiglia allargata, nella quale i legami di parentela sono rimpiazzati da relazioni umane di profonda simpatia, che si nutrono di qualche idea e di una pratica rivoluzionaria comune”. Ritroviamo qui il principio di affinità di idee, mentre l’affinità di comportamenti si manifesta come “stile rivoluzionario di vita quotidiana”. Il gruppo “creava uno spazio libero dove i rivoluzionari potevano ricostruirsi, come individui e come esseri sociali”. Questo ci riporta, più precisamente, alle considerazioni del vecchio Sébastien Faure: il gruppo riesce a sottrarsi “all’ambito sociale”. Bookchin afferma di poter comparare (tradurre) il gruppo di affinità degli anni Trenta funzionante in Spagna (tenendo in considerazione ogni eventuale proporzione e congiuntura) alle forme di organizzazione adottate dai “radicali” nord americani: comuni, famiglie, collettivi. Fra diversi militanti Anarchici italiani invece, l’accento viene posto sulla comunanza di opinioni iniziale: i tradizionali gruppi di affinità sono “nuclei poco numerosi e con forte comunanza di opinioni generali e particolari che possono contemporaneamente mantenersi coerenti con i principi-base ed efficienti nel dinamismo decisionale e operativo”. Viene però aggiunto: “Affinità di idee, ma anche affinità personali, indispensabili poiché il gruppo non è un’azienda, ma un modo di vivere insieme nella lotta, come parte integrante della propria vita”. 


giovedì 5 novembre 2020

Alle origini dell’anarchia - parte quattordicesima

 

1856 

Muore quasi completamente dimenticato Johann Caspar Schmidt, intellettuale tedesco che nel 1844, col nome di Max Stimer, aveva pubblicato il manifesto dell'anarchismo individualista ed “egoista”: L'Unico e la sua proprietà. Nato nel 1806 a Bayreuth (Baviera), di famiglia poverissima, sposa nel '37 una ragazza che muore subito di parto; discepolo di Hegel, membro del gruppo dei Liberi a Berlino negli anni 40 con i fratelli Bruno e Edgar Bauer, Marx ed Engels, si risposa stile bohéme nel '43; viene abbandonato nel '47 dalla moglie, scrive una mediocre Storia della reazione per guadagnare qualche soldo; l'uomo che Nietzsche chiamerà l'intelletto più fertile dell'epoca muore in miseria e solitudine.  

1858 

17 novembre - Muore a Newton, sua città natale, l'utopista gallese Robert Owen. Nato nel 1771 da famiglia di artigiani, divenne industriale, si lanciò nelle riforme sociali verso il 1800, ridusse la durata della giornata lavorativa ai suoi operai e appoggiò la costituzione di una cassa mutua e di una cooperativa di consumo nella fabbrica di New Lanark, in Scozia. Lottò contro il bestiale sfruttamento dei bambini nelle fabbriche e nelle miniere: sensibilizzati al problema alcuni parlamentari, stese in collaborazione con Robert Peel nel 1815 il primo progetto di legge operaia che, tra l'altro, vietava le assunzioni di persone al di sotto di dieci anni. Il problema non era con ciò risolto, perché la miseria della condizione operaia spingeva molti bambini in cerca di lavoro a dichiarare in complicità con i padroni un'età superiore. La reazione industriale procrastinò l'adozione della legge fino al 1819 e ne snaturò poi per lungo tempo le principali disposizioni. Owen si dedica allora alla creazione di comunità autonome di lavoratori, associati nello sforzo produttivo industriale e agricolo per combattere il pauperismo. Rimasto senza finanziamenti, raggiunge gli Stati Uniti, ove fonda nel 1825 la comunità di New Harmony. Tornato in Inghilterra, è attivo nel movimento cooperativo e sindacale di cui accetta l'impostazione classista; cerca di mettere in piedi un sistema di produzione e distribuzione di tipo socialista, ma i suoi sforzi generosi sono segnati ancora una volta dall'insuccesso, anche se le sue proposte non mancano di suscitare ampia risonanza nella classe operaia britannica. Aveva esposto la sua  “utopia” cooperativistica, solidaristica, comunitaria, nell'opera The Book of the new Moral World (1836-1844). 

1862 

Muore in un borgo non lontano da Ginevra, in circostanze non chiarite, e forse tragiche, il giovane medico anarchico Ernest Coeurderoy, nato in Francia nel 1825. Medico dei poveri, rivoluzionario, peregrinò per Svizzera e Inghilterra, Spagna, Savoia e Piemonte. Nel 1854 pubblica a Londra Jours d'exil, Trois lettres au journal "L'Homme”, organe de la démagogie francaise à l'étranger e, in ottobre, il più controverso Hurrah! ou la Révolution par les Cosaques, in cui, vista l'impotenza  popolare, si augura la catastrofe di una guerra distruttrice, o più esattamente di un'invasione dei cosacchi, i nuovi barbari che avrebbero la funzione, come gli antichi con Roma, di eliminare una società decadente e corrotta. Nel dicembre 1855 pubblica la sua ultima opera, la seconda parte di Jours d'exil, poi da Londra va a Ginevra e non si sa più nulla di lui. Aveva annunciato la continuazione di Hurrah!  con Les Braconniers ou la Révolution par l'Individu, in cui voleva rappresentare la distruzione dell'autorità probabilmente per mezzo della guerriglia anti-autoritaria. Immaginifico, generoso, eccessivo. Coeurderoy non poteva più vivere in una società troppo arretrata. Il suo pensiero ha influenzato dopo un secolo l'Internazionale Situazionista: in esso ha trovato molti spunti per avviare un discorso sul “superamento del bolscevismo” per esempio Raoul Vaneigem, che ha anche curato una edizione francese di scritti di Coeurderoy con l'introduzione intitolata Terrorisme ou révolution e pubblicato Banaltés de base (1962) e Avis aux civilisés relativement à l’autogestion  généralisée (1969) sulla rivista "Internazionale Situazionista". 


Due piccole parole sulla coscienza


La coscienza è una parte della nostra vita mentale molto più piccola di quanto abbiamo coscienza, perché non possiamo essere coscienti di ciò di cui non siamo coscienti. Allo stesso modo si può avere l'impressione che la coscienza pervada tutta l'attività mentale, mentre in realtà non è affatto così.

È molto più probabile che l'apparente continuità della coscienza sia in realtà un'illusione, esattamente come la maggior parte delle altre metafore sulla coscienza. 

Spesso la coscienza non solo non è necessaria, ma può essere del tutto indesiderabile.

Siamo stati indotti alla conclusione che la coscienza non è ciò che noi generalmente pensiamo che sia. Essa non va confusa con la reattività. Non interviene in una vasta moltitudine di fenomeni percettuali. Non ha alcuna parte nell'esercizio di abilità, di cui al contrario spesso ostacola l'esecuzione. Non interviene necessariamente nel parlare, nello scrivere, nell'ascolto o nella lettura. Non trascrive l'esperienza, come molti credono. La coscienza non ha nulla a che fare con l'apprendimento di segnali, né c'è alcun bisogno del suo intervento per apprendere abilità o ricavare soluzioni, cose che si possono fare senza avere coscienza. Non è necessaria per la formulazione di giudizi o di pensieri semplici. Non è la sede della ragione, e anzi alcuni fra gli esempi più difficili di ragionamento creativo fanno a meno della sua assistenza. Essa inoltre non ha una localizzazione reale, ma solo ubicazioni immaginarie. Se i ragionamenti che abbiamo svolto finora sono stati corretti, è possibilissimo che sia esistita una razza di uomini che parlavano, giudicavano, ragionavano, risolvevano problemi, che facevano in definitiva quasi tutto quello che facciamo noi, ma che non erano affatto coscienti.


Il debito, il lato nero del capitalismo

Il debito è il mezzo più efficiente mai creato per mantenere relazioni fondamentalmente basate sulla violenza e su diseguaglianze violente, facendole sembrare giuste ed eticamente corrette. Quando il trucco non funziona più, esplode tutto. E quello che sta accadendo adesso. Il debito ha chiaramente dimostrato di essere il fattore di maggior debolezza del sistema, il punto in cui si perde il controllo e consente agli oppositori infinite opportunità di gestione. Si parla di sciopero del debito, di cartello dei debitori. Si potrebbe iniziare con garanzie  contro gli sfratti: di quartiere in quartiere, aiutandoci gli uni con gli altri. La forza della contrapposizione non sta solo nello sfidare i regimi del debito, ma nello sfidare la vera anima del capitalismo, la sua base morale, ora svelata da una serie di promesse tradite, per fare ciò occorre creare una nuova realtà.

Un debito è solo una promessa e il mondo di oggi è pieno di promesse che non sono state mantenute. 

Tutto questo sistema si sta sbriciolando. Quello che rimane è solo ciò che riusciamo a prometterci a vicenda, direttamente, senza la mediazione di burocrazie economiche e/o politiche. La rivoluzione inizia con il chiedersi: che tipo di promesse fanno gli uomini e le donne liberi e come possiamo costruire un mondo nuovo attraverso queste promesse?